{"id":20206,"date":"2026-01-25T13:19:57","date_gmt":"2026-01-25T12:19:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20206"},"modified":"2026-01-26T11:32:34","modified_gmt":"2026-01-26T10:32:34","slug":"nuove-meditazioni-di-teologia-eucaristica-6-campanello-incenso-o-rito-di-comunione-risposta-ad-una-lettera-sul-suono-del-gong","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuove-meditazioni-di-teologia-eucaristica-6-campanello-incenso-o-rito-di-comunione-risposta-ad-una-lettera-sul-suono-del-gong\/","title":{"rendered":"Nuove meditazioni di teologia eucaristica (\/5). Campanello, incenso o rito di comunione? Risposta ad una lettera sul suono del gong"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19819\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg 382w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><strong>Campanello, incenso o rito di comunione?<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gi\u00e0 mi \u00e8 capitato in passato di rispondere a questioni intorno alle \u201cpratiche\u201d che accompagnano la celebrazione della messa. La lettera che ieri mi \u00e8 arrivata mi ha fatto riflettere a fondo. Eccone qui il testo, al quale credo sia utile dare una risposta con un minimo di articolazione storica e sistematica:<\/p>\n<p><em>Caro Professor Grillo,<br \/>\nseguo sempre con molto interesse i suoi interventi, nonostante io sia un dilettante in questioni liturgiche. La mia formazione risale a un paio di corsi di \u201cIntroduzione alla Teologia\u201d in Universit\u00e0 Cattolica a Milano tenuti da p. Rinaldo Falsini. Vorrei sottoporle una questione forse marginale. Da diversi anni nella mia parrocchia \u00e8 stato introdotto l\u2019uso del gong al momento della consacrazione (se non vado errato viene fatto rimbombare per ben 7 volte!); di recente, poi ,all\u2019elevazione vengono fatte suonare le campane all\u2019esterno della chiesa. Avevo sentito dire che con la liturgia in italiano il campanello non fosse pi\u00f9 utile per richiamare l\u2019attenzione dei fedeli (prima con la messa in latino ricordo che le donne recitavano il rosario, mentre gli uomini stavano in fondo alla chiesa, o addirittura fuori a chiacchierare o a fumare una sigaretta). Chiedo: sono state forse introdotte nuove norme liturgiche per il suono della campanella (o addirittura del gong)? Ancora: ma se si festeggia l\u2019eucaristia, allora non bisognerebbe fare altrettanto alla lettura del Vangelo, che \u00e8 Parola di Dio?<br \/>\nScusi la mia ignoranza, ma nella vita mi sono sempre occupato di questioni amministrative.<br \/>\nDistinti saluti, Marco Antonio Maria Marozzi<\/em><\/p>\n<p>La domanda \u00e8 precisa e merita una risposta altrettanto precisa. Andiamo per ordine.<\/p>\n<p><strong>Il regime preconciliare<\/strong><\/p>\n<p>Il Messale del 1570, successivo al Concilio di Trento, ha inserito una serie di indicazioni all\u2019inizio del testo, che hanno avuto il titolo di RITUS SERVANDUS. Tra di esse si legge questa norma.<\/p>\n<p>\u201cQuindi mentre il celebrante eleva l\u2019Ostia, il ministro con la mano sinistra alza l\u2019estremit\u00e0 posteriore della pianeta (perch\u00e9 non impedisca al Celebrante l\u2019elevazione delle braccia), la stessa cosa fa anche nell\u2019elevazione del Calice; e con la mano destra suona il campanello tre volte a ciascuna elevazione o in maniera continua fino a quando il Sacerdote abbia deposto l\u2019Ostia sul Corporale, e fa la stessa cosa dopo, all\u2019elevazione del Calice. \u201c (Ritus Servandus, VIII, 6)<\/p>\n<p>Questa norma \u00e8 stata osservata nei secoli e applicata, pi\u00f9 o meno precisamente, nei diversi contesti celebrativi. Si tenga conto che il suono del campanello avveniva nel contesto di una celebrazione in cui tutte le parole della Preghiera eucaristica venivano pronunciate \u201cin segreto\u201d e \u201csubmissa voce\u201d. Il silenzio veniva rotto dal suono del campanello, in modo piuttosto insistito e addirittura prolungato, quasi come un sottofondo sonoro dell\u2019atto di adorazione di fronte al Corpo di Cristo sacramentale. Questa normativa \u00e8 ripresa integralmente dall\u2019ultima versione del Messale Tridentino, approvata nel 1962 e che ha esercitato la sua autorit\u00e0 fino al nuovo Messale Romano pubblicato nel 1969.<\/p>\n<p><strong>Il nuovo Messale<\/strong><\/p>\n<p>Il nuovo Messale, successivo al Concilio Vaticano II, propone una rilettura della celebrazione eucaristica in cui emergono tre dati nuovi: &#8211; l\u2019intera azione viene pensata come \u201ccelebrazione di Cristo e della Chiesa\u201d, non come un atto dell\u2019unico celebrante &#8211; Tutto il Canone viene pronunciato a voce alta e la parole della istituzione vengono concepite con una trasformazione della \u201cformula\u201d, che comprende in s\u00e9 l\u2019atto del \u201cprendere\u201d e del \u201cmangiare\/bere\u201d &#8211; la sequenza della preghiera viene raccordata in modo diretto al rito di comunione, superando la separazione precedente e la teoria che distingueva il sacramento dal suo uso. Perci\u00f2 dal 1969 al 2002 le norme che accompagnano la celebrazione cambiano. Si supera il \u201critus servandus\u201d e si costruisce una \u201cInstitutio Generalis Messalis Romani\u201d, che guida la celebrazione in modo complessivo, come atto di tutta la assemblea e non del solo \u201ccelebrante\u201d. In questa IGMR scompare, ovviamente, ogni riferimento normale a \u201ccampanelli da suonare\u201d, essendo superata la posizione isolata e autosufficiente della Consacrazione. Non ha senso suonare il campanello in una sequenza rituale che offre all\u2019assemblea una partecipazione attiva all\u2019intera sequenza rituale, e non solo in un punto. Ciononostante il Messale del 1973, che rester\u00e0 in vigore fino al 2002, inserir\u00e0 nell\u2019IGMR una norma diversa, che suona cos\u00ec:<\/p>\n<p><em>\u201cPoco prima della consacrazione, il ministro avverte, se ne \u00e8 il caso, i fedeli con un segno di campanello. Cos\u00ec pure suona il campanello alla presentazione al popolo dell&#8217;ostia consacrata e del calice secondo le consuetudini locali\u201d<\/em> (IGMR 109)<\/p>\n<p><strong>Non senza discernimento<\/strong><\/p>\n<p>Questa \u201cavvertenza\u201d sembra garantire la inerzia del modello precedente dentro il nuovo modello di comprensione della celebrazione. In che senso il ministro dovrebbe \u201cavvertire i fedeli\u201d? Si presuppone una condizione di \u201cdisattenzione\u201d come normale, nonostante ora tutte le parola della anafora siano dette o cantate a voce alta? Prudentemente la norma non \u00e8 tassativa, ma subordinata ad un discernimento fondamentale. Vale solo \u201cse ne \u00e8 il caso\u201d.<\/p>\n<p>La stessa logica \u00e8 quella che guida la nuova edizione dell\u2019IGMR, del 2002, tuttora vigente.<\/p>\n<p><em><strong>150.<\/strong>\u00a0Poco prima della consacrazione, il ministro, se \u00e8 opportuno, avverte i fedeli con un segno di campanello. Cos\u00ec pure suona il campanello alla presentazione al popolo dell\u2019ostia consacrata e del calice secondo le consuetudini locali.<\/em><\/p>\n<p><em>All<\/em>a norma del 1973 si aggiunge per\u00f2 questo inciso:<\/p>\n<p><em>Se si usa l\u2019incenso, quando, dopo la consacrazione, si mostrano al popolo l\u2019ostia e il calice, il ministro li incensa.<\/em><\/p>\n<p><strong>Campanello e incenso: due registri<\/strong><\/p>\n<p>Se pertanto tiriamo le somme possiamo osservare quanto segue:<\/p>\n<p>a) la disposizione tridentina sottolinea con suono ripetuto la elevazione del pane e del calice;<\/p>\n<p>b) la ripresa dopo il Vaticano II riduce il suono del campanello ad avvertenza e lo subordina al discernimento;<\/p>\n<p>c) la aggiunta della incensazione \u00e8 un dato esplicitato soltanto del messale del 2002, mentre le tradizione precedente lo aveva riservato alla \u201cmessa solenne\u201d;<\/p>\n<p>In relazione a questo ultimo dato, la concomitanza tra campanello e incenso, che oggi pu\u00f2 caratterizzare la esperienza celebrativa, si deve notare che, storicamente, si tratta di due registri diversi: &#8211; l\u2019uso del campanello interviene, secondo il Messale tridentino, nel caso della messa \u201cdetta\u201d, e assume la forma di sottolineatura della elevazione, con tre rintocchi (o in forma continuata) &#8211; l\u2019uso dell\u2019incenso invece interviene in caso di messa solenne, \u00e8 perci\u00f2 alternativo al campanello, e segue il medesimo andamento di \u201ctre incensazioni\u201d. Diverso \u00e8 il registro adottato nel post-concilio, che riduce il campanello a \u201cavvertenza\u201d dei fedeli, ma aggiunge, solo dal 2002, il riferimento all\u2019incenso come eventualit\u00e0 da sottoporre, per\u00f2, ad analogo discernimento.<\/p>\n<p><strong>Osservazioni conclusive<\/strong><\/p>\n<p>Per rispondere alla domanda di Marco, perci\u00f2, posso indicare queste brevi conclusioni<\/p>\n<p>a) Le pratiche ecclesiali hanno esercitato diversamente il discernimento negli ultimi 50 anni. Da un lato, hanno evidentemente superato il regime precedente, evitando di ricorrere al campanello, non essendoci pi\u00f9 fedeli da \u201cavvertire\u201d rispetto ad una azione che essi riconoscono come \u201cordinaria\u201d. Non vi \u00e8 pi\u00f9 un agire silenzioso e nascosto del ministro all\u2019altare, ma una azione comunitaria. Il discenimento dovrebbe mirare a rendere superfluo ogni campanello.<\/p>\n<p>b) Uno dei limiti delle nostre pratiche \u00e8 quello di \u201caccumulare\u201d le esperienze precedenti, senza discernere: oggi possiamo suonare il campanello come solennizzazione della elevazione, ma suonarlo anche come \u201cavvertenza\u201d ai fedeli, ma celebrare il rito di comunione come \u201cpienezza di devozione e di adorazione\u201d. Se sommiamo tutto ci\u00f2 che la Chiesa cattolica ha fatto in 500 anni, otteniamo facilmente non una esperienza viva, ma un monumento vuoto. Senza discernimento (come chiesto dal Messale) la tradizione declina.<\/p>\n<p>c) La incensazione dell\u2019altare, della Parola e delle oblate dovrebbe costituire la premessa dell\u2019agire eucaristico, che inizia dopo l\u2019ultima incensazione e non ha bisogno di \u201csegnalare\u201d (con suono o con l\u2019incenso) la consacrazione come proprio culmine. La incensazione delle specie eucaristiche, al momento della elevazione, potrebbe essere il frutto di una \u201cpratica di benedizione eucaristica\u201d, che non avendo \u201coblate\u201d, sposta sulle \u201cspecie\u201d il comportamento che la tradizione riferisce alle oblate. Anche la espressione di \u201cpresentazione al popolo dell\u2019ostia e del calice\u201d risente di una comprensione inadeguata dell\u2019azione eucaristica, di cui nessuno \u00e8 \u201cspettatore\u201d.<\/p>\n<p>d) Il cammino della Riforma Liturgica appare evidentemente sospeso se e nella misura in cui il discernimento ecclesiale non riesce ad uscire dall\u2019isolamento della consacrazione dalla preghiera eucaristica, da un lato, e della consacrazione dalla comunione, dall\u2019altro;<\/p>\n<p>e) Guardando la sequenza rituale dal punto di vista non del campanello, ma dell\u2019incenso, potremmo dire che la sequenza di incensazioni (altare, Evangeliario, oblate e assemblea) arriva nel percorso orante della preghiera eucaristica al doppio passaggio al Corpo di Cristo sacramentale e al Corpo di Cristo ecclesiale, come duplice effetto di grazia della celebrazione eucaristica. Suonare il campanello e incensare soltanto alla elevazione\/consacrazione mette in ombra il dono dello spirito sulla assemblea e la qualit\u00e0 di Corpo di Cristo che la comunione realizza nel corpo ecclesiale di cui si riconosce membro ogni fedele. La preghiera eucaristica ha come risultato non la incensazione delle specie o il campanello, ma il rito di comunione: il rito di comunione realizza l\u2019atto di devozione e di adorazione pi\u00f9 alto. Il discernimento ecclesiale \u00e8 oggi pi\u00f9 importante che mai. Mentre l&#8217;accumulo di prassi, senza distinzione, alimenta solo la confusione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Campanello, incenso o rito di comunione? &nbsp; Gi\u00e0 mi \u00e8 capitato in passato di rispondere a questioni intorno alle \u201cpratiche\u201d che accompagnano la celebrazione della messa. 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