{"id":20022,"date":"2025-10-29T17:55:30","date_gmt":"2025-10-29T16:55:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20022"},"modified":"2025-10-29T17:58:25","modified_gmt":"2025-10-29T16:58:25","slug":"gli-equivoci-del-tradizionalismo-liturgico-e-la-lezione-del-vaticano-ii","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/gli-equivoci-del-tradizionalismo-liturgico-e-la-lezione-del-vaticano-ii\/","title":{"rendered":"Gli equivoci del tradizionalismo liturgico e la lezione del Vaticano II"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12153\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La ripetizione di formule ad effetto, come \u201cusus antiquior\u201d o \u201cforma straordinaria\u201d, per nominare il \u201crito tridentino\u201d, caratterizza la comunicazione con cui, diversi gruppi che pretendono di essere cattolici senza accettare la riforma liturgica, chiedono con insistenza una \u201cmaggiore tolleranza\u201d verso la possibilit\u00e0 di celebrare il mistero liturgico con quell\u2019<i>ordo<\/i> che il Concilio Vaticano II ha esplicitamente chiesto di riformare. La terminologia sia dell\u2019\u201dusus antiquior\u201d, sia della \u201cforma extraordinaria\u201d, con la sua ampollosa autoreferenzialit\u00e0, sottovaluta intenzionalmente e avventatamente una questione istituzionale ed ecclesiale che in nessun modo pu\u00f2 essere aggirata.<\/p>\n<p>La riscoperta del \u201cmistero liturgico\u201d, infatti, conosce l\u2019apice della sua crisi proprio agli inizio 2000, al punto di massima contestazione istituzionale della prospettiva conciliare sul \u201cmistero liturgico\u201d che viene dal testo del MP <i>Summorum Pontificum <\/i>(=SP). Pur essendo un testo che pu\u00f2 essere inteso con una portata settoriale (come essenzialmente indirizzato da un lato alle comunit\u00e0 dello scisma lefebriano, dall\u2019altro alle comunit\u00e0 in comunione con il cattolicesimo romano, ma desiderose di celebrare con il Vetus Ordo), esso assume un valore esemplare per la <i>mens<\/i> con cui parla della riforma liturgica. Del tutto chiaro appare il n. 2 del testo, dove si configura, in modo davvero caricaturale, un profilo del \u201ccelebrante\u201d la liturgia gravemente paradossale, se collocato a meno di 40 anni dalla riforma liturgica successiva al Vaticano II. Ecco il testo:<\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">Art. 2. Nelle Messe celebrate senza il popolo, ogni sacerdote cattolico di rito latino, sia secolare sia religioso, pu\u00f2 usare o il Messale Romano edito dal beato Papa\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000080\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/john-xxiii\/it.html\"><span style=\"color: #765e32\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">Giovanni XXIII<\/span><\/span><\/span><\/a><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">nel 1962, oppure il Messale Romano promulgato dal Papa<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000080\"><span lang=\"zxx\"><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/paul-vi\/it.html\"><span style=\"color: #765e32\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">Paolo VI<\/span><\/span><\/span><\/a><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">nel 1970, e ci\u00f2 in qualsiasi giorno, eccettuato il Triduo Sacro. Per tale celebrazione secondo l\u2019uno o l\u2019altro Messale <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>il sacerdote non ha bisogno di alcun permesso, n\u00e9 della Sede Apostolica, n\u00e9 del suo Ordinario<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Nonostante tutte le assicurazioni del documento, e nonostante la lettera di accompagnamento ai Vescovi, che papa Benedetto XVI si preoccup\u00f2 di pubblicare contestualmente al MP, \u00e8 evidente dalla lettura di questo testo che l\u2019effetto principale del provvedimento era il <i>ridimensionamento strutturale e istituzionale della riforma liturgica<\/i>. La delineazione ecclesiale proposta in questo art. 2 prevede come normale:<\/p>\n<p align=\"left\">&#8211; una messa \u201csenza il popolo\u201d;<\/p>\n<p align=\"left\">&#8211; la libert\u00e0 assoluta del presbitero o del vescovo di celebrare con il VO o con il NO;<\/p>\n<p align=\"left\">&#8211; la irrilevanza, in tutto questo, della competenza episcopale locale.<\/p>\n<p align=\"left\">Da un lato si disegna un profilo di \u201clibert\u00e0 postmoderna\u201d in materia liturgica, una sorta di irresponsabilit\u00e0 del presbitero-vescovo di fronte alla chiesa; dall\u2019altro, conseguentemente, ne emerge la irrilevanza della riforma liturgica, che non ha alcun titolo per prevalere sul rito che ha dovuto essere riformato sulla base del giudizio di una assise conciliare. Allo stesso tempo, una libert\u00e0 postmoderna e una autocoscienza ecclesiale premoderna si compongono nello stesso testo.<\/p>\n<p align=\"left\">Di fronte al testo era chiaro fin dall\u2019inizio che, pur nascendo da un desiderio di riconciliare il corpo ferito di una chiesa lacerata proprio sul piano liturgico da scontri e dissensi, la cura si rivelava peggiore del male: cos\u00ec G. Zizola lo defin\u00ec un atto di \u201canarchia dall\u2019alto\u201d, mentre il Card. Ruini sottoline\u00f2, gi\u00e0 il giorno dopo la sua approvazione, la esigenza <span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">di evitare il rischio \u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">che un <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>motu proprio<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"> emanato per unire maggiormente la comunit\u00e0 cristiana sia invece utilizzato per dividerla\u201d.<\/span><\/span><\/span> Proprio questo \u00e8 stato l\u2019esito pi\u00f9 diffuso e pi\u00f9 preoccupante, determinato precisamente dalla mancanza di chiarezza sistematica che aveva ispirato il provvedimento.<\/p>\n<p align=\"left\">Al suo centro, infatti, la decisione di proporre questo inaudito parallelismo tra due forme dello stesso rito romano (la \u201cforma ordinaria\u201d del NO, e la \u201cforma straordinaria\u201d del VO) si basava su un argomento che non \u00e8 di carattere teologico, ma di carattere affettivo, sentimentale, nostalgico. Dice infatti il testo della lettera di accompagnamento al MP:<\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">\u00abNon c\u2019\u00e8 nessuna contraddizione tra l\u2019una e l\u2019altra edizione del\u00a0<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Missale Romanum<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">. Nella storia della Liturgia c\u2019\u00e8 crescita e progresso, ma nessuna rottura. Ci\u00f2 che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non pu\u00f2 essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso\u00bb. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\">Questa argomentazione crea una finzione: legge la evoluzione storica in forma contemporanea e perde le ragioni della riforma liturgica. Chiama cos\u00ec \u201cforma straordinaria\u201d la forma superata del rito romano. Pu\u00f2 farlo, o, meglio, si autorizza a farlo, fondandosi su questo presunto principio di \u201csacralit\u00e0 transgenerazionale\u201d che non ricava in nessun modo n\u00e9 dalla storia della Chiesa (perch\u00e9 non ha precedenti) n\u00e9 dalle evidenze dogmatiche o sistematiche. Questa argomentazione, che non \u00e8 esagerato definire \u201csofistica\u201d, non solo non ha fondamento teologico, ma crea illusioni sul piano pastorale: essa infatti ipotizza che, istituendo come vigenti in forma parallela forme diverse del rito romano \u2013 dove il frutto di una elaborazione critica della forma precedente ha generato la forma pi\u00f9 recente \u2013, questo rappresenterebbe come tale una fonte di pace e di riconciliazione. Se per\u00f2 si cala nella realt\u00e0 il provvedimento, si constata immediatamente che in ogni comunit\u00e0 si perde la certezza del rito, della calendario, del santorale, della forma, della lingua, del ministero, etc. etc. Ben presto, infatti, anche grazie alle ulteriori facilitazioni di accesso alla \u201cforma straordinaria\u201d, assicurate irresponsabilmente dalla Istruzione della Commissione<i> \u201c<\/i>Ecclesia Dei\u201d <i> Universa ecclesia,<\/i> del 2011, si determin\u00f2 in molte comunit\u00e0 il conflitto tra due \u201cforme di liturgia\u201d che erano diverse \u201cforme di chiesa\u201d. Ci\u00f2 non imped\u00ec che luoghi di formazione di rilievo (ad es. il North America College di Roma), per almeno un decennio abbiano pensato di poter formare i preti a questo parallelismo di forme liturgiche, e neppure si evit\u00f2 che importanti manuali sulla eucaristia si allineassero a questa tendenza arrischiata e che teologi di rilievo applaudissero questa tendenza come \u201cuna lezione di stile cattolico\u201d. Altro che stile cattolico: la riforma liturgica\u00a0 veniva di fatto emarginata, non solo nella celebrazione eucaristica, ma nell\u2019intero quadro del rito romano, perch\u00e9 appunto SP aveva posto come proprio oggetto l\u2019intero rito romano, non solo il rito eucaristico.<\/p>\n<p align=\"left\">Ci\u00f2 che Francesco fece, nel 2021, con <i>Traditionis Custodes<\/i>, fu di tornare dalla irragionevolezza alla ragionevolezza, dalla illusione alla realt\u00e0, dall\u2019anacronismo alla storia della salvezza.\u00a0 Non fu intolleranza scomposta, ma classica prudenza. Francesco aveva capito che non si deve chiamare &#8220;tolleranza&#8221; la &#8220;imprudenza&#8221;. Per questo oggi, chi parla ostinatamente di \u201cusus antiquior\u201d o di \u201cforma straordinaria\u201d finge, anzitutto davanti a se stesso, che la storia si sia fermata e che risulti oggi possibile per tutti e con disinvoltura ci\u00f2 che allora fu scandaloso in Lefebvre e nei suoi: <i>pensare di restare cattolici non accettando la deliberazione conciliare di riforma del rito romano<\/i>. Non c\u2019\u00e8 nessun \u201cusus antiquior\u201d, n\u00e9 alcuna \u201cforma extraordinaria\u201d che un cardinale o un vescovo possa utilizzare liberamente, senza una precisa concessione. Non \u00e8 n\u00e9 normativo n\u00e9 normale celebrare secondo un <i>ordo<\/i> che \u00e8 stato riformato. Ci sono solo casi eccezionali e del tutto straordinari in cui a qualcuno pu\u00f2 essere permesso ci\u00f2 che \u00e8 in generale \u00e8 da sconsigliare. Il tradizionalismo vuole impedire alla tradizione di essere diversa dal passato. Ma \u00e8 precisamente questo il compito della tradizione: permettere al mistero liturgico di essere dinamico, di essere ancora azione, parola, fatto vivo e vero, qui ed ora, per donne e uomini, che si riconoscono parte del mistero. Il fatto che la comunit\u00e0 celebrante faccia parte del mistero celebrato \u00e8 la esperienza che rende inadeguato il cosiddetto \u201cuso pi\u00f9 antico\u201d e che rende extravagante la cosiddetta forma straordinaria. Chiamare col nome di uso un abuso e col nome di forma una deformazione \u00e8 una delle carenze pi\u00f9 gravi che affligge i tradizionalisti. E\u2019 la incapacit\u00e0 di essere veritieri e di chiamare le cose col loro nome. Stranamente tollerata da chi sa che sono parole false e negazioni della verit\u00e0, ma preferisce non urtare le sensibilit\u00e0 e, se del caso, pu\u00f2 persino arrivare a presiedere un vespro, pur di non contestare. Anche questo, sia pure in forma minore, appare una carenza grave, che viene dal fatto di trascurare una occasione autorevole per accompagnare i tradizionalisti ad uscire dal tunnel gerarchico e dal codazzo colorato dei loro ostinati formalismi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La ripetizione di formule ad effetto, come \u201cusus antiquior\u201d o \u201cforma straordinaria\u201d, per nominare il \u201crito tridentino\u201d, caratterizza la comunicazione con cui, diversi gruppi che pretendono di essere cattolici senza accettare la riforma liturgica, chiedono&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20022"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20022"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20022\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":20025,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20022\/revisions\/20025"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20022"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20022"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20022"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}