{"id":20031,"date":"2025-11-08T19:11:34","date_gmt":"2025-11-08T18:11:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20031"},"modified":"2025-11-08T19:11:34","modified_gmt":"2025-11-08T18:11:34","slug":"nuove-meditazioni-di-teologia-eucaristica-3-il-tabernacolo-tra-simbolo-e-funzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuove-meditazioni-di-teologia-eucaristica-3-il-tabernacolo-tra-simbolo-e-funzione\/","title":{"rendered":"Nuove meditazioni di teologia eucaristica (\/3) Il tabernacolo tra simbolo e funzione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19819\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg 382w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">Una osservazione interessante da cui partire \u00e8 l\u2019origine biblica del termine \u201ctabernacolo\u201d, con cui oggi identifichiamo il luogo della riserva e della custodia eucaristica. La parola \u00e8 tratta dalla vulgata latina, che la usa 473 volte, di cui solo 449 nell\u2019AT e solo 24 nel NT. Il primo significato \u00e8 quello di \u201ctenda\u201d. Ma l\u2019uso diventa molto intenso nella Torah, tra il libro dell\u2019Esodo e il libro del Deuteronomio (con 258 citazioni), proprio nel momento in cui la \u201cdimora di Dio\u201d presso il suo popolo assume la figura di tenda\/tempio. Per questo il termine ricorre ampiamente anche nella storia di Davide e di Salomone, in stretta relazione alla edificazione del tempio. Anche l\u2019uso dei profeti , soprattutto in Ezechiele, \u00e8 ampio, cos\u00ec come nei Salmi e nei Sapienziali. L\u2019uso nel NT \u00e8 limitato a tre grandi aree di significato: alla tenda in senso stretto (ad es. nei racconti sinottici della trasfigurazione); come metafora della vita peregrinante (in Paolo e Pietro); infine nell\u2019uso riferito al \u201ctempio\/tabernacolo\u201d del Primo Testamento, soprattutto in Ebrei e Apocalisse. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">La questione centrale riguarda dove si rivela la presenza di Dio. La tenda\/tempio di Israele come linguaggio della presenza, porta la teologia medievale, in scritti <i>De tabernaculo<\/i> a mettere a tema la interpretazione allegorica della Torah, come appare attestato per un millennio, a partire da Beda (VII-VIII sec) fino a Theophile Raynaud (XVII secolo). La sovrapposizione tra la dimora di Dio AT e il corpo di Cristo, con la lettura del tempio come corpo di Cristo e del corpo come tempio dello Spirito, permette, nei secoli, una attribuzione del tema del tabernacolo, che diventa tempio di carne e tempio celeste, ma assume anche la localizzazione interna alla domus ecclesiae, quasi come un nuovo \u201csancta sanctorum\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">Questa evoluzione, nel suo lato disciplinare e architettonico, tende a lasciare sullo sfondo il rito eucaristico, assumendo la \u201cpresenza di Dio\u201d soltanto come \u201csacro prodotto permanente della consacrazione\u201d. Qui \u00e8 chiaro che la ripresa moderna e tridentina della \u201ccentralit\u00e0 del tabernacolo\u201d (inteso come \u201cpiccolo tempio\u201d in cui, nella Chiesa, viene conservato il pane consacrato), in quanto elemento architettonico voluto come centrale, addirittura sovrapposto all\u2019altare maggiore, solleva per noi una questione teologica in rapporto al rito eucaristico. La progressiva separazione tra \u201ccorpo di Cristo sacramentale\u201d e \u201ccorpo di Cristo ecclesiale\u201d, in quanto attestata come trama interna alla sequenza rituale della celebrazione eucaristica, sostituita con la \u201cfede nel corpo sacramentale\u201d, che genera devozione e relazione con la virt\u00f9 della unit\u00e0 e della carit\u00e0, porta a concentrare tutta la attenzione sulla \u201cverit\u00e0 della corpo sacramentale\u201d, trascurando la dimensione ecclesiale del Corpo di Cristo, che non si lascia \u201clocalizzare\u201d. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">Molto interessante \u00e8 considerare la forza inerziale del modello tridentino, costruito nel XVII secolo, con la posizione centrale della riserva eucaristica, che influenza profondamente sia la celebrazione sia la teologia eucaristica, a loro volta da intendersi anche come cause e giustificazioni del tabernacolo centrale. Uno dei documenti pi\u00f9 vicini al Vaticano II e legati in forma apologetica al ripensamento liturgico che si stava affermando \u00e8 la Allocuzione che papa Pio XII, nel 1956, invi\u00f2 al Congresso Internazionale di Liturgia. (si pu\u00f2 leggere qui integralmente).<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">Una parte di questo discorso \u00e8 dedicata al rapporto tra altere e tabernacolo e offre una sintesi piuttosto significativa della impostazione problematica che ancor oggi domina gran parte della esperienza, della pratica e delle abitudini della chiesa cattolica.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, serif\">Riporto qui in traduzione questa parte del discorso del 1956, dopo la quale offro qualche breve riflessione critica:<\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre><span style=\"color: #990000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">2. \u201cPRAESENTIA CHRISTI\u201d.\u00a0<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n\r\n\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">Cos\u00ec come l\u2019altare e il sacrificio dominano il culto liturgico, si deve affermare, a proposito della vita di Cristo, che essa \u00e8 interamente ordinata dal sacrificio della croce. Le parole dell\u2019Angelo al Suo padre putativo: \u201c<i>Salvum faciet populum suum a peccatis eorum<\/i>\u201d (Matth. 1, 21), quelle di San Giovanni Battista: \u201c<i>Ecce Agnus Dei, ecce qui tout peccatum mundi<\/i>\u201d (Io. 1, 29), quelle di Cristo stesso rivolte a Nicodemo: \u201c<i>Exaltari oportet Filium hominis, ut omnis qui credit in ipsum, \u2026 habeat vitam aeternam<\/i>\u201d. (Io. 3, 14-15), ai suoi discepoli: \u201c<i>Baptismo ... habeo baptizari, et quomodo coarctor usquedum perficiatur?<\/i>\u201d (Luc., 12, 50), e soprattutto quelle che Egli ha pronunciato nell\u2019ultima Cena e sul Calvario, tutto indica che il centro del pensiero e della vita del Signore \u00e8 stato la croce e l\u2019offerta di Se Stesso al Padre per riconciliare gli uomini con Dio e salvarli.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">Ma Colui che offre il sacrificio non \u00e8 in un certo qual modo ancora pi\u00f9 grande del sacrificio stesso? Vogliamo quindi ora parlarvi del Signore stesso e richiamare la vostra attenzione sul fatto che, nell\u2019Eucarestia, la Chiesa possiede il Signore con la Sua Carne e con il Suo Sangue, col Suo Corpo, con la Sua Anima e la Sua Divinit\u00e0. Il Concilio di Trento lo ha sancito solennemente nel can. I della XIII sessione; \u00e8 peraltro sufficiente interpretare in senso letterale, chiaramente e senza equivoci, le parole pronunciate da Ges\u00f9 per arrivare alla stessa conclusione: \u201cPrendete e mangiate! Questo \u00e8 il Mio Corpo, offerto in sacrificio per voi! Prendete e bevete, questo \u00e8 il Mio Sangue, versato per voi\u201d. E San Paolo, nella sua prima Epistola ai Corinzi (1 Cor. 11, 23-25), riprende gli stessi termini semplici e chiari.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">Senza dubbio, su questo soggetto non vi \u00e8 tra i cattolici alcuna divergenza d\u2019opinione. Ma nel momento in cui la speculazione teologica comincia a dibattere sul modo in cui Cristo \u00e8 presente nell\u2019Eucarestia, appaiono serie differenze di punti di vista su molti punti. Non vogliamo entrare nel merito di queste controversie speculative, ma solo indicare alcuni limiti e insistere su un principio fondamentale di interpretazione, l\u2019oblio del quale Ci suscita preoccupazioni.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">La speculazione deve assumere come norma che il senso letterale dei testi della Scrittura, la fede e l\u2019insegnamento della Chiesa hanno la precedenza sui sistemi scientifici e sulle considerazioni teoriche; \u00e8 la scienza che si deve conformare alla rivelazione, non il contrario. Quando una nozione filosofica deforma il senso naturale di una verit\u00e0 rivelata, vuol dire che \u00e8 inesatta o che non viene applicata correttamente. Questo principio trova la sua applicazione anche nella dottrina della presenza reale. Alcuni teologi, pur accettando la dottrina del Concilio sulla presenza reale e sulla transustanziazione, interpretano le parole di Cristo e quelle del Concilio in modo tale che della presenza di Cristo non rimane che un involucro svuotato del suo contenuto naturale. A loro avviso, il contenuto essenziale e attuale delle specie del pane e del vino sarebbe \u201cil Signore in cielo\u201d, con Il Quale le specie avrebbero una relazione cosiddetta reale ed essenziale di contenitore e di presenza. Questa interpretazione speculativa solleva serie obiezioni quando la si presenta come pienamente sufficiente, poich\u00e9 il senso cristiano del popolo dei fedeli, l\u2019insegnamento catechetico costante della Chiesa, i termini del Concilio e soprattutto le parole del Signore esigono che l\u2019Eucarestia contenga il Signore Stesso. Le specie sacramentali non sono il Signore, anche se hanno con la sostanza di Cristo Che \u00e8 in cielo una relazione cosiddetta essenziale di contenitore e di presenza. Il Signore ha affermato: \u201cQuesto \u00e8 il Mio Corpo! Questo \u00e8 il Mio Sangue!\u201d. Non ha detto: \u201cQuesta \u00e8 un\u2019apparenza sensibile che significa la presenza del Mio Corpo e del Mio Sangue\u201d. Ovviamente avrebbe potuto anche fare in modo che i segni sensibili di una relazione reale di presenza fossero segni sensibili ed efficaci della grazia sacramentale; ma ci\u00f2 che \u00e8 importante in questo caso \u00e8 il contenuto essenziale delle\u00a0<i>species eucharisticae<\/i>, non la loro efficacia sacramentale. Non si pu\u00f2 dunque ammettere che la teoria che abbiamo appena menzionato renda pienamente giustizia alle parole di Cristo, le quali non indicano nient\u2019altro che la presenza di Cristo stesso nell\u2019Eucarestia e sono sufficienti per poter affermare in tutta verit\u00e0 a proposito dell\u2019Eucarestia: \u201c<i>Dominus est<\/i>\u201d (cfr. Io. 21, 7).<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">Indubbiamente la massa dei fedeli non \u00e8 in grado di comprendere difficili problemi speculativi e i saggi che contengono spiegazioni sulla natura della presenza di Cristo. Peraltro, il Catechismo Romano invita a non discutere su queste questioni di fronte a loro (cfr.\u00a0<i>Catech. Rom<\/i>. pars. II, cap. IV, n. 43 sq.); non propone n\u00e9 menziona la teoria abbozzata qui sopra; e men che meno afferma che essa esaurisca il senso delle parole di Cristo e le spieghi pienamente. Si pu\u00f2 continuare a cercare spiegazioni e interpretazioni scientifiche, ma queste ultime non devono bandire \u2013 per cos\u00ec dire \u2013 Cristo dall\u2019Eucarestia o lasciare nel tabernacolo solamente specie eucaristiche che conservino una relazione cosiddetta reale ed essenziale col vero Signore che \u00e8 in cielo.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00c8 sorprendente il fatto che quanti non accettano la teoria esposta qui sopra vengano messi nel novero degli avversari, tra i \u201cfisicisti\u201d non scientifici, o che non si esiti a dichiarare \u2013 a proposito della nozione cosiddetta scientifica della presenza di Cristo: \u201cQuesta verit\u00e0 non \u00e8 per le masse\u201d.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">A tutte queste considerazioni dobbiamo ancora aggiungerne altre sul tabernacolo. Cos\u00ec come abbiamo affermato poco fa: \u201cIl Signore \u00e8 in un certo qual modo pi\u00f9 grande dell\u2019altare e del sacrificio\u201d, possiamo dire chiederci: \u201cIl tabernacolo in cui dimora il Signore Che \u00e8 disceso presso il Suo popolo \u00e8 superiore all\u2019altare e al sacrificio\u201d? L\u2019altare \u00e8 superiore al tabernacolo, perch\u00e9 vi si offre il sacrificio del Signore. Il tabernacolo possiede senza dubbio il \u201c<i>Sacramentum permanens<\/i>\u201d, ma non \u00e8 un \u201c<i>altare permanens<\/i>\u201d, perch\u00e9 il Signore Si offre in sacrificio solo sull\u2019altare durante la celebrazione della Santa Messa, ma non dopo o al di fuori della Messa. Nel tabernacolo, invece, Egli \u00e8 presente per tutto il tempo che durano le specie consacrate, senza tuttavia offrirSi permanentemente. Con pieno diritto si pu\u00f2 operare una distinzione tra l\u2019offerta del sacrificio della Messa e il \u201c<i>cultus latreuticus<\/i>\u201d offerto all\u2019Uomo-Dio celato nell\u2019Eucarestia. Una decisione della Santa Congregazione dei Riti del 27 luglio 1927 limita al minimo l\u2019esposizione del Santo Sacramento durante la Messa (Acta Ap. Sedis, a. 19, 1927, pag. 289): la ragione di tale prescrizione \u00e8 agevolmente riferibile alla premura di mantenere abitualmente separati l\u2019atto del sacrificio e il culto della semplice adorazione, affinch\u00e9 i fedeli ne comprendano chiaramente il carattere specifico.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">Ma ancor pi\u00f9 importante della consapevolezza di questa diversit\u00e0 \u00e8 quella dell\u2019unit\u00e0: un solo e unico Signore \u00e8 immolato sull\u2019altare ed \u00e8 onorato nel tabernacolo, da cui sparge le Sue benedizioni. Se si \u00e8 pienamente convinti di ci\u00f2, si eviteranno molte difficolt\u00e0 e ci si guarder\u00e0 bene dall\u2019esagerare il significato dell\u2019uno a scapito dell\u2019altro e di opporsi alle decisioni della Santa Sede.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">Il Concilio di Trento ha spiegato quali disposizioni deve avere l\u2019anima di fronte al Santo Sacramento: \u201c<i>Si quis dixerit, in sancto Eucharistiae sacramento Christum unigenitum Dei Filium non esse cultu latreutico, etiam externo, adorandum, atque ideo nec festiva peculiari celebritate venerandum, neque in processionibus, secundum laudabilem et universalem Ecclesiae sanctae ritum et consuetudinem, sollemniter circumgestandum, vel non publice, ut adoretur, populo proponendum, et eius adoratores esse idololatras : anathema sit<\/i>\u201d (Conc. Trid., Sessio XIII can. 6). \u201c<i>Si quis dixerit, non licere sacram Eucharistiam in sacrario reservari, sed statim post consecrationem necessario adstantibus distribuendam, aut non licere, ut illa ad infirmos honorifice deferatur: anathema sit<\/i>\u201d (Conc. Trid., l. c., can. 7). A chi aderisce con tutto il cuore a questa dottrina non verr\u00e0 mai in mente di formulare obiezioni contro la presenza del tabernacolo sull\u2019altare. Nell\u2019Istruzione del Sant\u2019Ufficio \u201c<i>De arte sacra<\/i>\u201d del 30 giugno 1952 (Acta Ap. Sedis, a. 44, 1952, pag. 542-546), la Santa Sede ha insistito, tra gli altri, su questo punto: \u201c<i>Districte mandat haec Suprema S. Congregatio ut sancte serventur praescripta canonum 1268, \u00a7 2 et 1269, \u00a7 1: \u2018SSma Eucharistia custodiatur in praecellentissimo ac nobilissimo ecclesiae loco ac proinde regulariter in altari majore, nisi aliud venerationi et cultui tanti sacramenti commodius et decentius videatur\u2019 ... \u2018SSma Eucharistia servari debet in tabernaculo inamovibili in media parte altaris posito<\/i>\u2019\u201d (Act. Ap. Sedis, l. c., pag. 544).<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">Vogliamo richiamare la vostra attenzione non tanto sulla presenza materiale del tabernacolo sull\u2019altare quanto sulla tendenza ad attribuire una stima minore per la presenza e l\u2019azione del Cristo nel tabernacolo. Ci si accontenta del sacrificio dell\u2019altare e si diminuisce l\u2019importanza di Colui che lo realizza. Ora, la Persona del Signore deve occupare il centro del culto, perch\u00e9 \u00e8 essa che unifica le relazioni che esistono tra l\u2019altare e il tabernacolo e d\u00e0 loro senso.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00c8 innanzitutto per mezzo del sacrificio dell\u2019altare che il Signore Si rende presente nell\u2019Eucarestia, e nel tabernacolo Egli \u00e8 presente solo come \u201c<i>memoria sacrificii et passionis suae<\/i>\u201d. Separare il tabernacolo dall\u2019altare significa separare due cose che devono restare unite attraverso la loro origine e la loro natura. Si possono trovare diverse soluzioni \u2013 su cui gli specialisti esprimeranno le loro opinioni \u2013 per il modo in cui si pu\u00f2 porre il tabernacolo sull\u2019altare senza impedire la celebrazione di fronte al popolo. L\u2019essenziale \u00e8 aver compreso che lo Stesso Signore \u00e8 presente sull\u2019altare e nel tabernacolo.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n<span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Georgia, Utopia, Palatino Linotype, Palatino, serif\"><span style=\"font-size: small\">Si potr\u00e0 anche sottolineare l\u2019atteggiamento della Chiesa nei confronti di certe pratiche di piet\u00e0: le visite al Santo Sacramento, che essa raccomanda vivamente; la preghiera delle quaranta ore o \u201cadorazione perpetua\u201d; l\u2019ora santa; il trasporto solenne della comunione ai malati; le processioni del Santo Sacramento. Il liturgista pi\u00f9 entusiasta e convinto deve poter comprendere e carpire cosa rappresenta il Signore nel tabernacolo per i fedeli profondamente pii, siano essi persone semplici o istruite. Egli \u00e8 il loro consigliere, il loro consolatore, la loro forza, il loro ricorso, la loro speranza tanto in vita come nella morte. Non pago di permettere ai fedeli di avvicinarsi al Signore nel tabernacolo, il movimento liturgico si sforzer\u00e0 pertanto di attrarli sempre di pi\u00f9 verso di esso.<\/span><\/span><\/span>\r\n\r\n\r\n\r\n<\/pre>\n<p>Le osservazioni che possono essere fatte su questo testo sono numerose. Mi limito soltanto a tre:<\/p>\n<p>a) La distinzione tra \u201caltare\u201d e \u201ctabernacolo\u201d non acquisisce nessuna nuova prospettiva dalla considerazione della azione rituale. Siamo nel 1956, \u00e8 iniziato un ripensamento sulla liturgia (ricordiamo che Pio XII ha promosso gi\u00e0 la riforma della veglia pasquale e della settimana santa) ma \u00e8 evidente che il riconoscimento del primato dell\u2019altare sul tabernacolo rimane del tutto estrinseco e non impedisce che il tabernacolo sia visto come il luogo della \u201cpresenza permanente\u201d, che quindi non solo pu\u00f2, ma \u201cdeve\u201d restare sovrapposto all\u2019altare.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>b) Si comprende che \u00e8 un paradosso celebrare la eucaristia \u201cdi fronte al sacramento permanente\u201d, ma non si esce da una nozione teologica di \u201ccorpo di Cristo\u201d che identifica il sacramento solo con la verit\u00e0 della consacrazione, non con la dinamica della comunione. Questo diventer\u00e0 chiaro solo quasi un decennio dopo, anche se ancor oggi, a distanza di 70 anni da allora, resta ancora un aspetto piuttosto oscuro.<\/p>\n<p>c) Infine un dato interessante \u00e8 costituito dal fatto che solo tre anni prima di questo discorso, nel 1953, papa Pio XII aveva modificato le regole del digiuno eucaristico. Questo dato, che potrebbe apparire come meramente disciplinare, ha invece un effetto decisivo nella ripresa di senso della celebrazione eucaristica e del suo valore teologico. Con la modificazione della regola del digiuno \u201cdalla mezzanotte\u201d, si rendono possibili le messe vespertine. Questo vale per i ministri come per i fedeli. Questo rende possibile una trasformazione del rapporto con il rito di comunione, che, anche grazie a queste nuove condizioni disciplinari, pu\u00f2 diventare non atto individuale di culto, ma atto ecclesiale di edificazione del corpo di Cristo.<\/p>\n<p>In vista di un rinnovamento della teologia eucaristica e della devozione che l\u2019azione rituale pu\u00f2 accompagnare e ispirare, queste considerazioni appaiono tutt\u2019altro che secondarie: essere mostrano quanto profonda \u00e8 la unilaterale lettura della esperienza eucaristica, che il sapere medievale e moderno ancora impone al nostro cuore e al nostro corpo. Una frattura interna alla azione rituale pu\u00f2 ritenere che la frazione del pane abbia come destinazione non la consumazione nella comunione per edificare il Corpo di Cristo ecclesiale, ma la permanenza nel tabernacolo per conservare il Corpo di Cristo sacramentale. Simbolizzare la riserva eucaristica come \u201ctabernacolo\u201d (come tempio e come dimora) significa sostituire la comunione ecclesiale con la adorazione del sacramento. Recuperare la dimensione di semplice riserva eucaristica del tabernacolo, significa invece ritenere che la consacrazione sia destinata alla consumazione, non alla conservazione. E che il rito di comunione non possa normalmente attingere dalla riserva, ma si origini sempre e soltanto dall\u2019altare. Un eccesso di simbolizzazione, che arriva a negare la funzione di servizio alla comunione, costituisce una questione non secondaria per la teologia e per la devozione eucaristica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una osservazione interessante da cui partire \u00e8 l\u2019origine biblica del termine \u201ctabernacolo\u201d, con cui oggi identifichiamo il luogo della riserva e della custodia eucaristica. 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