{"id":20279,"date":"2026-03-10T19:06:03","date_gmt":"2026-03-10T18:06:03","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20279"},"modified":"2026-03-10T19:06:03","modified_gmt":"2026-03-10T18:06:03","slug":"il-rapporto-del-gruppo-di-studio-n-5-ascolto-del-disagio-reticenze-sistematiche-prospettive-limitate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-rapporto-del-gruppo-di-studio-n-5-ascolto-del-disagio-reticenze-sistematiche-prospettive-limitate\/","title":{"rendered":"Il Rapporto del Gruppo di Studio n.5:  ascolto del disagio, reticenze sistematiche, prospettive limitate"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12489\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Uno dei fatti significativi, che si leggono nei primi 9 numeri del \u201cRapporto\u201d (che si pu\u00f2 consultare <a href=\"https:\/\/www.synod.va\/it\/il-processo-sinodale\/fase-3-l-implementazione\/i-gruppi-di-studio\/rapporti-finali\/gruppo-5.html\">qui<\/a>) \u00e8 la trasformazione del lavoro del Gruppo in corso d\u2019opera. Alla fine abbiamo, come prodotto del Gruppo 5, un rapporto simile a quello di tutti gli altri gruppi, non un documento del Dicastero, come era stato ipotizzato all\u2019inizio e anche nel confronto tra il Prefetto e il Sinodo, nell\u2019ottobre del 2024. La struttura del Rapporto, tuttavia, conserva in parte la struttura del Documento che era stato anticipato. Tuttavia cambiano i \u201cpesi\u201d interni al documento. Quella ampia presentazione di \u201cfigure femminili\u201d, che sembrava dover essere il corpo del documento, \u00e8 diventata parte di una articolata appendice (che occupa 72 numeri, rispetto ai 51 numeri delle prime due parti). Tuttavia la appendice offre anche altro materiale, di diversa natura e intenzione. Ecco lo schema generale del documento (con i numeri corrispondenti, che non sono progressivi, ma ricominciano in ciascuna parte e appendice)<\/p>\n<p>a) una breve ricostruzione della storia del Gruppo 5, del suo metodo di lavoro e delle intuizioni avute durante il lavoro stesso (la presente Prima Parte I, 1-9)<\/p>\n<p>b) una sintesi argomentata delle principali risultanze e convergenze circa il tema in oggetto derivanti dall\u2019ascolto delle diverse componenti del Dicastero (Consultori, Ufficio Dottrinale, Congresso, Feria IV), dalla lettura dei testi ricevuti e dalle testimonianze sollecitate dallo stesso Dicastero (la Seconda Parte del Rapporto Finale, II 1-42);<\/p>\n<p>c) un\u2019ampia appendice di catalogazione comprendente almeno una parte importante dell\u2019ingente materiale che il Dicastero ha ricevuto e raccolto nei mesi scorsi, che sintetizza in sei parti:<\/p>\n<p>&#8211; Figure femminili nella Bibbia (App I, 1-73)<\/p>\n<p>&#8211; Figure femminili rilevanti nella storia della Chiesa (App II, 1-19).<\/p>\n<p>&#8211; Testimonianze attuali su donne che partecipano alla guida della Chiesa (App III, 1-21)<\/p>\n<p>&#8211; Principio Mariano e Principio Petrino. Uno sguardo critico. (App IV, 1-48)<\/p>\n<p>&#8211; La potest\u00e0 ecclesiale (App. V, 1-29)<\/p>\n<p>&#8211; Il contributo di Papa Francesco e di Papa Leone XIV circa il ruolo delle donne nella Chiesa. (App VI, 1-42)<\/p>\n<p>Come \u00e8 evidente, la struttura del documento \u00e8 assai composita e dimostra molti strati diversi, quasi l\u2019unirsi in un solo testo di progetti diversi. E\u2019 evidente gi\u00e0 per il fatto che la numerazione ricomincia dal n.1 per ben 8 volte, attestando, anche numericamente, la complessit\u00e0 degli approcci presenti nel testo.<\/p>\n<p>Molti sono gli aspetti interessanti. Vorrei limitarmi ad esaminare, per ora, il profilo sistematico del Rapporto. Su questo piano mi pare che si possano registrare alcuni punti interessanti, insieme a carenze ancora piuttosto vistose.<\/p>\n<p><b>1. La qualificazione del problema e alcune reticenze<\/b><\/p>\n<p>Il primo punto su cui mi soffermo \u00e8 presentato dalla <i>Sintesi ragionata dei temi emersi dall\u2019approfondimento sinodale<\/i>. E\u2019 molto chiaro il percorso di riconoscimento della \u201centrata della donna nello spazio pubblico\u201d, come fenomeno culturale che la Chiesa legge come \u201csegno dei tempi\u201d fin da Giovanni XXIII (R, II, 1-3. Una chiara assunzione del \u201cdisagio\u201d appare limpidamente delineata (R, II, 4-7) con una franchezza piuttosto rara nei recenti documenti ecclesiali. La questione delle donne \u00e8 un \u201csegno dei tempi\u201d (R, II, 10) al quale la Chiesa deve rispondere non subendo le trasformazioni sociali, ma prendendo decisioni, pur considerando che le situazioni sono geograficamente e storicamente differenziate. Tuttavia il prendere decisioni \u00e8 subito attenuato, troppo attenuato, da una contrapposizione forzata: quella tra paura e fretta. Assumere decisioni, sentite come \u201conorare una promessa\u201d non pu\u00f2 considerare una virt\u00f9 il rinvio ad oltranza di ogni decisione. In questo caso il problema non \u00e8 la fretta, ma la mancanza di memoria: c\u2019\u00e8 una promessa da onorare da 60 anni, non semplicemente un tema su cui riflettere con infinita pazienza.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte il testo continua con un esame della natura relazionale dell\u2019umano che esce dalle letture \u201cessenzialiste\u201d di maschile e femminile che hanno caratterizzato molta teologia e quasi tutto il magistero fino ad oggi.<\/p>\n<p>\u201cCi\u00f2 significa sforzarsi di pensare la dualit\u00e0 sessuale umana senza fermarsi a una sua concezione naturalistica, che si limiti cio\u00e8 a prendere atto della diversit\u00e0 sessuale in senso biologico, ma che la concepisca anche da un punto di vista antropologico-relazionale, per il quale l\u2019uomo e la donna sono un \u201ctu\u201d imprescindibile l\u2019uno per l\u2019altra.\u201d (R II 15)<\/p>\n<p>E si aggiunge, assai significativamente: \u201cLa teologia e il magistero sono quindi chiamati a mettersi in gioco interagendo con la storia concreta delle persone\u201d (R II 18)<\/p>\n<p>Nella seconda questione di fondo (dedicata alla <i>potestas<\/i>) la traduzione di questo impegno teologico e magisteriale sembra per\u00f2 autoconfinarsi nel territorio delle diverse accezioni di \u201cpotestas\u201d. Dal punto di vista sistematico mi pare una autolimitazione piuttosto grave. Tutti i numeri successivi, infatti (R II 19-29) ricostruiscono gli ampliamenti di \u201cesercizio di governo\u201d causati dagli interventi generosi di papa Francesco, sul piano teorico come sul piano pratico. Alla potest\u00e0 di governo le donne possono partecipare: questo \u00e8 un fatto. Ma perch\u00e9 solo alla potest\u00e0 di governo? Gli equilibrismi cominciano al n. 21 e non cessano pi\u00f9: si parla solo di partecipazione alla \u201cpotest\u00e0 di governo\u201d e si lascia nel non detto la resistenza della \u201criserva maschile\u201d su tutto il campo del ministero ordinato. Cos\u00ec tutto il testo, anche quando \u00e8 aperto e sincero, resta segnato da una mancanza di parresia. Non si parla mai di corda in questo discorso sull\u2019impiccato! Perci\u00f2, se il tema \u00e8 la potestas, si ridimensiona la gerarchia. Se il tema \u00e8 il ministero, si fa spazio solo ai ministeri istituiti, non a quello ordinato.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la sintesi di R II 28 \u00e8 profondamente segnata da limiti sistematici strutturali, incapaci di respirare a fondo. Si offre una sintesi del magistero recente con un piccolo riassunto che crea una identit\u00e0 del \u201cministro ordinato\u201d solo segnata dalla amministrazione della eucaristia (come era prima del Vaticano II) e uno spazio di inclusione lasciato soltanto alla potest\u00e0 primaziale del Romano Pontefice. Insomma una sintesi che mette insieme il Curato d\u2019Ars e il Concilio Vaticano I. Dal punto di vista sistematico, non si entra neppure nel XX secolo.<\/p>\n<p>Nella parte dedicata al ministero (R II 30-32) si esamina la estensione dell\u2019accesso ai ministeri istituiti come un dato obiettivo. Ma \u00e8 chiaro che, dal punto di vista della <i>potestas<\/i> non \u00e8 un grande risultato. Anzi, per consolazione, si valorizza il resoconto della Commissione sul Diaconato femminile sull\u2019unica proposizione in cui si \u00e8 raggiunto un considerevole consenso: purtroppo si tratta di una proposizione inutile, perch\u00e9 ripete semplicemente ci\u00f2 che gi\u00e0 \u00e8 accaduto e che \u00e8 gi\u00e0 acquisito, molto prima della Lettera del Card. Petrocchi, che risulta irrilevante. Il tema dei carismi, che chiude la II parte, si muove con libert\u00e0 proprio perch\u00e9 non tocca istituzioni. Si parla di autorit\u00e0, ma il diritto non \u00e8 implicato (o non si sente implicato) e cos\u00ec si pu\u00f2 respirare senza rischi.<\/p>\n<p><b>2. La forma un poco sfuggente della risposta<\/b><\/p>\n<p>Se questi sono alcuni tratti della impostazione della questione, molto pi\u00f9 deludente \u00e8 la articolazione sistematica della risposta, di cui abbiamo solo poche tracce all\u2019interno delle appendici. Mi soffermo solo su due aspetti, senza entrare nelle articolate prime tre appendici, di presentazioni di figure femminili antiche, moderne e contemporanee.<\/p>\n<p>La Appendice IV affronta la vexata quaestio dei \u201cPrincipi mariano e petrino\u201d. Chi la legge con attenzione pu\u00f2 essere distratto dal titolo, che parla di \u201csguardo critico\u201d. Per 33 numeri si fa la apologetica dei principi, in Von Balthasar e nei papi che li hanno utilizzati per il loro magistero. In 9 numeri si offre una sintesi delle critiche, esposte in modo piuttosto cauto, ma subito dopo, si restituisce la parola alla apologetica dei principi e, tutto sommato, si benedicono i due principi come un contributo importante a \u201ctutelare il ruolo della donna nella Chiesa\u201d. Qui, tuttavia si dimentica che Von Balthasar ha costruito con passione una lettura molto unilaterale della tradizione, che merita di essere criticata, perch\u00e9 risulta fuorviante. Invece, la apologetica di Von Balthasar non \u00e8 capace di uscire dall\u2019errore e anzi ritiene di doverlo ripetere, senza fretta di uscirne. Questo sul piano della parresia sistematica mi pare un aspetto molto grave del Rapporto, che contraddice il compito dell\u2019ascolto.<\/p>\n<p>3. <b>Alcune<\/b><b> prospettive <\/b><b>fuorvianti<\/b><\/p>\n<p>L\u2019 Appendice sulla \u201cpotest\u00e0 ecclesiale\u201d mi pare esemplare di una prospettiva che chiamo \u201cfuorviante\u201d, perch\u00e9 non entra davvero nelle questioni, ma lascia in ombra o nel silenzio aspetti decisivi della \u201ccondizione femminile\u201d. I 29 numeri della App V sono emblematici di una latitanza sistematica che affligge i discorsi giuridici, in modo allarmante. I primi numeri impostano la riflessione su potere, autorit\u00e0 e servizio e vi si ricostruisce per sommi capi la storia della differenziazione dell\u2019unica potestas nella potest\u00e0 di ordine e nella potest\u00e0 di giurisdizione. Si cita, in R V 11, il tentativo del Concilio Vaticano II di riunificare la potestas, ma poi, per confermare la forte distinzione, si cita addirittura la Nota Previa, senza tener conto, che, da l\u00ec a pochi anni, sarebbe cambiato sul piano sistematico il rapporto tra Episcopato e Presbiterato. Si vuole solo confermare un \u201cdoppio livello\u201d di potestas, ma lo si fa strumentalmente, per garantirsi un margine di manovra nei confronti delle donne. Il teorema (che non viene mai formulato, ma che regge tutta la fragile impostazione sistematica del testo) \u00e8 questo: se il potere nella Chiesa ha anche forma di \u201cregimen\u201d e non solo di \u201cordine\u201d, le donne non hanno bisogno di essere ordinate per vedersi attribuita una autorit\u00e0. Le due linee di interpretazione della \u201cpotest\u00e0\u201d (di cui in R V 15-20) sembrano coprire l\u2019intero campo della questione. Dal punto di vista sistematico c\u2019\u00e8 per\u00f2 un problema molto grave, di cui il documento non fa alcuna menzione, se non in modo del tutto estrinseco. Si tratta del modello di rilettura del ministero ecclesiale, che lo pensa secondo i \u201ctria munera\u201d. Se si imposta la questione in modo medievale e moderno, non se ne esce. Se invece si pensa il ministero come partecipazione ai tria munera (profetico, regale e sacerdotale) allora il quadro cambia completamente (e a ci\u00f2 accenna, in modo trasversale, R V 13). La entrata della donna nello spazio pubblico esige che si pensino, anche per la donna, tutti e tre i <i>munera<\/i>, e non solo due. Un sottotesto, sistematicamente troppo invadente, pensa, senza argomentare, che la donna possa avere solo potere regale, qualche lembo di potere profetico, ma nessun potere sacerdotale. Per questo, la lettura riduttiva della esclusione dal ministero ordinato \u00e8 promossa, indirettamente, da questa continua oscillazione tra \u201contologia battesimale\u201d e \u201contologia sacerdotale\u201d. Qui sta il difetto sistematico che porta a prospettive \u201cfuorvianti\u201d. Se la autorit\u00e0 \u00e8 legata alla ordinazione, come dice il Vaticano II, questo significa che ogni battezzato, maschio o femmina, alle debite condizioni pu\u00f2 essere ordinato. Senza questa prospettiva, di parit\u00e0 differenziata, la \u201criserva maschile\u201d continuer\u00e0 a minare le relazioni ecclesiali. Anche se la esaltiamo a livello di &#8220;principio&#8221;.<\/p>\n<p>Certo, questo <i>R<\/i><i>apporto<\/i> non si impegna per nulla sul piano di una \u201cessenzializzazione\u201d del femminile. Questo \u00e8 un dato assai positivo e che deve essere segnalato e valorizzato. Tuttavia, la forma migliore di resistenza della riserva maschile, che Von Balthasar ha trasfigurato abilmente in una teoria di \u201cprincipi\u201d a tutela della gerarchia dei sessi, deve essere riconosciuta oggi come un grave errore di impostazione sistematica. L\u2019apologia degli errori del passato non porta lontano, in nessun caso. E se la Chiesa gerarchia, quando pure lavora \u201cdal basso\u201d, si ostina a definire la teoria dei principi mariano\/petrino come nera, molte donne, insieme a non pochi uomini, riconoscono da tempo che quella teoria la vedono proprio bianca. In questo frangente, con tutto il suo impatto, il genio paradossale di Ignazio di Loyola non riesce proprio ad avere la meglio. Qui non si tratta di fede, ma di reticenze e di paure.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Uno dei fatti significativi, che si leggono nei primi 9 numeri del \u201cRapporto\u201d (che si pu\u00f2 consultare qui) \u00e8 la trasformazione del lavoro del Gruppo in corso d\u2019opera. 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