{"id":20476,"date":"2026-06-25T07:48:26","date_gmt":"2026-06-25T05:48:26","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20476"},"modified":"2026-06-25T07:51:02","modified_gmt":"2026-06-25T05:51:02","slug":"la-teologia-liturgica-e-le-contraddizioni-della-dottrina-cattolica-in-dialogo-con-paolo-gamberini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-teologia-liturgica-e-le-contraddizioni-della-dottrina-cattolica-in-dialogo-con-paolo-gamberini\/","title":{"rendered":"La teologia liturgica e le contraddizioni della dottrina cattolica. In dialogo con Paolo Gamberini"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20435\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-300x145.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"145\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-300x145.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-1024x496.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso-768x372.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/uomoperplesso.jpg 1080w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il lungo testo, con cui P. Gamberini riflette sulle recenti discussioni in campo liturgico-ecclesiologico, pubblicato ieri su SettimanaNews (si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.settimananews.it\/teologia\/la-logica-cattolica-tra-liturgia-ecclesiologia-e-dottrina\/\">qui<\/a>) offre una ricostruzione del dibattito che propone diversi spunti su cui si pu\u00f2 riflettere con calma. Come \u00e8 gi\u00e0 successo negli ultimi mesi, un fatto di rilievo \u00e8 che sui diversi problemi ( l\u2019omelia e i laici, la benedizione e le coppie irregolari, la querelle tra NO e VO) si aprono confronti che consentono l\u2019approfondimento, la migliore comprensione e un processo positivo di chiarificazione. Confrontandoci impariamo sempre qualcosa, gli uni dagli altri. Per questo \u00e8 bene farlo, con tutta la parresia e la disponibilit\u00e0 di cui siamo capaci.\u00a0<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">In questo caso Gamberini offre un ragionamento \u201ca tre strati\u201d che ritengo prezioso, anche se esordisce con una affermazione che giudico altamente discutibile, e che riporto all\u2019inizio, proprio come fa lui:<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\">\u201c<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>La questione del ruolo dei laici nella Liturgia della Parola sta ormai rivelando le contraddizioni interne della teologia liturgica contemporanea.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">In realt\u00e0, come cercher\u00f2 di mostrare, la questione non scaturisce da quella che Gamberini chiama \u201cteologia liturgica contemporanea\u201d, ma dalla brutta caricatura che di essa propone il magistero. Questa differenza credo che sia fondamentale, per capire l\u2019apporto e i limiti della analisi che Gamberini suggerisce. Ma procediamo con ordine, rispettando il triplice passaggio che Gamberini propone.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>La triplice elaborazione della questione<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">I tre momenti della analisi di Gamberini procedono in questo modo:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) in un primo momento si rileva come, sia per la questione della omelia, sia per la questione della benedizione, si arriva ad una contraddizione tra prese di parola che non possono essere \u201comelie\u201d e prese di parola definibili omelie, tra parole di benedizione che non sono \u201cbenedizioni liturgiche\u201d e altre che invece possono essere chiamate \u201cliturgiche\u201d. Gamberini si chiede in che modo sia possibile uscire da questa contraddizione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) il secondo momento \u00e8 il passaggio sistematico classico, con cui \u00e8 possibile restituire una certa unit\u00e0 alla esperienza, distinguendo tra sussistenza piena e ontologica e partecipazione parziale. Questo schema, che Gamberini mutua dalla cristologia e dalla ecclesiologia, pu\u00f2 spiegare e unificare anche la realt\u00e0 della omelia e della benedizione. Si tratta di una ermeneutica ontologica, che Gamberini attribuisce alla \u201cdottrina cattolica\u201d e che a suo avviso deve cambiare paradigma di spiegazione.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"color: #252525\">c) <\/span><span style=\"color: #252525\">Il terzo momento rilegge questa soluzione, che sembra a Gamberini oggi prevalente, nella prospettiva del principio affermato da papa Francesco: \u201cla realt\u00e0 \u00e8 superiore alla idea\u201d. Non si tratta di catalogare anzitutto ontologicamente il reale, per poi consentire parziali realizzazioni dell\u2019idea, ma di riconoscere il \u201cfenomeno\u201d secondo un capovolgimento che non abolisce la struttura ontologica della realt\u00e0 e della chiesa, ma che la media attraverso i fenomeni.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>Un esito incerto<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Nella breve sintesi che ne ho offerto, Gamberini compie tre passaggi che sono di grande rilievo e ci aiutano non poco a guardare con occhi pi\u00f9 adeguati la realt\u00e0 ecclesiale che viviamo. E tuttavia a me pare che la soluzione, sia nella versione classica, sia in quella capovolta che Gamberini propone,, fatichino a produrre esiti realmente convincenti. Se \u201cbenedizione\u201d e \u201comelia\u201d vengono pensati non come \u201cfenomeni rituali\u201d, ma come \u201cprestazioni di soggetti\u201d, non se ne esce. Per questo la soluzione proposta, restando \u201contologica\u201d, per quanto segnata positivamente da un nuovo ruolo dei fenomeni e della esperienza, non risponde al compito proprio delle azioni rituali, che non si lasciano comprendere con questo metodo. Non \u00e8 un caso che, come ho avuto modo di far notare all\u2019inizio, tutto il ragionamento di Gamberini scaturisca da una \u201cassimilazione\u201d tra la posizione ufficiale della dottrina cattolica e le \u201ccontraddizioni interne alla teologia liturgica contemporanea\u201d. Proprio su questo punto, a mio avviso, il testo di Gamberini mi pare viziato da un pregiudizio che qui cerco di chiarire.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>La assenza di teologia liturgica<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Le due questioni che Gamberini ha ricordato (benedizioni e omelia) a cui aggiungerei una terza (rapporto tra riforma liturgica e rito tridentino) sono state affrontate, negli ultimi due decenni, con una logica dogmatica e canonistica che ignora tutte le acquisizioni della teologia liturgica. Gli schemi applicati, sia per negare, sia per affermare, restano gli stessi: ossia vecchi schemi sistematici elaborati o dalla dogmatica dei primi del novecento o dalla canonistica successiva al Codice del 1917. Siamo fermi l\u00ec. E non ci accorgiamo che, per capire tutti questi fenomeni, proprio nella direzione verso cui giustamente si muove Gamberini, dobbiamo leggerli con altre categorie. Faccio solo tre piccoli cenni, per ognuno degli ambiti che ho citato.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) Una \u201cbenedizione pastorale\u201d cos\u00ec come costruita da <em>Fiducia supplicans<\/em> \u00e8 un \u201cmostro nominalista\u201d (nelle categorie di Gamberini) che impone alla realt\u00e0 una categoria assurda con cui cerca di far tornare le cose sul piano del sistema, ma violentando in modo irrimediabile il \u201cfenomeno\u201d della benedizione. Che cosa resta del fenomeno \u201cbenedire\u201d se lo riduci al tempo formale di un \u201catto amministrativo\u201d, di cui imponi la brevit\u00e0 temporale, la mancanza di solennit\u00e0, la collocazione marginale nello spazio, la assenza di testo scritto, la mancanza di tradizione? Che ne \u00e8 di una benedizione, se \u00e8 meglio che non se ne sappia nulla?<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) Una \u201comelia\u201d di cui si chieda per dispensa al laico di essere titolare (nella richiesta tedesca, negata da Roma) diventa una omelia priva di uno dei presupposti, ossia la presidenza della comunit\u00e0 vivente. Qui non \u00e8 questione di \u201cministero ordinato\u201d, ma di \u201cpresidenza effettiva\u201d (relazione che spesso si d\u00e0, ma che pu\u00f2 anche mancare). Non sono le categorie ontologiche dei soggetti, ma la relazione ecclesiale a giustificare il divieto. Invece nel documento del Dicastero del culto, contro ogni evidenza liturgica, si ragiona solo con argomenti dogmatici, ma espressi con un tono giuridico e amministrativo che li mortifica e li rende quasi insopportabili.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">c) La \u201cpace liturgica\u201d, infine, \u00e8 stata pensata con una soluzione falsamente giuridica e falsamente dogmatica. La \u201cvigenza parallela\u201d di due riti che si contraddicono \u00e8 stata la concessione che il magistero romano ha fatto ai sofismi di Lefebvre, e che grida vendetta al cielo. E&#8217; uno schema bellico con cui si vorrebbe costruire la pace. Anche qui papa Francesco ha detto la cosa fondamentale (una sola \u00e8 la lex orandi), ma i dogmatici e i canonisti hanno contraddetto con una infinita serie di \u201cindulti\u201d questa logica del fenomeno rituale, che la tradizione deve essere capace di onorare.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">In tutte queste \u201csoluzioni\u201d, la teologia liturgica non c\u2019\u00e8 e viene sostituita da brandelli di dogmatica e di canonistica senza orientamento e con la pretesa, autoritaria, di chiudere il discorso.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>Il compito della teologia<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #252525\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Per questo, mi pare che la impostazione che Gamberini propone, dal punto di vista del metodo, sia molto opportuna. Analizzare la realt\u00e0 del dibattito intorno a questioni liturgico-ecclesiali mostrando la differenza tra le soluzioni classiche e le soluzioni nuove. Tuttavia, se il metodo non deve finire in una sorta di \u201craccomandazione di apertura\u201d priva di contenuti, un riferimento autorevole deve venire da quel riferimento ai \u201clinguaggi elementari della liturgia\u201d che permettono davvero una visione nuova. In questo senso raccolgo da Gamberini con pieno consenso un invito ad una riflessione sulla \u201cnatura della dottrina\u201d, che passi da modelli vecchi e datati e modelli nuovi. Tra questi brilla il modo di comprendere la tradizione che il Movimento Liturgico ha introdotto nella cultura cattolica a partire dal XIX secolo e che \u00e8 diventano la cultura alimentata da Sacrosanctum Concilium, anche se ci ostiniamo a leggerla con gli occhiali della vecchia canonistica ben fissati sul naso. La linea della teologia liturgica, in tutta la sua novit\u00e0, oggi non ha abbastanza autorevolezza e risulta ignorata da gran parte delle ricostruzioni magisteriali. Nel dialogo con Gamberini, inoltre, mi pare che si riaffacci, in una forma nuova, quella discussione che ha animato la discussione teologica del XX secolo, in cui la cultura di matrice gesuita e quella di ispirazione benedettina di confrontavano con fierezza e parresia. Le contraddizioni che oggi abitano i nostri discorsi sulla omelia, sulla benedizione e sulla liturgia riformata non dipendono dai limiti della teologia liturgica, ma dal fatto che la teologia liturgica non viene considerata. Per questo \u00e8 urgente riscoprirne la pertinenza e la lungimiranza, senza appiattirla su schemi vecchi e asfittici, che pretendono di definire la \u201cnatura della liturgia\u201d con schemini da ufficio reclami, ignorandone la dinamica storica e il fenomeno concreto. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il lungo testo, con cui P. 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