{"id":20424,"date":"2026-06-11T06:25:48","date_gmt":"2026-06-11T04:25:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20424"},"modified":"2026-06-10T23:32:35","modified_gmt":"2026-06-10T21:32:35","slug":"liturgia-e-scismi-dieci-punti-da-ricordare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/liturgia-e-scismi-dieci-punti-da-ricordare\/","title":{"rendered":"Liturgia e scismi: dieci punti da ricordare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12153\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>L\u2019avvicinarsi del 1 luglio, come data in cui la FSSPX ha annunciato di voler procedere alle nuove ordinazioni episcopali, pu\u00f2 suggerire una serie di considerazioni, che sono state largamente trascurate e ampiamente sottovalutate negli ultimi due decenni, da parte di non pochi soggetti ecclesiali. Provo a presentarle ordinatamente, per fare memoria del loro riflesso pesante sulla \u201cquestione liturgica\u201d.<\/p>\n<ul>\n<li>1. Nella sua origine, la opposizione al Concilio Vaticano II ha preso la forma della contestazione alla prima riforma introdotta, quella che simbolicamente \u00e8 diventata la prima traduzione del Concilio in realt\u00e0: ossia il nuovo <i>Ordo Missae<\/i>. Resistere al nuovo <i>Ordo Missae<\/i> \u00e8 stato, per decenni, l\u2019emblema del rifiuto del Concilio, interpretato emotivamente come \u201ctradimento della tradizione\u201d.<\/li>\n<li>2. M. Lefebvre, le cui obiezioni al Vaticano II riguardavano soprattutto GS e DH, ossia il rapporto chiesa-mondo e il ruolo della libert\u00e0 di coscienza, ha trovato per\u00f2 nella opposizione al nuovo modello di celebrazione il \u201ccavallo di battaglia\u201d per resistere a quella che riteneva, in modo del tutto unilaterale, come una ingiustificata modernizzazione e protestantizzazione del cattolicesimo.<\/li>\n<li>3. Di qualche interesse \u00e8 il fatto che proprio Mons. Lefebvre, per giustificare la sua posizione, proponesse negli anni 70 un argomento che era gi\u00e0 stato utilizzato 20 anni prima di lui, all\u2019epoca della \u201cprima grande riforma liturgica\u201d voluta da Pio XII: la riforma della veglia pasquale. In quel caso, Mons. Giuseppe Siri, e 20 anni dopo Mons. Marcel Lefebvre, sostenevano che il papa avrebbe dovuto permettere di considerare \u201copzionali\u201d le riforme che promuoveva e approvava. Secondo loro, chi voleva poteva usare la nuova forma della Veglia Pasquale (o pi\u00f9 tardi del Messale), ma chi la pensava diversamente, poteva continuare a ricorrere alla forma precedente. Fu, quella apparsa allora, la prima teorizzazione di un \u201cuso parallelo\u201d del rito romano.<\/li>\n<li>4. Purtroppo \u00e8 stato proprio questo argomento, caratterizzato da un sofisma piuttosto accentuato, a segnare pesantemente la fase che dal 2007 al 2021 ha agitato la chiesa cattolica. Con il segreto intento di \u201criconciliare\u201d la chiesa proprio con i soggetti dello scisma lefebvriano, il MP <i>Summorum Pontificum<\/i> concedeva, di fatto, ai lefebvriani il loro argomento pi\u00f9 antico: <i>rendere opzionale la riforma liturgica<\/i>.<\/li>\n<li>5. A questo, non lo si deve dimenticare, segu\u00ec nel 2009 la \u201cremissione delle scomuniche\u201d nei confronti dei vescovi della FSSPX e il lavoro di \u201cdialogo\u201d che la Commissione <i>Ecclesia Dei<\/i> aliment\u00f2 a partire da quel momento: la strategia, piuttosto confusa, immaginava che, cedendo sul piano degli argomenti e cancellando le scomuniche, non sarebbe stato difficile per Roma ritrovare la piena comunione con queste comunit\u00e0.<\/li>\n<li>6. In realt\u00e0, quella tattica si scontr\u00f2 contro la strategia adottata da parte degli interlocutori, che provvedevano ad \u201calzare continuamente la asticella\u201d, fino a giungere alla pretesa di estendere la opzionalit\u00e0, dalla liturgia, all\u2019intero Concilio Vaticano II, che a loro avviso era da ritenersi come integralmente \u201cnon vincolante\u201d. La cosa fu chiara gi\u00e0 negli anni 2010-2015, ed \u00e8 stata ribadita recentemente, di fronte alla nuova fronda che si stava preparando. Il famoso \u201cprotocollo\u201d di intesa \u2013 che riduceva il Vaticano II ai minimi termini \u2013 era solo uno specchietto per le allodole. E non si capiva bene, a un certo punto, da quale parte del tavolo ci fosse la posizione pi\u00f9 critica verso il Concilio! Per fortuna tutto rientr\u00f2 rapidamente, soprattutto dopo il 2021.<\/li>\n<li>7. L\u2019annuncio di prossime nuove ordinazioni episcopali, fissate per il 1 luglio 2026 , ha mostrato apertamente che l\u2019avvenire di quella illusione si era ormai concluso. Se si rincorrono i lefebvriani adottando i loro falsi argomenti, non si genera comunione, pace, riconciliazione, ma maggiore lacerazione e pi\u00f9 ampia rottura, non solo al di l\u00e0, ma anche al di qua dei confini della comunione cattolica.<\/li>\n<li>8. Per questo \u00e8 utile capire bene questo principio: <i>il ragionamento che ipotizza la presenza, nel corpo della chiesa cattolica, di due forme parallele del medesimo rito romano, <\/i><i>ha al suo interno, fin dalla <\/i><i>sua <\/i><i>origine, una rottura, <\/i><i>un rifiuto <\/i><i>e un risentimento<\/i>. Lo sapeva Siri, che infatti abbandon\u00f2 subito il suo argomento dopo il 1951. Lo sapeva Lefebvre, che lo ha mantenuto fino in fondo, arrivando per questo alla rottura con Roma. In modo arrischiato lo ha usato <i>Summorum Pontificum<\/i>, anche con l\u2019applauso di qualche teologo: ma questa concessione agli scismatici non ottenne nulla in cambio, se non lacerazione interna alla comunione cattolica e introdusse cos\u00ec, contro la sua intenzione, ma oggettivamente, la possibilit\u00e0 di un piccolo scisma in ogni comunit\u00e0 cattolica. Come avrebbe detto, irresponsabilmente, la Nota \u201cUniversae ecclesiae\u201d del 2011, un gruppo liturgico era da considerarsi legittimato a chiedere la \u201cforma straordinaria\u201d del rito romano quando si fossero incontrate <i>almeno tre persone, anche se di diocesi diverse<\/i>. In questo modo <i>in tre diocesi, <\/i><i>solo <\/i><i>tre persone, potevano costituire tre gruppi <\/i><i>di fedeli<\/i>. L\u2019anarchia era assicurata e la moltiplicazione mistificata dei \u201cgruppi sensibili\u201d era garantita a priori.<\/li>\n<li>9. L\u2019immaginario dei riti paralleli \u00e8 un immaginario bellico. Il rito romano ha ottenuto, dopo il Concilio Vaticano II, una forma accogliente, perch\u00e9 pu\u00f2 contenere al suo interno, selettivamente ed elettivamente, diverse sensibilit\u00e0. Questa \u00e8 l\u2019unica strada per fare pace: consentire generosamente all\u2019uso selettivo ed elettivo del rito di Paolo VI. Questo possono farlo tutti, anzi lo debbono fare!<\/li>\n<li>10. Chi invece ha scelto il rito tridentino come trincea su cui resistere, rifiuta il Concilio Vaticano II perch\u00e9 rifiuta una Chiesa accogliente. Le ordinazioni del prossimo 1 luglio, se si terranno, cadranno come pietra tombale sulle illusioni \u2013 alimentate a sproposito, anche nella comunione cattolica \u2013 da parte di una narrazione fittizia, che prometteva la convivenza pacifica tra \u201criti paralleli\u201d. L\u2019unica via, per fare pace nella comunione cattolica, \u00e8 assumere il rito comune come lo spazio aperto, non escludente, bens\u00ec accogliente e rispettoso delle legittime differenze e delle diverse sensibilit\u00e0.<\/li>\n<\/ul>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019avvicinarsi del 1 luglio, come data in cui la FSSPX ha annunciato di voler procedere alle nuove ordinazioni episcopali, pu\u00f2 suggerire una serie di considerazioni, che sono state largamente trascurate e ampiamente sottovalutate negli ultimi&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20424"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20424"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20424\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20425,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20424\/revisions\/20425"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20424"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20424"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20424"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}