{"id":20260,"date":"2026-02-18T15:24:13","date_gmt":"2026-02-18T14:24:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20260"},"modified":"2026-02-18T15:25:08","modified_gmt":"2026-02-18T14:25:08","slug":"il-potere-il-ministero-e-la-ordinazione-una-discussione-opportuna-tra-ouellet-e-guzzo-con-risvolti-di-un-certo-rilievo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-potere-il-ministero-e-la-ordinazione-una-discussione-opportuna-tra-ouellet-e-guzzo-con-risvolti-di-un-certo-rilievo\/","title":{"rendered":"Il potere, il ministero e la ordinazione. Una discussione opportuna tra Ouellet e Guzzo, con risvolti di un certo rilievo"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-11394\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1-300x177.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne1.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Mi sembra che si debba riconoscere la positivit\u00e0 della discussione pacata, con cui L. Guzzo ha sollevato obiezioni al testo con cui il Card. Ouellet (<a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-soffio-dello-spirito-e-lautorita-protetta-dalla-norma-il-carisma-in-una-chiesa-sinodale-di-luigi-mariano-guzzo\/\">qui<\/a> si trovano entrambe le fonti del dibattito) ha tentato di dare figura meno \u201carbitraria\u201d al coinvolgimento nel governo della Chiesa di soggetti non ordinati (ossia non chierici).<\/p>\n<p>La posizione di Ouellet muove da una intenzione fondata: liberare la attribuzione di autorit\u00e0 a \u201claici\u201d e \u201claiche\u201d dalla interpretazione che la subordina direttamente alla autorit\u00e0 immediata e universale del Pontefice Romano. Per quanto il codice possa prevedere una \u201ccorresponsabilit\u00e0\u201d dei soggetti non ordinati (can. 129) \u00e8 chiaro che per rivestire il ruolo di Prefetto di una Congregazione romana occorre un fondamento pi\u00f9 robusto del semplice atto di autorit\u00e0 del Papa.<\/p>\n<p>La ricostruzione che Ouellet propone configura, invece, una valorizzazione del livello \u201cpneumatologico\u201d del carisma, cui pu\u00f2 essere riconosciuta autorit\u00e0 da parte della autorit\u00e0 \u201cgerarchica\u201d. In sostanza, la soluzione proposta da Ouellet, pur evitando una spiegazione semplicemente canonistica, costruisce una teologia sistematica della autorit\u00e0, che per\u00f2 continua a separare nettamente ordine e giurisdizione. Resta, cio\u00e8, nel modello preconciliare, pur cercando di armonizzarlo con il nuovo linguaggio. Il lessico \u00e8 conciliare, ma il canone resta quello di prima.<\/p>\n<p>Vorrei portare alla luce i punti ciechi di questo ragionamento, perch\u00e9 solo la consapevolezza di queste \u201cimpasses\u201d pu\u00f2 permettere una soluzione convincente, non solo sul piano giuridico, ma anzitutto sul piano sistematico.<\/p>\n<p><b>1. La questione del \u201cpotere\u201d attribuito solo a chi \u00e8 ordinato<\/b><\/p>\n<p>Proprio all\u2019inizio del suo testo Ouellet lascia cadere un giudizio, quasi <i>en passant<\/i>, che merita di essere valutato. Egli parla di \u201cantica consuetudine di attribuire le posizioni di autorit\u00e0 ai ministri ordinati\u201d, rispetto alla quale ci sarebbe un contrasto delle decisioni introdotte da papa Francesco, che occorrerebbe rendere coerenti con questa \u201cantica consuetudine\u201d.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, la storia medievale e moderna della chiesa latina, fino agli anni 60 del XX secolo, ci offre, per quasi un millennio, un modello diverso. La autorit\u00e0 viene attribuita a soggetti \u201cconsacrati\u201d (ai vescovi), non a soggetti \u201cordinati\u201d (presbiteri). Questo \u00e8 un punto decisivo per capire la complessit\u00e0 della condizione attuale. Noi veniamo da un modello che ha diviso la autorit\u00e0 della Chiesa in due grandi ambiti:<\/p>\n<p>&#8211; potestas iurisdictionis (ossia governo e magistero) ai vescovi<\/p>\n<p>&#8211; potestas ordinis (ossia santificazione eucaristica) ai preti.<\/p>\n<p>In questo modello la consuetudine <i>non \u00e8 la unit\u00e0 della potestas, ma la divisione<\/i>. E\u2019 stato il modello introdotto dal Concilio Vaticano II a restaurare la unit\u00e0 della autorit\u00e0, soprattutto mediante due sviluppi fondamentali, di cui Ouellet ricorda per\u00f2 solo il primo:<\/p>\n<p>&#8211; la lettura dell\u2019episcopato come \u201cgrado massimo del sacramento dell\u2019ordine\u201d<\/p>\n<p>&#8211; la unificazione della autorit\u00e0 secondo i \u201ctre doni\u201d, \u201ctria munera Christi\u201d, del munus profetico, munus regale e munus sacerdotale.<\/p>\n<p>Questa reimpostazione della concezione cattolica del ministero ordinato si fonda sul riconoscimento che l\u2019intero popolo di Dio, e ogni singolo battezzato, vive in relazione al munus profetico, regale e sacerdotale, ricevuto nel battesimo e vissuto nella celebrazione eucaristica.<\/p>\n<p><b>2. La nuova accezione di \u201cordinazione\u201d<\/b><\/p>\n<p>Con il Vaticano II accadono perci\u00f2, due fenomeni che si possono leggere in modo opposto. Da un lato la \u201cordinazione\u201d viene estesa all\u2019episcopato. Sono \u201cordinati\u201d i diaconi, i presbiteri e anche i vescovi. Ma a questo fenomeno si accompagna una rilettura della ordinazione che, non solo per i vescovi, comporta una certa relazione autorevole con ciascuno dei \u201ctria munera\u201d. Nonostante la tendenza dei giuristi a conservare la distinzione del passato (quella tra ordine e giurisdizione, ossia tra santificazione e amministrazione) mi pare che oggi la distinzione non riguardi la \u201cmateria\u201d, ma i \u201csoggetti\u201d. Se prima si riconduceva giurisdizione e magistero al vescovo, ed eucaristia al prete, oggi non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec. Tanto il vescovo, quanto il presbitero, quanto il diacono hanno una relazione tanto con la santificazione, quanto con la profezia, quanto con il governo.<\/p>\n<p><b>3. La questione dei \u201cnon ordinati\u201d (uomini e donne)<\/b><\/p>\n<p>Di fronte a questa ricostruzione, \u00e8 evidente che la condizione posta dal Codice del 1983 (ma non dal codice del 1917) secondo cui la condizione per l\u2019esercizio della autorit\u00e0 \u00e8 la ordinazione, appare del tutto ragionevole. Questo non esclude affatto che la tradizione conosca \u201caltre forme\u201d di esercizio di autorit\u00e0, di carattere carismatico, che deriva non dalla apostolicit\u00e0, ma dalle forme di vita.<\/p>\n<p>Tuttavia condivido con Luigi Guzzo la opinione secondo cui non si dovrebbe fare riferimento a queste \u201cdimensioni carismatiche\u201d per giustificare un riconoscimento di autorit\u00e0.<\/p>\n<p>Piuttosto a me pare che il ragionamento, cos\u00ec come offerto da Ouellet, sia comandato da un pregiudizio, ossia dalla convinzione che \u201cordinati\u201d possano essere solo \u201cmaschi celibi\u201d. Questo \u00e8 il punto debole del ragionamento.<\/p>\n<p>Io penso, invece, che la sfida aperta dalla chiamata alla autorit\u00e0 di maschi non celibi e di donne nella Curia romana chiesa alla teologia sistematica non una alchimia tra pneumatologia e cristologia, ma una scelta che tocchi i criteri storici con cui abbiamo \u201cchiamato al ministero\u201d e \u201cordinati\u201d i soggetti autorevoli nella Chiesa. A me pare che non si debba rinunciare alla intuizione del Vaticano II: per esercitare la piena autorit\u00e0, occorre essere ordinati. Sono i criteri di ordinazione a dover essere discussi.<\/p>\n<p><b>4. Condizioni soggettive della ordinazione<\/b><\/p>\n<p>A me sembra, perci\u00f2, che di debba capovolgere il ragionamento, senza pi\u00f9 rifugiarsi nelle distinzioni medievali e moderne tra giurisdizione e ordine. Vorrei concludere con queste 4 prospettive:<\/p>\n<p>a) La nomina di donne e di uomini sposati in ruoli di autorit\u00e0 esige la loro ordinazione, quanto meno al primo grado del diaconato.<\/p>\n<p>b) Ovviamente questo implica che si superino le difficolt\u00e0 disciplinari e dottrinali sia per quanto riguarda i soggetti maschili coniugati, sia per quanto riguarda i soggetti femminili.<\/p>\n<p>c) La unit\u00e0 della ordinazione (alla santificazione, al governo e alla profezia) impone un ripensamento della formazione e del percorso dei soggetti implicati.<\/p>\n<p>d) La non separabilit\u00e0 della santificazione dal governo impedisce che la stessa eucaristia venga pensata in modo scisso, secondo lo stile medievale e moderno, e non implichi, in quanto tale, la unit\u00e0 non solo di corpo sacramentale e di corpo ecclesiale, ma di autorit\u00e0 sul primo come sul secondo.<\/p>\n<p>Una vocazione universale al ministero ordinato sembra il passaggio inaggirabile per non offrire soluzioni istituzionali zoppicanti a nuove culture e ecclesiali e a nuova comprensioni del vangelo. Non avendo paura del mutamento del modello, visto che nel passato le forme di esercizio della autorit\u00e0 hanno subito modificazioni ben pi\u00f9 ingenti di quelle che oggi si rivelano necessarie. Il punto che fa la differenza, tuttavia, \u00e8 costituito dal passaggio dalla societ\u00e0 dell\u2019onore alla societ\u00e0 della dignit\u00e0. Nemmeno una ripresa della pneumatologia pu\u00f2 giustificare, di per s\u00e9, la conservazione di una struttura ecclesiale intesa come <i>societas inaequalis<\/i>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Mi sembra che si debba riconoscere la positivit\u00e0 della discussione pacata, con cui L. Guzzo ha sollevato obiezioni al testo con cui il Card. 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