{"id":19938,"date":"2025-08-09T16:44:14","date_gmt":"2025-08-09T14:44:14","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19938"},"modified":"2025-08-09T16:44:14","modified_gmt":"2025-08-09T14:44:14","slug":"le-amnesie-del-card-koch-su-vetus-ordo-e-fiducia-supplicans","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-amnesie-del-card-koch-su-vetus-ordo-e-fiducia-supplicans\/","title":{"rendered":"Le amnesie del Card. Koch: su Vetus Ordo e Fiducia supplicans"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/struzzo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19939\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/struzzo-300x227.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"227\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/struzzo-300x227.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/struzzo-1024x774.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/struzzo-768x581.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/struzzo.jpg 1373w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Quando ho letto la intervista al sito kath.net del Card. Koch intitolata &#8220;Papa Leone ha un profondo rapporto con le Chiese orientali&#8221; (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.kath.net\/news\/88153\">qui\u00a0<\/a>), ho notato subito che, parlando &#8220;per transennam&#8221; dell&#8217;uso del VO, il cardinale formulava una posizione che lui stesso aveva recentemente negato, e pi\u00f9 anticamente affermato. Curiosa oscillazione che avevo puntualmente registrato nel 2011 e poi nel 2020 e di cui si pu\u00f2 leggere in due post pubblicati sul mio blog poco pi\u00f9 di 5 anni fa (e che si possono leggere <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-coesistenza-impossibile-una-parola-chiara-del-cardinal-kurt-koch-sullunica-forma-del-rito-romano\/\">qui<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/verso-una-riconciliazione-liturgica-due-idee-del-card-koch-anzi-tre\/\">qui<\/a>). Perci\u00f2 prima di leggere le ultime affermazioni, ricostruiamo brevemente la storia di queste precedenti dichiarazioni.<\/p>\n<p>a) Nel 2011, quindi dopo soli 4 anni dall&#8217;inizio della esperienza di &#8220;parallelismo rituale&#8221;, introdotta avventatamente dal MP Summorum Pontificum, e a poca distanza dal documento &#8220;Universae Ecclesiae&#8221;con cui la Commissione Ecclesia Dei cercava di ampliare le maglie di SP tentando di renderne pi\u00f9 facile l&#8217;accesso, Kurt Koch interveniva per sottolineare, allora, il valore ecumenico e di riconciliazione di SP e di UE. Anche alcuni teologi non di seconda fila avevano espresso, negli stessi giorni, un grande entusiasmo verso la &#8220;lezione di stile cattolico&#8221; che SP e UE avrebbero rappresentato.<\/p>\n<p>b) Nel 2020, tuttavia, sempre K. Koch, di fronte alla esperienza negativa che quei 9 anni di vita ecclesiale avevano dimostrato, anche contro il suo entusiasmo iniziale, diceva cose molto diverse. In una dichiarazione diceva infatti che, alla prova dei fatti, nessuna coesistenza tra le due forme rituali poteva portare alle pace (la dichiarazione si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/www.katholisch.de\/artikel\/25608-kardinal-koch-auf-dauer-keine-koexistenz-von-alter-und-neuer-messe?\">qui<\/a>). Parlava di una necessaria riconciliazione, ma senza la possibilit\u00e0 di poter ancora sperare in una &#8220;pace liturgica&#8221; generata dalla convivenza parallela tra due riti conflittuali. Negli stessi termini, anche quegli stessi teologi, precisavano la mira e prendevano le distanze dai passati entusiasmi.<\/p>\n<p>c) Eccoci dunque al 2025. Le parole pronunciate da Koch sembrano dimenticare totalmente ci\u00f2 che lui prima aveva detto e poi contraddetto, per esperienza negativa. Koch, forse fidandosi troppo della comune smemoratezza, prova a rilanciare la soluzione del 2011, come se nulla fosse accaduto in 14 anni. Una &#8220;impossibile coesistenza&#8221; diventa cos\u00ec prospettiva ecumenica di riconciliazione: un salto mortale davvero pericoloso.<\/p>\n<p>Va detto che quando si pronuncia su questo punto, rispondendo ad una domanda specifica, egli precisa di non aver parlato con papa Leone e di esprimere solo il suo giudizio. Ma di quale giudizio si tratta? Di quello del 2011, senza la esperienza successiva? E&#8217; possibile aver dimenticato 14 anni di delusioni? In effetti, nel motivare la sua posizione, egli ripete il sofisma centrale di SP: ci\u00f2 che \u00e8 stato sacro nel passato non pu\u00f2 non esserlo anche oggi. Ma qui siamo di fronte non a teologia, ma a nostalgia. Con la nostalgia non si amministra la Chiesa, ma si alimentano illusioni. Soprattutto colpisce l&#8217;azzeramento della esperienza negativa, che lo stesso Koch aveva apertamente ammesso nel 2020 e che ora sembra essere stata improvvisamente dimenticata. Si tratterebbe di &#8220;riaprire le porte&#8221; che Francesco aveva chiuso. Questa immagine \u00e8 grave: non sembra cogliere che non si tratta anzitutto di una questione di disciplina, ma di una dottrina sul valore comunitario dell&#8217;atto rituale e della Chiesa che da esso deriva. Questa amnesia sembra inspiegabile. Ma se Koch si \u00e8 dimenticato ci\u00f2 che aveva detto, noi ce lo ricordiamo bene, purtroppo per lui, per fortuna per noi.<\/p>\n<p>La medesima perplessit\u00e0 si pu\u00f2 notare per le dichiarazioni che emergono dalla medesima recente intervista a proposito della Nota &#8220;Fiducia Supplicans&#8221;. Le difficolt\u00e0 delle Chiese orientali, cos\u00ec come anche di molte chiese africane, sulle &#8220;aperture&#8221; di FS circa le coppie irregolari e omosessuali costituiscono una questione ecclesiale ed ecumenica perch\u00e9 attestano la difficolt\u00e0 (cattolica e orientale) nel fare i conti con il cambiamento culturale e sociale. Trovo veramente curioso che il cardinale segnali solo le difficolt\u00e0 e non le opportunit\u00e0 del documento che, per quanto in modo parziale, \u00e8 uscito dalla idea della &#8220;esclusione&#8221; della irregolarit\u00e0 dalla grazia e dalla benedizione. Su questo <em>ne verbum quidem.<\/em> Non si fa buon ecumenismo dando pi\u00f9 valore ai pregiudizi che alla grazia. Che cosa avremmo dovuto fare, in passato, sulla schiavit\u00f9, sulla guerra, sulla libert\u00e0 di coscienza? Si pu\u00f2 essere ecumenici solo con il principio &#8220;quieta non movere&#8221;?<\/p>\n<p>Insomma, anche il Card. Koch, pur parlando per lo pi\u00f9 di prospettive ecumeniche e del rapporto tra papa Leone e le Chiese di Oriente, non ha colto la occasione per riferire le cose con la dovuta articolazione, senza semplificare le questioni difficili e senza ignorare le esperienze acquisite. Se la comunione da mantenere fosse quella del pregiudizio (sulla pretesa antichit\u00e0 intoccabile del VO e sulla extraterritorialit\u00e0 degli irregolari rispetto ad ogni benedizione) il compito ecumenico consisterebbe nell&#8217;infilare la testa nella sabbia, come gli struzzi: senza memoria e senza libert\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando ho letto la intervista al sito kath.net del Card. 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