{"id":19931,"date":"2025-08-01T07:55:59","date_gmt":"2025-08-01T05:55:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19931"},"modified":"2025-08-01T07:55:59","modified_gmt":"2025-08-01T05:55:59","slug":"la-presenza-reale-nella-lettura-sostanziale-e-nella-lettura-rituale-verso-una-depolarizzazione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-presenza-reale-nella-lettura-sostanziale-e-nella-lettura-rituale-verso-una-depolarizzazione\/","title":{"rendered":"La presenza reale nella lettura sostanziale e nella lettura rituale: verso una depolarizzazione"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/santommasominiato.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-18461\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/santommasominiato-300x209.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"209\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/santommasominiato-300x209.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/santommasominiato-768x536.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/santommasominiato.jpg 1024w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Un ampio ragionamento sulla tradizione eucaristica esige di comprendere bene uno dei testi-chiave della lettura moderna del sacramento dell\u2019altare. Il primo dei canoni di condanna della Sessione XIII (1551) offre una sintesi del percorso medievale di formalizzazione del sapere eucaristico, come accurata risposta alle controversie che a partire dal IX secolo hanno interessato la chiesa occidentale. Il testo che si legge in Denzinger (al n.1651) suona cos\u00ec<\/p>\n<p>\u00abSe qualcuno negher\u00e0 che nel santissimo sacramento dell\u2019eucaristia \u00e8 contenuto veramente, realmente, sostanzialmente il corpo e il sangue di nostro signore Ges\u00fa Cristo, con l\u2019anima e la divinit\u00e0, e, quindi, tutto il Cristo, ma dir\u00e0 che esso vi \u00e8 solo come in un segno o una figura, o solo con la sua potenza, sia anatema. \u00bb<\/p>\n<p>Utile \u00e8 tener presente la versione originale latina, dove accade, in modo assai significativo, un grande passaggio di linguaggio della Chiesa cattolica: ecco il testo latino.<\/p>\n<p><a name=\"cda\"><\/a><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><span style=\"color: #000000\">\u00ab<\/span><span style=\"color: #000000\">Si quis negaverit, in sanctissimae Eucharistiae sacramento contineri <\/span><span style=\"color: #000000\"><b>vere<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\">, <\/span><span style=\"color: #000000\"><b>realiter<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\"> et <\/span><span style=\"color: #000000\"><b>substantialiter<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\">, corpus et sanguinem una cum anima et divinitate Domini nostri Jesu Christi ac proinde totum Christum; sed dixerit, <\/span><span style=\"color: #000000\"><b>tantummodo<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\"> esse in eo <\/span><span style=\"color: #000000\"><b>ut in signo<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\"> vel <\/span><span style=\"color: #000000\"><b>figura<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\">, aut <\/span><span style=\"color: #000000\"><b>virtute<\/b><\/span><span style=\"color: #000000\">: anathema sit<\/span><span style=\"color: #000000\">\u00bb<\/span> <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Ho sottolineato prima i tre avverbi che qualificano il \u201cmodo\u201d della presenza del corpo e del sangue del Signore Ges\u00f9 Cristo, poi i tre quasi avverbi, collocati come antitesi. Pur fondandosi sulla elaborazione di almeno 6 secoli di pensiero teologico e di parole magisteriali, il testo tridentino, a causa della contingenza apologetica di scontro con le posizioni del protestantesimo, compie una svolta drastica nell\u2019introdurre, anzitutto con questo testo, una contrapposizione netta tra il linguaggio ontologico e veritativo, rispetto al linguaggio del segno, della immagine e della virt\u00f9. Questa posizione, per salvaguardare la tradizione, la riesprime con nuove polarit\u00e0, che nel tempo si sono dimostrate non efficaci e in qualche caso dannose. Per questo \u00e8 utile considerare bene i due linguaggi che si contrappongono e scoprirne le interne relazioni. Forse proprio questo \u00e8 stato il pi\u00f9 grande merito del Movimento Liturgico e della Riforma Liturgica: recuperare quello sfondo segnico, figurale e virtuoso che nella triade degli avverbi ortodossi \u00e8 rimasto schiacciato ed emarginato.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">In realt\u00e0, a me pare, proprio il terzo degli avverbi (substantialiter) costituisce una sorta di \u201cponte\u201d tra i due linguaggi e permette una rilettura tardo-moderna, che pu\u00f2 tornare a parlare con legittima autorit\u00e0 del segno, della figura e della virt\u00f9, senza temere di essere immediatamente catturata dalla condanna dell\u2019anatema. Potremmo dire, quasi come una tesi, che una \u201cpresenza sostanziale\u201d e una \u201cpresenza rituale\u201d differiscono per linguaggio, ma non si contraddicono nel restituire al sacramento quella irriducibilit\u00e0 che la tradizione ha sempre voluto salvaguardare. Esaminiamo questi due diversi modelli.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>1. Potenzialit\u00e0 e limiti del linguaggio della sostanza<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Con la affermazione del \u201cmodo della sostanza\u201d in cui \u00e8 veramente presente il Corpo di Cristo nella eucaristia si sposta la attenzione, in modo radicale, dal visibile all\u2019invisibile. E\u2019 interessante il fatto che Tommaso d\u2019Aquino, nel percorrere la strada della spiegazione sostanziale della presenza, metta in luce un aspetto per noi davvero sorprendente. Egli dice, infatti, che il corpo di Cristo di rende veramente e realmente presente come \u201csostanza\u201d, ma non incide sugli accidenti del pane e del vino, che vengono dette \u201cspecie\u201d. Ma la parola \u201cspecie\u201d abbrevia una presenza non sostanziale delle \u201cnove\u201d dimensioni che, unite alla sostanza, identificano un ente: qualit\u00e0, quantit\u00e0, relazione, temporalit\u00e0, localit\u00e0, modalit\u00e0, possesso, azione, passione. Questi sono gli \u201caccidenti\u201d e tutti restano riferiti al pane e al vino, non al corpo e sangue di Cristo. Che cosa significa questa osservazione? Che la presenza sostanziale \u00e8 una affermazione ontologica, a sostegno della fede, che per\u00f2 isola il corpo di Cristo dalla contingenza e dalla storia. Una duplice conseguenza di questa spiegazione \u00e8:<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) l\u2019isolamento della consacrazione da ogni altra sequenza del rito eucaristico, come centro dogmatico della presenza sostanziale;<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) la emarginazione della preghiera eucaristica e della comunione come passaggio dal Corpo di Cristo sacramentale al Corpo di Cristo ecclesiale.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questi due fenomeni sono il frutto di una traduzione \u201csostanziale\u201d della presenza, che diventa nascosta e separata, alimentando una custodia clericale del mistero. Il mistero \u00e8 riconosciuto irriducibile, ma viene ridotto ad un linguaggio e ad una forma troppo astratta e troppo esclusiva. Questo dipende in larga misura dalla scelta di impostare la distinzione sulla differenza ontologica tra sostanza e accidenti. La quale, tuttavia, non \u00e8 una differenza tra essere e non essere, ma tra diverse accezioni dell\u2019essere, che, appunto, \u201csi dice in molti modi\u201d. Aver scelto solo il linguaggio della sostanza, per dire la presenza del Corpo di Cristo, ha causato l\u2019accentuazione dell\u2019isolamento della consacrazione e della conseguente perdita di relazione tra sacramento e chiesa. Fino a determinare persino il modo di pensare la autorit\u00e0 nella Chiesa, dando al presbitero il potere sul \u201ccorpo di Cristo sacramentale\u201d e al vescovo quella sul \u201cCorpo di Cristo ecclesiale\u201d. Anche questa distinzione, oggi superata, discende in qualche modo dalla versione sostanziale della presenza reale, che tende a perpetuarla anche oggi. Transustanziazione dice anche, indirettamente, una visione del potere nella Chiesa. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><b>La versione rituale della presenza reale<\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questo sviluppo tridentino, ispirato dalle categorie medievali e scolastiche, impone alla tradizione cattolica una polarizzazione assai alta. Almeno fino al XIII secolo, pur dentro un processo di nuove distinzioni e nuove articolazioni del sapere eucaristico, ma senza la nuova sfida portata dalla Riforma, era stato possibile tenere insieme quei termini che ora il Concilio di Trento sente il dovere di opporre tra loro: verit\u00e0 e figura, realt\u00e0 e segno, sostanza e virt\u00f9 non potevano essere nettamente contrapposte.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">In effetti, se torniamo al can.1 sulla eucaristia, quel \u201cconflitto di avverbi\u201d che abbiamo segnalato all\u2019inizio appare, per la tradizione cattolica, una cosa nuova. Per tutto il primo millennio il linguaggio sulla eucaristia aveva utilizzato, in modo del tutto ortodosso, le tre parole che ora venivano collocate nella regione dell\u2019errore: segno, figura e virt\u00f9 sono parte costitutiva del linguaggio eucaristico di Agostino, di Ambrogio, della scolastica almeno fino ad Innocenzo III.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">La riscoperta di questa verit\u00e0, per\u00f2, ha dovuto attendere quasi 4 secoli. Dopo il Concilio di Trento, infatti, occorre attendere il XIX e poi il XX secolo per far spazio a quel \u201cressourcement\u201d (ritorno alle fonti) che dopo il Concilio Vaticano II ha permesso di ritornare alla ricchezza del linguaggio e della esperienza dei padri. Non \u00e8 azzardato affermare che questo percorso di risignificazione, che per l\u2019eucaristia inizia con il Movimento Liturgico, ci offra oggi un visione della presenza reale che \u00e8 fondata non tanto su una lettura sostanziale, quanto su una lettura rituale. <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il punto di partenza consiste nella valorizzazione di un approccio diverso alla tradizione: non si usa anzitutto la differenza tra sostanza e accidenti, ma la ricchezza dei linguaggi rituali. Mentre la impostazione sostanziale, come abbiamo visto, produce una irriducibilit\u00e0 per sottrazione, la impostazione rituale produce una irriducibilit\u00e0 per addizione. Provo a spiegarmi meglio.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Pensare la messa come \u201cevento sostanziale\u201d introduce una riduzione del suo significato alla pronuncia della formula del presbitero sulla materia. L\u2019evento sostanziale non ha bisogno di altro che di questo, tutto il resto \u00e8 cornice cerimoniale di un evento dogmatico invisibile.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Pensare la messa come \u201cevento rituale\u201d significa fare esperienza della presenza reale del Signore in un processo rituale, che non pu\u00f2 essere ridotto ad un punto. Per dire e per sperimentare questa presenza vera e reale la Chiesa non pu\u00f2 riferirsi solo alla sostanza, ma deve entrare in tutta la dinamica degli accidenti: le qualit\u00e0, le quantit\u00e0, le relazioni, la temporalit\u00e0, la spazialit\u00e0, la modalit\u00e0, il possesso, la azione e la passione sono tutti elementi qualificanti la presenza del Signore. La intelligenza del mistero avviene \u201cper ritus et preces\u201d (SC 48).<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questa nuova coscienza liturgica, che esce dalla contrapposizione tra sostanza e specie, tra contenuto dogmatico e cornice rituale, \u00e8 una delle grandi novit\u00e0 del XX secolo, che il il XXI ha ricevuto in eredit\u00e0. Da un certo punto di vista dobbiamo riconoscere che la transustanziazione dice la verit\u00e0 della eucaristia in modo troppo astratto, con un eccesso negativo: appunto per sottrazione. Per dire la presenza reale non si pu\u00f2 lavorare solo sul \u201cche cosa \u00e8\u201d (sostanza). Bisogna lavorare anche sulle altre nove categorie ricordate sopra, con cui gli antichi hanno formalizzato il modo di pensare il reale. Dovremmo concludere che nella eucaristia gli accidenti non possono essere pensati e vissuti come accidentali. Il Movimento Liturgico \u00e8 stato uno degli inizi di questa rilettura categoriale della tradizione, nella quale la <b>verit\u00e0<\/b>, la <b>realt\u00e0<\/b> e la <b>sostanza<\/b> del corpo di Cristo debbono essere sperimentate e pensate sempre anche come <b>segno<\/b>, come <b>figura<\/b> e come <b>virt\u00f9<\/b>. Senza questa depolarizzazione del linguaggio tridentino, la chiesa cattolica oggi non riesce a fare esperienza della presenza reale. Non si tratta di fare una cosa nuova, ma di uscire dalle polarizzazioni che la Chiesa moderna, di fronte a nuove sfide, aveva introdotto nel pensiero e nella esperienza ecclesiale e che oggi non restituiscono ai cristiani n\u00e9 un pensiero n\u00e9 una esperienza alla altezza delle nuove sfide contemporanee. Il dogma della presenza reale pu\u00f2 essere detto e vissuto in forma pi\u00f9 ricca se una lettura rituale permette di superare i limiti della visione sostanziale.<\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; Un ampio ragionamento sulla tradizione eucaristica esige di comprendere bene uno dei testi-chiave della lettura moderna del sacramento dell\u2019altare. 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