{"id":19954,"date":"2025-09-15T08:58:14","date_gmt":"2025-09-15T06:58:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19954"},"modified":"2025-09-15T09:20:46","modified_gmt":"2025-09-15T07:20:46","slug":"linvenzione-della-forma-straordinaria-del-rito-romano","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/linvenzione-della-forma-straordinaria-del-rito-romano\/","title":{"rendered":"L&#8217;invenzione della \u201cforma straordinaria\u201d del rito romano"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12153\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Non sorprende che, quando fu presentata alla stampa la Costituzione <i>Praedicate Evangelium<\/i>, nel marzo del 2022, fu subito chiaro che nel testo, per un refuso, si continuava a parlare di \u201cforma straordinaria\u201d del rito romano, nonostante il fatto che, l\u2019anno prima, il magistero avesse provveduto a cancellare quella espressione, con il MP <i>Traditionis custodes<\/i>. Ci si rese conto, allora, che occorreva correggere il testo, che evidentemente era stato scritto ancora sotto il regime precedente e non era stato pi\u00f9 aggiornato. Cos\u00ec la espressione scomparve dal testo definitivo.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 in interviste recenti ci sono ancora cardinali che utilizzano la espressione \u201cforma straordinaria\u201d sar\u00e0 bene precisare che cosa si \u00e8 inteso con quella espressione e perch\u00e9 oggi non si possa pi\u00f9 utilizzarla.<\/p>\n<p>Il termine \u201cforma straordinaria del rito romano\u201d (che pu\u00f2 essere anche detta \u201cuso straordinario del rito romano\u201d) \u00e8 una locuzione inventata dal MP <i>Summorum Pontificum<\/i>, che non ha alcun precedente in 2007 anni di storia della chiesa e della teologia. Questa \u00e8 la prima cosa che bisogna riconoscere: per far \u201crivivere\u201d un uso del rito che il Concilio Vaticano II ha esplicitamente voluto riformare, si \u00e8 coniato un termine del tutto nuovo e senza precedenti. Prima del 2007 nessun papa, nessun vescovo, nessun teologo aveva mai parlato ufficialmente di \u201cforma straordinaria del rito romano\u201d. La consapevolezza del fatto che si tratta di una invenzione pu\u00f2 aiutare a capire la audacia e la temerariet\u00e0 della espressione, la sua inaudita novit\u00e0.<\/p>\n<p>Come si \u00e8 costruita la locuzione? Credo che il procedimento possa essere cos\u00ec ricostruito. E\u2019 pacifico, infatti, che lungo la storia il rito romano ha assunto diverse forme: in una sostanziale continuit\u00e0, ha conosciuto diverse discontinuit\u00e0. Soprattutto ha acquisito, lungo la storia, la esigenza di una progressiva unit\u00e0, insieme a una certa differenziazione: epoca carolingia, gregoriana, tridentina e poi epoca del Vaticano II hanno determinato uno sviluppo organico, che negli anni 60-80 del XX secolo ha assunto la forma che oggi \u00e8 vigente. Di volta in volta una sola era la forma vigente, e nei trapassi, la forma precedente veniva, lentamente, soppiantata dalla forma successiva. Questo \u00e8 accaduto anche nell\u2019ultima svolta. Che cosa fa la teoria della \u201cforma straordinaria\u201d? Paralizza la storia. Proprio all\u2019inizio di una \u201cterza generazione\u201d di figli del Vaticano II, prova a bloccare lo sviluppo e a rendere \u201cirreformabile\u201d la forma precedente alla forma vigente. Essa costruisce e introduce surrettiziamente uno strutturale parallelismo di forme, in cui ad una forma \u201cordinaria\u201d, che \u00e8 il frutto della evoluzione storica, affianca una \u201cforma strardinaria\u201d, che si pretende di lasciare immobile, ferma, immune dalla storia.<\/p>\n<p>Questa invenzione, tuttavia, non tiene conto della realt\u00e0 e introduce una pericolosa finzione. In effetti questo fu chiaro fin dai primi mesi dopo il luglio del 2007. Si comprese, infatti, che un uso straordinario del rito romano aveva bisogno di punti di riferimento, ma anche di profondi ritocchi. Il messale del 1962, il rito del matrimonio, della penitenza o della unzione del 1614, erano testi che rispondevano ad un altro assetto giuridico e ad una cultura non pi\u00f9 in asse con la storia. Fu famosa, e piuttosto penosa, la controversia che si impose subito, su quale dovesse essere la formula della \u201cpreghiera per i giudei\u201d del venerd\u00ec santo da utilizzare nella forma straordinaria: non pi\u00f9 quella del 1962, certo, ma neppure quella del 1969. Cos\u00ec nel 2008 si scrisse una preghiera per i giudei come se non fosse il 2008, ma ci si trovasse nel 1965&#8230;Lo stesso accadde per il lezionario, per l\u2019anno liturgico, per il santorale&#8230;Ci si rese conto che, cos\u00ec come era, la \u201cforma straordinaria\u201d non poteva stare nella storia, che nel frattempo aveva potuto essere considerata e integrata, ma solo nella forma ordinaria! Fu cos\u00ec che, nel 2020, in piena pandemia, si arriv\u00f2 al disegno folle di \u201criformare il rito straordinario\u201d: fu questa, forse, la goccia che fece traboccare il bicchiere, insieme alle pretese, da parte dei (vescovi) tradizionalisti americani, di celebrare il Triduo Pasquale secondo il rito \u201csupestraordinario\u201d precedente non alla riforma del Vaticano II, ma a quella di Pio XII. Il bicchiere fu colmo e si arriv\u00f2, nel giro di un anno a <i>Traditionis Custodes<\/i>, ossia alla fine della finzione, alla fine della \u201cforma straordinaria\u201d.<\/p>\n<p align=\"left\">La forma straordinaria non esiste. Il rito romano ha solo una forma, che nel tempo evolve. Chi vuole stare nella storia, \u00abquella vera, non curiosa\u00bb, ha solo una forma con cui confrontarsi, non due parallele. Una sola \u00e8 la <i>lex orandi<\/i>. In quella <i>lex<\/i> ognuno far\u00e0 valere le sue sensibilit\u00e0 e le sue prospettive: pu\u00f2 farlo, perch\u00e9 la lex orandi che vige dopo il Vaticano II \u00e8 molto pi\u00f9 elastica e duttile della precedente. Una chiesa con due forme parallele, di cui una \u00e8 nata per riformare l\u2019altra, inevitabilmente si spacca in due fazioni. Solo un\u2019unica liturgia comune, capace di ospitare al proprio interno tante sensibilit\u00e0 diverse, pu\u00f2 garantire un cammino di vera unit\u00e0. Per questo non solo nei documenti ufficiali, ma anche nelle parole dei cardinali, l\u2019uso della espressione \u201cforma straordinaria del rito romano\u201d \u00e8 il segnale di una grave incomprensione. La argomentazione su cui si basava quella espressione era un sofisma, mediante il quale si faceva diventare contemporaneo quello che era stato successivo, pretendendo cos\u00ec di fermare la storia. Uscire da quella terminologia \u00e8 un modo di non alimentare illusioni. E di non costruire finzioni che abilitano qualcuno a poter pensare che la liturgia possa essere immunizzata dalla storia, una volta per tutte. La liturgia interrompe la storia, ma resta sempre bisognosa di precisazione, di orientamento, di sintonizzazione storica. Non con la velocit\u00e0 della cronaca, ma con il ritmo lento della coscienza che matura. Il rito romano esiste in diverse forme storiche, di cui solo una \u00e8 quella di volta in volta vigente. Cos\u00ec \u00e8 sempre stato e cos\u00ec sempre sar\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Non sorprende che, quando fu presentata alla stampa la Costituzione Praedicate Evangelium, nel marzo del 2022, fu subito chiaro che nel testo, per un refuso, si continuava a parlare di \u201cforma straordinaria\u201d del rito romano,&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19954"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19954"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19954\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19957,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19954\/revisions\/19957"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19954"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19954"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19954"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}