{"id":20485,"date":"2026-06-28T15:52:09","date_gmt":"2026-06-28T13:52:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20485"},"modified":"2026-06-28T18:15:51","modified_gmt":"2026-06-28T16:15:51","slug":"la-casa-comune-dei-cattolici-una-proposta-di-soluzione-del-conflitto-liturgico-un-testo-di-mons-arthur-holquin","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-casa-comune-dei-cattolici-una-proposta-di-soluzione-del-conflitto-liturgico-un-testo-di-mons-arthur-holquin\/","title":{"rendered":"La casa comune dei cattolici romani: una proposta di soluzione del conflitto liturgico (un testo di Mons. Arthur Holquin)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Holquin.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20486\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Holquin-189x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"189\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Holquin-189x300.jpeg 189w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Holquin-644x1024.jpeg 644w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Holquin-768x1222.jpeg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Holquin-966x1536.jpeg 966w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Holquin.jpeg 1080w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Mi \u00e8 stata suggerita la lettura di questo testo di Arthur Holquin. Si tratta di una riflessione molto originale, di cui condivido molti passaggi. Ne propongo qui una traduzione, cui faccio seguire alcune osservazioni. Si tratta di un post molto pi\u00f9 lungo del normale, ma mi pare che la qualit\u00e0 della analisi meriti di essere seguita in tutti i suoi dettagli. Sotto A) si trova il testo di Holquin e sotto B) il mio breve commento, con consenso e rilievi critici.\u00a0<\/em><\/p>\n<h3>A) IL testo di Mons. Holquin<\/h3>\n<p><b>Una sola casa, non una d\u00e9pendence: Papa Leone XIV e i limiti dell\u2019adattamento liturgico alla vigilia di \u00c9c\u00f4ne<\/b><\/p>\n<p>Mons. Arthur Holquin, S.T.L.<\/p>\n<p>27 giugno 2026<\/p>\n<p>La vigilia di \u00c9c\u00f4ne ha portato alla luce una questione che Papa Leone XIV dovr\u00e0 presto affrontare: cosa \u00e8 dovuto, in giustizia e in carit\u00e0, a quei cattolici genuinamente legati al rito pre-riformato che non hanno scelto la via dello scisma? Quattro proposte sono attualmente in circolazione. Questo saggio le esamina una per una, rilevandone le carenze, e propone, in alternativa, un approccio che il magistero pre-conciliare aveva gi\u00e0 delineato e che, a mia conoscenza, nessun commentatore ha ancora articolato.<\/p>\n<p>Il primo luglio, nel prato alpino di \u00c9c\u00f4ne, dove Marcel Lefebvre consacr\u00f2 quattro vescovi senza mandato papale nel 1988, la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X intende ripetere l&#8217;impresa. Il 13 maggio, il cardinale V\u00edctor Manuel Fern\u00e1ndez, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, dichiar\u00f2 senza mezzi termini che l&#8217;atto sarebbe stato scismatico e che l&#8217;adesione formale allo scisma comportava la scomunica prevista dal diritto canonico. Il giorno seguente la Fraternit\u00e0 rispose con una &#8220;Dichiarazione di fede cattolica&#8221; indirizzata a Papa Leone XIV, un documento che proponeva, con una serenit\u00e0 disarmante, di istruire il Successore di Pietro sul minimo indispensabile per la comunione con la Chiesa di cui egli \u00e8 il capo visibile. E alla vigilia del concistoro di giugno and\u00f2 ancora oltre, presentando al Santo Padre e all&#8217;intero Collegio cardinalizio una &#8220;Professione di fede cattolica&#8221; di ventotto pagine che, in diciassette articoli, ripudiava apertamente l&#8217;autorevole insegnamento del Concilio Vaticano II sulla libert\u00e0 religiosa, sull&#8217;ecumenismo, sulle religioni non cristiane e sull&#8217;autorit\u00e0 stessa del Magistero vivente. Qualunque dubbio potesse un tempo persistere \u00e8 ora dissipato: l&#8217;imminente rottura \u00e8 dottrinale alla sua radice, un atto di scisma che si fonda su un formale rifiuto del Concilio. In questo contesto, una seconda questione, pi\u00f9 silenziosa, ha acquisito la sua urgenza: cosa \u00e8 dovuto a quei cattolici genuinamente legati al rito pre-riformato che non hanno scelto \u00c9c\u00f4ne?<\/p>\n<p><b>Due gruppi, non uno<\/b><\/p>\n<p>Il primo errore \u2013 ed \u00e8 quello che ha le conseguenze \u2013 \u00e8 parlare come se esistesse un unico gruppo di &#8220;tradizionalisti&#8221; la cui rivendicazione \u00e8 liturgica e il cui rimedio \u00e8 quindi liturgico. Non \u00e8 cos\u00ec. Esistono due costellazioni, separate da qualcosa di ben pi\u00f9 profondo di un messale.<\/p>\n<p>La prima comprende le comunit\u00e0 canonicamente interne alla Chiesa: la Fraternit\u00e0 di San Pietro, l&#8217;Istituto di Cristo Re, le congregazioni diocesane che celebrano il culto secondo il Messale del 1962, professando senza riserve il pieno magistero del Concilio Vaticano II. Sono figli e figlie della Chiesa a pieno titolo \u2013 proprio le persone che Papa Leone sembra avere in mente.<\/p>\n<p>La seconda \u00e8 la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X \u2013 e qui dobbiamo essere precisi come lo \u00e8 stato di recente il Cardinale M\u00fcller, ex Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. La controversia della Fraternit\u00e0 non ha mai riguardato, in fondo, la liturgia. \u00c8 dottrinale: un rifiuto dei documenti conciliari come <i>Nostra Aetate<\/i>, <i>Dignitatis Humanae<\/i>, della legittimit\u00e0 stessa della riforma conciliare in quanto tale. Il rito pi\u00f9 antico \u00e8 la bandiera sotto la quale marcia tale rifiuto; non \u00e8 la sostanza della disputa. Trattare la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X come una semplice entit\u00e0 liturgica da placare con una concessione giuridica significa fraintendere completamente il problema. Le consacrazioni del 1\u00b0 luglio lo dimostreranno con terribile chiarezza: alla Fraternit\u00e0 viene offerta la comunione, ma lei sceglie, invece, di consacrare la propria separazione proprio nel campo dove lo faceva prima, con la speciosa giustificazione della necessit\u00e0.<\/p>\n<p>Tenete bene a mente questa distinzione. Tutto ci\u00f2 che segue dipende da essa.<\/p>\n<p><b>La diagnosi ha cinquant&#8217;anni<\/b><\/p>\n<p>Questa distinzione ha una base magisteriale che, fino alla festa di Papa San Paolo VI il 29 maggio, non era disponibile alla maggior parte dei lettori di lingua inglese in una forma fruibile. La lettera di Paolo VI all&#8217;Arcivescovo Lefebvre dell&#8217;11 ottobre 1976, fino a poco tempo fa disponibile solo in latino sul sito web del Vaticano, \u00e8 stata ora pubblicata in un&#8217;accurata traduzione inglese da Where Peter Is. La sua tesi diagnostica centrale \u00e8 proprio quella che ho appena delineato: che dietro \u201cqueste e altre simili questioni&#8230; \u00e8 veramente necessario vedere la complessit\u00e0 del problema: e il problema \u00e8 teologico. Perch\u00e9 queste questioni sono diventate modi concreti di esprimere un\u2019ecclesiologia distorta nei punti essenziali\u201d. Paolo VI ha identificato l\u2019operazione con cui il rito antico veniva trasformato in qualcosa di diverso da se stesso \u2014 \u201cnel vostro caso, il rito antico \u00e8 infatti espressione di un\u2019ecclesiologia distorta e motivo di disputa con il Concilio e le sue riforme\u201d \u2014 e la conseguenza: \u201cNon possiamo tollerare che l\u2019Eucaristia del Signore, sacramento dell\u2019unit\u00e0, sia oggetto di tali divisioni e che sia addirittura usata come strumento e segno di ribellione\u201d. Coloro che hanno definito <i>Traditionis Custodes<\/i> una nuova imposizione \u2013 un&#8217;eccentricit\u00e0 bergogiana da smantellare da parte di un successore pi\u00f9 saggio \u2013 dovranno ora fare i conti, avendo a disposizione la lettera nella propria lingua, con il fatto che <i>Traditionis <\/i><i>Custodes<\/i> nomina un fenomeno che Paolo VI aveva gi\u00e0 diagnosticato con precisione chirurgica. Francesco non ha innovato. Ha applicato. E ci\u00f2 che ha applicato \u00e8 stata la lettura formale del Papa che ha promulgato il Messale riformato.<\/p>\n<p>Paolo VI scrisse nel 1976 di coloro che, seguendo Lefebvre, \u00abcercano di arrestare la Chiesa in un dato momento della sua vita\u00bb \u2013 di coloro che \u00absi rifiutano di accettare la Chiesa viva, che \u00e8 la Chiesa che \u00e8 sempre stata\u00bb. Avvert\u00ec, con quella che oggi appare come una terribile precisione, contro \u00able pressioni a cui potreste essere esposti da parte di coloro che vogliono tenervi in \u200b\u200buna posizione insostenibile\u00bb. Dodici anni dopo, a \u00c9c\u00f4ne, Lefebvre cedette a quelle pressioni. Questo luglio, coloro che hanno ereditato la sua opera intendono farlo di nuovo, sfidando lo stesso ufficio petrino al quale Paolo VI richiese l&#8217;obbedienza di Lefebvre. La diagnosi risale a cinquant&#8217;anni fa. Cos\u00ec come l&#8217;avvertimento.<\/p>\n<p><b>Cosa ha realmente segnalato il Santo Padre<\/b><\/p>\n<p>Tra le abitudini pi\u00f9 ipocrite del commentario degli ultimi mesi c&#8217;\u00e8 stata la creazione di una &#8220;primavera leonina&#8221; per il rito pi\u00f9 antico. Permettetemi di essere preciso sui fatti. Il Nunzio Apostolico in Gran Bretagna ha riferito a novembre che il Santo Padre gli aveva detto chiaramente che non avrebbe abrogato <i>Traditionis Custodes<\/i>. Al concistoro di gennaio, il Cardinale Roche ha fatto circolare un memorandum in difesa del motu proprio e riaffermando la liturgia riformata come unica espressione della lex orandi del Rito Romano. Questo non \u00e8 il linguaggio di un&#8217;inversione di rotta. \u00c8 il linguaggio di un quadro di controllo che si sta mantenendo in piedi.<\/p>\n<p>Eppure, all&#8217;interno di questo quadro, i gesti di generosit\u00e0 sono inequivocabili. Ai vescovi che ne faranno richiesta verr\u00e0 concessa una facolt\u00e0 rinnovabile di due anni, con l&#8217;espresso desiderio del Santo Padre che il Cardinale Roche sia generoso. Nel messaggio portato dal Cardinale Parolin ai vescovi francesi a Lourdes a marzo, Papa Leone ha descritto le divisioni che circondano la liturgia come &#8220;una ferita dolorosa&#8221; e ha chiesto &#8220;soluzioni concrete&#8221; che assicurino la &#8220;generosa inclusione&#8221; dei fedeli legati alla Messa tradizionale, preservando al contempo la comunione. L&#8217;atteggiamento \u00e8 coerente e pastoralmente ammirevole: continuit\u00e0 nel principio, generosit\u00e0 nell&#8217;applicazione. L&#8217;accoglienza \u00e8 incondizionata, ma si apre all&#8217;unica casa, non a una d\u00e9pendence con fondamenta proprie. \u00c8 in base a questo atteggiamento che le proposte devono essere valutate.<\/p>\n<p>Quattro proposte sono ora in fase di seria valutazione. Due proposte sono di natura strutturale: si interrogano su come i fedeli legati al rito pi\u00f9 antico debbano essere inquadrati all&#8217;interno del tessuto giuridico della Chiesa. Due proposte sono di natura testuale: si interrogano su cosa fare del messale stesso.<\/p>\n<p><i>L&#8217;ordinariato personale<\/i>. La prima prevede l&#8217;istituzione di un ordinariato personale per governare le comunit\u00e0 tradizionali, sul modello dell&#8217;Ordinariato della Cattedra di San Pietro. Il prezzo da pagare \u00e8 rovinoso: istituzionalizzerebbe proprio quella separazione che la Chiesa \u00e8 chiamata a sanare, creando una giurisdizione parallela la cui logica canonica riproduce, in un rispettabile abito ecclesiastico, esattamente ci\u00f2 che ha prodotto la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X. Accogliere le persone \u00e8 un&#8217;opera di carit\u00e0. L&#8217;erezione di una chiesa parallela \u00e8 l&#8217;architettura dello scisma.<\/p>\n<p><i>La parrocchia personale<\/i>. La seconda proposta \u2013 che secondo The Pillar e altri autorevoli analisti rappresenta la pi\u00f9 probabile modifica leonina di <i>T<\/i><i>raditionis <\/i><i>Custodes<\/i> \u2013 emenderebbe il motu proprio per incoraggiare l&#8217;erezione di parrocchie personali orientate verso la Messa pi\u00f9 antica, interamente all&#8217;interno della diocesi ma costituite in base a preferenze liturgiche piuttosto che territoriali. L&#8217;obiezione della <i>participatio actuosa<\/i> (partecipazione attiva dei fedeli) non scompare solo perch\u00e9 l&#8217;involucro canonico \u00e8 pi\u00f9 modesto; si tratta semplicemente di un rivestimento diocesano. Una parrocchia la cui vita liturgica ordinaria istituzionalizza una sensibilit\u00e0 opposta rispetto a quella che si colloca tra le categorie costitutive della riforma non rappresenta una generosit\u00e0 all&#8217;interno della <i>lex orandi<\/i>, bens\u00ec una tacita esenzione da essa, resa permanente dalla struttura canonica. Il modello di facolt\u00e0 biennale rinnovabile, gi\u00e0 favorito dal Santo Padre, raggiunge lo scopo pastorale senza tale permanenza.<\/p>\n<p><i>La proposta di Solesmes<\/i>. La terza proposta proviene da Dom Geoffroy Kemlin, abate di Solesmes, il quale nella sua lettera al Santo Padre del 12 novembre scorso ha proposto di lasciare intatto il Messale Romano di Paolo VI, incorporandovi l&#8217;Ordo Missae preconciliare come opzione pienamente riconosciuta: un messale, due forme, un unico calendario. La seriet\u00e0 monastica merita rispetto. Tuttavia, la proposta \u00e8, in senso stretto, speciosa. Lo stesso Dom Kemlin ammette che la differenza tra i due ordini non \u00e8 &#8220;meramente accidentale&#8221;: tocca il modo stesso di pregare. Rilegarli in un unico volume non li concilia; si limita a mettere da parte la questione e ammette tacitamente l&#8217;unica cosa che <i>Traditionis Cus<\/i><i>todes <\/i><i>e<\/i>siste per negare che la riforma fosse facoltativa piuttosto che una <i>lex orandi<\/i> della Chiesa stessa. Rendere i due ordines opzioni alla pari all&#8217;interno di un unico libro significa trattare il patrimonio recuperato del Concilio come una questione di gusto. Non lo \u00e8.<\/p>\n<p><i>Il ritorno a Summorum Pontificum<\/i>. La quarta opzione, massimalista, \u00e8 quella di ripristinare il motu proprio di Benedetto XVI: il diritto del sacerdote di celebrare la Messa pi\u00f9 antica senza il permesso episcopale, la teoria delle due forme secondo cui un unico Rito Romano sussiste in due &#8220;espressioni&#8221; uguali. Ma la finzione delle due forme era proprio ci\u00f2 che <i>Traditionis Custodes<\/i> era stato promulgato per correggere, poich\u00e9 la Santa Sede aveva giudicato, dopo aver consultato i vescovi di tutto il mondo, che l&#8217;esperimento aveva generato divisioni e, in troppi casi, un esplicito ripudio del Concilio. Tornare a SP non significa mostrare generosit\u00e0; significa ribaltare un atto magisteriale definitivo con la forza della nostalgia. Il Santo Padre ha affermato, in parole povere, che non lo far\u00e0.<\/p>\n<p><i>Cosa ci riserver\u00e0 probabilmente giugno<\/i><\/p>\n<p>L&#8217;ordine del giorno del secondo concistoro straordinario del Santo Padre, che si terr\u00e0, mentre scrivo, il 26 e 27 giugno, \u00e8 stato ora pubblicato nella lettera del Cardinale Re al Sacro Collegio. Sono previste quattro sessioni: una meditazione sulla situazione internazionale; due sessioni dedicate a <i>Magnifica humanitas<\/i>; e una sessione finale sul Sinodo sulla Sinodalit\u00e0, seguita da un dialogo libero con interventi limitati a tre minuti. La liturgia non \u00e8 formalmente all&#8217;ordine del giorno. La sessione di apertura potrebbe in linea di principio includere la questione, cos\u00ec come il periodo di dialogo libero; ma tre minuti sono la durata di un segnale, non il tempo entro il quale il Collegio potrebbe discernere una risoluzione leoniana sulla questione della Fraternit\u00e0 e sulla pi\u00f9 ampia questione liturgica.<\/p>\n<p>Si tratta di un riorientamento, non di un&#8217;esclusione. La via pi\u00f9 probabile da seguire \u00e8 duplice: la consultazione personale del Santo Padre con alcuni cardinali il cui giudizio pastorale riguarda la questione, e il lavoro formale del Dicastero per il Culto Divino. Qualsiasi istruzione, motu proprio o aggiustamento discreto ne consegua, molto probabilmente emerger\u00e0 da questi canali pi\u00f9 riservati. Il cardinalato non \u00e8 l&#8217;unico organo di consultazione sinodale, e gli uomini che Leone riunir\u00e0 in privato non sono meno consultati a livello sinodale per il fatto di essere consultati privatamente. Semplicemente, in questo caso, la modalit\u00e0 di tale discernimento \u00e8 diventata discreta.<\/p>\n<p><b>Un cammino gi\u00e0 tracciato da Pio XII<\/b><\/p>\n<p>Le proposte finora valutate condividono una comune omissione: nessuna di esse affronta lo stato effettivo del rito pre-riformato cos\u00ec come veniva celebrato alla vigilia del Concilio. Trattano il Messale del 1962 come se rappresentasse la fine di un lungo silenzio \u2013 un rito di ininterrotta partecipazione interiore che il Concilio ha interrotto. Non \u00e8 cos\u00ec. Nel 1958, il rito che sarebbe stato presto codificato nel Messale del 1962 era gi\u00e0 in atto. E questo rito era orientato verso la <i>participatio actuosa<\/i>, ovvero la partecipazione attiva dei fedeli.<\/p>\n<p>Il percorso era iniziato sotto Pio X. <i>Tra le<\/i><i> solecitudini<\/i> (1903) invitava i fedeli, per la prima volta in un documento papale, alla &#8220;partecipazione attiva ai santissimi misteri&#8221;. Ricevette la sua prima forma canonica formale nel novembre del 1922, quando la Sacra Congregazione del Concilio approv\u00f2 la Messa dialogica, dichiarando tale pratica lodevole &#8220;per infondere negli animi dei fedeli un vero spirito cristiano e collettivo e prepararli alla partecipazione attiva&#8221;. La Sacra Congregazione dei Riti conferm\u00f2 la sua approvazione nel 1935. Nel 1943, in risposta alle petizioni della gerarchia tedesca, Pio XII autorizz\u00f2 il <i>Deutsches Hochamt<\/i> \u2013 un&#8217;autorizzazione la cui autorit\u00e0 appartiene proprio al Papa le cui riforme liturgiche (la Settimana Santa ripristinata del 1955, il <i>De Musica Sacra<\/i> del 1958) precedettero immediatamente il Messale del 1962 promulgato sotto il suo successore, Papa San Giovanni XXIII.<\/p>\n<p>Il documento decisivo \u00e8 l&#8217;Istruzione <i>De Musica Sacra et Sacra Liturgia<\/i>, promulgata dalla Sacra Congregazione dei Riti il \u200b\u200b3 settembre 1958. Due aspetti meritano una riflessione. In primo luogo, fu approvata da Pio XII in forma specifica \u2013 il suo personale peso magisteriale ne \u00e8 la garanzia. In secondo luogo, fu emanata nella festa di San Pio X \u2013 proprio il patrono che la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X ha fatto proprio. L&#8217;Istruzione, al paragrafo 31, stabilisce la Missa dialogata in quattro gradi crescenti di partecipazione della congregazione: le risposte pi\u00f9 semplici (Amen, Et cum spiritu tuo, Deo gratias); le risposte normalmente date dall&#8217;accolito; la recitazione con il celebrante dell&#8217;Ordinario \u2014 Gloria, Credo, Sanctus-Benedictus, Agnus Dei; e, per \u201cgruppi selezionati e ben preparati\u201d, la recitazione del Proprio stesso. Il paragrafo 32 permette all&#8217;intera assemblea di recitare il <i>Pater Noster<\/i> all&#8217;unisono con il sacerdote in latino. Questa \u00e8, con la precisione che tali questioni richiedono, la stessa cosa che il magistero chiese al rito pi\u00f9 antico alla vigilia del Concilio.<\/p>\n<p>Seguono due osservazioni. La prima riguarda la provenienza: l&#8217;arco della <i>participatio actuosa<\/i> si snoda ininterrottamente da Pio X, passando per Pio XI e Pio XII, fino alla <i>Sacrosanctum Concilium<\/i>. Il Concilio non ha inventato la partecipazione attiva, ma ha consolidato una traiettoria magisteriale che si era sviluppata all&#8217;interno del rito pre-riformato stesso per sessant&#8217;anni. La seconda \u00e8 di natura sociologica, ed \u00e8 quella pi\u00f9 scomoda. Le comunit\u00e0 tradizionaliste che oggi celebrano il rito pi\u00f9 antico sono, nella loro grande maggioranza, o inconsapevoli della Messa dialogata, o attivamente avverse ad essa. La modalit\u00e0 preferita \u00e8 la Messa bassa silenziosa, con l&#8217;assemblea seduta sui banchi in un atteggiamento di passivit\u00e0 ricettiva \u2013 una modalit\u00e0 che il magistero di Pio X, Pio XI e Pio XII aveva esplicitamente esortato le comunit\u00e0 ad abbandonare. La posizione attualmente occupata dalla maggior parte delle comunit\u00e0 che celebrano la Messa tridentina non rappresenta quindi lo <i>status quo<\/i> pre-conciliare. Si tratta di una particolare ritirata tradizionalista del XX secolo dalla traiettoria magisteriale preconciliare, una ritirata che si \u00e8 irrigidita dopo il Concilio, quando il termine &#8220;preconciliare&#8221; \u00e8 improvvisamente diventato una categoria di resistenza e la struttura graduale del <i>De Musica Sacra<\/i> \u00e8 stata, con curiosa convenienza, silenziosamente accantonata.<\/p>\n<p>Anche mentre queste pagine venivano preparate, l&#8217;arco magisteriale appena tracciato si stava estendendo in tempo reale. Papa Leone XIV sta attualmente tenendo, durante l&#8217;udienza del mercoled\u00ec in Piazza San Pietro, un ciclo di catechesi sul <i>Sacrosanctum Concilium<\/i>. Nella prima (20 maggio), ha definito la partecipazione dei fedeli come &#8220;al contempo &#8216;interna&#8217; ed &#8216;esterna&#8217;&#8221; \u2013 la precisa struttura del <i>De Musica Sacra<\/i>. Nella seconda (27 maggio), ha fondato la legittimit\u00e0 della riforma liturgica sulla sua capacit\u00e0 di consentire &#8220;ai fedeli di partecipare fruttuosamente, attraverso azioni rituali, al Mistero Pasquale di Cristo&#8221;. E nel terzo (3 giugno), ha citato direttamente SC 48: il rito d\u00e0 forma alla vita liturgica \u00abse non restiamo estranei o spettatori silenziosi rispetto alla liturgia, ma vi partecipiamo pienamente \u2014 corpo, mente e cuore \u2014 in obbedienza al comando del Signore\u00bb. Nella stessa catechesi, rifacendosi a <i>Desiderio desideravi<\/i> di papa Francesco e attraverso di esso a Romano Guardini, ha identificato \u00abil primo compito dell&#8217;opera di formazione liturgica\u00bb nel rendere l&#8217;uomo \u00abdi nuovo capace di simboli\u00bb. Pi\u00f9 recentemente, nel quarto (10 giugno), rivolgendosi al mistero dell&#8217;Eucaristia, ha spinto quello stesso articolo 48 fino alla sua ulteriore affermazione: che l&#8217;assemblea liturgica offre il Sacrificio \u00abnon solo per mezzo delle mani del sacerdote, ma anche con lui\u00bb, e cos\u00ec impara \u00aba offrire se stessa\u00bb. I fedeli non sono spettatori di un&#8217;offerta compiuta davanti a loro, ma co-offerenti al suo interno: questo \u00e8 il pieno peso della <i>participatio actuosa<\/i>, ora sollecitata dal Santo Padre dal cuore stesso del rito. La proposta qui avanzata, quindi, non anticipa nulla. Risponde, nel caso specifico del rito pi\u00f9 antico, a una direttiva leonina che viene articolata ogni mercoled\u00ec dalla cattedra di Pietro.<\/p>\n<p>Ecco, dunque, cosa potrebbe fare Leone \u2013 e ci\u00f2 che credo la sostanza ecclesiologica della questione gli imponga di fare, non solo di raccomandare. Qualsiasi comunit\u00e0 che d&#8217;ora in poi richieda un indulto, una facolt\u00e0 rinnovabile, una proroga o qualsiasi altra concessione per la celebrazione del rito pre-riformato dovrebbe essere tenuta, come condizione per tale concessione, a celebrare il rito secondo la struttura graduale del <i>De Musica Sacra<\/i> (1958). I quattro gradi di partecipazione della congregazione dovrebbero essere implementati progressivamente. Il <i>Pater Noster<\/i> dovrebbe essere recitato da tutta l&#8217;assemblea. L&#8217;adattamento non dovrebbe presupporre la Messa bassa da museo della memoria di met\u00e0 secolo, ma il rito cos\u00ec come il magistero preconciliare stesso ne aveva richiesto la celebrazione. Si tratta del rito pi\u00f9 antico che recupera il quadro magisteriale in cui gi\u00e0 veniva celebrato \u2013 per diritto ecclesiastico, sotto l&#8217;autorit\u00e0 personale di Pio XII e di Papa San Giovanni XXIII \u2013 all&#8217;apertura del Concilio.<\/p>\n<p>L&#8217;esigenza si applica con la stessa forza alla Messa cantata. De Musica Sacra prevede la stessa logica di partecipazione graduale dell&#8217;assemblea alla Missa Cantata e alla Missa Solemnis o Pontificia, dove l&#8217;Istruzione richiede che si faccia ogni sforzo affinch\u00e9 i fedeli imparino a cantare le parti dell&#8217;Ordinario che spettano loro. Le comunit\u00e0 che celebrano il rito pi\u00f9 antico con la Messa cantata dovrebbero quindi essere guidate, secondo un calendario parallelo, verso una stabile competenza congregazionale in un semplice contesto gregoriano \u2013 la <i>Missa de Angelis<\/i> servir\u00e0 a questo scopo \u2013 in modo che il Kyrie, il Gloria, il Credo, il Sanctus e l&#8217;Agnus Dei siano cantati dall&#8217;assemblea anzich\u00e9 eseguiti per essa. Le Messe proprie possono, naturalmente, essere cantate da una schola preparata. Ma l&#8217;Ordinario appartiene al popolo.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 avr\u00e0 necessariamente una dimensione catechetica. Le comunit\u00e0 che per due generazioni hanno celebrato il rito pi\u00f9 antico come rito di silenzio congregazionale non adotteranno <i>De Musica Sacra<\/i> per decreto. Saranno necessari programmi di formazione diocesani, sacerdoti impegnati in un&#8217;attuazione graduale piuttosto che in un suo silenzioso rinvio, e un calendario chiaro \u2013 forse tre anni, forse cinque \u2013 entro il quale i quattro gradi e l&#8217;ordinario della Messa cantata vengano progressivamente introdotti. Non si tratta di una novit\u00e0. Si tratta dell&#8217;attuazione di un&#8217;istruzione che \u00e8 presente nei libri sacri fin dall&#8217;anno della morte di Pio XII.<\/p>\n<p>Un&#8217;applicazione di questo requisito merita particolare attenzione: le comunit\u00e0 costituite proprio per la celebrazione esclusiva del rito pre-riformato \u2013 la Fraternit\u00e0 di San Pietro, l&#8217;Istituto di Cristo Re Sommo Sacerdote, i Canonici Regolari di San Giovanni Canzio e le numerose fondazioni simili. Il quadro normativo deve applicarsi a queste comunit\u00e0 con la stessa forza, e probabilmente con maggiore forza. Escludere queste comunit\u00e0 significherebbe consacrare, mediante eccezione canonica, proprio quella passivit\u00e0 che il magistero preconciliare si era sforzato di allontanare dalle comunit\u00e0 stesse. Creerebbe oasi di silenzio nel cuore della vita della Chiesa: comunit\u00e0 canonicamente istituite per diritto pontificio, il cui culto ordinario contraddice l&#8217;ecclesiologia ratificata dal Concilio. Non \u00e8 in discussione la <i>governance<\/i> interna degli istituti; ci\u00f2 che \u00e8 in discussione \u00e8 il modo in cui celebrano il rito che definisce il loro carisma. Il carisma di questi istituti \u00e8 la celebrazione del rito antico; il loro carisma non \u00e8 il silenzio della congregazione.<\/p>\n<p>A questo requisito si accompagnano due corollari strutturali, nessuno dei quali \u00e8 negoziabile. In primo luogo, le strutture dovrebbero essere collocate all&#8217;interno delle normali strutture diocesane, non nelle parrocchie personali, non negli ordinariati personali, non nelle prelature. Rimane la parrocchia diocesana, che ospita il rito antico come una delle sue celebrazioni sotto la giurisdizione ordinaria del vescovo diocesano. La configurazione pastorale prevede un&#8217;unica parrocchia, con molteplici celebrazioni liturgiche sotto lo stesso parroco, lo stesso consiglio parrocchiale e lo stesso registro sacramentale.<\/p>\n<p>Questa configurazione richiede un preciso adeguamento canonico. L&#8217;articolo 3 \u00a72 di <i>Traditionis Custodes<\/i> attualmente impone al vescovo diocesano di designare luoghi per la celebrazione della Messa secondo il rito pi\u00f9 antico \u201cnon nelle chiese parrocchiali e senza erigere nuove parrocchie personali\u201d \u2013 una disposizione che la Sede Apostolica si \u00e8 riservata di dispensare, come confermato dal rescritto del Cardinale Roche del febbraio 2023. Il divieto di nuove parrocchie personali dovrebbe rimanere in vigore; il divieto relativo alle chiese parrocchiali stesse dovrebbe essere derogato. L&#8217;attuale divieto ha avuto l&#8217;effetto indesiderato di collocare il rito pi\u00f9 antico in cappelle e spazi laterali che istituzionalizzano proprio quella separazione che la Traditionis intendeva dissolvere. Una deroga limitata al divieto di parrocchia-chiesa \u2013 pur mantenendo il divieto di nuove parrocchie personali \u2013 favorirebbe l&#8217;unit\u00e0 che <i>Traditionis <\/i><i>Custodes<\/i> stessa indica come suo scopo e rimuoverebbe l&#8217;impedimento canonico alla configurazione qui proposta.<\/p>\n<p>In secondo luogo \u2013 e il corollario \u00e8 di importanza almeno pari alla prima \u2013 un calendario liturgico comune. La biforcazione per cui le comunit\u00e0 della Messa in rito tridentino hanno osservato per decenni un calendario parallelo a quello della Chiesa universale \u00e8 tra le pi\u00f9 significative delle separazioni strutturali che si sono consolidate negli ultimi sessant&#8217;anni. I digiuni, le feste, i santi e l&#8217;ordine stagionale devono essere quelli del calendario promulgato sotto l&#8217;attuale Santo Padre. Il rito pi\u00f9 antico pu\u00f2 essere celebrato; non pu\u00f2 essere celebrato secondo un diverso orologio ecclesiale. La comunione dei santi non ammette due calendari.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che emerge, quindi, non \u00e8 una quinta opzione aggiunta alle quattro precedentemente valutate. \u00c8 l&#8217;unica opzione compatibile sia con la traiettoria magisteriale ereditata dal rito pi\u00f9 antico, sia con l&#8217;ecclesiologia della riforma ratificata dal Concilio. Il Santo Padre non ha bisogno di inventare una nuova via. Deve esigere, da coloro che hanno scelto il rito pi\u00f9 antico, che lo celebrino all&#8217;interno delle normali strutture diocesane, secondo il calendario universale della Chiesa romana e nel quadro di una graduale partecipazione attiva \u2013 alla Messa bassa e alla Messa cantata \u2013 che il magistero preconciliare aveva gi\u00e0 previsto. La via \u00e8 stata tracciata da Pio XII prima del Concilio. Attende il suo ripristino.<\/p>\n<p><b>Che cosa dobbiamo fare oggi?<\/b><\/p>\n<p>Che cosa dobbiamo, dunque, ai fedeli che amano il rito antico e che sono rimasti fedeli alla Chiesa? Non una giurisdizione parallela. Non una finzione giuridica che finga che la riforma fosse provvisoria. Dobbiamo loro ci\u00f2 che Papa Leone ha gi\u00e0 iniziato a prefigurare e ci\u00f2 che il magistero preconciliare aveva gi\u00e0 previsto: generosit\u00e0 pastorale nell&#8217;ambito dell&#8217;unica regola di preghiera, la Messa antica celebrata in comunione incondizionata nelle parrocchie ordinarie della diocesi, secondo il calendario universale della Chiesa romana, nel quadro graduale di partecipazione comunitaria che lo stesso Pio XII aveva richiesto. Un&#8217;accoglienza spalancata sulla porta e inequivocabile nella casa in cui si apre.<\/p>\n<p>Che tale generosit\u00e0 sia possibile \u00e8 la pi\u00f9 grave accusa contro ci\u00f2 che accadr\u00e0 a \u00c9c\u00f4ne il primo luglio. Alla Societ\u00e0 viene offerto, in sostanza, proprio questo: un cammino di ritorno all&#8217;unica comunione, la liturgia antica onorata, i fedeli riuniti anzich\u00e9 dispersi. E la Fraternit\u00e0 Sacerdotale San Pio X con quattro consacrazioni illecite e ora con una Professione di Fede di ventotto pagine che, in diciassette articoli, ripudia apertamente il Concilio Vaticano II e arroga a una fraternit\u00e0 sospesa l&#8217;autorit\u00e0 di definire la fede cattolica, attribuendola al Successore di Pietro stesso. Il contrasto rivela, una volta per tutte, che la disputa non ha mai riguardato il messale. L&#8217;accomodamento \u00e8 un&#8217;opera di misericordia; la capitolazione \u00e8 una mancanza di coraggio mascherata da carit\u00e0. C&#8217;\u00e8 una sola casa. Il Santo Padre, finora, sembra aver compreso di esserne il custode e non il suo divisore. <i>Deo gratias<\/i> per questo. I cardinali si sono riuniti e \u00c9c\u00f4ne \u00e8 ormai vicina. La Fraternit\u00e0 ha gi\u00e0 dato loro la sua risposta.<\/p>\n<p><i>Monsignor Arthur Holquin, S.T.L., \u00e8 un sacerdote emerito della diocesi di Orange ed ex rettore della Mission Basilica di San Giovanni da Capestrano. Ha conseguito la licenza in teologia sacramentale e liturgica presso l&#8217;Universit\u00e0 Cattolica di Lovanio e scrive per Liturgy and Truth. Il testo originale si pu\u00f2 leggere a questo link: <a href=\"https:\/\/open.substack.com\/pub\/liturgyandtruth\/p\/one-house-not-an-annex-pope-leo-xiv?utm_source=share&amp;utm_medium=android&amp;r=28unnn\">https:\/\/open.substack.com\/pub\/liturgyandtruth\/p\/one-house-not-an-annex-pope-leo-xiv?utm_source=share&amp;utm_medium=android&amp;r=28unnn<\/a><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3>B) Il mio commento<\/h3>\n<p>Difficilmente si pu\u00f2 trovare una analisi pi\u00f9 lucida della storia liturgica degli ultimi 50 anni nel cattolicesimo romano.\u00a0 La ricostruzione della storia e la consapevolezza delle questioni teologiche che essa solleva mi pare estremamente chiara. E&#8217; evidente che la strategia per affrontare la questione deve uscire dalle 4 vie che si sono tentate in questi ultimi 50 anni . Proprio questa consapevolezza introduce un elemento nuovo nel dibattito. L&#8217;autore ne \u00e8 consapevole e per questo ora proporre una &#8220;quinta via&#8221; rispetto alle 4 presenti nel dibattito. In realt\u00e0, come dice lui stesso, non si tratta di una vera e propria via alternativa. Si tratta, secondo Holquin, di riprendere il cammino secondo quanto gi\u00e0 compiuto tra Pio XII e Giovanni XXIII, ossia tra il 1958 e il 1962, con l&#8217;affermarsi di una esigenza di &#8220;partecipazione attiva&#8221; che non si pu\u00f2 attribuire al Vaticano II, ma che sta gi\u00e0 nella storia che lo precede.<\/p>\n<p>Il punto qualificante mi pare la presa d&#8217;atto che le 4 soluzioni in campo (prelatura personale, parrocchia personale, unione tipografica dei due messali e rilancio di Summorum Pontificum) sono tutte inadeguate. Perch\u00e9 dividono ci\u00f2 che deve restare unito.<\/p>\n<p>La soluzione proposta \u00e8 quindi una ripresa, nell&#8217;unica casa, del percorso che inizia con Pio XII. Questa mi pare la parte migliore del testo, che per\u00f2 si infrange su due difficolt\u00e0 residuali, che mi paiono piuttosto ardue.<\/p>\n<p>a) La differenza, che Holquin propone all&#8217;inizio del suo testo, tra Lefebvriani e comunit\u00e0 che non vogliono lo scisma si fonda su un ragionamento che mi pare poco chiaro in radice. Holquin parla di Istituti il cui carisma \u00e8 costituito dalla celebrazione del rito tridentino. Ma lo stesso Holquin dice, <em>apertis verbis<\/em>, che il rito tridentino non ha pi\u00f9 modo di essere celebrato &#8220;cos\u00ec come era&#8221;. Allora qui si pone, in modo inaggirabile, la questione della identit\u00e0 mistificata di questi istituti, che si identificano in un compito improprio. Rivedere la natura e il fondamento di questi Istituti sar\u00e0 un compito ecclesiale necessario. Perch\u00e9 non si definisca il reale con categorie che poi si vogliono giustamente criticare.<\/p>\n<p>b) Il fatto che Holquin acquisisca la logica della &#8220;actuosa participatio&#8221; come condizione di necessit\u00e0, impedisce di arrestare la storia ad una sua fase &#8220;pre-conciliare&#8221;. Certo \u00e8 utile riconoscere, come fa Holquin, che gi\u00e0 prima del Concilio si stava camminando verso un nuovo modo di celebrare e che la &#8220;assemblea silenziosa&#8221; non era un ideale gi\u00e0 prima del Concilio. Ma non ci sono ragioni per concedere a qualcuno di celebrare, nella tradizione romana, con un rito diverso da quello che \u00e8 stato riformato dopo il Vaticano II.<\/p>\n<p>c) Questo, tuttavia, non impedisce che la logica di fondo, del testo di Holquin, debba essere onorata. Si tratta di riconoscere che la soluzione \u00e8 una &#8220;casa comune&#8221;, non quella di una &#8220;depandance con fondamenta autonome&#8221;.\u00a0 Nella casa comune ci possono essere usi differenziati, selettivi ed elettivi, del medesimo Ordo. La accoglienza e la ospitalit\u00e0 \u00e8 la logica dell&#8217;ordo riformato per autorit\u00e0 del Concilio Vaticano II. In tale casa comune si pu\u00f2 celebrare in tante lingue, compreso il latino. Si pu\u00f2 celebrare con tante preghiere eucaristiche, compreso il Canone Romano. Ma tutti hanno lo stesso calendario e lo stesso lezionario.<\/p>\n<p>L&#8217;uso differenziato, selettivo ed elettivo, del Messale Romano (e di tutti gli ordines rituali) \u00e8 la via pi\u00f9 convincente per affermare la logica della casa comune, proprio quando i lefebvriani non esitano a rompere tale comunione, per motivi che vanno largamente al di l\u00e0 della liturgia.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Mi \u00e8 stata suggerita la lettura di questo testo di Arthur Holquin. Si tratta di una riflessione molto originale, di cui condivido molti passaggi. Ne propongo qui una traduzione, cui faccio seguire alcune osservazioni. Si&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20485"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20485"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20485\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20495,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20485\/revisions\/20495"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20485"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20485"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20485"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}