{"id":20413,"date":"2026-06-09T08:17:57","date_gmt":"2026-06-09T06:17:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20413"},"modified":"2026-06-09T08:24:02","modified_gmt":"2026-06-09T06:24:02","slug":"delluso-selettivo-del-messale-romano-lunica-pace-liturgica-possibile","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/delluso-selettivo-del-messale-romano-lunica-pace-liturgica-possibile\/","title":{"rendered":"Dell\u2019uso selettivo del Messale Romano. L\u2019unica pace liturgica possibile"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/messale-romano-iii-edizione.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-16442\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/messale-romano-iii-edizione-300x300.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/messale-romano-iii-edizione-300x300.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/messale-romano-iii-edizione-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/messale-romano-iii-edizione-1024x1024.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/messale-romano-iii-edizione.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Che vi siano, nella chiesa cattolica, <i>varietates legitimae<\/i>, legittime differenze, \u00e8 una delle fondamentali acquisizioni che il Concilio Vaticano II ha potentemente recuperato dalla sana tradizione millenaria che lo ha preceduto. Questa nuova evidenza, che la fase moderna dello sviluppo ecclesiale dopo il Concilio di Trento aveva parzialmente offuscato, \u00e8 tornata al centro della esperienza delle chiese, anche sul piano della celebrazione liturgica.<\/p>\n<p>L\u2019intero campo del rito, e in particolare l\u2019<i>Ordo Missae<\/i>, ha sub\u00ecto un processo di riforma nella direzione di questa straordinaria pluralit\u00e0 interna all\u2019unico rito comune. Per quanto riguarda la celebrazione della eucaristia, le forme principali della variazione riguardano:<\/p>\n<p>a) la maggiore ricchezza biblica del lezionario<\/p>\n<p>b) la pluralit\u00e0 di lingue della celebrazione<\/p>\n<p>c) la pluralit\u00e0 di \u201cformulazioni\u201d della preghiera eucaristica e delle altre preghiere<\/p>\n<p>Il Messale Romano scaturito dalla riforma liturgica (Novus Ordo = NO) offre, da questo punto di vista, una ricchezza davvero incomparabile rispetto alla forma precedente, che risulta dotata di un lezionario ridotto, di una sola versione linguistica e di una sola preghiera eucaristica.<\/p>\n<p>Nel dibattito che dopo la riforma liturgica ha caratterizzato il cattolicesimo, alcuni soggetti e alcune comunit\u00e0 hanno preteso di conservare la forma tridentina di Ordo Missae, spesso chiamata Vetus Ordo (= VO). Non solo nella forma scismatica lefebvriana, ma anche in forme che hanno conservato la comunione con Roma, pur contestando radicalmente la riforma liturgica.<\/p>\n<p>Negli ultimi 20 anni abbiamo assistito in sintesi a questi passaggi:<\/p>\n<p>a) Nel 2007, con<i> Summorum Pontificum<\/i>,<i> <\/i>abbiamo preso la via di \u201cforma parallele del medesimo rito romano\u201d;<\/p>\n<p>b) Nel 2011, con<i> Universae Ecclesiae<\/i><i> <\/i>abbiamo ampliato le possibilit\u00e0 di far uso di tale parallelismo;<\/p>\n<p>c) Nel 2021, con<i> Traditionis Custodes<\/i><i> <\/i>ci siamo resi conto che era necessario tornare all\u2019unica <i>lex orandi <\/i>ed evitare ogni parallelismo generale tra <i>ordines<\/i>;<\/p>\n<p>d) Dopo il 2025, con l\u2019arrivo di papa Leone, si \u00e8 cercato di motivare in diversi modi la possibilit\u00e0 di tornare, in qualche modo, all\u2019uso parallelo di NO e VO. Vi \u00e8 chi ha proposto una <i>soluzione tipografica<\/i> (stampare Novus Ordo e Vetus Ordo in un solo libro), chi ha proposto una <i>soluzione pattizia<\/i> (chiedere una serie di condizioni a chi vuole usare il VO: riconoscere le Costituzioni Conciliari, riconoscere le altre preghiere eucaristiche, partecipare alla messa crismale\u2026)<\/p>\n<p>Il dibattito che queste proposte hanno sollevato si \u00e8 mosso, largamente, sul registro delle \u201clegittime differenze\u201d. Spesso si \u00e8 usato apertamente il riferimento alla pluralit\u00e0 per legittimare l\u2019uso in parallelo di due messali tra loro difformi e non coerenti.<\/p>\n<p>Proprio riflettendo su questo punto, mi pare di poter formulare una proposta diversa, ma realistica, con cui favorire una pacifica soluzione della questione.<\/p>\n<p>Il Messale Romano, nella sua versione approvata da Paolo VI e poi precisata da Giovanni Paolo II, costituisce il testo comune ad ogni tradizione cattolico-romana. Anche il rito ambrosiano, cui spesso si fa riferimento per legittimare una pluralit\u00e0 interna al rito cattolico, ha avuto la sua riforma e perci\u00f2 ha anch\u2019esso una forma \u201cvecchia\u201d e una \u201cnuova\u201d. Rimandare al rito ambrosiano non risolve il problema del rito romano.<\/p>\n<p>Tuttavia, ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 rilevante \u00e8 il fatto che il Messale Romano, nella sua versione riformata, ha una sua <b>intrinseca pluralit\u00e0<\/b>. Ha versioni in molte lingue diverse e ha, all\u2019interno di queste lingue diverse, diversi formulari di preghiere eucaristiche, di collette, di superoblata e di postcommunionem.<\/p>\n<p>Dell\u2019unico Messale, comune a tutti, \u00e8 possibile fare un uso differenziato. E\u2019 del tutto legittimo persino un <b>uso selettivo<\/b>. Proprio nella direzione di questo \u201cuso selettivo\u201d si pu\u00f2 muovere il percorso di una riconciliazione con tutti coloro che nutrono una sensibilit\u00e0 particolare nella comune tradizione cattolico-romana.<\/p>\n<p>In particolare, si pu\u00f2 pensare a comunit\u00e0 che, per ragioni fondate, abbiano la determinazione di usare del NO soltanto in lingua latina e ricorrendo esclusivamente alla preghiera eucaristica prima, ossia al Canone Romano. Una tale opzione, certamente qualificante una particolare esperienza ecclesiale e spirituale, risulta del tutto legittima e non ha bisogno di condizioni. Usare il libro comune a tutti in un modo specifico e particolare \u00e8 una possibilit\u00e0 di questo testo (ma non del precedente). E\u2019 il testo a garantire la pluralit\u00e0 e allo stesso tempo la unit\u00e0.<\/p>\n<p>Potremmo pensare che esistono, all\u2019interno della comune appartenenza alla Chiesa romana, una serie di luoghi, di persone e di comunit\u00e0 in cui l\u2019uso del Messale Romano \u00e8 selettivo. Anzi, dovremmo ammettere che ogni uso del messale, in quanto prevede scelte, \u00e8 sempre selettivo. Ogni messa \u00e8 \u201cselettiva\u201d delle possibilit\u00e0 offerte dal rituale. Questa consapevolezza permette di coltivare, della tradizione comune, un aspetto particolarmente classico, sia dal punto di vista della espressione, sia dal punto di vista del contenuto.<\/p>\n<p>Questo <b>uso selettivo<\/b> permetterebbe di evitare due equivoci gravi, che si manifestano nel parallelismo proposto da SP e dalle proposte ad esso successive:<\/p>\n<p>a) la tensione tra un testo elastico e un testo rigido: avvicinando al NO il VO, non si alimenta la pluralit\u00e0, ma lo scontro tra una visione aperta della Chiesa e una visione chiusa, che non ha alternative a parlare latino e a usare il Canone Romano. Se la medesima scelta (del latino e del Canone Romano) avviene come opzione all\u2019\u2019interno di un testo comune, assume il volto e la sostanza di una scelta legittima, di una sensibilit\u00e0 riconciliata, non di una lacerazione della tradizione e di una opposizione agli altri.<\/p>\n<p>b) le legittime variet\u00e0 interne al NO conservano sul piano comune le acquisizioni irreversibili a livello del Lezionario e del Calendario, offrendo un terreno condiviso di testi autorevoli e di tempi festivi, per quanto vissuti con scelte rituali e linguistiche legittimamente diverse. Se si usano due ordines diversi, si perde la comunione dei testi biblici e dei tempi del calendario, ossia si mina la comunione di ascolto e di ritmo.<\/p>\n<p>Un \u201cuso selettivo\u201d del Messale Romano pu\u00f2 ampliarsi anche ad un uso selettivo del Rituale Romano, del Pontificale Romano e della Liturgia delle Ore romana. Gi\u00e0 oggi \u00e8 possibile notare come a Roma, a San Pietro, non sia raro, anzitutto per ragioni di opportunit\u00e0, che nel caso di frequentissime assemblee internazionali, si possa usare di questi riti (del Messale o della Liturgia delle ore o del Pontificale) la versione latina. Questo \u00e8 del tutto possibile e legittimo, come \u201cuso selettivo\u201d del rito romano. Anche questo \u00e8 un uso selettivo.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 pertanto affermare che il NO subisce sempre un uso selettivo: nel momento in cui si attua la celebrazione occorre fare scelte tra alternative (di lingua e di formulari). Si potr\u00e0 per\u00f2 distinguere un <b>uso selettivo elastico<\/b> (che permette di volta in volta soluzioni diverse) e un <b>uso selettivo rigido<\/b>, che opera una scelta generale, che vale sempre e comunque. La oscillazione tra queste diverse selezioni resta, comunque, nell\u2019ambito della legittimit\u00e0, non mina la comunione, pur esprimendo sensibilit\u00e0 diverse.<\/p>\n<p>Estendere questa consapevolezza e mostrare questa possibilit\u00e0 pu\u00f2 essere la via principe per custodire due beni che non sono in contraddizione: la pluralit\u00e0 di esperienze liturgiche, ospitata solo dai rituali successivi al Concilio Vaticano II, e la comunione tra queste esperienze, assicurata dal riferimento all\u2019unica lex orandi.<\/p>\n<p>Questa idea, che ho maturato grazie al confronto con Enzo Bianchi (<a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-risposta-alla-lettera-di-enzo-bianchi\/\">qui<\/a>), con Alberto Melloni (<a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/intransigenza-o-coerenza-il-monaco-lo-storico-il-teologo-e-la-liturgia\/\">qui<\/a>) e con Michael David Semeraro (<a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/per-non-minimizzare-sul-vetus-ordo-una-lettera-di-fratel-michaeldavide-semeraro-osb\/\">qui<\/a>), mi sembra poter comporre bene il riconoscimento della diversit\u00e0 con la comunione universale. Un <b>uso selettivo del rito romano<\/b> \u00e8 la via per la pace liturgica. La opzione avviene non tra \u201cordines\u201d diversi, ma all\u2019interno dell\u2019unico <i>ordo<\/i>, inteso come casa comune di diverse sensibilit\u00e0, da valorizzare nella loro differenza relativa. La scelta non avviene pi\u00f9 contro qualcuno o contro qualcosa, ma all\u2019interno dell\u2019unico rito comune: \u00e8 il segno di un arricchimento reciproco, senza lacerazione e senza contrapposizione. E\u2019 diversit\u00e0 riconciliata. In sintesi si pu\u00f2 affermare: mentre l\u2019<b>uso conflittuale del VO <\/b><b>contro il NO<\/b> introduce una inevitabile lacerazione ecclesiale, teologica e spirituale, l\u2019<b>uso selettivo del NO<\/b> lavora in un orizzonte di differenze riconciliate.<\/p>\n<p>Per contrasto, e come monito per tutti, la vicenda della esperienza lefevbriana, prossima ad un probabile nuovo scisma, mostra bene come il fatto di giocare sulla contrapposizione tra <i>ordines<\/i> rituali diversi, il rifiuto di accettare la riforma liturgica e la forma di chiesa che essa rappresenta ed istituisce, non sia una delle forme della pace, ma alimenti soltanto la incomprensione e la perdita di comunione. Un uso selettivo e differenziato del medesimo libro rituale, cos\u00ec come concepito dalla stessa riforma successiva al Concilio Vaticano II, pu\u00f2 assicurare quelle <i>varietates legitimae<\/i> di cui la Chiesa cristiana \u00e8 ricca fin dal suo inizio, fin dalla parola diversificata \u2013 in quanto attestata non in uno, ma in 4 vangeli \u2013 di cui essa vive in ogni tempo e in ogni terra, senza vergognarsi di questa origine plurale e non del tutto concorde dei propri atti istitutivi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che vi siano, nella chiesa cattolica, varietates legitimae, legittime differenze, \u00e8 una delle fondamentali acquisizioni che il Concilio Vaticano II ha potentemente recuperato dalla sana tradizione millenaria che lo ha preceduto. 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