{"id":20325,"date":"2026-04-09T10:53:33","date_gmt":"2026-04-09T08:53:33","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20325"},"modified":"2026-04-09T18:21:15","modified_gmt":"2026-04-09T16:21:15","slug":"un-abate-immune-dal-vaticano-ii-sulla-intervista-a-dom-pateau-fontgombault","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/un-abate-immune-dal-vaticano-ii-sulla-intervista-a-dom-pateau-fontgombault\/","title":{"rendered":"Un Abate immune dal Vaticano II.  Sulla intervista a Dom Pateau (Fontgombault)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Fontgombault.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20327\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Fontgombault-196x300.jpg\" alt=\"\" width=\"196\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Fontgombault-196x300.jpg 196w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Fontgombault.jpg 500w\" sizes=\"(max-width: 196px) 100vw, 196px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Una buona intervista non pu\u00f2 scaturire solo da buone risposte: chiede anche domande all\u2019altezza del tema, non atti di compiacimento o di indottrinamento verso il lettore e verso l\u2019interlocutore.<\/p>\n<p>Dom Pateau non \u00e8 la prima volta che esprime le sue idee estremistiche sul tema della liturgia, pretendendo di farsi coprire dalla tradizione monastica, che legge in modo ideologico e rigido. Non posso dimenticare di avere intrecciato con lui, a distanza, un carteggio piuttosto articolato, subito dopo la pubblicazione del MP <i>Traditionis Custodes<\/i> (si pu\u00f2 leggere la ricostruzione dello scambio di testi <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-riforma-liturgica-e-i-suoi-oppositori-seconda-risposta-a-dom-pateau\/\">qui<\/a>). Gi\u00e0 allora restai molto sorpreso dalla ostinazione con cui l\u2019abate di Fontgombault resisteva all\u2019unica possibilit\u00e0 di comunione con Roma, ossia far entrare in uso, anche presso il loro monastero, il medesimo rito di tutti i battezzati cattolici. In questi giorni abbiamo letto della proposta, piuttosto sorprendente, dell\u2019abate della Abbazia di Solesmes (dalla cui Congregazione benedettina dipende anche la Abbazia di Fontgombault) che, imbarazzato dalla divisione interna alla sua stessa congregazione, ha avanzato la strana soluzione di compilare un solo messale che ne contenga due: quello nuovo insieme a quello vecchio. Per il lettore \u00e8 utile spiegare che Solesmes, che non \u00e8 certo una barricata progressista nella Chiesa di Francia, da subito, dopo il Concilio, ha adottato il nuovo rito romano, frutto della Riforma Liturgica. Lo celebra in latino, con il canto gregoriano, come \u00e8 suo diritto fare. Ma sta nella comunione ecclesiale. Fontgombault, invece, non accetta il nuovo rito e usa ordinariamente il vecchio, creando, nella stessa congregazione, un attrito imbarazzante.<\/p>\n<p>Per questo sentir parlare di \u201cpace liturgica, senza rigidit\u00e0 n\u00e9 ideologia\u201d da parte di Pateau \u00e8 quanto meno curioso: a che titolo chi non accetta la tradizione vivente pu\u00f2 dare lezione di tradizione a qualcuno? Come possiamo considerare autorevole la parola marginale di un isolato nella sua stessa Congregazione benedettina?<\/p>\n<p>Ma esaminiamo meglio alcune risposte di Pateau in <a href=\"https:\/\/silerenonpossum.com\/it\/intervista-silerenonpossum-domjeanpateau\/\">questa recente e lunga intervista<\/a>\u00a0, leggendo le quali si torna, 5 anni dopo, agli stessi toni intransigenti di 5 anni fa, accompagnati dalla retorica di domande compiacenti e talora imbarazzanti per lo stesso intervistato.<\/p>\n<p><b>Le messe celebrate \u201ca capriccio\u201d<\/b><\/p>\n<p>Molto curiosa appare la risposta alla domanda se a Fontgombault si celebri con il Messale di Paolo VI. Di fatto la risposta dice: solo eccezionalmente, mentre la messa conventuale ha una forma che sta tra il 1965 e il 1962. Una strana risposta. Tradotta in parole semplici vuol dire che a Fontgombault ci si prende la libert\u00e0 di celebrare non secondo il rito comune: la messa conventuale non viene celebrata nel medesimo rito di Roma. Questo sarebbe l\u2019esempio da ammirare? Pateau, tuttavia, quando risponde alla domanda sulle parole di papa Leone XIV e del Card. Parolin, a proposito della soluzione <span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">necessaria alle tensioni sulla liturgia che riguardano anzitutto la Francia, ha l\u2019onest\u00e0 di ricordare che<\/span> <span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">in quel testo<\/span> <span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">del Segretario di stato si invocano<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>soluzioni concrete che permettano di includere generosamente le persone sinceramente legate al Vetus Ordo, nel rispetto degli orientamenti voluti dal Concilio Vaticano II in materia liturgica\u201d.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">Il rispetto degli orientamenti voluti da Concilio Vaticano II, purtroppo per Pateau, sono contenuti letteralmente in S<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">acrosanctum Concilium<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"> e chiedono una revisione del rito romano che \u00e8 avvenuta tra il 1963 e il 1969. Chi pretende di celebrare con riti precedenti si mette obiettivamente contro il Concilio. E\u2019 a questo proposito che Dom Pateau, tuttavia, si lancia in una analisi teologicamente disarmante. Parla di un \u201clezionario\u201d alternativo <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">a quello del 1962<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">, che in un eventuale Messale \u201cdoppio\u201d (come proposto da P. Kemlin, <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">abate di Solesmes<\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">) permetterebbe <\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">a suo avviso quell\u2019\u201darricchimento reciproco\u201d che a suo avviso, sarebbe il vero obiettivo. E aggiunge:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>In ogni caso, la scelta di affrontare la questione dell\u2019arricchimento dei messali in modo pragmatico, quale che sia la soluzione proposta, mi sembra molto positiva e l\u2019unica via feconda nel lungo periodo. Essa consente di evitare due scogli: la rigidit\u00e0 e l\u2019ideologia. Del resto, la liturgia \u00e8 anzitutto una pratica.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questa conclusione sulla \u201cpratica liturgica\u201d, con cui Pateau vorrebbe raddrizzare una cosa storta, \u00e8 veramente un capolavoro. La incompatibilit\u00e0 ecclesiale, giuridica e teologica tra due riti, di cui uno \u00e8 la esplicita e dovuta correzione dell\u2019altro, diventa una sorta di \u201cbricolage\u201d in cui ognuno si fa il suo lezionario \u201csenza rigidit\u00e0 e senza ideologia\u201d. Come fa, Dom Pateau, a non vedere, che proprio questa \u00e8 la ideologia peggiore: negare che vi sia un \u201ccammino comune\u201d, un uso comune del medesimo rito romano, sia pure in una versione (la nuova) che \u00e8 elastica, rispetto a quella precedente, che era rigida. Lui parla \u201csenza rigidit\u00e0\u201d volendo solo il rito rigido e superato, mentre l\u2019autorit\u00e0 ecclesiale, che vuole il rito riformato e elastico, sarebbe rigida? Siamo forse dispensati dal principio di non contraddizione quando a parlare \u00e8 un Abate? Come fa a non vedere che la scelta del lezionario dipende dalla struttura dell\u2019anno liturgico, che \u00e8 diversa nei due Ordines? E come fa a non notare che diversa \u00e8 anche la interpretazione giuridica, secondo codici diversi, di cui uno \u00e8 vigente e l\u2019altro non pi\u00f9 vigente? Come fa a pensare che gli scogli vengano dal nuovo ordinamento, e non dalla confusione tra vecchio e nuovo che lui propone come soluzione? La sua soluzione \u00e8 il vero problema.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>La questione della unit\u00e0 ecclesiale<\/b><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">Un secondo punto su cui occorre soffermarsi \u00e8 la descrizione settaria che della liturgia a Fontgombault propone Pateau, aiutato dalle domande nostalgiche del giornalista. L\u2019Abate cerca di avvalorare la coesistenza, nella medesima comunit\u00e0, di una cosa e del suo contrario: della messa letta solitaria e della concelebrazione. Qui per\u00f2 Pateau commette un grave errore. Fa una citazione che gli si rivolge contro, come un boomerang, senza che l\u2019intervistatore se ne renda conto. Egli dice infatti:<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><i><span style=\"font-size: medium\">Va per\u00f2 ricordato che alcuni giovani scelgono di entrare nella nostra comunit\u00e0 proprio a motivo di questa celebrazione materialmente solitaria, ma nella quale \u00e8 presente tutta la Chiesa. Il cardinale Ratzinger, durante la sua visita a Fontgombault nel 2001, ne rimase molto colpito e concluse: \u00abQuesta \u00e8 la Chiesa cattolica!\u00bb<\/span><\/i><\/span><\/span> \u201c<\/p>\n<p><a name=\"productTitle\"><\/a><a name=\"title\"><\/a> <span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">Far benedire da J. Ratzinger l\u2019arbitrio di determinare la coesistenza tra rito vecchio e rito nuovo \u00e8 un falso storico. Purtroppo per Pateau, quella visita a Fontgombault del Prefetto Ratzinger, accompagnato da Roberto de Mattei, ha prodotto un volumetto, <span style=\"font-size: medium\">(<\/span><span style=\"color: #0f1111\"><span style=\"font-size: medium\"><i>La questione liturgica. Atti delle Giornate Liturgiche di Fontgombault (22-24 luglio 2001)<\/i><\/span><\/span><span style=\"color: #0f1111\"><span style=\"font-size: medium\"> \u2013 <\/span><\/span><span style=\"color: #0f1111\"><span style=\"font-size: medium\">Roma, 2010) i<\/span><\/span>n cui \u00e8 stata pubblicata la relazione del cardinale. In quella conversazione, nel dibattito, si pu\u00f2 leggere una affermazione allora decisiva: la richiesta di una \u201cliberalizzazione generale\u201d del Vecchio Rito, che gi\u00e0 allora circolava come proposta, doveva essere respinta, perch\u00e9 avrebbe causato una rottura irrimediabile sul piano ecclesiale. Nel 2001, a Fontgombault, Ratzinger era ancora limpido su questo tema. Qualche anno dopo avrebbe ceduto alle pressioni esterne ed interne, inaugurando quella fase di confusione che va dal 2007 al 2021 e che oggi stiamo faticosamente superando. E\u2019 sorprendente notare con quanta <i>nonchalance<\/i> Dom Pateau ricostruisca in modo rigido e ideologico la storia del suo stesso monastero, con poca memoria storica e senza alcun spessore teologico.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><b>La Commissione Ecclesia Dei<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">Forse il punto pi\u00f9 sorprendente \u00e8 la domanda in cui l\u2019intervistatore fa una sorta di panegirico della Commissione <i>Ecclesia Dei<\/i>, e trova per\u00f2 una risposta da parte di Pateau che suona molto pi\u00f9 prudente e cauta della domanda. Per costruire la \u201cpace liturgica\u201d la via chiusa \u00e8 il parallelismo dei riti. Su questo i due interlocutori non hanno le idee chiare. Ma Pateau almeno ha capito che una gestione centralizzata da parte di una Commissione Pontificia non sarebbe affatto una soluzione da riproporre. Di per s\u00e9 la Commissione Ecclesia Dei \u00e8 stata una delle pagine pi\u00f9 tristi con cui, negli ultimi 40 anni, si \u00e8 cercato di affrontare la questione della resistenza alla riforma liturgica. La storia della Commissione ha dimostrato che era logico sopprimerla, come ha fatto Papa Francesco. Essa lavorava non per la pace, ma per la guerra: questo lo sa bene Mons. Pozzo e pu\u00f2 darne anche oggi testimonianza autorevole. La goccia che fece traboccare il vaso avvenne nel 2020, durante la pandemia, quando la Sessione della Congregazione per la Dottrina della fede, a cui era stata ridotta la Commissione, lavorava alla \u201criforma del rito del 1962\u201d, mentre concedeva alle domande soprattutto dagli USA di celebrare il Triduo Pasquale con i riti precedenti il 1956\u2026 Sarebbe questo disastro ecclesiale e liturgico l\u2019oggetto della nostra nostalgia? questa sarebbe la pace a cui tendere? Persino Pateau non se la sente di approvarlo.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><b>Il dibattito falsato sulla liturgia<\/b><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">Siamo di fronte a tentativi maldestri di capovolgere le cose. Si cerca di accreditare come \u201csenza rigidit\u00e0 e senza ideologia\u201d la resistenza di soggetti in una condizione di \u201ctradizione malata\u201d. Questi monaci rigidi e ideologizzati fanno della \u201cmessa letta\u201d in solitario da ciascun monaco l\u2019ideale di San Benedetto. Povero Benedetto! Il cammino ecclesiale, che si libera delle forme non sane della tradizione, esige pazienza, senza dubbio. Ma non pu\u00f2 esitare sui principi. La grande tradizione del rito romano conosce un solo rito vigente, non due riti paralleli e contraddittori, tra cui poter fare bricolage spirituale. Il tentativo di salvaguardare la ostinazione di chi non vuole entrare nella tradizione viva e preferisce il museo al giardino deve essere chiamato con il suo nome: \u00e8 un <i>vulnus<\/i> alla unit\u00e0 e alla comunione. Cos\u00ec lo giudicava Ratzinger nel 2001, proprio a Fontgombault; cos\u00ec lo ha giudicato Bergoglio nel 2021. <i>Traditionis custodes<\/i> \u00e8 un atto di pace, contro il tentativo bellicoso di portare la confusione nella Chiesa, anche nella sua forma monastica, dove per\u00f2 il monastero si confonde facilmente con la setta, di cui lo stesso Benedetto si sarebbe preoccupato.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">Di fronte a queste evoluzioni, la giusta intenzione di portare la pace deve essere nutrita di teologia. Non sorprende che Pateau preferisca ridurre la liturgia a una \u201cpratica\u201d, per essere libero di costruirsi la sua liturgia, la sua chiesa, la sua tradizione monastica, con molto attaccamento, ma senza teologia.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">La parola pi\u00f9 chiara, verso questi tentativi, attestati bene dal regime comunicativo di tutta questa intervista, l\u2019ho ascoltata molti anni fa da un bravo prete padovano, che \u00e8 stato a lungo professore e Vicario per la Formazione del Clero: Don Giuseppe Zanon. Una volta disse una frase che ritengo formidabile per capire tutta la \u201cfissazione liturgica\u201d, che spesso avvelena la relazione con il culto cristiano:<\/span><\/p>\n<p>\u201c<span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><i>Quando un giovane seminarista, o un giovane prete, mi dice che vuole studiare liturgia, gli rispondo: prima fai 10 anni il camionista, poi quando sarai tornato, se avrai ancora la passione, lo studio ti far\u00e0 bene\u201d.<\/i><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\">Solo cos\u00ec la liturgia eviter\u00e0 di diventare lo schermo su cui vengono proiettate le rigidit\u00e0 ecclesiali e le ideologie teologiche. Chiamarle spiritualit\u00e0 non risolve il problema, ma lo complica.<\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Versione francese del post si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/un-abbe-insensible-a-vatican-ii-a-propos-de-lentretien-avec-dom-pateau-fontgombault\/\">qui<\/a><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una buona intervista non pu\u00f2 scaturire solo da buone risposte: chiede anche domande all\u2019altezza del tema, non atti di compiacimento o di indottrinamento verso il lettore e verso l\u2019interlocutore. 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