{"id":20374,"date":"2026-05-19T05:12:11","date_gmt":"2026-05-19T03:12:11","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20374"},"modified":"2026-05-19T05:12:11","modified_gmt":"2026-05-19T03:12:11","slug":"intransigenza-o-coerenza-il-monaco-lo-storico-il-teologo-e-la-liturgia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/intransigenza-o-coerenza-il-monaco-lo-storico-il-teologo-e-la-liturgia\/","title":{"rendered":"Intransigenza o coerenza? Il monaco, lo storico, il teologo e la liturgia"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-10344\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7-220x300.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7-751x1024.jpg 751w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/DUE-PAPI-IN-VATICANO-7.jpg 1028w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Diceva Seneca: nello stesso prato il cane cerca la lepre, il bue l\u2019erba e l\u2019ape il fiore. E\u2019 del tutto legittimo che lo stesso tema, la liturgia, possa essere guardato dal monaco, dallo storico o dal teologo in modo diverso. La ricchezza delle prospettive viene proprio da questa pluralit\u00e0 di sguardi e di interessi. Ma ciascuno, allo stesso tempo, non deve semplificare i dati e non deve pensare che si riduca il prato alla lepre, all\u2019erba o ai fiori.<\/p>\n<p>Nella discussione che si \u00e8 aperta nei giorni scorsi ho scritto a Enzo Bianchi una \u201clettera aperta\u201d in cui sollevo alcune obiezioni alla sua ricostruzione monastica e spirituale delle contese in ambito liturgico. Il motivo della contestazione \u00e8 fondato sul piano teologico: dal 2007 mi sono convinto che una soluzione dei conflitti liturgici che non sia fondata teologicamente non solo non risolve le questioni, ma le complica.<\/p>\n<p>In fondo, Enzo Bianchi, pur contestando apparentemente il MP <i>Summorum Pontificum<\/i>, resta nella logica con cui \u00e8 stato scritto: una soluzione \u201caffettiva\u201d del dissidio liturgico. A differenza di Benedetto XVI, Bianchi propone un parallelismo non bilaterale, ma unilaterale. Se secondo SP ogni cattolico si trovava di fronte una <i>forma ordinaria<\/i> e <i>una straordinaria<\/i> e poteva scegliere indifferentemente una o l\u2019altra, salvaguardando solo alcune condizioni, invece per Bianchi il parallelismo \u00e8 unilaterale: ognuno si colloca soltanto in rapporto ad un rituale, il vecchio o il nuovo. Io, per\u00f2, non capisco come si possa sostenere una tale soluzione. Ci sarebbero dei cattolici che \u201caccettano le Costituzioni dogmatiche\u201d del Vaticano II, ma celebrano sempre come se quelle costituzioni non esistessero. Questa sarebbe una soluzione teologicamente fondata?<\/p>\n<p>Alberto Melloni, di fronte alle mie obiezioni, che ripeto da 20 anni a tutti coloro che cercano di trovare una soluzione affettiva e non teologica alla questione della liturgia, ha scritto un breve commento in cui si dice \u201cdispiaciuto\u201d. Ha successivamente precisato la cosa e lo ha fatto sul piano storico. Riporto qui il testo di Melloni, perch\u00e9 \u00e8 utile considerarne con cura l\u2019enunciato:<\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\">\u201c<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Il messale unico e universale \u00e8 una invenzione moderna, che il Tridentino adotta mettendo fuori uso una tradizione ricca e plurale. Il Vaticano II fa un messale della tradizione, plurale e duttile. Che a qualcuno non piacesse non contava gran che e anche oggi \u00e8 sbagliato farne un feticcio in un senso o nell&#8217;altro.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Il mondo tradizionalista ha uno spettro ampio di posture: da quelle pi\u00f9 comiche a quelle pi\u00f9 innocue. Ma inseguire le paranoie degli estremisti lefebvriani \u00e8 un errore e non produce nulla se non fornire aura martiriale a grupposcoli eccitati dalla importanza che si d\u00e0 loro. Ben altro \u00e8 stato trascurato o rimosso del Concilio: e un nodo riguarda proprio la riforma liturgica. Cio\u00e8 la ecclesiologia implicita al suo interno. Prendersela con <\/i><\/span><\/span><\/span><a href=\"https:\/\/www.facebook.com\/profile.php?id=100011174610236&amp;__cft__[0]=AZbY6JFwCtTSRHVogI3el96cC90cDY5Hbf7I8m1sXF6EwrpBlbdMRPtAxk3B08BVv4Wc8fjXD0xKL4t_RAQHJDSZ0YCsrYpXS5_cNb5SP2zXcXeVZ9nabO2bjxXoEFeh8gOqpEqERw18eT5dBiiVlTQTpwJKZdkznzaVdZa5MvvMuOUoRDzzVA0_orbOkIxeZD_SzFMnsCRP2RjOC2BYlnzZwvTUvn1pNueFmuIxrrxSctRLWalVrMhHdS3td57AJpVsSbjaTTugGlpuWgWbCJIE&amp;__tn__=-]K-R\"><span style=\"color: #0064d1\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Enzo Bianchi<\/i><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i> perch\u00e9 relativizza l&#8217;antagonismo fra il messale conciliare che chiamerei della Tradizione e quello di Pio V che chiamerei della emergenza e della nostalgia non mi pare un gran che.<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><i>\u201c<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">La cosa interessante, in questo parere, \u00e8 la sfasatura tra una indagine accurata, una terminologia originale, persino paradossale, ma con buone ragioni. E per\u00f2 una conseguenza sorprendente nel giudizio conclusivo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">Non vi \u00e8 dubbio, infatti, che il messale del Vaticano II \u00e8 \u201cmessale tradizionale\u201d, mentre quello di Pio V \u00e8 \u201cmessale della emergenza e della nostalgia\u201d. Questa definizione mi pare molto azzeccata. Ma perch\u00e9 mai, di fronte a questa differenza, che \u00e8 strutturale, si dovrebbe saltare via, con un \u201cben altro\u201d che lascia il dubbio che qui, Melloni, faccia, forse inconsapevolmente, un esercizio di quel \u201cbenaltrismo\u201d che consiste nel non affrontare mai una questione, perch\u00e9 un\u2019altra \u00e8 ritenuta ben pi\u00f9 grande.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">Mi \u00e8 accaduto durante il tempo del Covid. Scrissi un\u2019altra \u201clettera aperta\u201d sullo scandalo dell\u2019applicazione del MP Summorum Pontificum e chiesi la firma ad amici teologi. Due colleghi mi dissero che dovevano pensarci e poi mi risposero: ben altri sono i temi su cui vogliamo impegnarci in liturgia. Da sei anni aspetto il loro acuto. Anche in questo caso mi pare che Melloni cada in questo ragionamento con cui si sposta la attenzione su ben altro, alla cui luce la mia obiezione \u201cnon \u00e8 gran che\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">A me pare che qui sia proprio la prospettiva teologica a mancare, sia al monaco, sia allo storico. Dire, come fa Melloni, che il \u201cvero problema\u201d \u00e8 la \u201cecclesiologia implicita al suo interno\u201d, ossia contenuta all\u2019interno della riforma liturgica, crea una separazione tra una questione \u201cteologica\u201d (ossia la ecclesiologia della riforma liturgica) e la \u201crelativizzazione dell\u2019antagonismo tra rituali\u201d, che sarebbe invece, a suo parere, una cosa del tutto diversa. Forse questo pu\u00f2 essere il tenore del giudizio di uno storico, ma il teologo non pu\u00f2 accettarlo. Qui forse, a differenza dello storico, il teologo pu\u00f2 attingere ad una nuova teologia della liturgia, che non separa la teoria dalla prassi, con una effettiva valorizzazione di che cosa significa \u201ccomprendere bene il mistero mediante riti e preghiere\u201d (SC 48). Per il teologo l\u2019uso del rituale \u00e8 la riforma liturgica. Non c\u2019\u00e8 una riforma liturgica nei palazzi, o sui libri, e poi un uso dei riti parallelo ad essa. La verit\u00e0 della riforma, quindi anche la sua ecclesiologia, dipende da quale rito usi e da come lo usi. Per questo pensare di \u201crelativizzare\u201d la differenza tra i rituali non \u00e8 affatto una buona strada per affrontare la questione, perch\u00e9 mette in gioco proprio la ecclesiologia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">Ci\u00f2 che mi stupisce \u00e8 che il monaco e lo storico ragionino proprio come Benedetto XVI: credono che si possa ridurre il rapporto con il rito ad \u201cattaccamento personale\u201d. Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Francesco non la pensavano cos\u00ec. Sapevano bene che il rito che usi \u201c\u00e8 questione di ecclesiologia\u201d: esso realizza o disfa la riforma della chiesa.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">Per questo ritengo che impostare male la questione, ossia \u201crelativizzare\u201d le differenze tra gli <i>ordines<\/i>, crei solo maggiore conflitto. La mia non \u00e8 solo una posizione di principio, ma anche un invito al realismo: se fai prevalere l\u2019attaccamento personale, perdi la chiesa, nel modo pi\u00f9 concreto. Il mio non \u00e8 un giudizio n\u00e9 da monaco, n\u00e9 da storico, ma da teologo. Capisco che agli occhi del monaco o dello storico questa posizione possa essere vista come \u201cintransigente\u201d. Se ci\u00f2 che conta, nella liturgia, \u00e8 \u201csentirsi bene\u201d, allora \u00e8 chiaro che \u00e8 intransigente voler far star male le persone. Se invece la questione viene considerata sul piano teologico, a me sembra semplicemente una posizione coerente con il magistero liturgico del Vaticano II e di tutti i papi postconciliari, ad esclusione di Benedetto: proprio il papa teologo ha affidato il senso di <i>Summorum Pontificum<\/i> non ad una argomentazione teologica, ma ad una logica affettiva, espressa con il principio (non rivelato) secondo cui: \u201cci\u00f2 che \u00e8 stato sacro per le generazioni precedenti non pu\u00f2 non esserlo anche per le successive\u201d. Francesco aveva capito che si pu\u00f2 facilmente fraintendere il senso di questo adagio, si pu\u00f2 arrivare persino a farne un feticcio e perci\u00f2 lo ha giustamente superato. Su questa decisione di Francesco, coerente con la tradizione conciliare, il monaco e lo storico possono sorvolare, ma il teologo non pu\u00f2 tacere. <\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Diceva Seneca: nello stesso prato il cane cerca la lepre, il bue l\u2019erba e l\u2019ape il fiore. 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