{"id":20051,"date":"2025-12-05T06:01:10","date_gmt":"2025-12-05T05:01:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20051"},"modified":"2025-12-04T23:11:18","modified_gmt":"2025-12-04T22:11:18","slug":"a-volte-ritornano-a-proposito-della-lettera-del-presidente-della-ii-commissione-sul-diaconato-e-le-donne-di-linda-pocher","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/a-volte-ritornano-a-proposito-della-lettera-del-presidente-della-ii-commissione-sul-diaconato-e-le-donne-di-linda-pocher\/","title":{"rendered":"A volte ritornano.  A proposito della lettera del Presidente della II Commissione sul diaconato e le donne (di Linda Pocher)"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13355\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1-300x132.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"132\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1-300x132.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/diaconato-femminile1.jpg 480w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>Ricevo da Linda Pocher, collega teologa e cara amica, questa riflessione accorata sulla Lettera pubblicata ieri, che presenta le conclusioni del lavoro della II Commissione Pontificia sull&#8217;accesso delle donne al diaconato. La ringrazio e condivido volentieri e con grande sintonia il suo pensiero. (ag)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: large\">Ci sono idee che ritornano ciclicamente, come certe stagioni. Le si crede archiviate, superate dal cammino sinodale della Chiesa, e invece eccole di nuovo affacciarsi nei testi ufficiali. Anche se il numero 60 del Documento finale del Sinodo sulla sinodalit\u00e0 sembrava aver superato la logica e il linguaggio del \u201cgenio femminile\u201d e del \u201cprincipio mariano\u201d, negli ultimi mesi, leggendo la relazione intermedia del gruppo 5, il documento <i>Mater Populi Fidelis<\/i> e la lettera del gruppo di studio sul diaconato, abbiamo assistito al ritornare insidioso di quello stesso schema teologico, che ormai conosciamo bene. Nella relazione intermedia del gruppo 5 si accenna non solo ai limiti, ma anche all\u2019attualit\u00e0 di tale pensiero. In <i>Mater Populi Fidelis<\/i>, il riferimento \u00e8 pi\u00f9 sottile, ma presente quando si accenna alla mediazione sacerdotale di Cristo e materna di Maria. Nella lettera sul diaconato, l\u2019insistenza sulla maschilit\u00e0 di Cristo \u00e8 chiaramente di derivazione balthasariana, cos\u00ec come l\u2019invito ad approfondire il principio mariano. Si tratta certamente di un grande quadro concettuale, elaborato da un grande teologo del XX secolo, che per\u00f2 \u2013 cos\u00ec come oggi viene presentato \u2013 appare incapace di accompagnare davvero l\u2019ascolto della vita concreta delle donne nella Chiesa.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: large\">Il problema, per\u00f2, non \u00e8 Balthasar. Il problema \u00e8 l\u2019uso strumentale e difensivo che spesso si fa della sua teologia. Come se quel quadro, nato in un contesto culturale preciso, potesse oggi essere riproposto senza domande, senza aggiornamenti, quasi come un argine da opporre ai processi sinodali. Nei documenti recenti, infatti, il principio mariano-petrino ricompare come un modo elegante di salvaguardare, con linguaggio alto, ci\u00f2 che si ritiene \u201cprezioso\u201d: la riserva maschile del ministero ordinato. Ma quando un concetto viene evocato solo per difendere lo <i>status quo<\/i>, diventa fragile. E rivela la fatica di trovare nuovi argomenti per affrontare questioni pastorali e teologiche che interpellano davvero l\u2019intero popolo di Dio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: large\">Ci\u00f2 che pi\u00f9 di tutto stupisce, e ferisce, \u00e8 l\u2019incapacit\u00e0 d\u2019ascolto. Da anni molte donne \u2013 teologhe, consacrate, laiche impegnate, formatrici \u2013 dicono con chiarezza: <i>\u00abQuesto modo di parlare di noi non ci rispecchia. Ci ferisce. Non descrive la nostra esperienza di fede n\u00e9 la nostra soggettivit\u00e0 ecclesiale\u00bb<\/i> In una relazione sana, equilibrata, non tossica, quando uno dei partner dice all\u2019altro: <i>\u00abQuesto tuo modo di parlare mi fa male\u00bb<\/i>, l\u2019altro ascolta. Non perch\u00e9 abbia torto o debba rinnegare tutto, ma perch\u00e9 ama abbastanza da cercare altri modi, altri linguaggi, altre vie per incontrare davvero l\u2019altro.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: large\">Nelle relazioni tossiche, invece, il messaggio viene ignorato. Si risponde che l\u2019altro non capisce, che \u00e8 ipersensibile, che le categorie sono quelle e non se ne pu\u00f2 fare a meno. Si usa la posizione di forza per mantenere invariato ci\u00f2 che non si vuole mettere in discussione. Quando accade anche nella Chiesa, \u00e8 un segnale preoccupante: significa che l\u2019asimmetria di potere viene mantenuta e giustificata teologicamente, anzich\u00e9 essere convertita in uno spazio di comunione reale.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: large\">Non si tratta di rifiutare la teologia di Balthasar \u2013 che rimane, e rimarr\u00e0, una delle voci pi\u00f9 profonde e creative del Novecento. Si tratta di non usarla come un tappo d\u2019argento per le orecchie: raffinato e prezioso, rimane un tappo, un dispositivo che chiude e impedendo l\u2019ascoltare, taglia fuori dalla relazione con l\u2019altro. Paradossalmente, in Balthasar si trova anche un forte richiamo all\u2019apertura al soffio dello Spirito, nella consapevolezza che ogni forma ecclesiale deve rimanere aperta alle sue sorprese, capace di riconoscere i \u201csegni\u201d che Dio semina attraverso la storia. Oggi uno di questi segni \u00e8 la voce delle donne che chiedono, prima e al di l\u00e0 dell\u2019accesso all\u2019ordinazione, il riconoscimento e il rispetto della loro sensibilit\u00e0: come soggetti sociali, teologici e spirituali maturi, non come simboli o funzioni all\u2019interno di uno schema che molte non riconoscono come proprio.<\/span><\/span><\/p>\n<p>\u201c<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: large\">A volte ritornano\u201d, s\u00ec. E ogni volta, ogni ritorno \u00e8 una nuova occasione per accorgersi che certi concetti hanno fatto il loro tempo e che hanno bisogno di essere purificati, ripensati, ricollocati. Se l\u2019occasione \u00e8 ignorata, il ritorno diventa ostacolo. Ma se il ritorno si trasforma in cammino nuovo, allora, nonostante tutto, pu\u00f2 ancora fare del bene.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: large\">Il Sinodo ci invita a una conversione relazionale prima che dottrinale: imparare a riconoscere quale linguaggio costruisce comunione e quale invece ferisce; quale teologia apre e quale chiude; quale immaginario sostiene il protagonismo di tutti i battezzati e quale perpetua l\u2019esclusione. Il futuro non si costruisce difendendo posizioni, ma cercando insieme \u2013 donne e uomini \u2013 le parole che oggi possono custodire davvero ci\u00f2 che \u00e8 prezioso: non una \u201criserva\u201d, ma il Vangelo.<\/span><\/span><\/p>\n<p>Linda Pocher fma<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ricevo da Linda Pocher, collega teologa e cara amica, questa riflessione accorata sulla Lettera pubblicata ieri, che presenta le conclusioni del lavoro della II Commissione Pontificia sull&#8217;accesso delle donne al diaconato. 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