{"id":20086,"date":"2025-12-09T20:41:48","date_gmt":"2025-12-09T19:41:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20086"},"modified":"2025-12-09T20:44:41","modified_gmt":"2025-12-09T19:44:41","slug":"il-vaticano-ii-come-il-battesimo-di-un-chiesa-a-5-continenti-di-sergio-massironi-e-andrea-grillo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-vaticano-ii-come-il-battesimo-di-un-chiesa-a-5-continenti-di-sergio-massironi-e-andrea-grillo\/","title":{"rendered":"Il Vaticano II come il battesimo di un chiesa a 5 continenti (di Sergio Massironi e Andrea Grillo)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/geotuturo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20089\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/geotuturo-214x300.jpg\" alt=\"\" width=\"214\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/geotuturo-214x300.jpg 214w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/geotuturo-731x1024.jpg 731w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/geotuturo-768x1075.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/geotuturo.jpg 1000w\" sizes=\"(max-width: 214px) 100vw, 214px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Bella l&#8217;idea di un anniversario del Vaticano II, sono passati 60 anni dalla sua conclusione, all&#8217;insegna di uno degli effetti pi\u00f9 rilevanti che ha esercitato sulla Chiesa cattolica: la internazionalizzazione della Chiesa romana. Per questo in gioco vi \u00e8 il Geofuturo di un Concilio. Riprendo qui le prime e le ultime batture della Introduzione del volume, in cui, Sergio Massironi ed io, abbiamo interpellato teologi e teologhe di 5 continenti, per chiedere loro l&#8217;effetto principale del Concilio nel loro continente. Ne viene fuori un quadro singolare e forte, che segna la conferma di una interpretazione del Concilio dalle periferie. Questa, che dal punto di vista della espressione \u00e8 una parola legata a papa Francesco, di fatto \u00e8 una conseguenza del Concilio voluto da Giovanni XXIII e portato a compimento da Paolo VI. Gli sguardi periferici sono la nuova centralit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p><em>I singoli capitoli del libro sono stati scritti da:Christian Bauer, Emilce Cuda, Darren Dias,Adele Howard, Stan Chu Ilo, Rafael Luciani, Emmanuel Nathan, Ikenna Okafor, Idara Otu, Francesca Perugi, Debora Rienzi, Patricia Santos, Ivan \u0160ar\u010devi\u0107. <\/em><em>(ag)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Introduzione<\/strong><br \/>\ndi Sergio Massironi e Andrea Grillo<\/p>\n<p><em>&#8220;La Chiesa del Concilio, s\u00ec, si \u00e8 occupata, oltre che di se stessa e del rapporto che a Dio la unisce, dell\u2019uomo quale oggi in realt\u00e0 si presenta:<\/em><br \/>\n<em>l\u2019uomo vivo, l\u2019uomo tutto occupato di s\u00e9, l\u2019uomo che si fa non soltanto centro d\u2019ogni interesse, ma osa dirsi principio e ragione di ogni realt\u00e0. Tutto l\u2019uomo fenomenico\u2026 si \u00e8 quasi drizzato davanti al consesso dei Padri conciliari&#8221;1.<\/em><\/p>\n<p>Il libro che avete fra le mani viene pubblicato nel sessantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II. Ci accomuna la consapevolezza che la sua attuazione \u00e8 pi\u00f9 che mai aperta. Essa esige una ricostruzione assai differenziata del suo magistero. Nel cambiamento d\u2019epoca si approfondisce, infatti, il mutamento di percezione che la Chiesa ha di se stessa in rapporto alla Rivelazione e all\u2019intera umanit\u00e0. Nei diversi contesti culturali \u2013 e in particolare dai margini che Papa Francesco chiamava \u00abperiferie esistenziali\u00bb2 \u2013 \u00e8 possibile oggi maturare osservazioni fondamentali sui frutti del Concilio e sui compiti di una Chiesa che lo intende ancora recepire. Ci siamo accorti che questo \u201csguardo da fuori\u201d non \u00e8 ancora cos\u00ec diffuso in teologia. Negli ultimi anni il processo sinodale, che vorremmo diventasse permanente, ha finalmente manifestato quella comunione nella diversit\u00e0 a prescindere dalla quale la Chiesa non pu\u00f2 pi\u00f9 dirsi cattolica, n\u00e9 servire efficacemente il frantumato mondo cui \u00e8 inviata. Ci siamo proposti, quindi, di raccogliere in questo volume contributi da ogni continente: voci attente a rileggere gli effetti contestuali del Vaticano II e le sue promesse ancora vive.<br \/>\nQuando il cardinale Wojty\u0142a torn\u00f2 in Polonia, dopo la fine del Concilio, nel 1965, raccont\u00f2 di avere assistito a una rivoluzione. Lo diceva<br \/>\nanzitutto in riferimento alla apertura della Chiesa romana, per la prima volta, ai cinque continenti. \u00c8 stata una delle caratteristiche peculiari<br \/>\ne di maggiore impatto del Vaticano II: per la prima volta a Roma si incontravano vescovi di tutti i continenti. Questo ha determinato non<br \/>\npoco la possibilit\u00e0 di inaugurare quello che \u00e8 stato definito l\u2019evento linguistico del Concilio. Evento linguistico almeno in due sensi: perch\u00e9<br \/>\nil linguaggio del Concilio Vaticano II, per la prima volta, rinunciava a quella espressione giuridico-dogmatica, che da Nicea aveva caratterizzato i concili, per assumere uno stile sapienziale e biblico, che rinunciava a ogni condanna e a ogni dogmatizzazione. Ma accanto a questo significato ve ne \u00e8 un secondo, che oggi, a sessant\u2019anni di distanza, appare ancora pi\u00f9 ingente: con il Concilio entrava nella tradizione ecclesiale romana l\u2019esperienza linguistica, culturale ed ecclesiale di cinque diversi continenti. Proprio questa pluralit\u00e0 culturale, linguistica, geografica oggi promette, e forse esige, una nuova ermeneutica conciliare.<br \/>\nQuegli altiora principia che i documenti conciliari hanno affermato sessant\u2019anni fa oggi possono godere dell\u2019interpretazione che non viene<br \/>\na Roma soltanto dall\u2019Europa, ma dall\u2019Africa e dall\u2019Asia, dalle Americhe e dall\u2019Oceania. Questi continenti possono a loro volta trasmettere<br \/>\nci\u00f2 che hanno ricevuto.<\/p>\n<p><em>Il Concilio Vaticano II e le \u201cnuove forme\u201d di primato del mistero<\/em><\/p>\n<p>Il Concilio Vaticano II, in effetti, \u00e8 stato un evento con cui la Chiesa cattolica ha profondamente ripensato la propria identit\u00e0, la propria<br \/>\nrelazione con se stessa e con il mondo. Noi ci troviamo perci\u00f2 oggi \u2013 a sessant\u2019anni dalla fine di quell\u2019evento \u2013 nell\u2019esigenza di ripensare un<br \/>\ntale ripensamento, con la coscienza che non solo dobbiamo farlo diventare l\u2019oggetto del nostro studio, ma dobbiamo anche saperlo ricevere<br \/>\ntuttora come quel soggetto capace di sollecitare la ragione, di scaldare il cuore e di dare nuovo slancio al corpo3.<br \/>\nAnche di corpo occorre parlare, non solo di ragione e di cuore, se \u00e8 vero che questi nostri corpi e il corpo della Chiesa si incontrano e<br \/>\nsi richiamano nel Corpo di Cristo, fino a confondersi e a incrociarsi. Proprio dal corpo, dunque \u2013 da questo mio corpo vissuto \u2013, vorremmo<br \/>\niniziare, riprendendo cos\u00ec anche quella nota autobiografica che il dibattito sul Concilio spesso manifesta, portando molti di coloro che<br \/>\nintervengono a soffermarsi significativamente sulla relazione emozionata e commossa tra la loro vita e il fatto del Concilio, tra la et\u00e0 del corpo<br \/>\ne gli eventi del Vaticano II: \u00abQuando avevo sedici anni\u2026\u00bb, \u00abQuando mi trovavo a Roma\u2026\u00bb, \u00abQuando vidi per la prima volta gli altari<br \/>\ngirati\u2026\u00bb, ecc.<br \/>\nEbbene, su questo piano dobbiamo riconoscere che per noi il Concilio Vaticano II \u00e8 un po\u2019 come il nostro battesimo: lo abbiamo vissuto<br \/>\nquando ancora \u201cnon c\u2019eravamo\u201d. Per noi, come per tutti quelli nati dalla fine degli anni Cinquanta in poi, il Concilio \u00e8 semplicemente<br \/>\nl\u2019orizzonte ecclesiale in cui si \u00e8 iscritta la storia del nostro corpo, del nostro cuore e della nostra ragione. Questa \u00e8 veramente la forza della<br \/>\ntradizione e ci\u00f2 non pu\u00f2 sorprendere, anzi ci induce a scoprire che per queste nuove generazioni vale un principio diverso da quello delle<br \/>\nprecedenti: esse hanno \u2013 irrimediabilmente e provvidenzialmente \u2013 il Concilio alle loro spalle, possono e devono senz\u2019altro \u201cripensare\u201d il<br \/>\nConcilio, ma sono state sollevate dal problema non piccolo di \u201cpensarlo\u201d in prima battuta. La nostra possibilit\u00e0 di ri-pensamento, perci\u00f2,<br \/>\npresuppone che qualcun altro, prima di noi, abbia pensato il Concilio, senza di noi ma per noi e quasi in vista di noi, perch\u00e9 a noi fosse data<br \/>\nquasi un\u2019altra vista, un\u2019altra visuale, un\u2019altra prospettiva, sulla Chiesa e sul mondo, sugli esseri umani e su Dio.<\/p>\n<p>&#8230;<\/p>\n<p>Se restituito alla sua pi\u00f9 vera aspirazione, il Concilio Vaticano II costituisce l\u2019auto-esporsi della Chiesa a una profonda rilettura della propria<br \/>\nradice, piantata spiritualmente nel mistero di Dio in Cristo: \u00e8 dunque facilmente riconoscibile come un tempo opportuno, preoccupato<br \/>\ndi assicurare la continuit\u00e0 della tradizione cristiana; esso brilla come un vero e proprio kair\u00f3s che abbiamo visto chiaramente passare tra noi<br \/>\ne che, certo, destabilizza abitudini consolidate e configurazioni asfittiche del potere umano. San Paolo, d\u2019altra parte, per primo descrisse il<br \/>\nVangelo come potenza, dynamis: dinamite, verrebbe da tradurre, per ci\u00f2 che di mondano ha troppo a lungo bloccato la traditio. Ebbene,<br \/>\nche cosa di questa potenza gioiosa il Concilio ha reso percepibile nei diversi contesti in cui la Chiesa \u00e8 impiantata? Per comprenderlo, noi<br \/>\ncuratori abbiamo proposto quattro elementi all\u2019attenzione dei diversi autori, per favorire una convergenza metodologica che non ne mortifichi le specificit\u00e0. Sono, per cos\u00ec dire, i pilastri su cui il libro \u00e8 costruito come un poliedro irregolare, ma ben piantato a terra:<\/p>\n<p>1. Il riferimento ad almeno una delle quattro Costituzioni e ai documenti conciliari, a motivo della particolare incidenza che hanno<br \/>\ndimostrato nell\u2019attuazione del Concilio nella propria regione ecclesiale. Detto altrimenti, in forma interrogativa: con quale accento<br \/>\nil Concilio \u00e8 arrivato localmente e a partire da quali priorit\u00e0 \u00e8 stato accolto e tradotto in scelte pastorali?<\/p>\n<p>2. Il riferimento al sensus fidei fidelium, in particolare dei poveri e di chi si considera ai margini della comunit\u00e0 ecclesiale: quali<br \/>\ncambiamenti si sono prodotti dopo il Concilio nella coscienza di base, nella religiosit\u00e0 popolare, nel rapporto fra fede e senso<br \/>\ncritico?<\/p>\n<p>3. Il riferimento agli ostacoli e alle resistenze al rinnovamento della missione ecclesiale: quali spinte anticonciliari si sono manifestate<br \/>\nall\u2019inizio, nel corso dei decenni, o soltanto di recente?<\/p>\n<p>4. Il riferimento alle promesse che negli ultimi anni \u2013 in particolare con il cammino sinodale universale promosso da Papa Francesco<br \/>\n\u2013 si sono riaccese nel proprio contesto geoculturale di riferimento, con particolare attenzione al rapporto fra Chiese particolari<br \/>\ne Chiesa universale.<\/p>\n<p>Ai lettori non ci resta che augurare buon viaggio, dal momento che i capitoli di questo libro li porteranno da un margine all\u2019altro della<br \/>\nTerra, ad abitare le Chiese particolari come case aperte e ospitali, in cui incontrare persone, ascoltare storie, apprezzare modi di interpretare<br \/>\ne di esprimere la fede irriducibili l\u2019uno all\u2019altro. Vicende talvolta sofferte, ma luminose, in cui gi\u00e0 si intravede qualcosa in pi\u00f9 di quella<br \/>\nche Chenu defin\u00ec la \u00abfine dell\u2019era costantiniana\u00bb. Dall\u2019Africa all\u2019India, dall\u2019arcipelago oceanico alle Americhe del Sud e del Nord il cattolicesimo va assumendo nuove forme, nella misura in cui si cimenta con grandi sfide. Si giunge infine all\u2019Europa e al Mediterraneo cui \u00e8 possibile tornare con piena coscienza solo dopo avere incontrato e ascoltato ci\u00f2 che, visto da Roma, \u201ccentro\u201d non \u00e8. I luoghi che del cristianesimo sono stati la culla, insomma, hanno una specifica vocazione nel geofuturo di un Concilio che ha inteso ristabilire la conversazione tra Chiesa e mondo, o fra cielo e Terra. La vocazione a uscire da s\u00e9.<\/p>\n<p>&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;<\/p>\n<p>1 Paolo VI, Omelia alla IX Sessione del Concilio Vaticano II, 7 dicembre 1965<\/p>\n<p>2 Papa Francesco, Messaggio del Santo Padre al Meeting per l\u2019amicizia fra i popoli, Rimini, 24-30 agosto 2014.<\/p>\n<p>3 \u00c8 quindi utile ricordare che il \u201cnostro\u201d ripensamento rischia molto (direi quasi tutto) se dimentica di avere a che fare con un ripensamento gi\u00e0 effettuato e del quale viviamo. Altrimenti potremmo facilmente cadere nel pericolo e nella tentazione di ridurre il Concilio ai nostri criteri di rilettura, perdendo cos\u00ec molto della specificit\u00e0 del metodo conciliare, che consiste appunto non tanto nel mutare gli \u201coggetti\u201d dell\u2019attenzione ecclesiale, ma di mutare le forme di vita con cui tali oggetti vengono sperimentati ed espressi.<\/p>\n<p>11 Cfr. Alberto Melloni, <em>\u201cSacrosanctum Concilium\u201d 1963-2003. Lo spessore storico della Riforma Liturgica e la ricezione del Vaticano II<\/em>, in \u00abRivista Liturgica\u00bb, n. 90, 2003, pp. 915-930.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Bella l&#8217;idea di un anniversario del Vaticano II, sono passati 60 anni dalla sua conclusione, all&#8217;insegna di uno degli effetti pi\u00f9 rilevanti che ha esercitato sulla Chiesa cattolica: la internazionalizzazione della Chiesa romana. 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