{"id":20346,"date":"2026-04-13T20:10:13","date_gmt":"2026-04-13T18:10:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20346"},"modified":"2026-04-13T20:10:13","modified_gmt":"2026-04-13T18:10:13","slug":"pace-liturgica-o-inquietudine-liturgica-i-riti-cristiani-nel-passaggio-tra-societa-dellonore-e-societa-della-dignita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/pace-liturgica-o-inquietudine-liturgica-i-riti-cristiani-nel-passaggio-tra-societa-dellonore-e-societa-della-dignita\/","title":{"rendered":"Pace liturgica o inquietudine liturgica?  I riti cristiani nel passaggio tra societ\u00e0 dell\u2019onore e societ\u00e0 della dignit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VescovoRavenna.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-17505\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VescovoRavenna-300x214.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"214\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VescovoRavenna-300x214.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/VescovoRavenna.jpg 980w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una domanda di \u201cpace\u201d nasce ovunque vi sia scontro, conflitto esasperato, contrapposizione frontale. Nella Chiesa cattolica per la liturgia non \u00e8 ovunque cos\u00ec. Si deve smentire l\u2019idea, davvero forzata e un po&#8217; caricaturale, che ovunque vi sia conflitto liturgico. Piuttosto dovremmo dire il contrario. Molte sono le regioni ecclesiali in cui la liturgia ecclesiale, anzitutto quella eucaristica, non solleva alcun conflitto, neppure attenzione, interesse, sorpresa, attesa, dolore o gioia. Alla domanda di \u201cpace\u201d la liturgia avvicina, paradossalmente, una domanda di \u201clotta\u201d, di \u201cforza\u201d di \u201cscandalo\u201d, di \u201crilevanza\u201d.<\/p>\n<p>Una liturgia \u201cindolore\u201d si genera, ahim\u00e8, da ogni tradizione: sia quelli che contestano la riforma, sia quelli che la approvano, se si resta sul piano ideologico, possono generare liturgie che, pur nella loro diversit\u00e0 strutturale, ottengono il medesimo risultato: lasciano tutto cos\u00ec come \u00e8. Il modo \u00e8 diverso, le lingue sono differenti, i gesti difformi, ma il risultato \u00e8 il medesimo: la irrilevanza del Vangelo e la indifferenza al Vangelo.<\/p>\n<p>Sia che la produciamo \u201ca difesa del sacro\u201d, sia che la produciamo \u201csuperando il sacro\u201d, non ci rendiamo conto, molto spesso, che questi modi opposti di intendere la tradizione hanno in comune la irrilevanza vitale, storica ed esperienziale dell\u2019azione rituale.<\/p>\n<p>Qui tocchiamo un punto vertiginoso della questione. E dobbiamo chiederci, in tutta onest\u00e0: non sar\u00e0 forse che, dietro tutte queste contrapposizioni tra riti, tra riforme e controriforme, tra messali nuovi e messali vecchi, abbiamo perso il senso stesso della questione in gioco?<\/p>\n<p><b>La liturgia in Francia<\/b><\/p>\n<p>Di recente la domanda \u00e8 stata sollevata dai Vescovi francesi, che si trovano di fronte ad una condizione (non solo della liturgia, ma della fede e della presenza ecclesiale) che non \u00e8 facile paragonare con la situazione italiana. Nel loro dibattito recente, a Lourdes, hanno potuto guardare alla loro condizione con una considerazione della liturgia che diventa il terreno di uno scontro tra \u201cpartiti\u201d che lacerano la compagine ecclesiale in modo sensibile, difficilmente confrontabile con ci\u00f2 che viviamo in Italia. D\u2019altra parte, anche i Vescovi di Francia sanno bene che, proprio nella loro storia, la liturgia \u00e8 stata uno dei linguaggi preferiti per negare ogni mutamento ecclesiale, istituzionale, culturale. La figura di Mons. Lefebvre, subito a ridosso del Concilio Vaticano II, ha lasciato una impronta indelebile: per restare nella tradizione occorreva salvare la immutabilit\u00e0 della liturgia. Viceversa la grande maggioranza dei vescovi dopo il Concilio aveva capito che, per restare nella tradizione, occorreva riformare la Chiesa e anzitutto la liturgia.<\/p>\n<p>Cos\u00ec le \u201cguerre liturgiche\u201d sono iniziate dalla ostinata resistenza di chi ha ingenuamente identificato la tradizione con la forma tridentina della liturgia, ma anche della chiesa, e della morale e della presenza istituzionale. La liturgia, con la sua esteriorit\u00e0, si prestava ad operazioni formidabili. Poteva essere alzata come vessillo della resistenza. Cos\u00ec \u00e8 stata vissuta dai \u201cnostalgici\u201d, ma oggi la confusione \u00e8 pi\u00f9 grande. Oggi la liturgia, non importa quale, pu\u00f2 venire brandita come la migliore forma di indifferenza. Assicura ad ognuno una identit\u00e0, di qua o di l\u00e0 dalla barricata, ma non incide sulla esperienza, se non polarizzandola, politicizzando la fede.<\/p>\n<p>La questione dunque pu\u00f2 essere cos\u00ec formulata:<\/p>\n<p>a) ogni liturgia, VO o NO, pu\u00f2 essere usata come \u201criparo\u201d, come \u201cscudo\u201d, come \u201cschermo\u201d per difendersi dal Vangelo, dalla sequela del Signore, dalla vita nello Spirito;<\/p>\n<p>b) la buona liturgia, che c\u2019\u00e8 stata in tutti i tempi, sia pure nelle forme pi\u00f9 diverse, non \u00e8 un riparo, ma una esposizione, una sequela, una vita nello Spirito.<\/p>\n<p>Le controversie tra NO e VO spesso ragionano proprio su questo: ognuno imputa all\u2019altro di perdere il rapporto col Vangelo, di smarrire la sequela del Signore, di allontanarsi dalla vita cristiana.<\/p>\n<p>La \u201cpace liturgica\u201d potrebbe significare: torniamo ad una liturgia rassicurante. Questo possono volerlo tutti, sia i difensori della riforma, sia i contestatori della riforma. Ma non \u00e8 ci\u00f2 che conta davvero.<\/p>\n<p><b>La riforma liturgica e il progetto del Concilio Vaticano II<\/b><\/p>\n<p>Il senso della riforma liturgica, nel suo nucleo originario, si coglie se si legge di nuovo il Proemio di SC, che \u00e8 esordio non solo del testo liturgico, ma dell\u2019intera assise conciliare, che si autointerpreta nel primo numero del primo documento. Eccolo:<\/p>\n<p><a name=\"1\"><\/a><i><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Tahoma, Verdana, Segoe, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\">1. Il sacro Concilio si propone di far crescere ogni giorno pi\u00f9 la vita cristiana tra i fedeli; di meglio adattare alle esigenze del nostro tempo quelle istituzioni che sono soggette a mutamenti; di favorire ci\u00f2 che pu\u00f2 contribuire all&#8217;unione di tutti i credenti in Cristo; di rinvigorire ci\u00f2 che giova a chiamare tutti nel seno della Chiesa. Ritiene quindi di doversi occupare in modo speciale anche della riforma e della promozione della liturgia.<\/span><\/span><\/span> <\/i><\/p>\n<p>Alla luce di questo testo \u00e8 evidente come la sfida, oggi, non sia tra NO e VO, ma tra la vera scoperta del rito liturgico come forma della sequela di Cristo e la riduzione della liturgia a \u201criparo\u201d o a \u201cschermo\u201d. La rilevanza del vangelo in forma rituale \u00e8 il cuore della questione. Per assicurare questo obiettivo \u00e8 evidente che la riforma del rito \u00e8 solo lo strumento per conseguire il fine. Non si discute sulla riforma, ma sul fine. Il fine \u00e8 \u201cfar crescere ogni giorno di pi\u00f9 la vita cristiana\u201d. E\u2019 ovvio che questo implica una riforma delle istituzioni (liturgiche, ecclesiali, testimoniali) in vista di questo scopo. Una \u201cpace liturgica\u201d che serva solo a costruire ottimi ripari, grandi schermi, formidabili scappatoie, non serve a nulla. La liturgia \u00e8 fatta per inquietare, per mettere in moto, per alimentare la immaginazione e la creativit\u00e0 evangelica.<\/p>\n<p><b>La \u201cpace liturgica\u201d \u00e8 davvero la questione?<\/b><\/p>\n<p>Il cammino ecclesiale del nostro tempo non invoca anzitutto una \u201cpace liturgica\u201d. Sono spesso i tradizionalisti a farcelo credere, almeno oggi. Ma la liturgia invoca ben altra pace, non per s\u00e9, ma tra gli uomini, nella storia, nelle coscienze. A questo la liturgia pu\u00f2 dare un contributo decisivo purch\u00e9 sfugga al ruolo di \u201criparo\u201d e di \u201cschermo\u201d, di rifugio in un mondo perfetto e immune dalla storia. Per uscire da questo gorgo, la liturgia deve assumere con decisione la via aperta dal Vaticano II, che non \u00e8 \u201cdifendere la riforma\u201d, ma assumerla per diventare \u201cchiesa in uscita\u201d. La liturgia non ha bisogno di pace perch\u00e9 \u00e8 troppo appesantita dalla pace perpetua. Una liturgia viva \u00e8 la vera richiesta per il nostro tempo avventuroso. Senza nessun arretramento, ma con tutta la disponibilit\u00e0 una vera \u201cunione di tutti i credenti in Cristo\u201d, non dobbiamo lasciarci distrarre da obiettivi troppo angusti. Oggi la questione non \u00e8, ripeto, \u201cdifendere la riforma\u201d, ma \u201cportarla a pienezza\u201d. Per farlo dobbiamo uscire da ogni uso della liturgia come \u201cschermo\u201d e come \u201calibi\u201d, come scusa per restare in una societ\u00e0 dell\u2019onore e non entrare fino in fondo in una societ\u00e0 della dignit\u00e0, per la quale la differenza di Dio non pu\u00f2 essere annunciate nelle forme rituali ed ecclesiali della societ\u00e0 dell\u2019onore. L\u2019immaginario tridentino non \u00e8 altro che la forma moderna della societ\u00e0 dell\u2019onore. Il Vaticano II ci ha chiesto di dare figura ad una liturgia nella societ\u00e0 della dignit\u00e0, in cui tutti celebrano e Cristo e la Chiesa sono i protagonisti.<\/p>\n<p><b>Una differenza decisiva<\/b><\/p>\n<p>Questa differenza \u00e8 metodologicamente decisiva. Se non si passa attraverso questa conversione, che il Concilio ci ha chiesto da 60 anni, si riduce la liturgia ad una schermo e ad un riparo dal Vangelo. Per questo occorreva che le forme rituali fossero riformate (come si \u00e8 fatto da 50 anni), ma poi hanno dovuto essere riempite di significato ecclesiale e spirituale: questo non pu\u00f2 farlo una riforma, ma qui sta il compito di una sapiente recezione, che deve ancora iniziare. Di questo ha bisogno, oggi, non solo la Chiesa di Francia. Per recepire bene la liturgia riformata dal Concilio, tutti possono insegnare qualcosa. Purch\u00e9 si superi la pretesa di bloccare la Chiesa nella societ\u00e0 dell\u2019onore, dove solo il prete celebra e pu\u00f2 farlo anche da solo, alle 4 del mattino, come il vertice della sua esperienza personale, con cui confonde il suo ministero e il sacramento che pretende di celebrare \u201cremoto populo\u201d. Un sistema gerarchico di gestione della liturgia \u00e8 la pace perpetua di cui non ha bisogno la esperienza di fede in una societ\u00e0 della dignit\u00e0. Impariamo a non parlare con locuzioni sbagliate. Al centro della questione, in Francia come in Europa, non c\u2019\u00e8 la pace liturgica, ma la inquietudine liturgica. Si tratta di poter annunciare il Vangelo nella forma pi\u00f9 alta e pi\u00f9 potente, ossia in forma rituale, senza sostituirlo con la comodit\u00e0 o di un sistema gerarchico di garanzie formali o di un sistema banale di rassicuranti indifferenze. In questo senso una forma rigida di VO e una forma sciatta di NO possono avere il medesimo effetto: producono solo indifferenza. Questo non significa equiparare le due forme, in nessun modo, ma diventare sempre pi\u00f9 coscienti che entrambe possono essere usate in modo formale. Solo la seconda ha la possibilit\u00e0 di superare davvero le difficolt\u00e0 di \u201cadattamento\u201d, ma non pu\u00f2 farlo perch\u00e9 \u201cviene difesa\u201d, ma esclusivamente per come viene attuata, assunta e resa vivente. Qui, come \u00e8 evidente, non \u00e8 questione di pace, ma di inquietudine.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una domanda di \u201cpace\u201d nasce ovunque vi sia scontro, conflitto esasperato, contrapposizione frontale. Nella Chiesa cattolica per la liturgia non \u00e8 ovunque cos\u00ec. 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