{"id":20474,"date":"2026-06-23T23:25:17","date_gmt":"2026-06-23T21:25:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20474"},"modified":"2026-06-23T23:25:42","modified_gmt":"2026-06-23T21:25:42","slug":"lomelia-e-la-presidenza-della-assemblea-una-questione-piu-seria-di-quanto-sembra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lomelia-e-la-presidenza-della-assemblea-una-questione-piu-seria-di-quanto-sembra\/","title":{"rendered":"L\u2019omelia e la presidenza della assemblea: una questione pi\u00f9 seria di quanto sembra"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Agostino-statua.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19805\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Agostino-statua-193x300.jpg\" alt=\"\" width=\"193\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Agostino-statua-193x300.jpg 193w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Agostino-statua.jpg 409w\" sizes=\"(max-width: 193px) 100vw, 193px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un buon esercizio di teologia consiste nel considerare per bene una questione, senza procedere secondo principi generali non del tutto pertinenti. Esaminiamo il comunicato del Dicastero del Culto divino di quest\u2019oggi, di cui sottolineo alcune espressioni in grassetto:<\/p>\n<p><strong>Il comunicato<\/strong><\/p>\n<p><i>Con lettera datata 17 giugno e indirizzata al presidente della Conferenza episcopale tedesca, monsignor Heiner Wilmer SCJ, il Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ha comunicato che non \u00e8 possibile concedere l\u2019indulto richiesto il 30 maggio 2026, per consentire, in circostanze eccezionali, a un membro laico dei fedeli debitamente designato di predicare al posto dell\u2019omelia durante la celebrazione dell\u2019Eucaristia.<\/i><\/p>\n<p><i>Mentre esprime apprezzamento per le preoccupazioni pastorali che hanno ispirato la richiesta, il Dicastero ribadisce che <b>non \u00e8 possibile dispensare dalla disciplina attuale per mezzo di un indulto<\/b>, poich\u00e9 il fatto che l\u2019omelia sia riservata a un sacerdote o a un diacono <b>non \u00e8 meramente una norma disciplinare, ma deriva dalla natura stessa della liturgia<\/b>.<\/i><\/p>\n<p><i>L\u2019omelia \u00e8 parte integrante della Liturgia della Parola, \u00e8 intrinsecamente legata alla proclamazione del Vangelo e costituisce <b>un esercizio del\u00a0<\/b><b>munus docendi<\/b>\u00a0affidato ai ministri ordinati attraverso il Sacramento dell\u2019Ordine Sacro.<\/i><\/p>\n<p><i>La proclamazione della Parola nell\u2019ambito della celebrazione liturgica \u00e8 <b>inscindibile dalla missione ricevuta sacramentalmente e dall\u2019unit\u00e0 che lega la Parola e il Sacramento nella celebrazione Eucaristica<\/b>.<\/i><\/p>\n<p><i>La lettera evidenzia anche l\u2019importanza di promuovere la formazione permanente di ministri ordinati di modo che l\u2019omelia possa esprimere appieno la sua efficacia pastorale e spirituale.<\/i><\/p>\n<p><i>Infine, il Dicastero ricorda che la disciplina attuale della Chiesa gi\u00e0 prevede numerose forme di proclamazione della Parola e di predicazione che possono essere affidate a membri laici dei fedeli al di fuori dell\u2019omelia e al di fuori della celebrazione dell\u2019Eucaristia, in conformit\u00e0 con il Diritto canonico e la natura propria di queste diverse forme di proclamazione del Vangelo.<\/i><\/p>\n<p><strong>La decisione e le sue ragioni<\/strong><\/p>\n<p>Di fronte al comunicato mi pare che si possa affermare che la decisione \u00e8 saggia, ma la argomentazione con cui viene motivata non appare altrettanto saggia. Provo a spiegare perch\u00e9 sono d\u2019accordo con la decisione, nei limiti di ci\u00f2 che comporta, ma non sono d\u2019accordo con la forma argomentativa con cui si cerca di sostenere tale decisione.<\/p>\n<p>Tra le cose nuove che il Concilio Vaticano II ha restituito alla tradizione liturgica, c\u2019\u00e8 la \u201comelia\u201d. Non si tratta di un \u201ccommento alle Scritture\u201d, ma di un atto \u201cpresidenziale\u201d, che spetta ordinariamente a colui che presiede la celebrazione, o eventualmente al diacono. Non \u00e8 atto clericale, ma atto presidenziale.<\/p>\n<p>Per capire bene questo principio, occorre capire a fondo di che cosa si tratta nell\u2019atto omiletico. L\u2019omelia \u00e8 una sintesi, necessaria di per s\u00e9 ad ogni celebrazione eucaristica, in cui colui che presiede compie un atto fondamentale: ossia quello di mediare lo Spirito, che parla nella parola proclamata, con lo Spirito, che parla nelle vite del corpo di Cristo ecclesiale. La competenza per tenere l\u2019omelia non viene dalla \u201cordinazione\u201d in astratto, ma dalla ordinazione concreta, ossia dal fatto di essere \u201cordinati a presiedere una comunit\u00e0\u201d, a presiederla nella profezia, nella carit\u00e0 e nella santificazione. L\u2019omelia scaturisce, perci\u00f2, da una duplice competenza: quella sulla parola biblica e quella sulle vite della comunit\u00e0. Per questo, per tradizione, si riferisce la presa di parola non ad un \u201cpotere\u201d che sarebbe intrinseco alla ordinazione, ma al fatto di vivere a contatto con i membri della comunit\u00e0, e di conoscerne<i> <\/i><i>gaudium et spem, luctum et angorem. <\/i>Di qui deriva la \u201criserva presidenziale\u201d della parola omiletica, che \u00e8 cosa ben comprensibile. Pu\u00f2 fare la mediazione, per la comunit\u00e0, solo chi conosce, allo stesso tempo, il fondo della parola e le vite nel profondo, lo Spirito che soffia tra le lettere del testo e lo Spirito che parla nelle esistenze e nei volti. Cos\u00ec e solo cos\u00ec \u00e8 possibile che la Scrittura illumini la assemblea e che la assemblea illumini le Scritture. Solo chi presiede ha la competenza fattuale per compiere questa sintesi.<\/p>\n<p>Questo \u00e8 il principio \u201cliturgico\u201d che occorre salvaguardare, quella \u201cnatura della liturgia\u201d che va difesa rispetto ad una visione della omelia che la riduca a commento della Parola o a testimonianza di vita. Entrambe queste cose possono essere fatte, indifferentemente da laici o da chierici, senza alcuna relazione costitutiva con la assemblea. Ed \u00e8 questa la buona ragione per \u201criservare\u201d la parola omiletica a chi presiede una assemblea.<\/p>\n<p><strong>Gli argomenti deboli<\/strong><\/p>\n<p>Il comunicato, per\u00f2, non dice questo. O, meglio, difende la riserva, ma con argomenti non cogenti e per certi versi fuorvianti. Li presento brevemente:<\/p>\n<p>&#8211; il fatto che sia in gioco, nella omelia, un \u201cmunus docendi\u201d, \u00e8 indubbio. Ma che sia legato alla ordinazione \u00e8 una verit\u00e0 molto parziale, poco condivisa lungo la storia. Ai <i>tria munera<\/i> partecipano tutti i battezzati e tuttavia del <i>munus docendi<\/i>, in senso tecnico, \u00e8 stato titolare per secoli il vescovo, non il presbitero o il diacono. La \u201cnatura stessa della liturgia\u201d non si riduce alle caratteristiche personali di un soggetto, ma all\u2019atto di presidenza rispetto agli altri ministeri e alla comunit\u00e0.<\/p>\n<p>&#8211; altrettanto debole \u00e8 l\u2019idea che solo chi \u201cconsacra\u201d possa \u201ctenere l\u2019omelia\u201d. Questo, infatti, non \u00e8 stato valido n\u00e9 per il Vescovo, prima, fino al 1969, n\u00e9 vale oggi per il diacono. Storicamente una certa autonomia della omelia si \u00e8 data, anche se oggi proponiamo un modello unitario di competenza del \u201cpresbitero\u201d non solo sulla consacrazione, ma anche sull\u2019azione omiletica.<\/p>\n<p>Insomma, fare della omelia un potere legato alla <i>potestas ordinis<\/i> \u00e8 senza dubbio una forzatura. D\u2019altra parte una lunga tradizione ha ricollegato il potere sulla parola non alla <i>potestas ordinis<\/i>, ma alla <i>potestas iurisdictionis<\/i>. E se cos\u00ec fosse, si aprirebbero grandi praterie di libert\u00e0.<\/p>\n<p>In conclusione, una principio legittimo viene difeso con argomenti poco centrati e per certi versi fuorvianti, proprio per il fatto che ragionano non partendo da un atto liturgico comunitario, come sembrano dire, ma da uno \u201cstatus personale\u201d, riferibile a individui senza relazione. Qui c\u2019\u00e8 un errore di impostazione che meriterebbe di essere corretto.<\/p>\n<p>Ci si pu\u00f2 chiedere, legittimamente: che fare, allora?<\/p>\n<p><strong>Una lettura diversa<\/strong><\/p>\n<p>Penso che la risposta stia alla radice di ci\u00f2 che ho detto. La parola omiletica spetta a chi presiede. Ma la presidenza di una comunit\u00e0 non \u00e8 anzitutto uno \u201cstatus individuale\u201d, ma una relazione complessa ed ecclesiale. Questa relazione ha riguardato, storicamente, soltanto alcuni soggetti, formati in determinate condizioni e con determinate caratteristiche. Perch\u00e9 possano \u201ctenere l\u2019omelia\u201d i soggetti potenziali debbono poter presiedere effettivamente le comunit\u00e0. Questo \u00e8 il punto decisivo, che non emerge n\u00e9 dalla lettera tedesca n\u00e9 dalla risposta romana. Estendere la possibilit\u00e0 di \u201cfare l\u2019omelia\u201d passa attraverso l\u2019ampliamento delle forme di presidenza. Se a presiedere potranno esserci non solo maschi celibi, ma anche maschi sposati, donne nubili e donne sposate, ecco che la base di chi pu\u00f2 tenere l\u2019omelia diventer\u00e0 immediatamente pi\u00f9 ampia.<\/p>\n<p>Purch\u00e9, come ricorda il testo, non si dimentichi che le \u201cprese di parola\u201d nella comunit\u00e0 ecclesiale non si riducono alla omelia. Purch\u00e9 non si dimentichi, come il testo non dice, che di fatto ci sono gi\u00e0 esercizi di omelia che non corrispondono a quanto prescritto, ma che non contraddicono la realt\u00e0 di una sintesi comunitaria della parola omiletica. Domandare l\u2019indulto non \u00e8 possibile, per un principio sacrosanto, ma fare diversamente, senza domandare alcun indulto, \u00e8 gi\u00e0 reale. La questione \u00e8 precisamente la qualit\u00e0 comunitaria della esperienza: non per il privilegio clericale, ma per la funzione di presidenza, la esperienza comunitaria ha bisogno di un punto di sintesi tra parola e comunit\u00e0 che \u00e8 affidato a chi, per ministero, \u00e8 chiamato al servizio di presiedere, e cos\u00ec a conoscere tutte le parole che si proclamano e tutti i volti che si manifestano o che si celano.<\/p>\n<p><strong>I limiti della tradizione<\/strong><\/p>\n<p>Qui per\u00f2 dovremmo avere il coraggio di identificare con chiarezza i limiti della tradizione che ha alimentato queste parole non troppo chiare:<\/p>\n<p>a) L\u2019idea che \u201carrivi da fuori un bravo predicatore\u201d \u00e8 stata la base storica per \u201cpersonalizzare\u201d la omelia, facendola dipendere dallo \u201cstatus\u201d del soggetto e non dalla \u201crelazione\u201d con la comunit\u00e0. Essere \u201cordinati\u201d significa invece occuparsi di una comunit\u00e0, giorno e notte e perci\u00f2 di poterne presiedere il culto. L\u2019idea che qualunque prete di passaggio possa tenere l\u2019omelia, e non un laico pienamente inserito nella comunit\u00e0, \u00e8 una cosa del tutto assurda, che non ha nulla di ecclesiale, se non il rispetto di norme da societas inaequalis.<\/p>\n<p>b) Questo significa che il principio a cui non si dispensa (di diritto) \u00e8 stato ordinariamente scavalcato di fatto, mediante una gestione clericale del ministero. Il fondamento della norma, il motivo per cui non pu\u00f2 essere dispensata, non \u00e8 il fatto di essere ministri ordinati con diritto di omelia, ma il fatto di avere una relazione organica e \u201cordinata\u201d non solo con la Scrittura, ma con la comunit\u00e0 viva, sofferente e gioiosa, laboriosa e provata, che attende di essere trascritta e tradotta nella azione omiletica.<\/p>\n<p><strong>Una risposta pi\u00f9 ampia<\/strong><\/p>\n<p>A me pare che la lettera che viene dalla Germania mostri una sollecitudine che \u00e8 stata riconosciuta, ma che meriterebbe una risposta pi\u00f9 articolata, almeno in due direzioni:<\/p>\n<p>&#8211; i criteri di presidenza delle comunit\u00e0 non possono pi\u00f9 essere gestiti soltanto dal circuito vocazione-seminario-ordinazione. Qui sta il primo punto debole. Non si deve chiedere solo che i ministri siano formati alla Scrittura, ma che diventino esperti della Parola di Dio che parla nelle vite assunte e nelle esistenze provate. Su quei volti e per quei volti si scrivono le omelie.<\/p>\n<p>&#8211; le forme concrete della presa di parola omiletica non dipendono dalla formale ordinazione del soggetto, ma dalla ordinazione alla comunit\u00e0 di colui che presiede la vita comunitaria. Qui c\u2019\u00e8 una non piccola differenza tra verit\u00e0 ed errore. La identificazione formale delle competenze non risolve il problema sostanziale della esperienza di parola viva, vissuta e vivace.<\/p>\n<p>Nella oscillazione tra queste due evidenze si pu\u00f2 inscrivere la chiarezza del principio affermato con pieno diritto, insieme alla debolezza delle ragioni addotte a sostegno, che a ben vedere rischiano di affossarlo piuttosto che promuoverlo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un buon esercizio di teologia consiste nel considerare per bene una questione, senza procedere secondo principi generali non del tutto pertinenti. 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