{"id":20317,"date":"2026-04-02T17:33:48","date_gmt":"2026-04-02T15:33:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20317"},"modified":"2026-04-02T17:33:48","modified_gmt":"2026-04-02T15:33:48","slug":"le-donne-tra-battesimo-e-ordinazione-una-discussione-sulla-autorita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-donne-tra-battesimo-e-ordinazione-una-discussione-sulla-autorita\/","title":{"rendered":"Le donne tra battesimo e ordinazione: una discussione sulla autorit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>Con un intervento che merita grande attenzione, (e che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/ilregno.it\/regno-delle-donne\/blog\/di-che-discutevate-fra-voi-il-gruppo-di-studio-n-5-simona-segolon\">qui<\/a>) Simona Segoloni esamina il <em>Rapporto<\/em> pubblicato dal Gruppo di lavoro n.5 del Sinodo dei Vescovi, sulla partecipazione delle donne alla vita e alla guida della Chiesa. A proposito del testo sono gi\u00e0 usciti su questo blog diversi post (che si possono leggere <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-rapporto-del-gruppo-di-studio-n-5-ascolto-del-disagio-reticenze-sistematiche-prospettive-limitate\/\">qui<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-differenza-tra-le-persone-i-personaggi-e-i-principi-un-sofisma-di-von-balthasar-e-lo-sguardo-poco-critico\/\">qui<\/a> ,<a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-cose-e-le-parole-non-si-fermano-come-cambia-la-chiamata-al-ministero-ecclesiale\/\">qui<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/balthasar-e-il-fascino-di-principi-senza-storia-riflessioni-su-una-appendice-del-rapporto-del-gruppo-di-studio-5-di-linda-pocher\/\">qui<\/a>). Mi pare che il commento della prof. Segoloni, che tra l\u2019altro \u00e8 anche Presidente del Coordinamento Teologhe Italiane, offra almeno tre profili di analisi che debbono essere valorizzati. Li presento qui brevemente:<\/p>\n<p>a) Il dato nuovo, offerto dal<em> Rapporto<\/em>, a suo avviso consiste in una serie di acquisizioni, che il magistero ecclesiale fatica a riconoscere. Per usare le sue parole convincenti:<\/p>\n<p><span style=\"color: #333333\">\u201c<span style=\"font-family: Open Sans, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Si fanno affermazioni ad alta voce che fino a questo momento erano per lo pi\u00f9 mormorate: non si pu\u00f2 parlare di ruoli per le donne e per gli uomini (e a questo proposito s\u2019invoca una vera e propria conversione ecclesiale); la differenza di genere esprime una parzialit\u00e0 dell\u2019esperienza umana che riguarda anche i maschi (non esiste, cio\u00e8, un genere che pu\u00f2 fare tutto e che ha tutto, e uno che \u00e8 specificamente pensato per alcuni ambiti o ruoli);\u00a0<\/i><\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #333333\"><span style=\"font-family: Open Sans, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>la sudditanza delle donne dipende dal peccato<\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #333333\"><i>\u00a0<\/i><\/span><span style=\"color: #333333\"><span style=\"font-family: Open Sans, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>non dalla volont\u00e0 di Dio; la partecipazione delle donne all\u2019autorit\u00e0 nella Chiesa non \u00e8 una concessione dell\u2019autorit\u00e0 gerarchica, ma qualcosa che viene dall\u2019ordine della redenzione; le donne non possono essere tutte inquadrate solo in alcune caratteristiche (tenerezza, accoglienza ecc.) ma vanno loro riconosciute anche quelle di leadership, discernimento, insegnamento ecc.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/span><i> <\/i><\/p>\n<p>b) La possibilit\u00e0 di riconoscere \u201cautorit\u00e0\u201d al di fuori dell\u2019ambito del \u201cministero ordinato\u201d costituisce una occasione storica per ampliare la partecipazione delle donne alla guida della chiesa<\/p>\n<p>c) Evitare il clericalismo e la discriminazione consisterebbe, secondo Segoloni, nell\u2019accettare la condizione \u201cmoltiforme\u201d dell\u2019esercizio della potest\u00e0, senza lasciarsi dominare dall\u2019idea, generale e un poco astratta, della ordinazione come condizione necessaria per l\u2019esercizio di ogni autorit\u00e0.<\/p>\n<p>In conclusione Segoloni scrive:<\/p>\n<p><span style=\"color: #333333\">\u201c<span style=\"font-family: Open Sans, sans-serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Magari conferire autorit\u00e0 di governo alle donne permetter\u00e0 di spezzare il cerchio magico del clericalismo e riconoscere che il battesimo conferisce a donne e uomini, cui lo Spirito dona carismi e desiderio adeguati, la capacit\u00e0 d\u2019esercitare nella Chiesa una potest\u00e0 autorevole di guida, insegnamento o discernimento. Magari invece di partire dalla riflessione sull\u2019ordinazione delle donne, potremmo riaprire quella sulle potest\u00e0 e riconoscerne la molteplicit\u00e0, liberando cos\u00ec l\u2019opera dello Spirito dalle gabbie in cui la vogliamo costringere.\u201d<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p>La tesi che guida il discorso di Segoloni \u00e8: <em>il fatto di <\/em><i>non partire dalla \u201ccapacit\u00e0 di <\/i><i>essere <\/i><i>ordina<\/i><i>t<\/i><i>e\u201d, ma dal \u201cfatto di esercitare un potere\u201d pu\u00f2 aiutare a riconoscere l\u2019azione dello Spirito Santo, senza pregiudicarla con preconcetti teologici e sistematici<\/i>.<\/p>\n<p>Mi pare che sia del tutto legittimo impostare la lettura del documento in questo modo. Resta per\u00f2 in me un margine di perplessit\u00e0 per una serie di motivi, che cerco di illustrare con tre domande.<\/p>\n<p>1. <em>La \u201crestrizione\u201d del Vaticano II \u00e8 davvero una riduzione?<\/em><\/p>\n<p>Se seguiamo il ragionamento di Segoloni, il Rapporto avrebbe il merito di uscire da una visione \u201criduttiva\u201d del potere nella Chiesa. Ossia da quella visione che lo farebbe discendere totalmente dalla \u201cordinazione\u201d. La \u201criduzione\u201d, che a suo parere causerebbe una caduta clericale nella comprensione della autorit\u00e0, sarebbe il frutto del Concilio Vaticano II (o, per lo meno, di una sua lettura troppo univoca). Qui io vedo il rischio di fraintendere proprio la intenzione di LG, quando unifica tutta la autorit\u00e0 dentro il \u201cministero ordinato\u201d. La qualit\u00e0 sacramentale dell\u2019episcopato, che per un millennio era stata dimenticata e letta solo come \u201cufficio\u201d, riporta al centro una questione dimenticata: ossia il superamento della autorit\u00e0 pensata nella alternativa tra ordine e giurisdizione. Su questo piano, a mio avviso, la posizione di Segoloni, che \u00e8 condivisa da altri teologi, canonisti, teologhe e canoniste, sovrappone in modo troppo netto due problemi diversi:<\/p>\n<p>&#8211; la differenza tra battesimo e ordine;<\/p>\n<p>&#8211; la differenza tra ordine e giurisdizione.<\/p>\n<p>La differenza tra battesimo e ordine non riguarda l\u2019esercizio della autorit\u00e0, ma la capacit\u00e0 di testimonianza di ogni soggetto battezzato rispetto all\u2019esercizio di un ufficio formale. Non vi \u00e8 alcun parallelismo, che invece sembra sostenuto da Segoloni, tra battesimo\/potere di giurisdizione e ordinazione\/potere di ordine.<\/p>\n<p>Questa impostazione creerebbe, di nuovo, nella Chiesa, una doppia categoria: coloro che esercitano la autorit\u00e0 in base al battesimo, e coloro che esercitano la autorit\u00e0 in base alla ordinazione.<\/p>\n<p>Questo pu\u00f2 avvenire solo di fatto, come accade oggi. Ed \u00e8 bene che questo sia accaduto e continui ad accadere, come un fatto nuovo e che inquieta.<\/p>\n<p>Ma un assetto istituzionale dovrebbe porre la questione in termini diversi: chi esercita l\u2019autorit\u00e0, nella Chiesa, oltre che essere battezzato, deve anche essere ordinato. Questa \u00e8 la novit\u00e0 con cui LG reintegra anche il Vescovo nel sacramento dell\u2019ordine.<\/p>\n<p>La sfida, per la chiesa, \u00e8 anzitutto riconoscere i fatti nuovi. Ma per dare ordine a tali fatti, e farli entrare nell\u2019ordinamento ecclesiale, occorre pensare alle nuove condizioni di accesso al ministero ordinato.<\/p>\n<p>2. <em>Come ci liberiamo dal clericalismo?<\/em><\/p>\n<p>Io non sono affatto convinto che questo accada riconoscendo una autorit\u00e0 anche a chi non \u00e8 ordinato. Questo accadeva nel Medioevo per i Vescovi, ma non ha affatto garantito che non fossero, a loro modo, clericali tanto quanto i preti. Il motivo dipende dal fatto che il clericalismo \u00e8 un fenomeno che riguarda la autorit\u00e0, non il sacramento dell\u2019ordine. Questo punto merita una chiarificazione radicale.<\/p>\n<p>Se accantonassimo la questione della ordinazione, e puntassimomo semplicemente sull\u2019ampliamento della autorit\u00e0 riconosciuta sul piano battesimale, non affronteremmo veramente il problema. Anche perch\u00e9 non \u00e8 un caso che in tutti gli esempi che Segoloni ha proposto nel suo testo, vi sia, riferita alla autorit\u00e0 delle donne, il riconoscimento di una autorit\u00e0 di insegnamento, di giudizio, di discernimento. E la santificazione? E la presidenza del culto? Il \u201csistema medievale\u201d, implicito nella sua analisi, tende a clericalizzare il culto, anche contro la volont\u00e0 di chi parla. Se noi pensassimo la autorit\u00e0 come una \u201cgiurisdizione\u201d alla quale possono accedere tutti i battezzati (insieme a tutti gli ordinati, ovviamente), resterebbe alla ordinazione solo una \u201csporgenza\u201d: la santificazione e la presidenza eucaristica. Per questa competenza resterebbe, immutata e indiscussa, la riserva maschile. Sarebbe questo il modello che vorremmo produrre? Siamo sicuri che, rispetto al Vaticano II, si tratterebbe di un progresso?<\/p>\n<p>3. <em>Le due strade che si aprono sono forse incompatibili?<\/em><\/p>\n<p>Io trovo molto opportuno proporre, come fa Segoloni, una lettura <i>in bonam partem<\/i> del Rapporto del Gruppo 5. Ma trovo anche necessario, come fa solo indirettamente anche lei, che si affronti apertamente la questione dei \u201ctria munera\u201d applicata non solo al battesimo, ma anche al ministero ordinato. Su questo punto dobbiamo essere molto chiari: la novit\u00e0 di LG non \u00e8 solo nel riconoscere anche al battesimo una partecipazione strutturale ai tria munera Christi, ma nell\u2019 interpretare anche il ministero ordinato sulla base di questi \u201ctre doni\/compiti\/ uffici\u201d.<\/p>\n<p>Cerco di spiegarmi meglio. Se \u00e8 giusto salutare i passi avanti che si leggono nel<i> Rapporto<\/i>, perch\u00e9 mai dovremmo tacere la presenza di una \u201czona franca\u201d, di cui il documento non dice nulla, per la quale, trattandosi di \u201cordinazione\u201d, la donna subirebbe ancora, esattamente come 100 o 500 anni fa, un giudizio di impedimento, senza che ve ne siano ragioni?<\/p>\n<p>La valorizzazione dei \u201cministeri battesimali\u201d, su cui persino la Commissione pontificia presieduta dal Card. Petrocchi ha votato unanimemente, non \u00e8 in questione e non \u00e8 la questione, se non per la resistenza di logiche preziudiziali, che appartengono pi\u00f9 al senso comune che alla teologia.<\/p>\n<p>Mi pare che, tuttavia, la esclusione dal discorso della inclusione delle donne anche nel ministero ordinato, resti funzionale ad un doppio pensiero ecclesiale:<\/p>\n<p>&#8211; da un lato custodisce, implicitamente, lasciandola nel \u201cnon detto\u201d, l\u2019idea che il ministero ordinato sia \u201criservato ai maschi\u201d: il che, teologicamente oggi appare privo di fondamento e questa debolezza non pu\u00f2 essere taciuta, anche se disturba.<\/p>\n<p>&#8211; dall\u2019altro alimenta l\u2019idea che tutto si possa fare, dal punto di vista della autorit\u00e0, senza la ordinazione, salvo la presidenza eucaristica e gli atti di \u201csantificazione\u201d. Ma anche questa \u00e8 la visione vecchia del ministero ordinato, quella elaborata dalla tradizione medievale\/tridentina, dalla quale vogliamo liberarci, perch\u00e9 \u00e8 troppo stretta e distorta.<\/p>\n<p>Se alla presunta \u201crestrizione\u201d del Vaticano II, per il fatto di aver ricollegato tutta la autorit\u00e0 ecclesiale alla ordinazione, <i> <\/i>retrocediamo alle categorie medievale\/moderne, non mi sentirei di interpretare questo movimento come un avanzamento, bens\u00ec come un arretramento. Per alcuni questo pu\u00f2 apparire come il piccolo prezzo da pagare per ampliare (giurisdizionalmente) lo spazio di presenza e di influenza delle donne. Forse questa strategia a lungo respiro chiede che sul piano tattico si accetti di rimuovere il tema della ordinazione dall\u2019ordine del giorno.<\/p>\n<p>A me sembra, invece, che a questa via, che \u00e8 legittima e che ha indubbiamente buone ragioni, resti come punto cieco la esigenza di fare i conti con la autorit\u00e0 collegata con un sacramento diverso dal battesimo. Su questo, la difesa della tradizione cattolica non significa \u201cclericalizzare\u201d, purch\u00e9 l\u2019ordinazione non sia allo stesso tempo, la difesa di una lettura sacrale del sacerdozio e la legittimazione della esclusione da esso delle donne.<\/p>\n<p>In questo \u201cgioco di specchi\u201d penso che sarebbe utile tenere insieme le due vie: sia quella che mira a valorizzare una lettura molteplice della autorit\u00e0 ecclesiale, sia quella che non rinuncia alla intuizione con cui il Concilio Vaticano II ha riunificato, dopo pi\u00f9 di un millennio, la esperienza ecclesiale della autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Quella del Vaticano II resta una profezia, che sicuramente pu\u00f2 essere letta in modo clericale. Ma non \u00e8 detto che una formula medievale, che separa ordine e giurisdizione, equivalga con certezza ad una profezia.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con un intervento che merita grande attenzione, (e che si pu\u00f2 leggere qui) Simona Segoloni esamina il Rapporto pubblicato dal Gruppo di lavoro n.5 del Sinodo dei Vescovi, sulla partecipazione delle donne alla vita e&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20317"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20317"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20317\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20318,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20317\/revisions\/20318"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20317"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20317"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20317"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}