{"id":20202,"date":"2026-02-27T11:42:19","date_gmt":"2026-02-27T10:42:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20202"},"modified":"2026-02-27T12:26:06","modified_gmt":"2026-02-27T11:26:06","slug":"nuove-meditazioni-di-teologia-eucaristica-7-la-teologia-eucaristica-del-primo-ratzinger-due-testi-dimenticati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuove-meditazioni-di-teologia-eucaristica-7-la-teologia-eucaristica-del-primo-ratzinger-due-testi-dimenticati\/","title":{"rendered":"Nuove meditazioni di teologia eucaristica(\/7). La teologia eucaristica del primo Ratzinger: due testi dimenticati"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzcongar1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-3888\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ratzcongar1.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"246\" \/><\/a><\/p>\n<p>Se non fosse stato per la cortese segnalazione da parte di una collega storica, forse non mi sarei mai imbattuto nei due testi che J. Ratzinger ha scritto nel 1961, un anno prima dell&#8217;inizio del Concilio Vaticano II, e che compaiono nell&#8217; <em>Opera omnia<\/em> del teologo,\u00a0 non collocati per\u00f2 dove ci si attenderebbe, ma &#8220;dislocati&#8221; in un angolo non facilmente rintracciabile. Vorrei brevemente illustrare la questione della collocazione sistematica, del loro contenuto e del significato che essi hanno oggi per un rinnovato slancio da dare alla teologia eucaristica.<\/p>\n<p><strong>La collocazione nell&#8217;Opera Omnia<\/strong><\/p>\n<p>Come dicevo, si resta molto perplessi per il fatto che due testi, in cui il giovanissimo teologo esprime con chiarezza il suo pensiero sulla teologia eucaristica, sull&#8217;architettura dello spazio sacro, sulla liturgia, non siano stati collocati nei volumi dedicati alla &#8220;dogmatica&#8221; o nei volumi dedicati alla &#8220;liturgia&#8221;. Si trovano invece nel volume in cui sono raccolti gli scritti sul Concilio Vaticano II (Opera Omnia, Volume VII\/1). Di per s\u00e9 non c&#8217;\u00e8 ragione per giustificare questa collocazione: \u00e8 ovvio che tutto ci\u00f2 che Ratzinger ha scritto &#8220;prima&#8221; del Vaticano II pu\u00f2 essere inteso come &#8220;preparazione&#8221; ad esso. Ma non si comprende perch\u00e9 questi due testi (questi unici due testi) siano stati collocati in questa posizione, che li defila dai due ambiti in cui \u00e8 pi\u00f9 giusto leggerli: ossia come le parole da cui \u00e8 iniziata la riflessione eucaristica e liturgica di J. Ratzinger. Curiosamente, il volume sulla &#8220;teologia della liturgia&#8221; contiene testi che iniziano soltanto dall&#8217;anno 2001. I 40 anni precedenti di riflessione sono sembrati, al curatore, del tutto irrilevanti.<\/p>\n<p><strong>I due testi<\/strong><\/p>\n<p>I titoli dei due testi non lasciano dubbi sulla loro necessaria collocazione all&#8217;inizio della riflessione sistematica e liturgica del teologo bavarese. Il primo si intitola <em>Idee fondamentali del rinnovamento eucaristico del XX secolo<\/em> (Opera Omnia, VII\/1, 21-32) mentre il secondo \u00e8 una riflessione sul Convegno Eucaristico Internazionale, che si era tenuto a Monaco di Baviera nel 1961:\u00a0<em>Il Congresso Eucaristico Internazionae alla luce della critica<\/em> (Opera Omnia VII\/1, 33-55). Il secondo testo risente del clima in cui il Congresso si era tenuto ed era stato commentato, sul piano pubblico e sul piano ecclesiale. Il primo testo, invece, costituisce una riflessione complessiva sulla teologia eucaristica e sulla teologia dei sacramenti che merita di essere analizzata con cura, costituendo uno dei primi testi in cui il giovane teologo esprime con chiarezza la propria sensibilit\u00e0 liturgica e sacramentale.<\/p>\n<p><strong>La nuova &#8220;idea teologica&#8221; di eucaristia<\/strong><\/p>\n<p>Un primo dato che colpisce l&#8217;attenzione del lettore \u00e8 la determinazione con cui Ratzinger presenta la nuova sensibilit\u00e0 teologica ed ecclesiale a partire dall&#8217;esame di una &#8220;nuova chiesa&#8221;.<\/p>\n<p>&#8220;Quando oggi si inizia a progettare una chiesa, in un certo senso la si pensa intorno a un diverso centro, a partire da un punto di vista diverso rispetto a quello del tempo dei nostri padri e dei nostri nonni&#8221; (21).<\/p>\n<p>In tal senso Ratzinger pu\u00f2 scrivere che<\/p>\n<p>&#8220;la forma rinnovata dei nostri edifici sacri riflette quel grande rinnovamento spirituale nella comprensione dell&#8217;Eucaristia che inizi\u00f2 con Pio X e che rappresenta una delle grandi speranze per questo nostro secolo a volte cos\u00ec buio&#8221; (22).<\/p>\n<p>In che cosa consiste allora il rinnovamento nella comprensione della &#8220;natura&#8221; della Eucaristia? L&#8217;analisi inizia da una osservazione di carattere storico:<\/p>\n<p>&#8220;Negli ultimi tre\/quattro secoli, in modo alquanto unilaterale, era stato posto l&#8217;accento su fatoo che nell&#8217;ostia consacrata \u00e8 presente Dio stesso. [&#8230;] E tuttavia non \u00e8 la cosa decisiva in questo sacramento.&#8221; (22)<\/p>\n<p>Lo sviluppo di ostensori e di tabernacoli attesta, solo dal tardo Medioevo, una lettura adorante del sacramento, mentre ricevere la comunione divenne un fatto sempre pi\u00f9 raro. Su questa base Ratzinger afferma che<\/p>\n<p>&#8220;l&#8217;insieme non corrispondeva del tutto al senso originario di questo sacramento&#8221; (23).<\/p>\n<p>Per correggere la prospettiva si propone un argomento definito &#8220;molto facile&#8221;:<\/p>\n<p>&#8220;Se il Signore lega la sua presenza alla figura del pane, il senso di un simile procedimento \u00e8 assolutamente chiaro: anche questo pane santo in primo luogo non \u00e8 fatto per essere guardato, ma per essere mangiato. Vuol dire che egli \u00e8 restato non per essere adorato, ma soprattutto per essere ricevuto. Ancor pi\u00f9 dei tabernacoli di pietra, a lui interessano i tabernacoli viventi.&#8221; (23)<\/p>\n<p>Questa lettura cos\u00ec netta culmina nella affermazione:<\/p>\n<p>&#8220;L&#8217;Eucaristia culmina nella Comunione, vuole essere ricevuta.&#8221; (24)<\/p>\n<p>Di qui, con la chiara ispirazione della teologia dei Padri (in particolare di Agostino) Ratzinger sviluppa la riflessione teologica sulla comunione sia come rapporto tra Cristo e la Chiesa, sia come relazione di unit\u00e0 e di comunione tra i membri della Chiesa. Il diventare &#8220;corpo di Cristo&#8221; della Chiesa \u00e8 &#8220;l&#8217;autentico senso della Santa Comunione&#8221; (25), che per questo pu\u00f2 essere chiamata &#8220;sacramento della fraternit\u00e0 cristiana&#8221; (25). Su questo passaggio, dedicato alla fraternit\u00e0, il giovane Ratzinger inserisce un doppio sviluppo: nel primo valorizza la dimensione &#8220;orizzontale&#8221; dell&#8217;eucaristia, che integra quella verticale. Nel secondo valuta, alla luce di questa fraternit\u00e0, una grave degenerazione storica:<\/p>\n<p>&#8220;In fondo il nazionalismo dei popoli cattolici \u00e8 qualcosa di cui vergognarsi profondamente, che mostra in che misura l&#8217;autentico senso della Comunione era stato dimenticato&#8221; (25).<\/p>\n<p><strong>Come cambia la celebrazione e la devozione<\/strong><\/p>\n<p>Questa visione teologica ed ecclesiale del sacramento implica una serie di &#8220;applicazioni&#8221; alla devozione eucaristica che il giovane teologo presente con grande forza. Esse riguardano sia il modo di celebrare la messa, sia il modo di ricevere la comunione. Ovviamente qui Ratzinger, parlando nel 1961, sta al di qua di ogni iniziale intervento di riforma sull&#8217;<em>ordo missae.\u00a0<\/em>Per questo \u00e8 tanto pi\u00f9 rilevante il suo discorso di allora. Vediamone gli aspetti pi\u00f9 rilevanti:<\/p>\n<p>a) <strong>la natura comunitaria della celebrazione<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;Perci\u00f2 la Messa ragionevolmente non pu\u00f2 diventare un atto privato del sacerdote, che gli altri tentano pi\u00f9 o meno di seguire con l&#8217;ausilio dei loro libretti, quando magari in quel lasso di tempo non scelgano semplicemente di pregare a modo loro. La Messa, invece, anche nella modalit\u00e0 della sa celebrazione, deve essere una celebrazione comunitaria,&#8221; (26)<\/p>\n<p>b) <strong>la natura ecclesiale della comunione<\/strong><\/p>\n<p>&#8220;non si pu\u00f2 considerare la Comunione sacramentale semplicemente come una preghiera privata dove il singolo individuo incontra il suo Dio&#8230;la Comunione sacramentale \u00e8 di pi\u00f9: essa \u00e8 il sigillo della vicendevole appartenenza di cristiani &#8230;per questo essa \u00e8 parte essenziale della Santa Messa nella quale noi celebriamo questa nostra unione come fratelli per mezzo del nostro fratello Ges\u00f9 Cristo&#8221; (28)<\/p>\n<p>&#8220;Nel corso del rinnovamento eucaristico degli ultimi decenni, si \u00e8 reinserita la Comunione all&#8217;interno della Messa, dalla quale era stata abusivamente espunta a partire dal tardo Medioevo. Si era spesso giunti al punto di distribuire la Comunione solo al di fuori della Messa. In tal modo la Comunione era stata declassata ad atto di edificazione privato, oscurando il suo grande significato, l&#8217;essere cio\u00e8 parte di quell&#8217;avvenimento complessivo che \u00e8 la Santa Messa: il sigillo della fraternit\u00e0 fra Dio e gli uomini, e perci\u00f2, a partire da Dio, degli uomini fra loro; l&#8217;inclusione di tutti gli uomini nell&#8217;avvenimento della Croce, cos\u00ec che tutto il mondo \u00e8 consegnato a Dio e con ci\u00f2 ricondotto al suo autentico senso; la chiamata di ogni singolo a essere tabernacolo vivente di Dio nel mondo&#8221; (28)<\/p>\n<p>c)\u00a0<strong>la frequenza della comunione<\/strong><\/p>\n<p>La ricostruzione offerta, sul piano teologico ed ecclesiale, arriva infine ad una considerazione sulla &#8220;frequenza&#8221; che rivela il tempo in cui \u00e8 stato scritto il testo. Si inizia dalla intuizione di Pio X, di cui si ripete che &#8220;la Comunione non \u00e8 un premio per chi \u00e8 particolarmente virtuoso&#8230;ma il pane del pellegrino&#8221; (29); perci\u00f2 un rapporto continuo con la comunione sacramentale viene cos\u00ec delineato:<\/p>\n<p>&#8220;Dal fatto che la Chiesa \u00e8 comunit\u00e0 eucaristica&#8230;che essere cristiano consiste semplicemente nella partecipazione al Corpo del Signore (circostanza, questa, dalla quale tutto il resto deriva), da questo fatto risulta anche la norma per la frequenza della Comunione: per la persona che lavora &#8211; e che dunque difficilmente pu\u00f2 comunicarsi giornalmente &#8211; la Comunione domenicale dovrebbe rappresentare la norma, mentre la Confessione, a seconda della disposizione, potr\u00e0 essre sufficiente praticarla mensilmente o trimestralmente&#8221; (29)<\/p>\n<p>Questa ricostruzione, tipica degli anni &#8217;60, rivela per\u00f2 un riferimento coraggioso ad una ricostruzione diversa del rapporto del cristiano con il peccato mortale:<\/p>\n<p>&#8220;Credo che qui dovremmo veramente mostrare pi\u00f9 coraggio e pi\u00f9 fede. L&#8217;intero nostro cristianesimo potrebbe un po&#8217; cambiare volto se fosse di nuovo evidente che essere cristiano ed essere &#8216;comunicante&#8217; \u00e8 la stessa e identica cosa&#8221; (30)<\/p>\n<p><strong>Una estensione dello sguardo ai sacramenti in genere<\/strong><\/p>\n<p>Prima di concludere il suo testo, Ratzinger estende il suo ragionamento all&#8217;intero quadro della esperienza sacramentale. Qui troviamo, in anticipo, quei temi che negli anni successivi caratterizzeranno una delle prime pubblicazioni dedicate ai sacramenti (<em>Il fondamento simbolico della esperienza sacramentale<\/em>), qui per\u00f2 intrecciati pi\u00f9 strettamente con quel tema della &#8220;fraternit\u00e0&#8221; che \u00e8 stato uno dei primi oggetti di riflessione del teologo. Questo permette a Ratzinger di chiudere con una citazione da <em>Didach\u00e9, <\/em>cui aggiunge l&#8217;ultima sua affermazione:<\/p>\n<p>&#8220;Proprio questo \u00e8 infatti il senso pi\u00f9 profondo dell&#8217;Eucaristia: che l&#8217;umanit\u00e0 dispersa e lacerata sia raccolta nell&#8217;unit\u00e0 dell&#8217;unico Signore Ges\u00f9 Cristo, il quale solo \u00e8 la sua vera vita&#8221; (32)<\/p>\n<p>Questo lavoro di approfondimento del significato della eucaristia aveva, per il Ratzinger 34enne del 1961, inevitabili conseguenze liturgiche e sacramentali, che chiedevano un chiaro rinnovamento delle categorie teologiche e della prassi ecclesiali. A distanza di 65anni queste idee giovanili del teologo bavarese trovano nuovo slancio e nuove motivazioni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se non fosse stato per la cortese segnalazione da parte di una collega storica, forse non mi sarei mai imbattuto nei due testi che J. 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