{"id":20363,"date":"2026-05-07T12:43:58","date_gmt":"2026-05-07T10:43:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20363"},"modified":"2026-05-07T13:08:49","modified_gmt":"2026-05-07T11:08:49","slug":"giovanni-xxiii-e-paolo-vi-concordano-con-francesco-il-nuovo-ordo-e-stato-promulgato-perche-si-sostituisse-allantico","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/giovanni-xxiii-e-paolo-vi-concordano-con-francesco-il-nuovo-ordo-e-stato-promulgato-perche-si-sostituisse-allantico\/","title":{"rendered":"Giovanni XXIII e Paolo VI concordano con Francesco: \u201cil nuovo ordo \u00e8 stato promulgato perch\u00e9 si sostituisse all\u2019antico\u201d"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13948\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg\" alt=\"\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p>In una bella<a href=\"https:\/\/www.portadiservizio.it\/2026\/05\/06\/costa-basta-contrapposizioni-liturgiche-recuperiamo-lo-spirito-conciliare\/\"> intervista pubblicata ieri ,<\/a> Giuseppe Costa, dottore in teologia con specilizzazione liturgica presso l&#8217; ILP di Padova e attivo nella diocesi di Palermo, mette l\u2019accento sulla questione centrale: una pace liturgica deriva soltanto dalla comunione ecclesiale con la lettera e con lo spirito del Concilio Vaticano II. Egli afferma, giustamente: \u201cLa liturgia non \u00e8 uno strumento per ottenere risultati\u201d. E\u2019 piuttosto il linguaggio primario della chiesa e della relazione comunitaria con il Dio di Ges\u00f9 Cristo. Qui non si tratta di \u201cconvivenza pacifica\u201d, ma di \u201cunit\u00e0 di azione\u201d, al cui interno si possono vivere le legittime diversit\u00e0. Come si \u00e8 gi\u00e0 ripetuto pi\u00f9 volte, la questione non \u00e8 la \u201cpace liturgica\u201d, ma la capacit\u00e0 della liturgia di \u201cinquietare\u201d le vite, di orientare le volont\u00e0\u201d, di convertire le menti, di dar forma ai corpi.<\/p>\n<p>Pu\u00f2 essere utile collocare le parole di Costa, che suonano forse in modo nuovo rispetto al canone acquisito negli ultimi 20 anni, nell\u2019orizzonte delle parole dei \u201cpapi del Concilio\u201d. Sia Giovanni XXIII, sia Paolo VI parlano la lingua di Giuseppe Costa, che papa Francesco ha faticosamente ricollocato al centro delle attenzioni ecclesiali. Pu\u00f2 essere utile riascoltare ci\u00f2 che Giovanni XXIII e Paolo VI hanno affermato sul tema, \u201cante factum\u201d e \u201cpost factum\u201d. Mentre un giovane dottore dell\u2019ILP di Padova parla in una intervista, allo stesso tempo un ex Preside del medesimo Istituto, Mons. Alceste Catella, ormai vescovo emerito, lo stesso giorno, per telefono, suggerisce di rileggere un testo di Paolo VI del 1976. Una \u201calleanza tra 3 generazioni\u201d pu\u00f2 consentire di ricostruire una storia, che siamo stati abituati (purtroppo anche dall\u2019alto) a leggere in modo ideologico e distorto. Ecco la ricostruzione sintetica di una evidenza rimossa.<\/p>\n<p>a) <i>Ante factum 1960: la previsione del Concilio<\/i><\/p>\n<p>Tutto comincia con un \u201cpassaggio di pontificato\u201d: Giovanni XXIII si trova in imbarazzo, perch\u00e9 ha ricevuto dal suo predecessore il progetto di riforma del Messale Romano, ma nel frattempo ha gi\u00e0 convocato il Concilio Vaticano II. Che cosa deve fare? Risponde con il MP <i>Rubricarum Instructum<\/i> nel quale formula questo programma: far\u00e0 una riforma \u201cprovvisoria\u201d del Messale, in attesa che il Concilio (di cui non si conoscono ancora n\u00e9 le forme n\u00e9 i tempi) stabilisca di \u201caltiora principia\u201d su cui fare una Riforma completa della liturgia. Il Messale del 1962 nasce perci\u00f2 provvisorio. La volont\u00e0 di renderlo \u201cdefinitivo\u201d \u00e8 solo un atto di oblio e di negazione della storia. Giovanni XXIII lo sapeva gi\u00e0 prima. Ecco le sue parole del 1960:<\/p>\n<p>\u201c<span style=\"font-size: small\">Dopo aver deciso di convocare, per ispirazione di Dio, un Concilio Ecumenico, non poche volte abbiamo riflettuto su che cosa si dovesse fare del progetto del nostro Predecessore. Dopo aver esaminato a lungo la questione, siamo giunti alla risoluzione di proporre ai padri nel prossimo Concilio gli \u201caltiora principia\u201d, riguardanti una generale riforma liturgica, senza rimandare ulteriormente la correzione delle rubriche del Breviario e del Messale\u201d.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: medium\">Solo un grave errore di prospettiva e di interpretazione ha permesso, a qualche cardinale, negli anni successivi al 2007, di chiamare questa piccola rettifica con in titolo di \u201cgrande riforma di Giovanni XXIII\u201d. Si tratta soltanto di un aggiustamento provvisorio, di una \u201ccorrezione delle rubriche\u201d, in attesa del Concilio, di cui nel 1960 non si potevano immaginare ancora n\u00e9 i tempi n\u00e9 i modi. <\/span><\/p>\n<p>b) <i>Post factum 1976: la recezione del Concilio<\/i><\/p>\n<p>Una volta realizzata la Riforma del Messale (1969) ci furono subito le resistenze dei tradizionalisti, anzitutto di Marcel Lefebvre. Alcuni anni dopo papa Paolo VI, nel Concistoro del 1976, fiss\u00f2, in modo chiaro, come doveva essere compresa la situazione e come doveva essere assicurata la \u201cpace liturgica\u201d. Lamentando le divisioni causate da chi si opponeva al Concilio, affermava:<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: small\">E ci\u00f2 \u00e8 tanto pi\u00f9 grave, in particolare, quando si introduce la divisione, proprio l\u00e0 dove\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><i>cong<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i>r<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><i>egavit nos in unum Christi amor<\/i><\/span><span style=\"color: #000000\">, nella Liturgia e nel Sacrificio Eucaristico, rifiutando l\u2019ossequio alle norme definite in campo liturgico. \u00c8 nel nome della Tradizione che noi domandiamo a tutti i nostri figli, a tutte le comunit\u00e0 cattoliche, di celebrare, in dignit\u00e0 e fervore la Liturgia rinnovata. <\/span><span style=\"color: #000000\"><b>L\u2019adozione del nuovo \u00abOrdo Missae\u00bb non \u00e8 lasciata certo all\u2019arbitrio dei sacerdoti o dei fedeli: e l\u2019Istruzione del 14 giugno 1971 ha previsto la celebrazione della Messa nell\u2019antica forma, con l\u2019autorizzazione dell\u2019ordinario, solo per sacerdoti anziani o infermi, che offrono il Divin Sacrificio\u00a0<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>sine<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><b>\u00a0<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>populo<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><b>. Il nuovo\u00a0<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\"><i><b>Ordo<\/b><\/i><\/span><span style=\"color: #000000\"><b>\u00a0\u00e8 stato promulgato perch\u00e9 si sostituisse all\u2019antico, dopo matura deliberazione, in seguito alle istanze del Concilio Vaticano II. Non diversamente il nostro santo Predecessore Pio V aveva reso obbligatorio il Messale riformato sotto la sua autorit\u00e0, in seguito al Concilio Tridentino.\u201d<\/b><\/span><\/p>\n<p>La cosa pi\u00f9 rilevante \u00e8 duplice:<\/p>\n<p>&#8211; da un lato \u00e8 evidente che si dice, apertamente e ragionevolmente, che \u201cil nuovo ordo sostituisce l\u2019antico\u201d;<\/p>\n<p>&#8211; dall\u2019altro che le eccezioni sono subordinate a tre condizioni: autorizzazione dell\u2019ordinario, infermit\u00e0 o anzianit\u00e0 del ministro, assenza del popolo.<\/p>\n<p>In altri termini, il Vescovo controlla la liturgia diocesana, i soggetti abilitati a chiedere la eccezione sono limitati e la condizione \u00e8 la assenza del popolo.<\/p>\n<p>c) <i>Post 2007: la rimozione della memoria del Concilio<\/i><\/p>\n<p>Il MP <i>Summorum Pontificum,<\/i> infrange la norma di sempre, introduce una discontinuit\u00e0 molto audace e crea, per la prima volta nella storia, un \u201cparallelismo rituale\u201d, affiancando una \u201cforma straordinaria\u201d alla \u201cforma ordinaria\u201d del rito romano. Di particolare gravit\u00e0 appare il dispositivo del n. 2 del documento, dove si afferma:<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Inter, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, pu\u00f2 usare o il Messale Romano edito dal beato Papa\u00a0<\/i><\/span><\/span><\/span><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-xxiii\/it.html\"><span style=\"color: #765e32\"><span style=\"font-family: Inter, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i><u>Giovanni XXIII<\/u><\/i><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><i>\u00a0<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Inter, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa\u00a0<\/i><\/span><\/span><\/span><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it.html\"><span style=\"color: #765e32\"><span style=\"font-family: Inter, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i><u>Paolo VI<\/u><\/i><\/span><\/span><\/span><\/a><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-size: small\"><i>\u00a0<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Inter, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>nel 1970, e ci\u00f2 in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l\u2019uno o l\u2019altro Messale il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, n\u00e9 della Sede Apostolica, n\u00e9 del suo Ordinario.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\"><i>a cui si deve aggiungere, per\u00f2, il dettato insidioso dell\u2019art. 4<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-size: small\"><i><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Inter, sans-serif\">Art. 4. Alle celebrazioni della Santa Messa di cui sopra all\u2019art. 2, possono essere ammessi \u2013 osservate le norme del diritto \u2013 anche i fedeli che lo chiedessero di loro spontanea volont\u00e0.<\/span><\/span> <\/i><\/span><\/p>\n<p>Se si legge questo combinato disposto alla luce delle parole del 1976, si comprende la volont\u00e0 di capovolgere la situazione: nessun potere resta al Vescovo, nessuna condizione soggettiva \u00e8 richiesta al prete, nessun vincolo del \u201csenza popolo\u201d, facilmente aggirato.<\/p>\n<p>Queste disposizioni, come \u00e8 evidente, contraddicono la logica della riforma liturgica, rendendola di fatto superflua: equiparando la \u201cforma straordinaria\u201d alla \u201cforma ordinaria\u201d, rendendola indipendente da ogni autorizzazione e da ogni condizione personale, facendola dipendere soltanto dall\u2019arbitrio personale del ministro, crea quella condizione che Gianfranco Zizola chiam\u00f2, gi\u00e0 dal 2007, \u201canarchia dall\u2019alto\u201d. La pace \u00e8 alterata radicalmente da questo arbitrio soggettivo. Se la liturgia dipende da un \u201cattaccamento personale\u201d, perde la sua qualit\u00e0 principale: non \u00e8 pi\u00f9 linguaggio comune, ma opzione personale. Il \u201cparallelismo rituale\u201d diventa \u201cparallelismo ecclesiale\u201d, \u201cparallelismo teologico\u201d, \u201cparallelismo spirituale\u201d. Cos\u00ec non si fa la pace, ma si fomenta la guerra.<\/p>\n<p>d) <i>Post 2021: la ripresa delle evidenze del Concilio<\/i><\/p>\n<p>L\u2019affermazione che sta al centro del MP <i>Traditionis custodes <\/i><i>(2021) <\/i>non \u00e8 affatto uno \u201cstrappo\u201d, una esagerazione, una rottura, una forzatura. Nulla di tutto questo. Papa Francesco ha solo ripristinato la \u201csana tradizione\u201d, stabilita autorevolmente da Giovanni XXIII e Paolo VI, dicendo, come loro: c\u2019\u00e8 un\u2019unica<i> lex orandi<\/i> La pace liturgica si pu\u00f2 costruire solo fuori da ogni anarchia, fuori da ogni parallelismo conflittuale. Lavorando con libert\u00e0 e creativit\u00e0 nel comune rito riformato, che ogni comunit\u00e0 (monastica o diocesana) pu\u00f2 adattare alle proprie sensibilit\u00e0, avendo in comune il medesimo testo, che ha al suo interno una plurlait\u00e0 di possibilit\u00e0. La domanda (o la pretesa) di usare stabilmente un rituale \u201cnon vigente\u201d \u00e8 un fatto ecclesiologicamente e teologicamente lacerante. La ostinata perseveranza nel pensare \u201criti paralleli\u201d si scontra contro la evidenza elementare, cos\u00ec ben formulata da Paolo VI:<\/p>\n<p>\u201cIl nuovo Ordo \u00e8 stato promulgato perch\u00e9 si sostituisse all\u2019antico\u201d.<\/p>\n<p>Lavorare per la pace pu\u00f2 accadere solo nel rispetto di questo principio elementare, che non \u00e8 neppure di livello teologico, ma \u00e8 anzitutto istituzionale e giuridico. Ci\u00f2 che difetta, nel dibattito attuale, \u00e8 anzitutto un minimo di buon senso. Stupisce che sia cos\u00ec raro nelle parole dei liturgisti, che spesso preferiscono tacere.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In una bella intervista pubblicata ieri , Giuseppe Costa, dottore in teologia con specilizzazione liturgica presso l&#8217; ILP di Padova e attivo nella diocesi di Palermo, mette l\u2019accento sulla questione centrale: una pace liturgica deriva&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20363"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20363"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20363\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20365,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20363\/revisions\/20365"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20363"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20363"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20363"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}