{"id":20016,"date":"2025-10-17T11:43:02","date_gmt":"2025-10-17T09:43:02","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=20016"},"modified":"2025-10-17T11:43:02","modified_gmt":"2025-10-17T09:43:02","slug":"nuove-meditazioni-di-teologia-eucaristica-2-sostanza-e-mistero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/nuove-meditazioni-di-teologia-eucaristica-2-sostanza-e-mistero\/","title":{"rendered":"Nuove meditazioni di teologia eucaristica (\/2):  Sostanza e mistero"},"content":{"rendered":"<p align=\"left\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19819\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg 382w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\"><i><b>Due significati di sostanza. <\/b><\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\"><i><b>La riscoperta del lato visibile del mistero<\/b><\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">La storia della teologia sacramentaria classica latina, che inizia da Pietro Lombardo e trova nel Concilio di Trento una sua \u201cversione moderna\u201d, elabora gradualmente un duplice concetto di \u201csostanza\u201d. Entrambi hanno a che fare con una dimensione del \u201cmistero\u201d, ma lo affrontano in modo differenziato, addirittura in modo polare, per non dire antitetico:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">a) Un primo concetto di \u201csostanza\u201d indica per lo pi\u00f9 la resistenza ultima della \u201cres\u201d, del \u201cdono di grazia\u201d, alla azione della Chiesa. Con \u201csostanza\u201d del sacramento si indica ci\u00f2 che, per diritto divino, \u00e8 sottratto alla disponibilit\u00e0 ecclesiale (Concilio di Trento, Sess. XXI, \u201csalva eorum substantia\u201d DH 1728). Tale formula <em>salva eorum substantia<\/em> identifica, in fondo, la intersezione tra \u201cforma, materia e ministro\u201d che \u00e8 causa di grazia. Ci\u00f2 che \u00e8 immutabile\/divino rispetto al mutabile\/ecclesiale<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">b) Ma \u201csostanza\u201d \u00e8 anche il termine che indica ci\u00f2 che muta, nel cuore eucaristico della Chiesa, restando immutati gli accidenti. Il mistero, nel suo centro, \u00e8 detto con una accezione capovolta di sostanza: essa diventa, per le logiche della grazia, il riferimento ad una invisibilit\u00e0, alla quale si pu\u00f2 accedere con un capovolgimento: la sostanza del pane \u00e8 ci\u00f2 che muta, e l\u2019accidente del pane ci\u00f2 che permane.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">La custodia del mistero \u00e8 resa possibile, in questo sistema, da un <i>duplex ordo<\/i>, naturale e sovrannaturale. La dottrina del sacramento si adatta a questa impostazione (e forse ne \u00e8 la segreta ispiratrice) perch\u00e9 ragiona in modo duplice e con una forte tensione:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">&#8211; sul piano visibile, la sostanza del sacramento \u00e8 la resistenza al mutamento. Sostanza \u00e8 qui \u201cmistero della permanenza\u201d;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">&#8211; sul piano invisibile, la sostanza del sacramento \u00e8 la possibilit\u00e0\/realt\u00e0 del mutamento e cos\u00ec diventa \u201capertura al mistero di novit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Ci\u00f2 che questo modello produce, lungo i secoli, non \u00e8 il raccordo tra le due logiche, ma l\u2019autonomizzarsi di ciascuna di esse: cos\u00ec la logica della sostanza sul piano \u201cformale\u201d inclina ad una riduzione al minimo dell\u2019atto ecclesiale: ci\u00f2 che \u00e8 valido resta invisibile e permane nel mistero di un \u201cal di l\u00e0\u201d del sensibile, che sul piano del \u201ccontenuto\u201d tende a scavalcare e a squalificare ogni azione<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>. E\u2019 azione di Dio e non azione della chiesa: sia la \u201cpermanenza\u201d della sostanza, sia la \u201cconversione\u201d della sostanza. Un doppio atto selettivo dell\u2019esperienza diventa una conseguenza della duplice astrazione tra \u201cnecessario e contingente\u201d e tra \u201cinvisibile e visibile\u201d. La gestione del mistero assume cos\u00ec da un lato la via \u201cnegativa\u201d e \u201cformale\u201d, dall\u2019altro la via \u201cintellettiva\u201d e \u201caffettiva\u201d.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">1. <i>Il recupero di una unit\u00e0 tra \u201cforma visibile e grazia invisibile\u201d<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Questa soluzione, che il modello medievale e quello moderno, pur con le loro differenze, predispongono nel dettaglio, pu\u00f2 essere considerata come il frutto di un duplice percorso di esperienza, che vediamo guidato da due diversi concetti-base:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">&#8211; quello di \u201cofficium\u201d, che assicura la percezione del \u201cmistero\u201d nella azione rituale visibile, assunta come \u201ccerimonia dovuta\u201d;<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">&#8211; quello di \u201csacramentum\u201d, che assicura al \u201cmistero\u201d di essere il \u201ccontenuto\u201d del dono di grazia invisibile, ossia l\u2019effetto del sacramento.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Rispetto a questa duplice linea, tuttavia, il compito che il Movimento Liturgico ha posto di nuovo, con singolare urgenza, \u00e8 quello di una \u201csintesi originaria\u201d, che non estrometta l\u2019azione dal mistero o il mistero dall\u2019azione. La aspirazione pi\u00f9 radicale del ML, ossia il riconoscimento della qualit\u00e0 \u201cfontale\u201d dell\u2019atto rituale, recupera una dimensione centrale alla \u201cforma esterna\u201d del mistero, che era caduta o fuori della attenzione dei sacramentalisti o sotto lo sguardo limitato dei cerimonieri. Proviamo a capire meglio la strategia fondamentale con cui il ML ha provato a rimediare a questa distorsione dell\u2019esperienza.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">2. <i>La strategia del Movimento Liturgico per \u201csalvare il fenomeno\u201d del mistero <\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto tra XII e XIII secolo, e che si \u00e8 imposto nel mondo cattolico con la potente mediazione dei decreti tridentini, appare molto istruttivo per capire che cosa \u00e8 successo ai primi del XX secolo. Quel linguaggio scolastico, mediato autorevolmente dal magistero, si rivelava una gabbia contro la quale inutilmente si rivoltava l\u2019esperienza rituale cristiana. Per \u201csalvare il fenomeno\u201d del sacramento, occorreva riformulare il linguaggio con cui parlarne. Soprattutto mediante una poderosa rilettura della relazione tra culto e santificazione, che sta al cuore della nuova comprensione necessaria. Non \u00e8 un caso che le opere pi\u00f9 importanti che segnano l\u2019inizio della fase scientifica del Movimento Liturgico recuperino una relazione strutturale proprio tra \u201cculto\u201d e \u201csantificazione\u201d. Nei venti anni che vanno dal 1913 al 1932, quattro opere segnano questa riconsiderazione della tradizione, che implica necessariamente una profonda trasformazione del linguaggio: il \u201cfenomeno sacramento\u201d merita di essere chiarito, conosciuto e vissuto mediante parole pi\u00f9 adeguate. Un \u201cevento linguistico\u201d \u00e8 la condizione di questo chiarimento della esperienza. Maurice Festugi\u00e8re, nella suo libro-scandalo del 1913<i> La liturgie catholique<\/i> (<i>La liturgia cattolica<\/i>) , osa parlare per la prima volta, dopo molti secoli, della \u201cliturgia come fonte di vita cristiana\u201d: collocando la liturgia a livello di \u201csource\u201d sconvolge le buone abitudine dell\u2019intellettualismo razionalistico che pervadeva la cultura e che i gesuiti del tempo ritenevano di dover difendere ad ogni costo. Lo scontro fu talmente duro che al povero Festugi\u00e8re non rest\u00f2 che chiudersi in un infrangibile silenzio e il suo libro fu considerato un testo maledetto; Romano Guardini, in qualche modo sulla scia di Festugi\u00e8re, ma anche con le opportune prese di distanza, scrive nel 1918<i> Der Geist der Liturgie<\/i> (<i>Lo spirito della liturgia) <\/i>e poi nel 1923<i> Liturgische Bildung <\/i><i>(Formazione liturgica)<\/i>: in entrambe le opere la riscoperta del culto \u00e8 condizione di relazione con la salvezza, purch\u00e9 si rilegga la liturgia come preghiera e come gioco, come conoscenza simbolica e come profondit\u00e0 profetica della superficie delle cose: con quella attenzione e con quella cautela che Festugi\u00e8re non conobbe, Guardini seppe formulare una teoria della \u201cGrundgestalt\u201d (<i>forma fondamentale<\/i>) che cambi\u00f2 la storia della teologia eucaristica.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">3. <i>Una nuova parola: &#8220;mistero del culto&#8221;<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Nel 1932 Odo Casel, con il suo<i> Das christliche Kultmysterium <\/i>(<i>Il mistero del culto cristiano<\/i>), pose esplicitamente la relazione tra culto e santificazione come il centro di una nuova espressione: la parola \u201cmistero del culto\u201d \u00e8, da questo punto di vista, il simbolo espressivo di una nuova esperienza possibile. Il titolo della sua opera pi\u00f9 importante, nella traduzione italiana, risulta tradito: Casel non parla del \u201cmistero del culto cristiano\u201d, ma del \u201ccristiano mistero del culto\u201d. Egli non \u00e8 interessato al fatto che il culto cristiano sia un mistero, ma al fenomeno per cui il mistero pasquale, la morte e risurrezione del Signore Ges\u00f9, comunica la sua grazia anzitutto nella esperienza di culto che battesimo ed eucaristia costituiscono, come \u201cazioni rituali\u201d in cui agisce, allo stesso tempo, l\u2019uomo e il suo Signore, il corpo umano e il Pneuma divino. Non \u00e8 un caso che, nel momento in cui doveva dare una sintesi del suo pensiero, Casel abbia detto che, nel fondo, <i>la sua ricerca aveva cercato di valorizzare il \u201clato esteriore\u201d dei sacramenti<\/i>.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"justify\">Tutti questi autori hanno in comune, certo con toni diversi, una sorta di ribellione contro un linguaggio che, spezzando l\u2019esperienza del sacramento in due ambiti autonomi \u2013 da un lato la santificazione che non si occupa del culto e dall\u2019altro il culto che non si preoccupa della santificazione \u2013 impedisce di viverla come atto rituale di celebrazione comunitaria. Riuscire a vedere la contraddizione di questo linguaggio formalistico della tradizione scolastica e magisteriale \u00e8 una delle condizioni decisive per difendere la Riforma liturgica, che \u00e8 segnata in profondit\u00e0 dal superamento della alternativa santificazione\/culto.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">4. <i>La \u201cforma visibile\u201d e la sua differenza dalla sostanza<\/i><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Per questo non \u00e8 azzardato sostenere che il \u201crecupero della forma visibile\u201d (come \u201cforma rituale\u201d) riscattata dal senso di minorit\u00e0 a cui l\u2019aveva costretta la lunga stagione della teologia scolastica e moderna, implica una grande revisione del rapporto tra \u201cmistero\u201d e \u201csostanza\u201d. Viene cio\u00e8 interrotto il duplice canale con cui mistero e sostanza si sostengono a vicenda, sia sul piano della logica \u201cofficiale\u201d, sia sul piano della logica \u201csacramentale\u201d. Se la \u201cforma visibile\u201d diventa rilevante in modo non accessorio, ossia come passaggio obbligato, la riducibilit\u00e0 \u201csostanziale\u201d del mistero diventa impossibile. Sia nei termini di una \u201cdefinizione di competenze\u201d tra la Chiesa e il suo Signore, sia nei termini della relazione tra gli accidenti del sacramento e la sua verit\u00e0. Questo duplice fronte di sapere, che ha elaborato con tanta finezza il suo linguaggio, viene ora messo a dura prova. Il motivo \u00e8 proprio la sua incapacit\u00e0 di \u201ccustodire il mistero\u201d. Sia la dogmatica giuridica, sia la dogmatica teologica sono state messe in crisi e devono trovare nuove forme di espressione, per non ostacolare una esperienza di sintesi. Se lasciate a loro stesse, dividono invece che unire, perch\u00e9 partono da presupposti epistemologicamente distorti.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" align=\"left\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a> Si deve notare che la formula viene citata dai Padri tridentini nel contesto della apologia della comunione sotto una sola specie, per attribuire alla Chiesa la autorit\u00e0 e il potere di non attenersi alla \u201cdoppia specie\u201d, perch\u00e9 non compresa appunto nella \u201csostanza del sacramento\u201d.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"sdfootnote-western\" align=\"left\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> Del tutto caratteristica di questa tendenza \u00e8 la interpretazione che la prassi eucaristica ha dato dell\u2019\u201dhoc facite\u201d. Da un lato la concentrazione nella sola \u201cconsacrazione\u201d, dal punto di vista cerimoniale: il mistero sta in un minimo di parole sul pane e sul vino, non sulla azione eucaristica nel suo complesso. E qui funzione la prima accezione di sostanza. Poi per\u00f2 la seconda prende il sopravvento e la sostanza del corpo e sangue diventa oggetto di esperienza affettiva, spirituale e devota, ma non rituale. Sulle dinamiche distorte che questo modello di pensiero ha introdotto da secoli nella tradizione cattolica riflette con grande lucidit\u00e0 Z. Carra, <i>Hoc facite. Studio teologico-fondamentale sulla presenza eucaristica di Cristo, <\/i>Assisi, Cittadella, 2018.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Due significati di sostanza. 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