{"id":20243,"date":"2026-02-13T16:46:39","date_gmt":"2026-02-13T15:46:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20243"},"modified":"2026-02-13T19:32:33","modified_gmt":"2026-02-13T18:32:33","slug":"per-ricordare-don-crispino-valenziano-notturno-a-tre-voci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/per-ricordare-don-crispino-valenziano-notturno-a-tre-voci\/","title":{"rendered":"Per ricordare Don Crispino Valenziano: notturno a tre voci"},"content":{"rendered":"<p><em>Lo scorso 24 gennaio \u00e8 mancato, all\u2019et\u00e0 di 93 anni, mons. Crispino Valenziano. Tre amici ricordano qui tre aspetti del suo lungo e fecondo magistero, con riconoscenza e affetto.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Crispino01-post.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20244\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Crispino01-post-300x129.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"129\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Crispino01-post-300x129.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Crispino01-post.png 768w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h6>Monsignor Crispino Valenziano \/ OSB.ORG<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>Crispino Valenziano a S. Anselmo: testimone del Concilio Vaticano II<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Andrea Grillo<\/p>\n<p>La forza e la forma con cui Crispino Valenziano ha portato il Concilio Vaticano II nelle aule dell\u2019Ateneo S. Anselmo resta una immagine viva e indimenticabile, attestata dai numerosi interventi, a lezione e nei convegni. Vorrei legare questa presenza forte e profonda alla sua produzione pi\u00f9 interessante e ricca di suggestioni, sempre a cavallo tra storia ed estetica, ma con un piglio e una ispirazione capace di lasciare sempre il segno, un segno indelebile.<\/p>\n<p>Per molti anni, i miei primi di insegnamento e i suoi ultimi a S. Anselmo, ho avuto la fortuna di avere la mia camera vicina alla sua, nella \u201cAppendice\u201d al piano terreno: lui aveva la camera n. 5 e io la n. 7. Molte volte ci incontravamo nelle pause di lavoro, spesso nella sala insegnanti accanto al refettorio, dove lui sfogliava volentieri l\u2019Osservatore Romano e commentava, annuiva o mostrava perplessit\u00e0, con piccole frasi di commento, sempre salaci. Alcune volte abbiamo mangiato uno di fronte all\u2019altro e le parole che ho sentito da lui, della sua esperienza di studio a Parigi\u00a0e Strasburgo \u2013 ma anche sul vero gusto del tonno, in Sicilia \u2013\u00a0restano davvero indimenticabili. Raccontava di aver vissuto da studente nella stessa casa di De Lubac, e di aver frequentato le lezioni di N\u00e9doncelle e di Levi-Strauss\u2026e per questo diceva: ho sentito tutto il meglio, che cosa posso aggiungere oggi? Questa grande esperienza, sia di discorsi teologici, sia di discorsi culturali, sia di raffinate considerazioni rituali, lo rendeva un uomo dalla parola sapiente, difficile da catalogare. Era fuori serie, nel pensiero come nella espressione. Le sue frasi, sia quelle colloquiali, sia quelle accademiche, avevano una tornitura tutta particolare, che la parola scritta non valorizzava allo stesso modo della parola detta. La oralit\u00e0 di Crispino era solenne, maestosa e curiosa, di fine elaborazione retorica, con tonalit\u00e0 altamente differenziata e con una filigrana di significati primi, secondi e terzi che corrispondeva ai testi che citava. Maestro di citazioni, che scovava nella tradizione in modo singolare, con acrib\u00eca e gusto del testo raro, nella fuga da ogni luogo comune troppo frequentato. Faceva uscire dalla trama dei testi dei Padri una ricchezza di dettagli e una forza di sintesi che poi subito scompariva, se perdevi la sua guida. Quasi come un incantatore, faceva apparire scene, correlazioni, figure, che \u201cci sembrava di sognare\u201d.<\/p>\n<p>Per due volte ci siamo trovati, uno accanto all\u2019altro, all\u2019interno di pubblicazioni. Nel primo caso fu quando gli amici della Fuci della Cattolica \u2013 che anche in questa memoria postuma restano puntuali compagni di strada &#8211; ebbero l\u2019idea di chiedere, a lui e a me, di parlare loro della liturgia e poi raccolsero i suoi e i miei appunti in quel libro che si intitola \u201cL\u2019uomo della liturgia\u201d, uscito prima nel 2007 e poi, in una nuova edizione, nel 2017. L\u2019altra occasione venne invece dalla Prefazione che Crispino scrisse per il mio volume \u201cOltre Pio V\u201d, con la ripresa di una citazione di Rosmini che struttura tutto il suo intervento.<\/p>\n<p>Ma accanto alla lezione accademica, o alla conferenza in occasione di Convegni, il suo eloquio sapiente si manifestava in modo davvero travolgente nella analisi delle opere d\u2019arte: affreschi, mosaici, sculture, architetture, serie di immagini, progetti iconografici venivano riportati alle fonti, alle discussioni teologiche, alle intenzioni artistiche, ai dibattiti estetici, ma con una vivacit\u00e0 e una intelligenza davvero impressionante. Ricordo di aver assistito, in un caso, alla sua monumentale illustrazione dell\u2019affresco di Raffaello, nelle stanze vaticane, spesso intitolato \u201cDisputa del Sacramento\u201d. Il suo sguardo attento mostrava le contraddizioni di letture troppo comuni, che non coglievano il fenomeno del dipinto, cos\u00ec come si presentava: per comprenderlo occorreva, allo stesso tempo, acuto occhio artistico e fine orecchio teologico, cosa che \u00e8 difficile trovare nella stessa persona. Cos\u00ec appariva, d\u2019un tratto, la evidenza di un affresco sconosciuto, e facilmente ricondotto dal senso comune ad un significato forzato e proiettato, che non corrispondeva a ci\u00f2 che l\u2019occhio vede, che la mente riflette e che il pensiero ricostruisce.<\/p>\n<p>Quella volta, davanti al capolavoro di Raffaello, e al problema di inquadrarne accuratamente il significato, mi era apparsa a tutto tondo la forza di una ostinata volont\u00e0 che Crispino esercitava, direi con tutto il\u00a0corpo, nel porsi al servizio della tradizione, sfuggendo a quei meccanismi di omologazione e di generalizzazione di cui la tradizione stessa \u00e8 spesso vittima prediletta. Lasciare alla tradizione la sua dinamica costitutiva, la sua vocazione \u201carcaico-generativa\u201d come lui diceva, era la grande fatica dello studio, che Crispino applicava ad ogni \u201coggetto\u201d di studio, grande o piccolo che fosse: un grande affresco o il Presepe, la Via crucis o la iconografia della penitenza, le grandi feste dell\u2019anno liturgico o un semplice gesto rituale, un titolo mariano o un indumento sacro, il concetto di \u201chomo liturgicus\u201d o la posizione dell\u2019altare. Ogni tema era guardato in modo integrale, in tutta la tradizione accessibile, verbale e non verbale, con un pensiero che si potrebbe definire \u201connilaterale\u201d.<\/p>\n<p>Una lode della \u201connilateralit\u00e0\u201d di Crispino pu\u00f2 essere utile oggi, nel grande passaggio che viviamo e di cui lui era pienamente consapevole. L\u2019ultima volta che ho ascoltato la sua parola, in una occasione ufficiale, \u00e8 stato nel 2021, durante un incontro \u201con-line\u201d organizzato dal Marianum per il primo anniversario della morte di p. Silvano Maggiani. Questa associazione nella memoria, tra Crispino e Silvano, mi pare una vera profezia. Le loro voci, che lungo i 60 anni del postconcilio, hanno avuto un valore di orientamento decisivo, devono continuare a parlare nei loro successori. Quello che fu il titolo con cui Crispino parl\u00f2 di Silvano allora, \u201cAllievo, collega, amico, fratello\u201d vale oggi per noi, che restiamo. Tener fede alla parola audace e forte di cui Crispino e Silvano sono stati interpreti, con vasta comunanza di interessi e di sensibilit\u00e0, ci rende saldi nel nostro lavoro. Con alle spalle cos\u00ec grandi maestri, tanto generosi di mappe, di indicazioni, di consigli e di raccomandazioni, non sar\u00e0 troppo facile correre il rischio di sbagliare strada.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>==== \u00b0\u00b0\u00b0\u00b0 ==== \u00b0\u00b0\u00b0\u00b0 ==== \u00b0\u00b0\u00b0\u00b0 ==== \u00b0\u00b0\u00b0\u00b0 ====<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino02-post.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20245\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino02-post-300x190.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"190\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino02-post-300x190.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino02-post-768x487.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino02-post.jpg 1015w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h6>don Crispino Valenziano al Seminario di Munera &#8220;Religione e cultura&#8221; \u2013 Cittadella, Assisi 2016<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>Il problema della cultura secondo Crispino Valenziano<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Stefano Biancu<\/p>\n<p>Il problema della cultura \u00e8 stato centrale nella riflessione di Crispino Valenziano: non quale problema tra i tanti, ma quale prospettiva adeguata per affrontare tutti gli altri problemi, anche quelli pi\u00f9 schiettamente teologici o liturgici.<\/p>\n<p>Egli considerava lo stesso Concilio, al quale aveva partecipato giovanissimo in qualit\u00e0 di perito, un grande progetto culturale. Un progetto ancora incompiuto, della cui incompiutezza tuttavia egli non si stupiva e neppure si rammaricava, convinto com\u2019era che ogni progetto culturale necessiti di almeno settant\u2019anni per trovare attuazione. Era dunque serenamente consapevole del fatto che di quel progetto, alla stesura del quale aveva partecipato e contribuito, non avrebbe fatto in tempo a vedere una piena attuazione.<\/p>\n<p>La centralit\u00e0 del problema della cultura derivava dalla sua formazione. Dopo gli studi teologici e filosofici, il giovane don Crispino fu chiamato a introdurre nelle universit\u00e0 pontificie l\u2019insegnamento dell\u2019antropologia culturale, allora presente solo alla Gregoriana (si trattava di un corso tenuto da un gesuita indiano). Fu cos\u00ec mandato a Parigi, per formarsi alla scuola di Claude L\u00e9vi-Strauss, all\u2019epoca frontiera avanzata sul campo.<\/p>\n<p>Come egli stesso racconta su Munera 1\/2017 (https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/tutti-gli-articoli\/munera-12017-crispino-valenziano-colere-nellantropologia-dellumanesimo-cristiano\/), nel 1978, don Crispino fece parte di una commissione nominata per lavorare sul tema della \u201cculturazione\u201d, ovvero sulle dinamiche di attuazione della cultura.<\/p>\n<p>La commissione produsse un documento, che iniziava con le parole Homo Deus. Il documento arriv\u00f2 tuttavia sul tavolo di papa Paolo VI troppo tardi: il papa era appena morto e il documento non avrebbe dunque mai visto la luce.<\/p>\n<p>Il punto centrale di quel documento, che ancora oggi sarebbe di grande interesse riprendere e sviluppare, \u00e8 la sottolineatura di come la \u201cculturazione\u201d, l\u2019attuazione di una cultura, si muova in cinque direzioni differenti, che troppo spesso si fatica a distinguere, con pesanti ricadute negative sulla comprensione \u2013 anche ecclesiale \u2013 delle culture del nostro tempo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Queste dunque le cinque direzioni della culturazione:<\/p>\n<ul>\n<li>in-culturazione: \u00e8 l\u2019inserimento di un soggetto in una cultura (cos\u00ec come, ad esempio, un bambino, nato in un certo luogo e in un certo tempo, si inserisce nella cultura di quel luogo e di quel tempo);<\/li>\n<li>ac-culturazione: \u00e8 il fenomeno che deriva dall\u2019incontro tra due culture e comporta dunque dialogo e paziente ricerca comune;<\/li>\n<li>trans-culturazione: \u00e8 il fenomeno che si verifica in epoche di cambiamento culturale, e che rende pi\u00f9 complesse tanto l\u2019inculturazione quanto l\u2019acculturazione;<\/li>\n<li>de-culturazione: \u00e8 il fenomeno per cui, in una cultura, un elemento \u2013 un valore, un modello, un\u2019istituzione&#8230; \u2013 decade e finisce;<\/li>\n<li>re-culturazione: \u00e8 la ripresa eventuale di questo elemento che \u00e8 caduto.<\/li>\n<\/ul>\n<p>Molto ci sarebbe da dire su ciascuno di questi termini, ma ci si dovr\u00e0 limitare a un paio di sottolineature, alla scuola di don Crispino.<\/p>\n<p>La prima sottolineatura ha a che fare con la transculturazione che caratterizza il nostro tempo: il nostro trovarci non in un\u2019epoca di cambiamento, ma in un \u201ccambiamento d\u2019epoca\u201d (papa Francesco). \u00c8 evidente come tale fenomeno epocale renda complicata tanto l\u2019inculturazione dei soggetti (che inevitabilmente sperimentano un certo spaesamento) quanto l\u2019acculturazione, ovvero l\u2019incontro e lo scambio tra culture. Si \u00e8 come in mezzo alle doglie di un parto, ma proprio l\u2019acculturazione \u2013 in circostanze simili \u2013 pu\u00f2 risultare feconda, a condizione che la paura dell\u2019altro non prevalga, come facilmente pu\u00f2 accadere nei momenti di spaesamento e di incertezza.<\/p>\n<p>Una seconda sottolineature riguarda la reculturazione, rispetto alla quale don Crispino era convinto occorresse molta prudenza. Su Munera egli scriveva: \u201cQuello che si de-cultura \u00e8 prudente non tentare di reculturarlo subito: bisogna prima vedere se le circostanze, le cause che hanno portato alla de-culturazione, sussistono ancora, nel qual caso \u00e8 inutile insistere con la re-culturazione. La re-culturazione si pu\u00f2 fare solo se vale la pena\u201d. Si tratta di un monito attualissimo nei confronti di tutti coloro che vorrebbero semplicemente ritornare a un passato che non esiste pi\u00f9, e che forse non esiste per un qualche motivo e per qualche ragione. Non \u00e8 prudente, n\u00e9 saggio, voler a tutti i costi reculturare ci\u00f2 che si \u00e8 deculturato.<\/p>\n<p>Don Crispino aveva compreso, molto tempo prima che papa Francesco lo esprimesse in Evangelii Gaudium con la sua icastica formula, che la grazia suppone la cultura: non solo dunque la natura (secondo l\u2019adagio classico), ma anche la cultura, senza la quale non si d\u00e0 neanche natura.<\/p>\n<p>Qui sta un grande lascito di don Crispino: c\u2019\u00e8 un compito culturale che ci attende, come credenti e come donne e uomini del nostro tempo, e non \u00e8 affatto un compito salottiero. \u00c8 un compito di culturazione, che la grazia precede ma anche presuppone. Un compito penultimo, che proprio il riferimento all\u2019ultimo rende al contempo possibile e urgente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>==== \u00b0\u00b0\u00b0\u00b0 ==== \u00b0\u00b0\u00b0\u00b0 ==== \u00b0\u00b0\u00b0\u00b0 ==== \u00b0\u00b0\u00b0\u00b0 ====<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino03-post.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20246\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino03-post-300x168.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"168\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino03-post-300x168.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino03-post-1024x573.png 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino03-post-768x430.png 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/crispino03-post.png 1149w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<h6>don Crispino Valenziano &#8211; Cattedrale di Trapani, 1997<\/h6>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<h3><strong><em>La sensibilit\u00e0 teologica di don Crispino Valenziano<\/em><\/strong><\/h3>\n<p>Girolamo G.M. Pugliesi<\/p>\n<p>La figura di don Crispino \u00e8 stata molto importante per la mia formazione, specialmente al sorgere della passione per la teologia e per la liturgia. Io, ancora adolescente, mi sono ritrovato ad ascoltare e a studiare la prospettiva di don Crispino, imparando da lui uno stile di \u201cfare\u201d teologia, uno stile teologico \u201cpoietico\u201d.<\/p>\n<p>Non \u00e8 semplice riassumere in poche parole ci\u00f2 che don Crispino ha lasciato in eredit\u00e0 a tutti coloro che hanno avuto il privilegio di conoscerlo; ma, nello stesso tempo, se dovessi individuare una parola, sceglierei senza timore: \u201csensibilit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>\u201cSensibilit\u00e0\u201d ha a che fare con l\u2019estetica elementare, eppure fondamentale, dei sensi; ma ha anche a che fare anche con il senso \u2013 che dai sensi si dispiega \u2013, mostrandone in questo modo la profondit\u00e0.<\/p>\n<p>Ed \u00e8 cos\u00ec che la sensibilit\u00e0 acquista la forma della sapienza, la pi\u00f9 originaria e insieme la pi\u00f9 piena forma di sapere, che \u00e8 insieme sapore e intelletto, gusto e riflessione. Posso affermare, senza timore di smentita, che sia nella voce, sia nello scritto, don Crispino non ha mai separato questi aspetti della sapienza, che ha sempre coltivato.<\/p>\n<p>La sensibilit\u00e0 \u00e8, poi, tatto; \u00e8 una sapienza della mano, ed \u00e8 cos\u00ec che la sensibilit\u00e0 \u00e8 anche un sapere legato al \u201cfare\u201d, alla poiesis: la poietica liturgica, artistica, architettonica a cui si \u00e8 largamente dedicato \u00e8 nel suo sguardo pi\u00f9 che espressione, essa \u00e8 la mediazione inaggirabile affinch\u00e9 l\u2019essere umano possa conoscere s\u00e9 stesso e Dio, senza negare l\u2019uno n\u00e9 l\u2019altro; in altri termini, nella visione di don Crispino, ogni forma poietica mantiene una traccia della originaria mediazione cristologica, anche quella apparentemente lontana dal cristianesimo.<\/p>\n<p>La sensibilit\u00e0 \u00e8 anche olfatto, \u00e8 un ricordare e un vivere evocando ci\u00f2 che non si vede immediatamente. La parola e il pensiero cos\u00ec non sono che evocazione olfattiva di ci\u00f2 da cui discendono, e il bonus odor Christi un modo eminente della presenza del Cristo nel corpo crismato ecclesiale.<\/p>\n<p>Lo stile della parola scritta di don Crispino non \u00e8 semplice, ma \u201cdenso\u201d, cos\u00ec come la sua voce riusciva ad \u201caddensare\u201d in modo diretto ed efficace vissuti poliedrici e vasti. La sensibilit\u00e0 \u00e8 anche \u201cudito\u201d, \u00e8 cogliere la voce delle cose, solo in questo modo le parole possono essere una manifestazione ulteriore del reale. Il compito del teologo \u00e8 quello di dare voce all\u2019esperienza di Dio, proprio cos\u00ec ascoltare don Crispino era come sperimentare ci\u00f2 che narrava; o, meglio, le sue parole consentivano che l\u2019esperienza delle cose, che esse nominavano (che fosse un\u2019opera d\u2019arte, o un uno spazio liturgico, o un\u2019orazione), potesse dischiudersi, spesso in modo inaudito.<\/p>\n<p>La visione per don Crispino non \u00e8 mai semplice \u201cveduta\u201d, ma sempre \u201cvedere\u201d \u2013 il verbo \u00e8 da preferire sempre al sostantivo, perch\u00e9 quando abbiamo a che fare con qualcosa di vitale e di vero, non si tratta mai di un oggetto. Proprio per questo motivo, lo statuto dei sensi \u00e8 sempre sinestetico, e la \u201cmetatesi\u201d non \u00e8 solo una figura retorica, ma la struttura profonda dell\u2019esperienza liturgica: la visione \u00e8 un ascoltare e l\u2019ascoltare \u00e8 un vedere. Meno di questo significa non vedere, n\u00e9 ascoltare, n\u00e9 gustare ecc.<\/p>\n<p>Penso che con la sua opera don Crispino abbia costantemente manifestato questa semplice eppure profondissima verit\u00e0 cristiana: la sensibilit\u00e0 (\u201cestetica\u201d) \u00e8 il luogo della rivelazione, della presenza e dell\u2019azione di Dio e dell\u2019essere umano, e il Cristo il centro del \u201cmeraviglioso scambio\u201d, che consente all\u2019essere umano di essere congiunto a Dio, e che rivela che Dio ama \u201csentire\u201d al modo umano, e in ci\u00f2 sta la radice della \u201cvia pulchritudinis\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Lo scorso 24 gennaio \u00e8 mancato, all\u2019et\u00e0 di 93 anni, mons. Crispino Valenziano. 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