{"id":20140,"date":"2025-12-28T10:15:23","date_gmt":"2025-12-28T09:15:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20140"},"modified":"2025-12-28T10:18:15","modified_gmt":"2025-12-28T09:18:15","slug":"il-capello-e-la-fune-sulla-mancanza-di-teologia-di-una-proposizione-sulla-mascolinita-del-ministro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-capello-e-la-fune-sulla-mancanza-di-teologia-di-una-proposizione-sulla-mascolinita-del-ministro\/","title":{"rendered":"Il capello e la fune: sulla mancanza di teologia di una proposizione sulla mascolinit\u00e0 del ministro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corde.jpeg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20143\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corde-300x200.jpeg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"200\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corde-300x200.jpeg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corde.jpeg 500w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Diceva K. Barth che in teologia non raramente la differenza tra verit\u00e0 ed errore \u00e8 &#8220;sottile come un capello&#8221;. Non \u00e8 il caso del resoconto che il Card. Petrocchi ha scritto in una lettera a papa Leone, nella quale, oltre al resto, appare con chiarezza la fragilit\u00e0 teologica di una riflessione sul diaconato (e sull&#8217;intero ministero ordinato) che non arriva a formulare in modo fondato e ragiovevole la pi\u00f9 articolata delle sue proposizioni. Merita considerazione, pertanto, l&#8217;analisi argomentata che Massimo Pieggi ha proposto in un suo articolo (cfr. <a href=\"https:\/\/www.settimananews.it\/ministeri-carismi\/donna-diaconato-e-il-dio-maschilizzato\/\">qui<\/a>) uscito per SettimanaNews a ripreso dal blog Vinonuovo, nel quale mette in luce, con chiarezza, la fragilit\u00e0 della impostazione teologica della proposizione di maggiori pretese &#8220;dogmatiche&#8221; elaborata dalla Commissione Pontificia di studio sull&#8217;accesso al diaconato delle donne.\u00a0 Pieggi si sofferma a ragione sulla formulazione pi\u00f9 forte (e pi\u00f9 forzata) che \u00e8 stata messa ai voti dalla Commissione. La ripropongo qui per comodit\u00e0:<\/p>\n<pre> \u00abLa mascolinit\u00e0 di Cristo, e quindi la mascolinit\u00e0 di coloro che ricevono l\u2019Ordine, non \u00e8 accidentale, ma \u00e8 parte integrante dell\u2019identit\u00e0 sacramentale, preservando l\u2019ordine divino della salvezza in Cristo. Alterare questa realt\u00e0 non sarebbe un semplice aggiustamento del ministero, ma una rottura del significato nuziale della salvezza\u00bb.\r\n\r\n<\/pre>\n<p>Rispetto a questa formulazione Pieggi pone una questione che suona cos\u00ec:<\/p>\n<p><strong>Non \u00e8 che, nello zelo di salvaguardare in ogni modo e ad ogni costo la maschilit\u00e0 del ministro ordinato, si finisce per affermare qualcosa di riduttivo su Dio?<\/strong>\u201d.<\/p>\n<p>La domanda \u00e8 ben formulata e fotografa, per cos\u00ec dire, uno scivolone argomentativo che pu\u00f2 essere spiegato, appunto, come &#8220;eccesso di zelo&#8221;: nel tentativo di assicurare una &#8220;parola definitiva&#8221; sul tema, la Commissione, ha potuto pensare di arrivare ad una formulazione universale e astratta, di valore assoluto, che avrebbe potuto diventare un criterio risolutivo, d&#8217;ora in poi, nei discorsi sulla &#8220;riserva maschile&#8221;. E&#8217; chiaro che se una Commissione scoprisse la &#8220;formula definitiva&#8221; per fondare la riserva maschile su un connotato cristologico, che si impone sulla dimensione sacramentale dell&#8217;ordine e che determina in modo radicale la soteriologia, avrebbe fatto, nel 2025, ci\u00f2 che non sono riusciti a fare prima Inter Insigniores nel 1976 e poi Ordinatio sacerdotalis nel 1994. Pieggi mostra, con un ragionamento pacato, che questa pretesa, a dir poco ambiziosa, non risulta autorizzata da una cristologia adeguata, da una teologia sostenibile, ma neppure da un uso sano della analogia e ragionevole della soteriologia.\u00a0 Il prezzo pagato dalla proposizione \u00e8 una riduzione della lettura della cristologia, della sacramentaria, della soteriologia, della spiritualit\u00e0. Questo lato della questione appare certamente il pi\u00f9 preoccupante: nel lavoro che ogni singolo teologo fa certamente \u00e8 possibile che la &#8220;barca teologica&#8221; subisca sbandamenti, che si pieghi sotto la forza del vento, che perda la rotta, che sia costretta a fare andatura contro vento, ma che una Commissione Pontificia arrivi a questa formulazione senza alcun equilibrio, che su questa triplice forzatura arrivi a proporre una votazione e che questa votazione abbia, come esito, una spaccatura verticale e perfetta dei commissari (5 versus 5) non \u00e8 ragionevole. Come \u00e8 stato possibile che i 10 Commissari, che avranno certamente discusso prima di votare non abbiano notato che:<\/p>\n<p>a) Sul piano cristologico la definizione del &#8220;sesso maschile&#8221; come &#8220;non accidentale&#8221; (quindi come sostanziale) implichi una forzatura della comprensione di Cristo e del suo titolo di Sposo;<\/p>\n<p>b) Che sul piano sacramentale, la trasposizione del &#8220;sesso maschile&#8221; sul ministro, mediante un semplice &#8220;quindi&#8221;, sia un secondo passaggio azzardato, che tende a pensare il concetto di &#8220;agire in persona Christi&#8221; come &#8220;ripresentazione corporea\/fisica\/sessuale&#8221; del Signore;<\/p>\n<p>c) Che sul piano di una &#8220;teologia della immagine&#8221; si possa usare &#8220;anatomicamente&#8221; una immagine sponsale e nuziale che \u00e8 nata da un interesse ecclesiologico e spirituale. Che si possa usare il &#8220;somatik\u00f2s&#8221; come fosse semplicemente &#8220;corporaliter&#8221;;<\/p>\n<p>d) Che sul piano della soteriologia, si possa far discendere dalla eventuale violazione della &#8220;riserva maschile&#8221; addirittura la alterazione dell&#8217;ordine della salvezza e quindi la compromissione esiziale degli effetti del sacramento (dell&#8217;ordine, ma anche dell&#8217;eucaristia).<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che Massimo Pieggi ha portato alla luce con parole efficaci, sposta la questione sul piano del modo con cui la Commissione ha impostato il proprio lavoro. Gi\u00e0 \u00e8 grave che il coordinamento del lavoro interno non abbia fatto emergere come &#8220;improponibile&#8221; quella proposizione che \u00e8 stata messa ai voti. La sua improponibilit\u00e0 \u00e8 &#8220;in re&#8221;: non dipende dalla posizione che si assume nel dibattito, ma dal fatto di essere stata pensata e scritta sulla base di visioni forzate ed errate sul piano cristologico, sacramentale, analogico e soteriologico. Come \u00e8 stato possibile che non solo i membri della Commissione, ma anche coloro che li coordinavano, non abbiamo immediatamente compreso questi problemi di fondo e non vi abbiano posto rimedio in radice, chiedendo la riformulazione della frase? Come \u00e8 stato possibile, che, nonostante tutto, questa proposizione sia arrivata alla votazione e abbia spaccato a met\u00e0 la Commissione? E, infine, come \u00e8 stato possibile che il Card. Petrocchi ne abbia dato conto, nella sua lettera di resoconto, senza un minimo di disagio e di imbarazzo?<\/p>\n<p>L&#8217;analisi di Pieggi aiuta a ritornare con i piedi per terra, a rileggere la metafora sponsale, la mascolinit\u00e0, la paternit\u00e0 e la relazione di ministero in termini pi\u00f9 classici e pi\u00f9 fondati. In fondo, si tratta di parlare con le parole della tradizione, non con parole forzate e portate al parossismo da un eccesso di zelo senza controllo culturale e teologico. D&#8217;altra parte il tema della giustificazione della &#8220;riserva maschile&#8221;, che in questa proposizione senza equilibrio ha raggiunto il suo apice di parossismo, ha raccolto, sul piano teologico e magisteriale, una serie di forzature negli ultimi 60 anni che meritano qui di essere segnalate come &#8220;precedenti&#8221; di questa pi\u00f9 grave caduta:<\/p>\n<p>a) <em>Inter Insigniores<\/em> (1976) per giustificare la riserva maschile usa una idea di &#8220;somiglianza&#8221; tra il ministro e il Signore, in cui interpreta una frase che Tommaso d&#8217;Aquino dice degli schiavi, come se fosse detta delle donne. Il ministro del Signore deve assomigliare al Signore perch\u00e9 deve essere libero (dice Tommaso). E&#8217; la sua antropologia medievale a fargli aggiungere che le donne sono meno libere degli schiavi. Ma Inter Insigniores interpreta la somiglianza come se riguardasse non la &#8220;autonomia del soggetto&#8221;, ma la &#8220;anatomia del soggetto&#8221;.<\/p>\n<p>b) <em>Ordinatio sacerdotalis<\/em> (1994) riduce la questione ad un problema di autorit\u00e0. Negando alla Chiesa la autorit\u00e0 di poter decidere sul tema della riserva maschile, pone un principio di autorit\u00e0 per affermare questa mancanza di potere come normativo. Perci\u00f2 rinuncia alla giustificazione, ma afferma la impossibilit\u00e0 di fare diversamente da come si \u00e8 fatto per lunghi secoli (riferendo per\u00f2 questo alla ordinazione sacerdotale, non alla ordinazione diaconale)<\/p>\n<p>c) Con la teoria dei &#8220;principi&#8221; (mariano e petrino) H. U.Von Balthasar, nell&#8217;unico vero tentativo teologico-sistematico di giustificare la riserva maschile elaborato nel XX secolo, sposta due categorie, elaborate in partenza sul piano del dialogo ecumenico, sul piano della riflessione sacramentale e specificamente nell&#8217;ambito della rilevanza del &#8220;genere&#8221;. In questo caso non si pretende di far discendere dalla &#8220;mascolinit\u00e0 di Cristo&#8221; un contenuto normativo per la ordinazione e per l&#8217;ordine della salvezza, ma si desume una &#8220;gerarchia dei sessi&#8221; dalla differente figura ecclesiale che si legge attestata in Maria e in Pietro. Ma la riduzione del sesso femminile a Maria e del sesso maschile a Pietro sembra una caduta di tono e di stile, che anche il grande teologo svizzero non ha saputo evitare. Pensare che il principio mariano possa imporsi ad ogni donna e il principio petrino ad ogni uomo \u00e8 un modo curioso di ragionare e far passare il discorso da un &#8220;genere&#8221; a un altro: \u00e8 una forma, non troppo velata, di &#8220;metabasis eis allo ghenos&#8221;.<\/p>\n<p>Questi precedenti, tuttavia, sono comunque il frutto di un lavoro teologico che cerca di non strafare, di non avere una parola assolutamente definitiva da imporre alla tradizione, che resta consapevole dei propri limiti. La novit\u00e0 della proposizione attestata dalla lettera del Card. Petrocchi \u00e8 una fragilit\u00e0 teologica talmente forte da non risultare ragionevole e da perdere il senso della misura. Non siamo di fronte ad un &#8220;capello&#8221; che distingue la verit\u00e0 dall&#8217;errore: questa \u00e8 una fune, una gomena, una grossa corda, una cordata di errori che si susseguono ad ogni frase, in modo sempre pi\u00f9 sguaiato.<\/p>\n<p>Il testo di Pieggi ci aiuta a capire che una &#8220;teologia da farmacisti&#8221;, per usare di nuovo una espressione cara a K. Barth, avrebbe comunque potuto salvare la faccia alla Commissione. In questo caso non \u00e8 esagerato\u00a0 parlare di &#8220;teologia da apprendisti stregoni&#8221;. Fortunatamente (provvidenzialmente) questa visione distorta e forzata, infondata e arrogante, non ha ottenuto il consenso, non \u00e8 diventata in alcun modo magistero, ma ha comunque influito sui lavori, condizionato il dibattito, impedito una crescita ecclesiale. Bisogna chiedersi, tuttavia: perch\u00e9 mai abbiamo per anni continuato a partere tempo con chi non conosce la tradizione teologica e non riesce ad onorare neppure il senso comune? Per rispondere ad una domanda seria, perch\u00e9 ci si \u00e8 affidati a queste visioni poco serie, improvvisate e sguaiate?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Diceva K. Barth che in teologia non raramente la differenza tra verit\u00e0 ed errore \u00e8 &#8220;sottile come un capello&#8221;. Non \u00e8 il caso del resoconto che il Card. 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