{"id":20406,"date":"2026-06-05T10:00:21","date_gmt":"2026-06-05T08:00:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20406"},"modified":"2026-06-05T10:04:02","modified_gmt":"2026-06-05T08:04:02","slug":"una-teologia-separata-i-titoli-e-la-nostalgia-della-societa-dellonore","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-teologia-separata-i-titoli-e-la-nostalgia-della-societa-dellonore\/","title":{"rendered":"Una teologia \u201cseparata\u201d? I titoli e la nostalgia della societ\u00e0 dell\u2019onore"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/seminario-dei-chierici-Mazara.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20408\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/seminario-dei-chierici-Mazara-300x200.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/seminario-dei-chierici-Mazara-300x200.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/seminario-dei-chierici-Mazara-1024x682.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/seminario-dei-chierici-Mazara-768x511.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/seminario-dei-chierici-Mazara.jpg 1200w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>(<em>uno dei primi seminari istituiti in Italia, a Mazara del Vallo, poi riedificato nel 1700 in questa forma elegante<\/em>)<\/p>\n<p>Diceva il mio maestro Giampiero: i titoli non servono a niente, basta averli conseguiti. Avere \u201ctitolo\u201d significa vedersi riconosciuta una autorit\u00e0. Nella storia della Chiesa il modo di \u201cavere titolo\u201d non \u00e8 stato uniforme n\u00e9 si pu\u00f2 considerare come il frutto di uno sviluppo lineare.<\/p>\n<p>Un passaggio del tutto classico \u00e8 stata la istituzione dei \u201cseminari\u201d, come risposta alla crisi moderna del ministero nella Chiesa. Con una risoluzione che risale al 1563 (<i>Cum adolescentium aetas<\/i>) inizia la strutturazione moderna di un modo comune di formare la \u201cclasse dirigente\u201d della Chiesa cattolica. Potremmo considerarlo il gesto istituzionale che inaugura una \u201cet\u00e0 classica\u201d della formazione, basata su alcuni principi:<\/p>\n<p>&#8211; la separazione dal corpo sociale del candidato, che resta per molti anni \u201ca parte\u201d.<\/p>\n<p>&#8211; la destinazione esclusiva a maschi celibi e figli legittimi<\/p>\n<p>&#8211; la unit\u00e0 di studio, disciplina, preghiera in forma comunitaria<\/p>\n<p>&#8211; la selezione nel tempo, il cursus di gradi rituali, per giungere alla ordinazione presbiterale<\/p>\n<p>Questo modello procedurale e istituzionale per \u201cconfezionare\u201d i ministri \u00e8 pensato nel cuore della societ\u00e0 dell\u2019onore: \u00e8 una iniziazione ad una \u201cmaggiore dignit\u00e0 sociale\u201d, ad una \u201cpreferenza\u201d, che separa il soggetto per riconoscergli autorit\u00e0. Questo progetto, messo in piedi alla fine del XVI secolo, ha segnato profondamente l\u2019Europa e il mondo per 4 secoli. Ma nel XX secolo \u00e8 entrato in crisi. Pensare oggi la \u201cformazione teologica\u201d con questo modello moderno \u00e8 un modo di stare fuori dalla storia e di perpetuare illusioni del passato.<\/p>\n<p>Che cosa \u00e8 cambiato? Anzitutto la forma sociale. Siamo passati gradualmente, tra il XIX e il XX secolo, almeno in Europa, dalla \u201csociet\u00e0 dell\u2019onore\u201d alla \u201csociet\u00e0 della dignit\u00e0\u201d. Questo passaggio \u00e8 avvenuto con una nuova accezione di \u201cdignit\u00e0\u201d, che non \u00e8 pi\u00f9 \u201cpreferenza\u201d e \u201cdistinzione\u201d, ma caratteristica comune di eguaglianza e di parit\u00e0 di diritti. Nella societ\u00e0 della dignit\u00e0 cambia il modo di pensare anche il ministero ecclesiale. Almeno in tre dimensioni:<\/p>\n<p>a) La formazione non avviene pi\u00f9 soltanto per separazione, ma per integrazione. Il \u201cluogo\u201d della formazione non \u00e8 pi\u00f9 la clausura monastico-militare del seminario, ma la integrazione nel territorio e nelle forme di vita. Come in ogni formazione, una certa separazione resta insuperabile, ma non \u00e8 pi\u00f9 il \u201cluogo del ritiro\u201d la forma classica per comprendere come rispondere alla chiamata ecclesiale.<\/p>\n<p>b) I soggetti non sono pi\u00f9 \u201cpredeterminati\u201d. La tradizione che ha selezionato solo maschi celibi ha avuto e continua ad avere in parte le sue ragioni. Ma non \u00e8 pi\u00f9 una ragione esclusiva. Dove il matrimonio viene riletto con nuove categorie e dove la donna \u00e8 \u201centrata nello spazio pubblico\u201d la riserva del maschio celibe \u00e8 un relitto del passato. La cultura comune, anche ecclesiale, non esclude pi\u00f9 dalla autorit\u00e0 n\u00e9 maschi coniugati, n\u00e9 donne nubili, n\u00e9 donne coniugate. I tre quarti del popolo di Dio che la tradizione moderna escludeva dal ministero ordinato oggi devono essere integrati nella formazione teologica al ministero ecclesiale.<\/p>\n<p>c) La formazione teologica \u00e8 formazione culturale. Questo principio, che la istituzione dei Seminari nell\u2019et\u00e0 moderna aveva profondamente valorizzato, ha subito, nel tempo, un forte logoramento. La riduzione della formazione alle \u201cdiscipline ecclesiastiche\u201d \u00e8 diventata, dalla fine del XIX secolo, una vera patologia ecclesiale. Lo scontro con il mondo moderno ha illuso che il futuro ministro potesse studiare \u201csolo teologia\u201d. E che la stessa teologia possa essere una disciplina \u201cautonoma\u201d dalla cultura, autoreferenziale e chiusa alla cultura.<\/p>\n<p>Queste considerazioni implicano la sfida, che dopo il Concilio Vaticano II ha iniziato a ripensare lo studio teologico, ampliando la base di coloro che concorrono alla formazione ecclesiale. Ma qui, occorre dirlo, non tutto si muove in modo concorde. La tentazione persistente a pensare \u201cnella separatezza\u201d la formazione teologica pu\u00f2 creare, ancora una volta, la logica della \u201csociet\u00e0 dell\u2019onore\u201d nel cuore della societ\u00e0 della dignit\u00e0. Si pu\u00f2 avere, anche oggi, la tentazione di creare uno \u201cstudio per titoli\u201d in parallelo ad una \u201cstudio senza titoli\u201d. E questa discriminazione pu\u00f2 fondare la differenza sulla gestione del tempo. Se l\u2019orario delle lezioni \u00e8 incompatibile con soggetti lavoratori, allora \u00e8 chiaro potranno accedere ai titoli soltanto coloro che sono liberi dal lavoro. Questo opera una grave forma di selezione nel corpo ecclesiale. Si tratta della sopravvivenza della logica tridentina in una societ\u00e0 molto diversa: una resistenza del clericalismo che pensa che si studia teologia solo per diventare preti, nell\u2019orizzonte di una \u201cadulescentium aetas\u201d che arriva ormai a 40 anni!<\/p>\n<p>Una \u201cformazione libera dai vincoli accademici\u201d \u2013 come viene chiamata con linguaggio da spot pubblicitario anche se in un contesto formativo ecclesiale \u2013 non garantisce una vera libert\u00e0. Se sei libero dai vincoli accademici, non avrai mai alcuna autorit\u00e0 riconosciuta. Quella libert\u00e0 \u00e8 una illusione, una forma di schiavit\u00f9. Qui la questione \u00e8 istituzionale. Se abbiamo avuto per decenni un accesso serale ai titoli accademici, che permetteva lo sviluppo di competenze riconosciute abbinate a forme di vita non clericale e non religiosa, oggi a questa esperienza viene posto uno stop che suona come la smentita bruciante di molti discorsi (che per questo diventano retorici) sulla sinodalit\u00e0, sulla partecipazione al governo della chiesa, sulla presenza dei laici e delle laiche nella pastorale. Sarebbe paradossale coinvolgere nel governo della chiesa laici e laici \u201cpurch\u00e9 senza titoli\u201d, e perci\u00f2 malleabili e gestibili. Per \u201cnutrire lo Spirito\u201d e per \u201cabitare il presente\u201d ci sono molti modi. Ma impedire a chi non abita le forme clericali e religiose di vita di conseguire i titoli riconosciuti \u00e8 una grave involuzione a livello ecclesiale e teologico: non \u00e8 nutrire lo Spirito e non \u00e8 abitare il presente. Le formule retoriche non aiutano a fare i conti con la verit\u00e0.<\/p>\n<p>La argomentazione che fa discendere queste decisioni da \u201cesigenze di bilancio\u201d \u00e8 frutto di <i>microthumia<\/i>. Se vedi solo le questioni economiche come decisive, hai permesso al tuo cuore di diventare piccolo. Bisogna avere il cuore grande e lo sguardo lungo per non deprimere il desiderio e per non negare la speranza. Una bella notizia viene da Parigi, dove ai laici che ne abbiano il desiderio si consente, in un percorso di 8 anni di studio serale, con impegno molto limitato nella settimana, di qualificare il loro studio con la possibilit\u00e0 di conseguire il titolo riconosciuto.<\/p>\n<p>La possibilit\u00e0 non \u00e8 un obbligo. Nulla impedisce che si possa \u201cfruire\u201d di un insegnamento qualificato anche senza la volont\u00e0 di acquisire alcun titolo. Ma non vale il contrario: se istituisci un corso che non offre alcun titolo, escludi una parte significativa di possibili soggetti di arrivare al riconoscimento di un titolo, di avere una autorit\u00e0 riconosciuta nella Chiesa.<\/p>\n<p>Se la unificazione dei percorsi di formazione teologica, che di per s\u00e9 \u00e8 cosa buona, diventa principio di discriminazione delle forme di vita in cerca di formazione, il processo si converte in un peggioramento del sistema precedente: <i>corruptio optimi pessima.<\/i><\/p>\n<p>Rinunciare alla possibilit\u00e0 di offrire la formazione teologica \u201ctitolata\u201d se non a chi vive in condizione religiosa o clericale \u00e8 una obiettiva involuzione ecclesiologica, teologica e spirituale. Chi non la vede, o la minimizza, ha messo la testa nella sabbia, forse senza saperlo, e ha bisogno di essere aiutato a tirarla fuori e a guardare il mondo con occhi diversi da quelli di Carlo Borromeo. Quello che San Carlo ha fatto nella societ\u00e0 dell\u2019onore, noi dobbiamo farlo nella societ\u00e0 della dignit\u00e0: questa differenza ci impedisce di fare della \u201cseparazione\u201d tra chierici e laici una soluzione. Quella che per lui era la soluzione, per noi \u00e8 il problema. Forse il pi\u00f9 grande.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; (uno dei primi seminari istituiti in Italia, a Mazara del Vallo, poi riedificato nel 1700 in questa forma elegante) Diceva il mio maestro Giampiero: i titoli non servono a niente, basta averli conseguiti. 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