{"id":20426,"date":"2026-06-14T09:33:37","date_gmt":"2026-06-14T07:33:37","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20426"},"modified":"2026-06-14T09:33:37","modified_gmt":"2026-06-14T07:33:37","slug":"il-tradizionalismo-e-la-liturgia-la-contraddizione-dietro-le-quinte-di-giorgio-bonaccorso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-tradizionalismo-e-la-liturgia-la-contraddizione-dietro-le-quinte-di-giorgio-bonaccorso\/","title":{"rendered":"Il tradizionalismo e la liturgia. La contraddizione dietro le quinte (di Giorgio Bonaccorso)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bonaccorso.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20427\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bonaccorso-300x169.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bonaccorso-300x169.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bonaccorso-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bonaccorso-768x432.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/bonaccorso.jpg 1280w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\">\n<p class=\"western\" style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em><span style=\"font-size: medium\">La discussione sulle pretese di usare spensieratamente il \u201cvecchio rito\u201d, di cui si ragiona appassionatamente da qualche mese, ha gi\u00e0 scoperto che alla base delle argomentazioni con cui si avvalora la possibilit\u00e0 di ricorrere ai rituali superati vi sono forme di ragionamento che si possono definire \u201csofismi\u201d. Non \u00e8 difficile notarlo al centro del modo con cui \u201cSummorum Pontificum\u201d giustifica il ricorso ad una \u201cforma straordinaria del rito romano\u201d sulla base di un presunto principio della \u201cirreformabilit\u00e0 del sacro\u201d. In questa stessa direzione si muove la riflessione che Giorgio Bonaccorso propone in questo testo, entrando con la autorevolezza della sua competenza rituale. Lo ringrazio per aver scritto questo testo, dallo stile quasi anglosassone, che lancia uno sguardo logico e antropologico sulle forme ecclesiali e rituali del nostro tempo, offrendo molte chiarificazioni su questioni decisive, che spesso vengono o sottovalutate o mistificate. (ag)<\/span><\/em><\/p>\n<p align=\"center\">\n<p class=\"western\" align=\"center\"><span style=\"font-size: medium\"><b>LA CONTRADDIZIONE DIETRO LE QUINTE<\/b><\/span><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"center\"><span style=\"font-size: medium\">di Giorgio Bonaccorso<\/span><\/p>\n<p class=\"western\">Marco chiese a Carlo, un suo vecchio compagno di scuola, cosa fosse rappresentato sulla copertina di un settimanale posto sul tavolino in mezzo a loro. Carlo rispose: \u00abUna pipa\u00bb. E Marco: \u00abAllora fumala\u00bb. Il cervello di Carlo, riconoscendo la forma essenziale della pipa rappresentata sul settimanale, era stato in grado di rispondere velocemente. In fondo il concetto di \u00abpipa\u00bb si accorda bene tanto con la pipa disegnata sul settimanale quanto con la pipa con la quale si fuma. Dal punto di vista del comportamento le cose cambiano, dato che da una parte si ha un comportamento legato alla sola percezione visiva, mentre nell\u2019altro caso si ha un comportamento legato anche alla percezione tattile. La differenza dei comportamenti \u00e8 ben espressa dalla risposta di Marco e pu\u00f2 essere facilmente verificata anche da Carlo. Nei macro-processi sociali il rapporto tra i comportamenti e i pensieri \u00e8 pi\u00f9 complesso, dato che si verifica una circolarit\u00e0 molto importante per la stessa costruzione sociale.<\/p>\n<p class=\"western\"><b>Architetture di comportamenti<\/b><\/p>\n<p class=\"western\">Una caratteristica fondamentale della vita sociale \u00e8 l\u2019architettura comportamentale: gli spazi che creiamo con le nostre scelte finiscono per condizionare i nostri comportamenti e col tempo anche le nostre scelte. Poniamo che un gruppo umano crei degli spazi che tengono separati i luoghi che possono abitare i membri di una razza, e i luoghi che possono abitare i membri un\u2019altra razza, oppure i luoghi degli schiavi e i luoghi dei padroni. Questa architettura porter\u00e0 a considerare naturale la discriminazione tra le razze e a legittimare la schiavit\u00f9. Il gioco tra le convinzioni ideologiche, gli spazi e i comportamenti \u00e8 tale che occorre un notevole sforzo innovativo per realizzare delle modifiche, come, per esempio, l\u2019abolizione della schiavit\u00f9. Il mantenimento del mutamento, per esempio dell\u2019abolizione della schiavit\u00f9, richieder\u00e0 costruzioni di spazi che non discriminino tra luoghi degli schiavi e luoghi dei padroni. Sarebbe alquanto stravagante, per non dire illegittimo, continuare a mantenere la discriminazione tra luoghi degli schiavi e luoghi dei padroni, qualora si sia adottata l\u2019abolizione della schiavit\u00f9.<\/p>\n<p class=\"western\">I punti fondamentali sono: 1) che i comportamenti, anzitutto, sono forme di comunicazione che coinvolgono tutti i linguaggi, e quindi non solo quelli spaziali e gestuali, ma anche quelli iconici, musicali, tattili e cos\u00ec via; 2) che i comportamenti intesi come forme di comunicazione modificano i modi di percepire, conoscere e pensare; 3) che risulta piuttosto problematico se non patologico, associare comportamenti e pensieri incompatibili.<\/p>\n<p class=\"western\">Riguardo a quest\u2019ultimo punto si deve tenere presente la distinzione logica tra \u00abcontrario\u00bb e \u00abcontraddittorio\u00bb: nero e bianco sono contrari, mentre nero e non nero o bianco e non bianco sono contraddittori. Riprendendo l\u2019esempio della schiavit\u00f9, si deve dire che \u00abschiavi\u00bb e \u00abpadroni\u00bb sono contrari, mentre \u00abschiavit\u00f9\u00bb e \u00abnon schiavit\u00f9\u00bb sono contraddittori. Nel caso dell\u2019abolizione della schiavit\u00f9 non \u00e8 in gioco la contrariet\u00e0 ma la contraddizione: con tale abolizione, infatti, non si pu\u00f2 ammettere che vi siano padroni e schiavi ma solo non padroni e non schiavi. Di conseguenza non si possono ammettere pensieri non schiavisti e spazi e pi\u00f9 genericamente comportamenti legati al modello di pensiero schiavista, anche perch\u00e9 l\u2019ammissione di tali comportamenti potrebbe portare di nuovo a pensieri schiavisti.<\/p>\n<p class=\"western\"><b>Il rito e le forme di contraddizione<\/b><\/p>\n<p class=\"western\">Il rito \u00e8 un intreccio di comportamenti e pensieri, e i riti religiosi sono un intreccio di comportamenti e pensieri legati alla fede di una determinata religione. Si tratta allora di sapere quale relazione vi sia tra la fede e il rito che la celebra. Anzitutto se la fede non \u00e8 semplicemente la dottrina della fede ma un\u2019esperienza profonda e indeducibile, non si possono trascurare gli ambiti nei quali si realizza tale esperienza, e il rito \u00e8 autentico proprio perch\u00e9 \u00e8 un ambito tra i pi\u00f9 rilevanti dell\u2019esperienza che chiamiamo fede. Ci\u00f2 che qui interessa \u00e8 il rapporto tra la coscienza di fede e il comportamento rituale. Posto che il rito sia un comportamento che, come si \u00e8 detto sopra riguardo al comportamento in genere, deriva dal pensiero e che allo stesso tempo modifica il pensiero, ossia che dipenda dalla coscienza di fede espressa in pensieri, e allo stesso tempo modifica la coscienza di fede espressa in pensieri, occorre verificare quando questo intreccio complesso implichi delle contrariet\u00e0 o delle contraddizioni.<\/p>\n<p class=\"western\"><b>Una ragione plurale nel rito?<\/b><\/p>\n<p class=\"western\">La questione che si apre \u00e8 quella del pluralismo nelle sue diverse manifestazioni. Anzitutto, nel caso della religione, riguarda tanto il pluralismo della coscienza di fede quanto il comportamento rituale. Le differenze devono, per\u00f2, mantenersi al di qua della contraddizione in riferimento a tre relazioni: tra coscienza di fede e coscienza di fede, tra comportamento rituale e comportamento rituale, tra coscienza di fede e comportamento rituale. Il trascorrere del tempo rende quanto mai complesse queste relazioni. Per questo \u00e8 diventata rilevante la nozione di tradizione che \u00e8 un continuo gioco tra conservare e modificare. L\u2019aspetto fondamentale \u00e8 costituito dalla rilevanza della differenza. Il puro e semplice continuum, a tutti i livelli, compreso quello riguardante il tempo, renderebbe impossibile percepire la realt\u00e0 e in particolare il tempo. Conservare un momento del tempo \u00e8 la negazione del tempo, e quindi il semplice conservare un momento della storia della chiesa \u00e8 la negazione della tradizione. La tradizione \u00e8 percepibile solo a partire dalla novit\u00e0: solo a partire dalla novit\u00e0, quindi, si pu\u00f2 considerare ci\u00f2 che si mantiene del passato e ovviamente ci\u00f2 che non si conserva.<\/p>\n<p class=\"western\"><b>La tradizione e il conservatorismo<\/b><\/p>\n<p class=\"western\">Il conservatorismo sembra ignorare questa dinamica, ma soprattutto entra in contraddizione con s\u00e9 stesso dato che diventa quanto mai equivoco cosa conservare. Se si deve conservare il pi\u00f9 antico, per esempio la coscienza di fede e il comportamento rituale della comunit\u00e0 cristiana delle origini, vengono automaticamente invalidati gli sviluppi successivi, sia patristici, sia medievali, sia moderni, sia contemporanei. Se poi si intende conservare una fase successiva, per esempio quella medievale, o quella moderna, occorre dimostrare perch\u00e9 proprio quella. Se si legittima tale scelta perch\u00e9 sarebbe un coerente sviluppo delle origini, bisogna dimostrare perch\u00e9 gli altri sviluppi non sarebbero un coerente sviluppo delle origini. Riguardo alla liturgia, sembra difficile intendere le celebrazioni con un alto clero abbondantemente paludato, come un coerente sviluppo delle celebrazioni descritte nel Nuovo Testamento; sarebbe quindi almeno logicamente strano che lo sviluppo verso celebrazioni con un alto clero non abbondantemente paludato debba essere considerato incoerente col passato.<\/p>\n<p class=\"western\">La questione pi\u00f9 inquietante, per\u00f2, \u00e8 il rapporto di contraddizione o di non contraddizione tra aspetti precedenti e aspetti recenti della coscienza di fede, come pure tra aspetti precedenti e aspetti recenti del comportamento rituale; data poi la stretta relazione tra coscienza di fede e comportamenti rituali, la questione inquietante \u00e8 quella di contraddizione o non contraddizione tra vecchio e nuovo in riferimento al rapporto tra coscienza di fede e comportamento rituale. Per esempio se la visione ecclesiologica della coscienza di fede attuale ha elementi incompatibili con la visione ecclesiologica della coscienza di fede passata, la loro convivenza sarebbe incompatibile con l\u2019identit\u00e0 di chiesa (come affermare che il sole gira intorno alla terra e affermare che la terra gira intorno al sole \u00e8 incompatibile con l\u2019identit\u00e0 della comunit\u00e0 scientifica). La conseguenza per il comportamento rituale \u00e8 evidente almeno se si tiene presente quanto si \u00e8 detto sopra sull\u2019architettura comportamentale: tale comportamento infatti per un verso deriva e per un verso incide sulla coscienza di fede, con la conseguenza che una celebrazione legata una determinata ecclesiologia \u00e8 incompatibile con una celebrazione legata a un\u2019ecclesiologia incompatibile con la precedente. Ora ci si pu\u00f2 chiedere quando l\u2019incompatibile sia contraddittorio.<\/p>\n<p class=\"western\"><b>Il vecchio rito e le sue contraddizioni<\/b><\/p>\n<p class=\"western\">Si pu\u00f2 affrontare la questione proprio facendo riferimento al \u00abpluralismo\u00bb e al suo uso ambiguo. Spostiamoci pi\u00f9 direttamente sul vecchio rito (preconciliare) e sul nuovo rito (postconciliare). In nome del pluralismo si invoca la coesistenza di entrambi. Ma se il pluralismo ad extra, cio\u00e8 tra due tipi di riti, \u00e8 cos\u00ec importante, e lo \u00e8 proprio per le conquiste del pensiero pi\u00f9 recente, come pu\u00f2 venire sottovalutato ad intra, cio\u00e8 nel rito, proponendo un comportamento rituale e una coscienza di fede, restrittiva rispetto per esempio alla salvezza e alla ministerialit\u00e0 ecclesiale? Sarebbe come invocare il pluralismo per legittimare il razzismo e quindi la pari dignit\u00e0 tra razzisti e non razzisti, mentre il razzismo implica l\u2019esclusione del pluralismo razziale, nel senso della pari dignit\u00e0 tra una razza e un\u2019altra. Qui si tratta di razzismo e di non razzismo, ossia di una evidente contraddizione inconciliabile. Non si dovrebbe dimenticare che alcuni aspetti della coscienza di fede di alcuni secoli ammetteva la schiavit\u00f9, l\u2019esclusione delle donne da molti ruoli sociali, la condanna al limbo dei bambini non battezzati: se, e ripeto se, la coscienza di fede pi\u00f9 recente implica la non schiavit\u00f9, la non esclusione delle donne, il non limbo, ci troviamo di fronte a contraddizioni inconciliabili. E se la ritualit\u00e0 di secoli addietro ha connivenze forti con quella coscienza di fede, \u00e8 evidente che vi sia contraddizione inconciliabile con una ritualit\u00e0 che abbia connivenze forti con la pi\u00f9 recente coscienza di fede.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La discussione sulle pretese di usare spensieratamente il \u201cvecchio rito\u201d, di cui si ragiona appassionatamente da qualche mese, ha gi\u00e0 scoperto che alla base delle argomentazioni con cui si avvalora la possibilit\u00e0 di ricorrere ai&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20426"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20426"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20426\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20428,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20426\/revisions\/20428"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20426"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20426"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20426"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}