{"id":20429,"date":"2026-06-14T17:07:35","date_gmt":"2026-06-14T15:07:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20429"},"modified":"2026-06-17T21:26:21","modified_gmt":"2026-06-17T19:26:21","slug":"leuropa-crocevia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/leuropa-crocevia\/","title":{"rendered":"L&#8217;Europa crocevia"},"content":{"rendered":"<p>Nel crollo dell\u2019URSS non \u00e8 finita la storia, solo l\u2019equilibrio globale post 1945, sostituito dalle buone intenzioni armate USA e UK. \u00abNuove minacce, nuove sfide, nuove opportunit\u00e0, un ordine mondiale del tutto nuovo. L&#8217;evento che ha dato impulso a tanti di questi temi \u00e8 l&#8217;attacco agli Stati Uniti avvenuto l&#8217;11 settembre 2001\u00bb [David Runciman, Fellow in Politics a Trinity Hall, <em>The Politics Of Good Intentions. <\/em><em>History, Fear and Hypocrisy in the New World Order<\/em>, Princeton UP 2006, p. IX]. \u00abTra le cose che i politici hanno dovuto giustificare c&#8217;\u00e8 l&#8217;atto stesso di andare in guerra\u00bb [p. X]. \u00abIl resoconto storico pi\u00f9 celebre, e pi\u00f9 scettico, sul ruolo delle buone intenzioni nel giustificare l&#8217;azione politica \u00e8 quello fornito dal sociologo Max Weber nella conferenza \u201cPolitik als Beruf\u201d (di solito tradotta &#8220;La politica come vocazione&#8221;). Fu tenuta il 28 gennaio 1919 a un gruppo di studenti a Monaco e Weber l\u2019us\u00f2 per mettere in guardia, tra le altre cose, dai politici che ostentano le loro buone intenzioni, ma lasciano dietro di s\u00e9 una scia di sangue\u00bb [p. 34]. Che si allarga sempre pi\u00f9 con l\u2019IA.<\/p>\n<p>In <em>Shared Wisdom; Cultural Evolution in the Age of AI<\/em> (MIT Press 2026) \u00abAlex Portland, professore al MIT, fellow a Stanford e figura centrale nella nascita della computational social science compie una operazione intellettuale coraggiosa: invece di aggiungere l\u2019ennesima voce al coro di chi celebra o demonizza l\u2019intelligenza artificiale, propone di ripensarne il ruolo a partire da ci\u00f2 che sappiamo sulla natura umana e sull\u2019evoluzione culturale. La tesi di fondo \u00e8 limpida. L\u2019AI generativa, costruita a partire dai commenti digitali di miliardi di persone, non pensa: ricombina storie\u00bb [Pier Luigi Sacco, \u00abL\u2019intelligenza delle macchine e la nostra\u00bb, <em>Il Sole 24 Ore DOMENICA<\/em>, 29\/3\/2026, p. II].<\/p>\n<p>Vecchie storie, ricombinate dalla nuova tecnologia.<\/p>\n<p>\u201cThe Medium is the Message\u201d scrisse gi\u00e0 Marshall McLuhan nel 1954 (<em>Understanding Media: The Extension of Man<\/em>, cap. 1), preceduto nel 1940 da George Orwell a proposito della fiction radiofonica del 1938 di Orson Wells <em>The War of the Worlds<\/em>, basata sul racconto fantascientifico di H.G. Wells sull\u2019invasione marziana dell\u2019America. \u00abDue furono i distinti momenti di credulit\u00e0: (1) che il racconto fosse una notizia, e (2) che le sue informazioni fossero degne di fede. Ed \u00e8 proprio questo il dato che merita approfondimento. In USA il wireless \u00e8 il principale mezzo di informazione\u00bb. \u00abGli autori fecero pure la sorprendente constatazione che \u00e8 pi\u00f9 normale possedere una radio che informarsi su un giornale\u00bb. \u00abVeramente impressionante fu che cos\u00ec pochi ascoltatori cercassero altre verifiche\u00bb [<em>Fascism And Democracy<\/em>, ristampa Penguin Books 2020, p. 27]. \u00abL&#8217;evidente nesso tra infelicit\u00e0 personale e disponibilit\u00e0 a credere l&#8217;incredibile \u00e8 la pi\u00f9 interessante scoperta\u00bb [p. 29].<\/p>\n<p>Tuttora, nuovo \u00e8 solo il wireless che manipola infelicit\u00e0 personale e credulit\u00e0 della \u201cfolla solitaria\u201d, come nel 1950 defin\u00ec gli americani David Riesman, professore di sociologia a Harvard [<em>The lonely crowd,\u00a0<\/em>New Haven 1950, con Nathan Glazer e Reuel Denney].<\/p>\n<p>Prede dell\u2019AI, ora siamo folla solitaria globale. \u00c8 <em>L\u2019ora dei predatori, il nuovo potere mondiale visto da vicino<\/em> [Giuliano da Empoli, Gallimard e Einaudi, 2025]. \u00abAbbiamo sempre pi\u00f9 informazioni e siamo sempre meno in grado di prevedere il futuro. I nostri antenati vivevano in societ\u00e0 molto pi\u00f9 povere di dati, ma erano in grado di pianificare per s\u00e9 stessi e per i loro discendenti. Noi abbiamo un\u2019idea sempre pi\u00f9 incerta del mondo in cui ci sveglieremo domattina. Tale paradosso non \u00e8 congiunturale, ma strutturale. Deriva dalla natura stessa del digitale. Riducendo la realt\u00e0 a una serie di 0 e 1, la codifica digitale adempie alla sua inesorabile opera di omogeneizzazione, eliminando tutto ci\u00f2 che non pu\u00f2 essere quantificato. Cos\u00ec facendo, il passaggio dall\u2019analogico al digitale elude il significato pi\u00f9 profondo delle cose e spalanca le porte al caos\u00bb [pp. 106-7]. Il caos attuale.<\/p>\n<p>\u00abAlla domanda: \u201cLe IA saranno in grado di spiegare come prendono le decisioni?\u201d i tecnici rispondono che questo non accadr\u00e0 mai, che i modelli si dimostreranno affidabili e attendibili e che dovremo accontentarci. Come il Dio di Kierkegaard, l\u2019IA non pu\u00f2 essere pensata in termini meramente razionali. L\u2019unico modo per entrarci in relazione \u00e8 un atto di fede. La sua grande promessa \u00e8 di prevedere, anche senza capire. I tecnologi non vedono dove sta il problema. Non interessandosi di storia o di filosofia, non si rendono conto che la loro proposta equivale a un ritorno all\u2019epoca pre-illuminista, a un mondo magico e incomprensibile governato dall\u2019IA che pregheremo come gli d\u00e8i dell\u2019antichit\u00e0\u00bb [pp. 107-8]. Niente di nuovo.<\/p>\n<p>Viviamo <em>Il tempo continuo della storia<\/em> svelato da Jacques Le Goff alla svolta del terzo millennio. \u00abIl controllo di un oggetto che pu\u00f2 essere allo stesso tempo vitale, intellettuale e carnale come la storia richiede, mi pare, una combinazione fra continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0. E questo \u00e8 quello che offre la lunga durata associata alla periodizzazione\u00bb. \u00abLe rivoluzioni, anche ammesso che ve ne siano state, sono state poche\u00bb [tr.it. Laterza 2014, p. 134]. \u00abGli storici non devono confondere, come troppo spesso hanno fatto, l\u2019idea di globalizzazione con quella di uniformazione. Nel primo processo vi sono due tappe: la prima consiste nella comunicazione, nella creazione di rapporti tra regioni e civilt\u00e0 che precedentemente si ignoravano; la seconda \u00e8 un fenomeno di assorbimento, di fusione. Fino ad oggi l\u2019umanit\u00e0 ha conosciuto soltanto la prima di queste due tappe\u00bb [p. 135].<\/p>\n<p>Nella perdurante sempre pi\u00f9 violenta globalizzazione \u2013 con nuovi wireless a veicolarla \u2013 dobbiamo essere liberi e responsabili mentre incalza il culto del denaro, magia dei miliardari e risparmio gestito degli altri, profeta Pieter Thiel [<em>Zero to One. <\/em><em>Notes on Startups, or How to Build The Future<\/em>, con Blake Masters, Crown Business 2014].<\/p>\n<p>\u00c8 il casino-mondo da cui ci mise in guardia nel 1998 Susan Strange, docente di economia politica a Warwick [<em>Denaro impazzito<\/em>, tr.it. Comunit\u00e0 1999]. \u00abL\u2019oggetto ultimo del nostro discorso sono i valori relativi e le preferenze della societ\u00e0 \u2013 ad esempio la tendenza a preferire l\u2019equit\u00e0 e la stabilit\u00e0 alla massimizzazione della ricchezza, e la qualit\u00e0 della crescita economica alla sua dimensione quantitativa\u00bb. \u00abDobbiamo inventare un nuovo genere di politica ma non riusciamo a immaginare come potrebbe funzionare. Pertanto, forse il denaro dovr\u00e0 impazzire sempre pi\u00f9 e far sentire le sue conseguenze negative fino in fondo prima che la gente si decida, sulla base dell\u2019esperienza, a cambiare le proprie preferenze politiche\u00bb [p. 283]. Uscendo dai vicoli ciechi nazionali.<\/p>\n<p>\u00abProprio perch\u00e9 condividono la stessa visione nazionalista, Trump e Meloni sono spinti verso lo scontro, una volta che la difesa dei rispettivi interessi nazionali (comunque definiti) sia in gioco. Uno scontro che avvantaggia il primo va a danno della seconda. Se il nazionalismo americano non \u00e8 fenomeno contingente, allora i nazionalismi europei, una volta al governo, sono destinati a portare l\u2019Europa verso la sottomissione all\u2019America. Questo \u00e8 il paradosso dei nostri nazionalisti: pi\u00f9 sono forti e meno potranno difendere gli interessi che dicono di difendere\u00bb [Sergio Fabbrini, \u00abLe radici dello scontro tra Trump e Meloni\u00bb, <em>Il Sole 24 ORE<\/em>, 19\/4\/26, p. 9]. Pu\u00f2 farlo solo l\u2019UE: \u00abenergia, l\u2019Italia con altri quattro Paesi chiede tassa Ue sugli extraprofitti\u00bb. \u00abL\u2019obiettivo \u00e8 finanziare sostegni temporanei per i consumatori\u00bb [<em>Il Sole 24 Ore<\/em>, 5\/4\/26, p. 6] e solo \u00abla vecchia Europa si \u00e8 dotata di un sistema che limita il potere dei colossi, i quali considerano queste misure un intralcio\u00bb [Sabino Cassese, \u00abBig Tech tra diritto e paradossi\u00bb, <em>Il Sole 24 Ore DOMENICA<\/em>, 25\/4\/26, p. II].<\/p>\n<p>Intralcio da eliminare, UE inclusa e sostituita da servizievoli stati nazionali sempre pi\u00f9 isolati nella sempre pi\u00f9 violenta uniformazione, che la cronaca documenta. Nella transizione all&#8217;uniformazione, solo nell\u2019UE e con l\u2019UE siamo cittadini, lasciandoci alle spalle l\u2019Europa crocevia.<\/p>\n<p><em>L\u2019EUROPA CROCEVIA<\/em> [AA.VV., Edizioni Studium Roma, 1992], precisa il sottotitolo, \u00e8 tale anche per <em>Memoria<\/em> <em>\/<\/em> <em>Cultura<\/em> <em>\/<\/em> <em>Responsabilit\u00e0 delle Chiese<\/em>. Nel tempo continuo della storia, \u00ab\u00e8 vero, secondo recenti formulazioni di successo, che bisogna trasformare il suddito in cittadino, renderlo realmente arbitro delle scelte politiche, ma forse \u00e8 anche vero l\u2019opposto cammino, che non si d\u00e0 cio\u00e8 cittadinanza (dalla polis greca allo stato contemporaneo) senza questa coscienza collettiva o (come diceva Licurgo) una stessa fede che coinvolga i gestori del potere e l\u2019uomo comune. Se manca, difficilmente possono approdare a qualche risultato stabile le cosiddette riforme istituzionali, pur necessarie per mettere qualche pezza agli strappi pi\u00f9 vistosi del vecchio vestito\u00bb [Paolo Prodi, p. 9].<\/p>\n<p>La cronaca ci ammonisce che la vita \u00e8 sacra. Ci \u00e8 stata data ma sta a noi preservarla nei legami culturali, sociali, economici, politici. In Europa, dopo due guerre mondiali di sterminio in una generazione, ci siamo dati un mercato, un parlamento, un governo, una magistratura condivisa e poi una moneta unica e una banca centrale, uniti in diritti e doveri fondamentali. Se invece si trasforma tutto in oro si muore di fame, in Europa Creso l\u2019ha sperimentato duemilacinquecento anni fa. Ma Trump non lo sa [Marcello Minenna, \u00abI dazi e la guerra sbagliata\u00bb, <em>Il Sole 24<\/em> <em>ORE<\/em>, 17\/5\/26, p. 1].<\/p>\n<p>Nel tempo continuo della storia, \u00abfascismo, nazismo, comunismo sono stati tentativi di costruzione di una identit\u00e0 collettiva ideologica come surrogato, come falsa risposta a una crisi profonda che ha investito la forma Stato, come \u00e8 cresciuta negli ultimi secoli e nel suo insieme nella realt\u00e0 del mondo contemporaneo. Per questo la caduta del comunismo non ha avuto soltanto un aspetto liberatorio, come ultimo atto della caduta delle ideologie totalitarie, ma sta anche provocando l\u2019accelerazione della nostra crisi: il pericolo che vediamo davanti a noi \u00e8 quello di regredire non soltanto di alcuni decenni alla religione della patria, al <em>pro patria mori <\/em>dei nostri padri, ma di alcuni secoli, alla identificazione dello Stato e del potere come gruppo etnico, la razza, la confessione religiosa\u00bb [Paolo Prodi, cit., p. 10]. Putin, Netanyahu, Trump e nazionalisti d\u2019ogni specie confermano.<\/p>\n<p>Nel 1992 fu firmato a Maastricht l\u2019atto di nascita UE, nella consapevolezza che \u00abil nodo del rapporto con le nuove forme del potere costringe tutti a prendere di petto la scelta tra nuovi fondamentalismi, nei quali vecchie tendenze cesaristiche o teocratiche possono fondersi in nuove e pi\u00f9 terribili forme di sacralizzazione del potere, e una ripresa a livello istituzionale del cristianesimo radicale del discorso evangelico della Montagna: \u201cRendete a Cesare ci\u00f2 che \u00e8 di Cesare e a Dio ci\u00f2 che \u00e8 di Dio\u201d (<em>Mt<\/em> 22,21)\u00bb. \u00abSe \u00e8 vero che la libert\u00e0 e la democrazia hanno le loro radici pi\u00f9 profonde nel dualismo cristiano e non sono solo frutto del 1789, dobbiamo difendere questo patrimonio dell\u2019intera umanit\u00e0, della civilt\u00e0 planetaria che pu\u00f2 ancora nascere da questa piccola Europa. Non abbiamo molto margine di tempo e il recupero di questa tensione esige il superamento delle tendenze confessionali, il recupero della libert\u00e0 anzitutto della Chiesa e del cristiano contro ogni rigurgito di monismo teocratico o statalista\u00bb [P. Prodi, cit., p. 21]. Francesco ha denunciato la guerra mondiale a pezzi dei predatori, Leone XIV testimonia la necessaria \u00abcustodia della persona umana nel tempo dell\u2019intelligenza artificiale\u00bb [<em>Magnifica humanitas<\/em>, LEV 2026].<\/p>\n<p>Nelle comunit\u00e0 umane, \u00able tecnologie si scontrano con l\u2019intrinseca contraddizione tra il formalismo numerico e l\u2019informalit\u00e0 che caratterizza l\u2019urbanit\u00e0\u00bb [Antoine Courmont e Patrick Le Gal\u00e9s, Centre d\u2019\u00e9tudes europ\u00e9ennes et de politique compar\u00e9e de Science Po, <em>Gouverner la ville num\u00e9rique<\/em>, puf, 2019, p. 7]. \u00abUn cambiamento di paradigma: la regolamentazione della citt\u00e0 si sposta da una logica di scelte collettive riguardanti la citt\u00e0, all&#8217;ottimizzazione funzionale della soddisfazione degli utenti delle piattaforme\u00bb [p. 100]. Utenti, non cittadini.<\/p>\n<p>Nella crescente globalizzazione, \u00abman mano che la popolazione mondiale continuer\u00e0 a espandersi, a spostarsi e a muoversi, si assister\u00e0 alla formazione di un arcipelago mondiale di terre di nessuno mobili e improvvisate\u00bb [Klaus Dodds, docente di geopolitica a Royal House University of London, in <em>Guerre di confine. I confini che determineranno il nostro futuro<\/em>, 2021, tr.it. Einaudi 2024, p. 154]. \u00abIl futuro dell\u2019umanit\u00e0 verr\u00e0 deciso dal modo in cui governeremo questi spazi di eccezione e dalla nostra capacit\u00e0 collettiva di attivare misure contro gli Stati e le aziende che si comporteranno in modo irresponsabile. Il secondo tipo di terra di nessuno del futuro \u00e8, invece, deliberato e progettato. Gli Stati e altri attori improvvisati potrebbero voler creare una terra di nessuno, o consolidarne una gi\u00e0 esistente, per offrire loro la possibilit\u00e0 di operare in una sorta di \u201czona grigia internazionale\u201d. Cruciali potrebbero essere, in tale caso, i calcoli individuali dei politici e le pretese sulla sicurezza dei loro Stati\u00bb [p. 155]. Oggi \u00e8 cronaca.<\/p>\n<p>Fin dal 1969 Carlo Cipolla ci ha avvertiti che \u00abistruire un selvaggio nell\u2019uso di tecniche avanzate non lo trasforma in una persona civilizzata, ma ne fa solo un selvaggio efficiente\u00bb [<em>Literacy and Development in the West<\/em>, Harmondsworth, p. 110]. Nel nostro mondo di selvaggi efficienti, Leone XIV riafferma la \u00abdignit\u00e0 ontologica. \u00c8 la dignit\u00e0 che appartiene a ogni essere umano semplicemente per il fatto di esistere, di essere stato voluto, creato e amato da Dio: nessun peccato, nessun fallimento, nessuna umiliazione, nessuna esclusione pu\u00f2 intaccare il valore profondo di una vita umana che Lui ha voluto e chiamato all\u2019essere. Perci\u00f2 la dignit\u00e0 fondamentale di ogni persona non si acquisisce e non si merita, n\u00e9 ha bisogno di essere dimostrata\u00bb [p. 65].<\/p>\n<p>\u00c8 il fondamento della Dichiarazione Universale dei Diritti dell\u2019Uomo, nata dalla Resistenza europea e globale contro le dittature impostesi nel mondo tra due guerre mondiali di sterminio, a mostrare l\u2019intrinseca inadeguatezza degli stati nazionali quali pietre angolari di diritti e doveri universali, nella sempre pi\u00f9 sofferente terra che ci ospita e nel sempre pi\u00f9 pressante tempo continuo della storia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Nel crollo dell\u2019URSS non \u00e8 finita la storia, solo l\u2019equilibrio globale post 1945, sostituito dalle buone intenzioni armate USA e UK. \u00abNuove minacce, nuove sfide, nuove opportunit\u00e0, un ordine mondiale del tutto nuovo. 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