{"id":20044,"date":"2025-12-01T10:04:40","date_gmt":"2025-12-01T09:04:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20044"},"modified":"2025-12-01T10:04:40","modified_gmt":"2025-12-01T09:04:40","slug":"il-romanzo-su-gesu-cristo-e-vito-lultimo-libro-di-v-mancuso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-romanzo-su-gesu-cristo-e-vito-lultimo-libro-di-v-mancuso\/","title":{"rendered":"Il romanzo su Ges\u00f9, Cristo e Vito. L\u2019ultimo libro di V. Mancuso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativita.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-20045\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativita-300x219.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"219\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativita-300x219.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativita-768x561.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lorenzo-Costa-nativita.jpg 985w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Plutarco ha scritto le <i>Vite Parallele<\/i>. Oggi troviamo un libro di Vito Mancuso <em>(Ges\u00f9 e<\/em> <em>Cristo<\/em>, Garzanti, Milano 2025), di 727 pagine, pi\u00f9 60 di apparato (note, bibliografia e indici) in cui l\u2019autore propone, in modo elegante e con parecchia documentazione, una rappresentazione delle vite parallele di Ges\u00f9 e di Cristo, come se questo fosse il \u201cdato\u201d da cui partire. Qui \u00e8 evidente che la prospettiva di Vito muove non da una tesi, ma da quella che vuol presentare come una evidenza: che ci sia da una parte Ges\u00f9 e dall\u2019altra ci sia Cristo.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Questa storia, ricostruita con un approccio a prima vista molto rigoroso e strutturato, non esita ad entrare nella prospettiva che suggerisce come tesi. Lo fa in modo tale che il primo capitolo (intitolato <i>La tesi<\/i>) ha come attacco: \u201cGes\u00f9 nacque a Nazareth, Cristo a Betlemme\u201d. In un primo tempo, sbagliando, avevo pensato che queste frasi fossero il \u201clancio pubblicitario\u201d del libro, non la tesi del libro. Ma mi sbagliavo. Anche nel cuore del suo svolgimento pi\u00f9 intenso, il libro lavora sempre a partire da questa ipotesi: fin dall\u2019inizio, perci\u00f2, appare come un racconto di \u201cvite parallele\u201d. Ci sono due soggetti (Ges\u00f9 e Cristo), uno diverso dall\u2019altro, che un terzo soggetto (Vito) cerca di identificare al meglio nelle loro differenze, per poi tentare di raccordarli in qualche modo, prima della fine del libro. Qui si deve segnalare che l\u2019intento non \u00e8 distruttivo, ma costruttivo: non ci si contenta della separazione, ma si cerca il raccordo. La questione \u00e8, per\u00f2, se il tentativo si possa considerare riuscito.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Lo schema di lavoro<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">La struttura del lavoro \u00e8 molto complessa. Ci sono IX capitoli, che sono divisi in 215 paragrafi. Solo tre capitoli hanno partizioni intermedie, ossia quelli dedicati al \u201cgesuanesimo\u201d alla \u201cmorte in croce\u201d e al \u201ccristianesimo\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Merita di leggere in sequenza i titoli dei 9 capitoli:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">I. La tesi<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">II. Chiarezza sulla mia posizione<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">III. Il problema Ges\u00f9-Cristo<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">IV. Gesuanesimo<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">V. La morte in croce<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">VI. Cristianesimo<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">VII Risurrezione<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">VIII. Nascita in terra e generazione in cielo<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><em><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">IX. Neo-cristianesimo<\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Di questa struttura vorrei esaminare come si presenta la elaborazione del capitolo III. Esso \u00e8 l\u2019unico concepito nella forma classica di una serie di 20 tesi. Le prime due pagine presentano in sequenza le brevi tesi, mentre le seguenti 80 pagine affrontano ogni singola tesi, cercando di giustificarne il contenuto. Tutte le 20 tesi si basano sul parallelismo tra Ges\u00f9 e Cristo, non solo distinguendo, ma spesso opponendo il primo al secondo. Se la costruzione del secondo personaggio, Cristo, si fondasse su una interpretazione arbitraria, attribuita alla tradizione, e fin dall\u2019inizio a Pietro e a Paolo, come sarebbe possibile non cadere nella disperazione di una opposizione di Ges\u00f9 a Cristo e di Cristo a Ges\u00f9? Si notano, in diverse tesi, delle uscite dall\u2019equilibrio, che l\u2019autore cerca di tenere per tutte le 800 pagine. Vito, di fronte ai due personaggi in cerca di definizione (Ges\u00f9 e Cristo), cerca di essere equanime, di dare a ciascuno il suo. Ma non sempre gli riesce, perch\u00e9 non la cosa non \u00e8 facile. E\u2019 del tutto legittimo ritenere di voler servire la fede, come dice esplicitamente Vito a p.43. Ma Se Vito, per coltivare la fede, crea una spaccatura drastica tra Ges\u00f9 e Cristo, facendone due personaggi che in 20 tesi sono radicalmente separati uno dall\u2019altro, e spesso contrapposti uno all\u2019altro, allora \u00e8 inevitabile che quella \u201cfede personale\u201d, che Vito vuole fondare e giustificare contro ogni \u201cfede ecclesiastica\u201d, si trovi di fronte a due pareti di montagna, che cadono a picco in verticale, che restano da scalare, ma senza appigli, senza chiodi e senza corde. Unica risorsa: la fede personale di Vito, diversa da ogni \u201cfede ecclesiastica\u201d. Una sorta di \u201criduzione\u201d della fede alla \u201csemplice ragione\u201d. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\"><i>L\u2019equilibrio e le accelerazioni<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Vito prova a controllare con distacco e con serenit\u00e0 il suo stile. Ci riesce molto spesso, con vera dedizione. Ma in alcuni passaggi emerge una sorta di giudizio reciso, una forma di accelerazione poco meditata, che trapela con forza e quasi prende la mano all\u2019autore. Le 20 tesi che si leggono alle pp. 67-69 sono un concentrato di questi pregiudizi con tratti molto duri. Se di Ges\u00f9 si offre una ricostruzione \u201cstorica\u201d, di Cristo si d\u00e0 una ricostruzione \u201cdottrinale\u201d piuttosto caricaturale: proprio alla fine della 20^ tesi una parentesi \u00e8 rivelatrice: dopo aver ricordato la proposizione paolina sull\u2019annuncio della morte \u201cnell\u2019attesa della tua venuta\u201d viene aggiunta una parentesi piuttosto velenosa: \u00ab(anche se di fatto, ormai, pressoch\u00e9 nessuno attende pi\u00f9 tale sua venuta)\u00bb (69). Questo sarebbe un \u201cdato storico\u201d? Ma chi lo dice? Chi pu\u00f2 dire che nessuno resti \u201cin attesa\u201d, anche oggi e che il tema dell\u2019avvento sia semplicemente un relitto del passato? Non \u00e8 forse proprio la attesa una delle caratteristiche che uniscono, anche oggi, ogni forma di fede cristiana, al di l\u00e0 delle differenze tra ovest ed est, tra nord e sud? Non \u00e8 \u201cSignore, vieni\u201d la parola che accomuna ogni fede cristiana? <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Le lacune filosofiche e una teologia vecchia<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Una fede personale, che decide non solo dei contenuti, ma che pu\u00f2 arrivare a sindacare che cosa pensano coloro che professano la \u201cfede dottrinale\u201d, mi pare il segnale di una grave incomprensione del fenomeno fede, che minaccia l\u2019intera impresa di Vito. Lo direi con le parole con cui M. Blondel, gi\u00e0 130 anni fa, giudicava lo \u201cstoricismo\u201d e l\u2019\u201destrinsecismo\u201d della esegesi e della teologia del suo tempo. Si tratta spesso di \u201clacune filosofiche\u201d (ossia di modi sbagliati di considerare non solo il dogma, ma anzitutto la storia) che non si possono pi\u00f9 ripetere come se fossero evidenze: la ricostruzione che Vito propone, mettendo in parallelo Ges\u00f9 e Cristo, si fonda, al suo centro, su una contrapposizione tra mondo e \u201cfuori da mondo\u201d, tra reale e ideale, che egli prende da L. Wittgenstein e dal suo <i>Tractatus.<\/i> Questa tesi, forzata da Mancuso, pu\u00f2 fargli confondere la storia reale con gli schemi storici con cui descriviamo i fenomeni. Cos\u00ec, utilizzando da un lato una storia appiattita sui fatti e dall\u2019altro un dogma che prescinde dalla storia, non si pu\u00f2 che arrivare alle \u201cvite parallele\u201d di Ges\u00f9 e di Cristo. Di fronte alle quali Vito, come un \u201cterzo\u201d, che sta fuori di loro, e li giudica quasi in contumacia, deve scegliere tra le opzioni e pur facendolo secondo scienza e coscienza, resta piantato sulla sua doppia rappresentazione del \u201cfatto-Ges\u00f9\u201d e dell\u2019\u201didea-Cristo\u201d. Questa opposizione di principio \u00e8 ci\u00f2 che la tradizione contesta e che la buona teologia degli ultimi 200 anni cerca di affrontare con una forza nuova e sorprendente. Noi non incontriamo mai un Ges\u00f9 senza le forme del Cristo e non incontriamo un Cristo senza l\u2019esperienza di Ges\u00f9: cos\u00ec almeno si dice a partire da Schleiermacher, Labertonni\u00e8re, Harnack, Rahner, Von Balthasar, Pannenberg, Juengel (per fare solo alcuni nomi) cercando di pensare in dialogo con il pensiero contemporaneo: esiste un liberalismo credente e una dottrina cattolica sana, come esiste anche una teologia post-liberale e una teologia post-tridentina. Di tutto ci\u00f2 <i>ne verbum quidem<\/i>. Unico interlocutore sembra sempre il catechismo. Come \u00e8 possibile che Vito resti indietro di 200 anni nel modo di impostare la questione e la elabori, da teologo, in modo cos\u00ec semplificato e cos\u00ec forzato? <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Un altro Wittgenstein e la tradizione cristiana<\/i><\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: inherit\"><span style=\"font-size: medium\">Forse, pur volendo seguire a tutti i costi Wittgenstein, restando fuori dalla tradizione teologica, se Vito non avesse fissato lo sguardo soltanto su una proposizione del <i>Tractatus<\/i>, ma avesse proceduto oltre nell\u2019opera dello stesso Wittgenstein, avrebbe visto che la revisione del concetto di \u201crappresentazione\u201d, tipica della prima fase del suo pensiero, fa scoprire al secondo Wittgenstein i \u201cgiochi inguistici\u201d e le \u201cforme di vita\u201d, riconoscendo che il significato dipende dall\u2019uso: non fuori dal mondo, ma mediato dal mondo (nella prassi e nella teoria). Questa scoperta, se integrata nel grande lavoro di Vito, avrebbe permesso all\u2019autore di uscire da quel parallelismo tra \u201cfatti\u201d e \u201cdogmi\u201d, tra Storia e Ideale (un parallelo molto positivistico e troppo astratto) su cui \u00e8 costruito non solo il libro, ma l\u2019intento della intera operazione. Il risultato \u00e8 che Ges\u00f9 e Cristo restano inevitabilmente (direi metodologicamente) due opposti, che possono essere riconciliati non dai fatti o dagli ideali, ma dalla \u201cfede personale\u201d di Vito. Qui, a mio avviso, sta la lacuna filosofica, prima che teologica, che impedisce di trovare, alla fine del lungo percorso testuale, qualcosa di diverso da ci\u00f2 che \u00e8 scritto nella prima riga del libro. Se una professione di fede (Ges\u00f9 \u00e8 Cristo) viene ridotta alla associazione di due fenomeni uno estraneo all\u2019altro (Ges\u00f9 e Cristo) l\u2019ermeneutica della tradizione risulta talmente lacerata da questa opzione iniziale, che alla fine resta solo un auspicio, un desiderio, un sentimento, un barlume di orientamento soggettivo dell\u2019autore. Aver fede nel Signore Ges\u00f9 non \u00e8 una forma di inautenticit\u00e0 della tradizione, di confusione di livelli, di infrazione tra mondo e \u201cfuori dal mondo\u201d, di forzatura arbitraria delle cose, ma un modo originario di essere uomini e donne. E\u2019 la sporgenza di una autorit\u00e0 sulla libert\u00e0, che rende la libert\u00e0 autentica: Kant resta un caposaldo, ma la incondizionatezza si d\u00e0 alle condizioni della tradizione. Un incontro \u201cpuro\u201d con Ges\u00f9 e con Cristo \u00e8 un \u201csogno da visionari\u201d, assumendo la prospettiva (astratta) che tra fatti e dogmi possa esserci una relazione vera soltanto attraverso la opzione assoluta e incondizionata di una coscienza originariamente autonoma, puramente interiore, puramente individuale. Ho di fronte Ges\u00f9 e Cristo e mi devo decidere per uno o per l\u2019altro. Questa \u00e8 la trama di un romanzo. E\u2019 il romanzo di Vito che ha tre personaggi: Ges\u00f9, Cristo e Vito. Ma, alla fine, parla solo di Vito e della sua concezione della salvezza. Non per cattiva volont\u00e0, ma per difetto di metodo. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Plutarco ha scritto le Vite Parallele. 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