{"id":20381,"date":"2026-05-30T13:18:21","date_gmt":"2026-05-30T11:18:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20381"},"modified":"2026-05-30T13:21:50","modified_gmt":"2026-05-30T11:21:50","slug":"una-risposta-alla-lettera-di-enzo-bianchi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-risposta-alla-lettera-di-enzo-bianchi\/","title":{"rendered":"Una risposta alla lettera di Enzo Bianchi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-15419\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus-300x218.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"218\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus-300x218.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/missavetus.jpg 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Caro Enzo,<\/p>\n<p>la lettera che mi hai scritto (e che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-lettera-sul-rito-romano-di-enzo-bianchi\/\">qui<\/a>) , dopo il nostro confronto pubblico (di cui si trovano <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-pace-illusoria-un-monachesimo-autoreferenziale-e-il-concilio-negato-lettera-aperta-a-enzo-bianchi\/\">qui<\/a>\u00a0 e <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/intransigenza-o-coerenza-il-monaco-lo-storico-il-teologo-e-la-liturgia\/\">qui<\/a> tutti i passaggi), credo che aiuti a comprendere su che cosa siamo d&#8217;accordo e direi in piena sintonia e dove, invece, ci troviamo in dissenso. Questo non deve turbare nessuno: nella Chiesa \u00e8 giusto discutere su ci\u00f2 su cui non si \u00e8 d&#8217;accordo. Come mi hai scritto nel messaggio con cui hai accompagnato la lettera, \u00e8 difficile capire perch\u00e9 ci ritroviamo a parlarne solo noi due, mentre gli altri\u00a0 stanno semplicemente a guardare oppure aspettano semplicemente ordini dall&#8217;alto. Con te auspico un dibattito ampio e articolato, di cui hanno bisogno tanto le coscienze personali quanto le decisioni pastorali<\/p>\n<p>Al di l\u00e0 di questo, sono convinto, grazie al tuo secondo scritto, di aver capito meglio in quale misura io mi trovi d&#8217;accordo con te. Metto in primo piano questo consenso, che riguarda tre punti:<\/p>\n<p>a) La <em>contestazione aperta della soluzione &#8220;universalistica&#8221;<\/em>. Come tu scrivi con chiarezza, la via proposta da <em>Summorum Pontificum<\/em> non poteva funzionare, per due motivi: perch\u00e9 creava un parallelismo generale tra due forme (ordinaria e straordinaria) del rito romano e perch\u00e9 sottraeva ai vescovi la autorit\u00e0 sulla liturgia nelle loro diocesi, affidandola invece ad un organismo centrale (Commissione Ecclesia Dei).<\/p>\n<p>b) La convinzione che <em>la liturgia della chiesa cattolica \u00e8 quella riformata dal Concilio Vaticano II<\/em> e dalla Riforma che esso ha determinato<\/p>\n<p>c) Tu stesso hai lavorato, con meriti obiettivi per la Chiesa italiana, sul piano della a<em>ttuazione della riforma, con una &#8220;inculturazione monastica&#8221;<\/em> che da Bose ha lasciato il segno durevole su molti monaci, preti e laici, non solo in Italia.<\/p>\n<p>Su questi tre punti siamo del tutto d&#8217;accordo.<\/p>\n<p>Tu dici per\u00f2 di non capire perch\u00e9 io, pur condividendo con te questi tre punti, ritenga che l&#8217;uso del &#8220;vecchio rito&#8221; non possa essere riconosciuto a coloro che, come tu hai scritto nell&#8217;articolo per Vita Pastorale, si attengano a 4 condizioni:<\/p>\n<div>1) Riconoscere la validit\u00e0 delle quattro Preghiere eucaristiche del Messale di Paolo VI e anche l\u2019Ordo Missae che porta il suo nome.<\/div>\n<div>2) Concelebrare alla messa crismale presieduta dal vescovo per testimoniare l\u2019unit\u00e0 della\u00a0<a href=\"https:\/\/www.alzogliocchiversoilcielo.com\/search\/label\/chiesa\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">chiesa<\/a>\u00a0e del presbiterio attorno al vescovo.<\/div>\n<div>3) Non disprezzare le liturgie riformate dal\u00a0<a href=\"https:\/\/www.alzogliocchiversoilcielo.com\/p\/pagina-social.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Concilio Vaticano II<\/a>.<\/div>\n<div>4) Accettare del\u00a0<a href=\"https:\/\/www.alzogliocchiversoilcielo.com\/p\/pagina-social.html\" target=\"_blank\" rel=\"noopener\">Concilio Vaticano<\/a>\u00a0le costituzioni dogmatiche (Sacrosanctum concilium, Dei Verbum, De Ecclesia).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Proprio qui io vedo il problema, che ti ho gi\u00e0 manifestato nei due testi che ho scritto. Questa \u00e8 la occasione per dire con maggiore chiarezza in che modo, quello che tu suggerisci, diventerebbe secondo me un duplicato della soluzione illusoria proposta da\u00a0 <em>Summorum Pontificum<\/em><\/div>\n<div><\/div>\n<div>1) Le preghiere eucaristiche non sono anzitutto &#8220;proposizioni dottrinali&#8221; cui dare l&#8217;assenso, ma forme della preghiera della Chiesa, forme con cui la Chiesa diventa se stessa. Sarebbe curiosa una situazione in cui una parte della Chiesa usa soltanto il canone romano, ma non usa mai le altre preghiere (che il rito del 1962 ovviamente non contiene) ma ne &#8220;riconosce la validit\u00e0&#8221;. Che cosa significa? Un atto formale con cui io, che uso solo il canone romano, concedo ad altri di usare altre preghiere eucaristiche? In che cosa consisterebbe questo riconoscimento? In una dichiarazione &#8220;una tantum&#8221;, una specie di &#8220;giuramento&#8221;?<\/div>\n<div><\/div>\n<div>2) La messa crismale, come salvaguardia della &#8220;unit\u00e0 della Chiesa&#8221;, mi pare una forzatura. Potrebbe essere davvero in comunione con la Chiesa chi celebra la messa crismale col vescovo, ma che per tutti i giorni dopo, celebra il triduo pasquale senza comunione con il Vescovo? Cerco di capire che tu vorresti indicare un punto di &#8220;resistenza&#8221; del rito comune, ma una comunione fondata soltanto sulla condivisione di un rito sulla soglia del Triduo Pasquale mi pare che avrebbe una funzione solo formale, senza alcuna incidenza sulla identit\u00e0 dei soggetti in questione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>3) In che modo si pu\u00f2 esprimere il &#8220;non disprezzo&#8221; verso la liturgia riformata, se si vive solo delle forme precedenti? Se tu mi prepari un buon pranzo, tutti i giorni, e io mi tengo lontano dalla tua cucina, e mi preparo sempre a parte un pranzo diverso, per quanto io possa rassicurarti, esprimo con il mio comportamento molto pi\u00f9 del disprezzo. E non ci sono &#8220;prescrizioni&#8221; (sanitarie o formali) che impongano questa &#8220;astinenza&#8221; dalla nuova liturgia. Se non a chi vuole contestare il Vaticano II.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>4) L&#8217;ultimo punto che tu citi mi pare, tra tutti, il pi\u00f9 paradossale. Coloro che vivono la loro liturgia secondo il rito &#8220;preconciliare&#8221; dovrebbero accettare le costituzioni dogmatiche del Concilio Vaticano II. Ma come possono farlo? Se io determino la mia vita indipendentemente dalla nuova comprensione della rivelazione, della chiesa e della liturgia, come posso &#8220;accettare&#8221; ci\u00f2 che dovrebbe cambiare la mia vita? Se la Costituzione Liturgica mi chiede, esplicitamente, di cambiare quei riti a cui mi sono legato per identit\u00e0, come posso dire di accettarla a parole, se non la accetto con la vita? Io capisco bene la tua intenzione, ma alla intenzione buona non corrisponde un metodo convincente: tra intenzione e soluzione trovo una contraddizione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Vorrei concludere con una considerazione pi\u00f9 generale, nella quale entro nel mondo che non \u00e8 mio, ma tuo: il mondo monastico. Tu scrivi, a un certo punto, riferendoti ad alcuni monasteri:<\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><span style=\"font-size: medium\">pregano e celebrano con l&#8217;antico rituale, cantano in gregoriano e lavorano seriamente, non sono custodi di santuari o guide turistiche, n\u00e9 svolgono funzioni pastorali: <\/span><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Tunc vere monachi sunt<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Palatino Linotype, serif\"><span style=\"font-size: medium\"> (RB 48,8).<\/span><\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Qui io osservo come, nella tua lettura, per essere &#8220;veri monaci&#8221;, quale liturgia si celebri non ha alcun rilievo. O la nuova o la vecchia, pari son. Qui io ti chiedo: se dal lato monastico non c&#8217;\u00e8 ragione di dubitare della natura &#8220;monastica&#8221; di questi monaci, si pu\u00f2 essere certi della natura &#8220;cattolico-romana&#8221; di questo monachesimo? Non sar\u00e0 forse che, nel rapporto di vicinanza con questi monaci, che tu vivi con un comprensibile interesse monastico, venga meno la chiarezza del fatto che, se un monaco celebra continuamente solo con il rito vecchio, esce senza accorgersene dalla comunione cattolico romana?<\/div>\n<div>La pluralit\u00e0 di riti, che tu ricordi ad un certo punto della tua lettera, non riguarda la tradizione cattolico-romana, ma la tradizione cattolica, che ha al suo interno diverse tradizioni rituali. Il punto delicato sta proprio qui: chi non usa altro che il rito romano del 1962 (che ha il solo canone romano e che parla solo latino) non rispetta la Chiesa che si \u00e8 data un nuovo Ordo che continua a contenere sia il Canone Romano, sia la lingua latina, insieme a tante altre preghiere eucaristiche e a tante altre lingue, culture, sensibilit\u00e0.<\/div>\n<div>Tu sai bene che i &#8220;veri monaci&#8221; di quei monasteri hanno grossi problemi nell&#8217;accettare la libert\u00e0 di coscienza e preferiscono usare la &#8220;regola&#8221; pi\u00f9 come un &#8220;regime antimoderno per difendere Cristo re&#8221; che come una &#8220;trasgressiva esperienza di humilitas in Cristo&#8221;. Qui il monachesimo, se non vuole vivere in una turris eburnea, non deve trascurare le questioni teologiche, ecclesiologiche, antropologiche e politiche che derivano da queste scelte &#8220;monastiche&#8221;.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Questo dissenso, che ho cercato di argomentare, mi fa dire che le tue intenzioni, con cui concordo, non trovano la via adeguata per realizzarsi. Il motivo \u00e8 che la liturgia non \u00e8 un accessorio della fede, ma il suo linguaggio pi\u00f9 elementare. Se vivi una liturgia che la Chiesa ha voluto esplicitamente superare, ti metti fuori delle comunione cattolica. I criteri con cui i vescovi possono concedere una tale possibilit\u00e0, nel tempo, diventano sempre pi\u00f9 stretti. Questo \u00e8 inevitabile e non deve far soffrire. Io soffro di pi\u00f9 per la illusione in cui si fanno cadere giovani monaci e giovani preti, (o giovani laici) permettendo che siano educati a trovare il punto pi\u00f9 alto della loro giornata in una celebrazione solitaria e clericale del sacrificio eucaristico alle 4 del mattino. Mi preoccupa di pi\u00f9 la possibilit\u00e0 offerta di questa distorsione che non la educazione paziente, ma esigente, alla messa comunitaria. Ma forse, nel dire questo, non mi pare di trovarmi cos\u00ec lontano da quello che pensi anche tu.\u00a0 E con questa sensazione positiva e promettente voglio anche chiudere questo testo, confermando anche a te la importanza di un confronto limpido e ricco, come quello che tu hai generosamente promosso e richiesto.<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Enzo, la lettera che mi hai scritto (e che si pu\u00f2 leggere qui) , dopo il nostro confronto pubblico (di cui si trovano qui\u00a0 e qui tutti i passaggi), credo che aiuti a comprendere&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20381"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20381"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20381\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20386,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20381\/revisions\/20386"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20381"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20381"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20381"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}