{"id":19943,"date":"2025-09-07T11:22:58","date_gmt":"2025-09-07T09:22:58","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19943"},"modified":"2025-09-07T11:22:58","modified_gmt":"2025-09-07T09:22:58","slug":"una-mediazione-rituale-del-sacrificio-abolito-in-dialogo-con-severino-dianich","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/una-mediazione-rituale-del-sacrificio-abolito-in-dialogo-con-severino-dianich\/","title":{"rendered":"Una mediazione rituale del sacrificio abolito? In dialogo con Severino Dianich"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19819\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg 382w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La lettura del bel testo pubblicato da Severino Dianich su &#8220;SettimanaNews&#8221; (<a href=\"https:\/\/www.settimananews.it\/sacramenti\/il-sacrificio-abolito\/\">qui<\/a>) mi pare che possa suscitare un giusto interesse ad indagare una serie di questioni diverse, che \u00e8 necessario porre con chiarezza alla attuale coscienza ecclesiale. Si tratta di domande che riguardano non soltanto la fede, ma anche il ruolo che i riti hanno per la fede e lo spazio che la vita morale svolge in rapporto alla parola della Scrittura e alla regolata devozione dei cristiani. Potremmo dire che le parole di Severino si collocano, in modo efficacissimo, in quel \u201ctriangolo della esperienza\u201d ai cui vertici stanno la Scrittura, i Sacramenti e l\u2019Etica. La nostra vita di fede non \u00e8 lineare, non \u00e8 semplicemente la applicazione di nozioni apprese, ma ha la forma di un dono da ricevere, per entrare a nostra volta nel controdono: il dono della Parola, che viene ricevuto nel Sacramento e diventa controdono nella vita per l\u2019altro.<\/p>\n<p>Di fronte a questa raffigurazione, che prendo da un altro teologo esperto come Chauvet, e che risulta un poco diversa da quella che Dianich usa nel suo testo, ci chiediamo: quale ruolo gioca il sacrificio? Non \u00e8 solo un contenuto della Scrittura, non \u00e8 solo un atto rituale e non \u00e8 solo una determinazione morale, ma \u00e8, allo stesso tempo, tutte e tre queste cose. Per questo motivo molte delle parole che Severino ha scritto devono essere considerate assai preziose, anche quando non vengano ritenute definitive o risolutive. Vorrei valorizzarne almene tre.<\/p>\n<p><i>a) La parola \u201csacrificio\u201d e il suo paradosso cristiano<\/i><\/p>\n<p>Tra le prime cose che leggiamo nel suo articolo, una \u00e8 particolarmente preziosa: il termine \u201csacrificio\u201d nel nostro modo di parlare non ha immediatamente un significato religioso (o sacro), ma ha assunto un significato ordinario (o profano). Non indica anzitutto un \u201catto rituale\u201d, ma una \u201cdeterminazione morale\u201d. E\u2019 evidente che questa costatazione di Dianich riposa, da un lato, sul piano del senso comune. Si riferisce infatti a domande di significato del termine rivolte alle persone \u201cdella strada\u201d. D\u2019altra parte Dianich tiene conto, come emerge con chiarezza dall\u2019ultima parte del suo testo, del contenuto espresso dalla tradizione neotestamentaria (non senza anticipo nella anticotestamentaria), che rilegge profeticamente il termine sacrificio, con rivoluzionaria libert\u00e0. Al centro della questione vi \u00e8, evidentemente, un grande paradosso. Noi possiamo parlare di sacrificio in senso religioso, ma lo riferiamo ad un Signore, che \u00e8, allo stesso tempo, sacerdote, vittima, altare e tempio. Ci\u00f2 che una nozione elementare di sacrificio chiede di distinguere, in Cristo appare indiviso. Perci\u00f2 ognuna di queste parole (sacrificio, sacerdote, altare e tempio) non si usano pi\u00f9 in senso proprio, ma in senso nuovo. Questo, per\u00f2, non \u00e8 il frutto semplicemente di una evidenza della Scrittura, ma anche di una \u201crecezione rituale\u201d e di una \u201cpratica esistenziale\u201d. Di qui emerge, con urgenza, la seconda bella osservazione che leggiamo in Dianich.<\/p>\n<p><i>b) La parola \u201csacrificio\u201d nel Messale Romano<\/i><\/p>\n<p>Una questione diversa, per certi versi pi\u00f9 semplice, ma istituzionalmente molto pi\u00f9 delicata, \u00e8 la scelta di forzare la lingua italiana nella traduzione del testo latino, utilizzando il termine \u201csacrificio\u201d molto pi\u00f9 ampiamente di quanto non faccia l\u2019originale latino. A questo proposito occorre chiarire due problemi differenti:<\/p>\n<p>&#8211; da un lato non c\u2019\u00e8 dubbio che il linguaggio ecclesiale cattolico sia ancora segnato dall\u2019uso apologetico in funzione anti-protestante. Si deve ricordare che la decisione di tradurre in italiano (e solo in italiano) \u201cquod pro vobis tradetur\u201d con \u201cofferto in sacrificio per voi\u201d \u00e8 stata presa, da parte degli esperti (e dai pastori) di fine anni 60, in funzione esplicitamente antiprotestante. Non ha di per s\u00e9 alcuna giustificazione testuale. La parola \u201csacrificio\u201d, perci\u00f2, funziona ancora come una sorta di \u201ctessera\u201d, a garanzia della identit\u00e0 cattolica, anche quando non se ne capisce il significato o se ne abusa.<\/p>\n<p>&#8211; d\u2019altro lato, proprio questa inflazione di usi di \u201csacrificio\u201d (per tradurre parole latine come <em>devotio<\/em>, <em>oblatio<\/em> o <em>servitium<\/em>) mostra il lato ideologico delle teorie sulla traduzione dei testi latini, che sono state diffuse irresponsabilmente nella Chiesa negli ultimi 20 anni. Si chiede assoluta fedelt\u00e0 al testo originale, ma poi si procede con altrettanta assoluta libert\u00e0 quando fa comodo. L\u2019ultima traduzione del Messale Romano attesta bene il prevalere di questa soluzione ancora apologetica e senza vero interesse per il ruolo che il rito svolge, ma riducibile apologeticamente a \u201ccustodia della dottrina\u201d. La liturgia \u00e8 anche fonte di dottrina, purch\u00e9 bene intesa. Di qui l&#8217;ultimo punto interessante.<\/p>\n<p><i>c) La mediazione rituale del &#8220;sacrificio abolito&#8221;<\/i><\/p>\n<p>Il terzo aspetto che merita di essere valorizzato consiste proprio nel rileggere la funzione della mediazione rituale del sacrificio. Essa si collega perfettamente alla conclusione del testo di Dianich: fare della vita un dono per l\u2019altro \u00e8 un dato solennemente messo in scena (ossia rappresentato e ripresentato) dalla Cena del Signore. Pane e vino sono \u201cofferti, benedetti, spezzati, dati e consumati\u201d. La risignificazione del sacrificio in Cristo passa non solo attraverso un sorprendente testo biblico, o per azioni singolari di vita donata, ma anche per un \u201crito eucaristico\u201d che ha nel \u201cconsumo-comunione\u201d il suo luogo di maggiore evidenza ed efficacia. Il Corpo di Cristo sacramentale, non per essere conservato, ma per essere consumato, diventa perci\u00f2 Corpo di Cristo ecclesiale. La parziale conservazione \u00e8 giustificata solo dalla assenza o dalla malattia di alcuni: non ha in s\u00e9 una ragione essenziale. Una messa che diventa \u201catto del solo sacerdote\u201d e il cui risultato sono \u201cparticole nel tabernacolo\u201d non \u00e8 coerente con il senso paradossale e originario del \u201csacrificio eucaristico\u201d. L\u2019eucaristia pu\u00f2 essere sacrificio solo se \u00e8 attestazione di comunione con il Signore in una vita donata, per lui, con lui e in lui. Per questo la \u201csostanza\u201d del corpo di Cristo porta con s\u00e9 questo stesso paradosso: pur essendo definita sostanza, non \u00e8 \u201cin s\u00e9\u201d, ma \u201cper altro\u201d. Strana sostanza, come strano \u00e8 il sacrificio, strano il sacerdote, strana \u00e8 la vittima, strano l\u2019altare e strano il tempio. Il rito eucaristico al suo centro non ha la consacrazione (che \u00e8 solo parte della preghiera eucaristica), ma la comunione.<\/p>\n<p>La Chiesa non pu\u00f2 permettersi di separare ci\u00f2 che nel Signore \u00e8 stato e resta unito per sempre: Sacerdote, Vittima, Altare e Tempio sono il Corpo di Cristo. Di questo sono figura le \u201coblate\u201d su cui si rende grazie, non perch\u00e9 restino nella pisside, nel tabernacolo o nell\u2019ostensorio, ma perch\u00e9 siano consumate. In questo equivoco liturgico (di prassi rituale e di teoria sacramentale incerte sul rapporto non chiarito tra conservare e consumare, tra presenza sacramentale e presenza ecclesiale) si nascondono molte delle ragioni che Dianich ha giustamente sollevato sul piano della evidenza biblica e su quello della determinazione esistenziale. Anche la abolizione del sacrificio ha un suo rito, che possiamo chiamare sacrificio, ma solo a certe condizioni. Ogni abuso verbale o non verbale incide negativamente sulla relazione con il Signore e perci\u00f2 sulla qualit\u00e0 della vita ecclesiale che si giustifica solo se resta al servizio di questa relazione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La lettura del bel testo pubblicato da Severino Dianich su &#8220;SettimanaNews&#8221; (qui) mi pare che possa suscitare un giusto interesse ad indagare una serie di questioni diverse, che \u00e8 necessario porre con chiarezza alla attuale&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19943"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19943"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19943\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19944,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19943\/revisions\/19944"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19943"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19943"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19943"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}