{"id":20291,"date":"2026-03-22T08:45:19","date_gmt":"2026-03-22T07:45:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20291"},"modified":"2026-03-22T08:48:30","modified_gmt":"2026-03-22T07:48:30","slug":"unita-liturgica-non-tipografica-lunico-rito-romano-e-p-gueranger","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/unita-liturgica-non-tipografica-lunico-rito-romano-e-p-gueranger\/","title":{"rendered":"Unit\u00e0 liturgica, non tipografica.  L\u2019unico rito romano e P. Gu\u00e9ranger"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes01.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20292\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes01-240x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"240\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes01-240x300.jpeg 240w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes01-818x1024.jpeg 818w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes01-768x961.jpeg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes01.jpeg 1062w\" sizes=\"(max-width: 240px) 100vw, 240px\" \/><\/a><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes02.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20293\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes02-251x300.jpeg\" alt=\"\" width=\"251\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes02-251x300.jpeg 251w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes02-856x1024.jpeg 856w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes02-768x919.jpeg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/letteraSolesmes02.jpeg 1044w\" sizes=\"(max-width: 251px) 100vw, 251px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il quadro in cui l\u2019Abate di Solesmes, P. Kemlin, colloca la propria riflessione, con una lettera al papa Leone del 12 novembre scorso (resa nota solo in questi giorni e riprodotta qui nella immagine), ha una certa importanza. Egli sa che Solesmes non \u00e8 un luogo come gli altri. Vi si custodisce la memoria di uno dei Padri del Movimento Liturgico, che, come si dice giustamente all\u2019inizio della lettera, sta agli inizi del Movimento Liturgico, che ha condotto alla Riforma Liturgica.<\/p>\n<p>Egli confessa, tuttavia, che la Congregazione monastica di cui \u00e8 presidente, ha conosciuto una frattura tra la prassi di Solesmes, che usa il rito riformato da Paolo VI, e altri monasteri, come Fontgombault, in cui invece si usa il rito tridentino.<\/p>\n<p>Di fronte a questo quadro lacerato, all\u2019interno della medesima Congregazione, l\u2019Abate offre una serie di considerazioni, di diversa natura:<\/p>\n<p>&#8211; osserva che coloro che usano il messale tridentino \u201cnon si ritrovano\u201d nel messale di Paolo VI.<\/p>\n<p>&#8211; questo dipende, a suo avviso, da diversa \u201cunzione\u201d liturgica e antropologia sottesa ai due testi.<\/p>\n<p>&#8211; perci\u00f2 non si potr\u00e0 fare aderire al Nuovo rito le persone legate al vecchio senza \u201critoccare\u201d il Nuovo Ordinamento.<\/p>\n<p>&#8211; d\u2019altra parte \u201critoccare\u201d il Messale di Paolo VI non avrebbe successo, perch\u00e9 genererebbe una soluzione con \u201ctre\u201d Messali (quello tridentino, quello di Paolo VI originale e quello ritoccato)<\/p>\n<p>&#8211; La soluzione proposta sarebbe invece di \u201cinserire\u201d il VO nel NO, come sua parte autonoma (salvo piccoli ritocchi)<\/p>\n<p>&#8211; In questo modo ci sarebbe un unico \u201cmessale\u201d, con due \u201cordines\u201d diversi al suo interno.<\/p>\n<p>&#8211; In questo modo si ristabilirebbe la unit\u00e0 di un unico riferimento testuale, nel quale si riconoscerebbero le due \u201cparti\u201d ecclesiali.<\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente da questa sintesi, accanto ad una intuizione del tutto convincente, si manifestano una serie difficolt\u00e0 teoriche e pratiche davvero insuperabili.<\/p>\n<p>a) Il fatto che si debba ritrovare la unit\u00e0 della Chiesa (e della Congregazione di Solesmes) \u00e8 del tutto vero. Un unico rito \u00e8 la condizione della unit\u00e0. Due riti paralleli non creano unit\u00e0, ma lacerazione. In questo la lettera arriva alle medesime conclusioni di <i>Traditionis custodes<\/i>.<\/p>\n<p>b) Tuttavia l\u2019unica soluzione \u00e8 lavorare<i> teologicamente, non tipograficamente<\/i>. Se noi costruissimo un messale, al cui interno vi fosse allo stesso tempo, il rito riformato e il rito che ha avuto necessit\u00e0 di essere riformato, non risolveremmo affatto il parallelismo: ci sarebbe il parallelismo tra due <i>ordines<\/i> nello stesso messale, anzich\u00e9 in due messali diversi.<\/p>\n<p>c) Sarebbe curioso avere un solo messale in cui un Ordo dipenderebbe dal Codice del 1917 mentre l\u2019altro dipenderebbe dal Codice del 1983. Chi non vedrebbe qui una insuperabile contraddizione?<\/p>\n<p>d) Resterebbe comunque la questione di gestire un unico calendario in due <i>ordines<\/i> paralleli, che pensano diversamente non solo la antropologia, la chiesa, la legge e la \u201cunzione\u201d liturgica, ma anche il tempo. Unificare il calendario si pu\u00f2 fare solo con un unico ordo, non con due. Da solo il Messale, come libro, non unifica ci\u00f2 che resta diviso.<\/p>\n<p>Queste difficolt\u00e0 non sono affatto marginali. Proprio il P. Gu\u00e9ranger, da cui muove tutto il discorso della lettera, aveva avuto una intuizione giovanile legata ai suoi studi sociologici. Egli sapeva allora, nel 1830, che la riscoperta della liturgia dipendeva dalla sua forza di \u201cazione istitutiva\u201d. La chiesa cattolica, dopo Napoleone, poteva iniziare di nuovo mettendo al suo inizio l\u2019azione rituale, quella cattolica, quella romana. Che cosa direbbe oggi, il fondatore di Solesmes, di fronte alla proposta singolare che viene dal suo successore? Credo che sarebbe piuttosto perplesso.<\/p>\n<p>Se si valuta la lettera con la prospettiva di Gu\u00e9ranger si vede una contraddizione lampante. La contraddizione tra la giusta domanda di un \u201cunico rito\u201d, che sia normativo per tutta la Congregazione e per tutta la Chiesa, e la soluzione di un unico Messale, priva di consistenza teologica, antropologica, ecclesiale e spirituale. Forse nella Congregazione di Solesmes ci si potrebbe illudere con una soluzione \u201ctipografica\u201d: forse per i monaci un solo libro potrebbe dare l\u2019illusione della unit\u00e0. La Chiesa cattolica, che \u00e8 certo pi\u00f9 complessa di una congregazione monastica, vive di una sola \u201clex orandi\u201d, non della unione tipografica di due <i>leges orandi<\/i> tra loro contraddittorie, sul piano ecclesiale e sul piano antropologico, come riconosce lo stesso Abate Kemlin. L\u2019unit\u00e0 liturgica <i>non si ristabilisce tipograficamente, ma teologicamente<\/i>: non sul piano di un unico libro, ma su quello di un unico ordo.<\/p>\n<p>Il merito maggiore della lettera consiste nella sua affermazione di fondo: due riti paralleli non risolvono la questione della unit\u00e0. Non resta che lavorare sull\u2019unico rito vigente. Chi \u201cnon ci si ritrova\u201d, per usare la espressione dell\u2019Abate, dovrebbe pensare non di mancare di un unico libro, ma di aver smarrito le ragioni per essere ancora in comunione non solo con la Chiesa romana, ma anche con P. Gu\u00e9ranger.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Il quadro in cui l\u2019Abate di Solesmes, P. 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