{"id":19879,"date":"2025-07-17T16:19:21","date_gmt":"2025-07-17T14:19:21","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19879"},"modified":"2025-07-17T19:59:08","modified_gmt":"2025-07-17T17:59:08","slug":"questione-liturgia-e-custodia-della-tradizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/questione-liturgia-e-custodia-della-tradizione\/","title":{"rendered":"QUESTIONE LITURGICA E CUSTODIA DELLA TRADIZIONE"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12153\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"198\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke-300x198.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/burke.jpg 320w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le recenti pressioni che il mondo tradizionalista sta esercitando sulla opinione pubblica ecclesiale si fondano su un presupposto del tutto errato. Esse dimenticano che la cosiddetta &#8220;questione liturgica&#8221; (QL) , cos\u00ec definita da Romano Guardini negli anni 20 del 900, esordisce da una constatazione che appare oggi del tutto dimenticata e rimossa, spesso anche dai leali difensori della riforma liturgica: i cattolici degli anni 10 e 20 del 900, se erano lucidi, riconoscevano di non saper pi\u00f9 celebrare. Tutto comincia da questa consapevolezza e dalla necessit\u00e0 di reimpostare correttamente una nuova teologia della liturgia e una pi\u00f9 autentica prassi rituale: questo vale per Guardini come per Festugi\u00e8re, per Casel come per Parsch. Al fine di rispondere alla QL e quindi per uscire dalla condizione di crisi ecclesiale che essa determinava, occorreva lavorare contemporaneamente su due fronti: quello della formazione e quello della riforma.<\/p>\n<p><em>La formazione e la riforma<\/em><\/p>\n<p>Lo sviluppo del Movimento Liturgico, che tentava di rispondere alla QL, attesta un primato della via della formazione almeno fino agli anni 40, ma, prima con Pio XII e poi con il Vaticano II, si manifesta il passaggio necessario, tra il 1965 e il 1988, con la riforma dell&#8217;intero quadro degli Ordines rituali. Tuttavia con la fine del II millennio, appare chiara la necessit\u00e0 di tornare, grazie alla riforma dei riti, alla coscienza della sua insufficienza, con una chiara ripresa del primato della formazione: formazione non tanto alla liturgia, ma da parte della liturgia. Cos\u00ec appare chiaro che la riforma \u00e8 necessaria, ma non sufficiente: questo reca una possibilit\u00e0 di avanzamento, ma anche una tentazione di nostalgia e di illusione che il passato avesse la formula magica della liturgia ecclesiale.<\/p>\n<p>Se si osserva bene la storia degli ultimi 25 anni si nota, in seguito a ci\u00f2, una grave sfasatura: la fine del primato della riforma accade con la fine del 2 millennio, ma la chiara assunzione di un nuovo compito di formazione appare solo con <i>D<\/i><i>esiderio Desideravi<\/i> di papa Francesco, un anno dopo <i>Traditiones Custodes<\/i>. Che cosa \u00e8 successo in quei 20 anni tra il 2000 e il 2021? Il magistero ecclesiale ha attraversato una crisi profonda e una fase di grave regressione: <i>Liturgiam Authenticam <\/i><i>(2001)<\/i>, <i>Redemptionis sacramentum <\/i><i>(2004) e<\/i> <i>Summorum Pontificum<\/i> (2007) sono i testi chiave di questo smarrimento e di questa crisi di autorit\u00e0. Infine, la polemica sul <i>pro multis<\/i> (2012) \u00e8 l\u2019ultimo segno di questo grave disagio. La liturgia torna ad essere considerata come occasione di abusi, non come opportunit\u00e0 di apprendere nuovi usi. In questo contesto il documento pi\u00f9 pericoloso, sul piano teologico, istituzionale e pastorale \u00e8 stato <i>S<\/i><i>ummorum Pontificum<\/i>.<\/p>\n<p><em>La negazione della Riforma liturgica<\/em><\/p>\n<p>Di fatto SP nega la questione liturgica, smentisce il ML e svuota la Riforma liturgica di autorit\u00e0. Se si pu\u00f2 essere cattolici romani continuando a celebrare come se il Concilio non ci fosse mai stato, si esce dalla tradizione. Perch\u00e9 la tradizione resta viva solo se sa ancora cambiare. Se si paralizza il cambiamento, rendendolo superfluo, si blocca la vita della Chiesa. Solo se si esce da questa concorrenza sleale tra due forme parallele e contraddittorie dello stesso rito, si rende significativa e preziosa una nuova fase di formazione. La ideologia della \u201cpace liturgica\u201d \u00e8 un sofisma pericoloso: non si fa pace liturgica autorizzando a considerare opzionale la riforma liturgica. Questo alimenta solo la guerra.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo documento che attesta la rappresentazione distorta della tradizione che ho appena ricordato \u00e8 quel <i>Giudizio Conclusivo<\/i> \u2013 in questi giorni riesumato dal cestino dalla giornalista Diane Montagna &#8211; che papa, Francesco ha cestinato nel 2021, per scrivere <i>T<\/i><i>raditionis custodes<\/i>. La custodia della tradizione non pu\u00f2 sopportare in alcun modo un regime parallelo tra forme rituali contraddittorie. Chi considera questa come una soluzione \u00e8 privo di logica teologica, istituzionale e pastorale. Vuole affermare ciecamente una identit\u00e0, senza considerazioni ecclesiali sufficienti.<\/p>\n<p><em>L&#8217;unica <\/em>lex orandi<em> e il sofisma di Siri e Lefebvre<\/em><\/p>\n<p>Il cammino liturgico del futuro pu\u00f2 avere come base l\u2019unica <i>lex orandi<\/i>. Chi ha la passione per il latino pu\u00f2 usare la Editio Typica degli Ordines vigenti. Chi vuole uscire verso il passato, non solo nella lingua, ma anche nei testi, pretendendo di usare gli Ordines che il Concilio e la sua recezione ha deliberato di riformare, deve assumersi la responsabilit\u00e0 di prendere la via della porta. Come fece, a suo tempo, Marcel Lefebvre. Mostrando bene che il suo problema non era la liturgia, ma la Chiesa e il suo rapporto con il mondo e con la storia. E bisogna ricordare che fu proprio lui, subito dopo il Concilio, a riprendere quell\u2019argomento, che 15 anni prima era gi\u00e0 stato introdotto dal Card. Siri di Genova, in occasione della prima grande riforma liturgica: quella della Veglia Pasquale, promossa da Pio XII. \u201cSe il papa decide una riforma (della Veglia Pasquale o del Messale), la renda raccomandabile, ma non obbligatoria. Di modo che, chi vuole, possa continuare come se nulla fosse\u201d. Questo argomento, prima di Siri, poi di Lefebvre, oggi vorrebbe essere proposto come \u201cregola\u201d della pace liturgica? Potremmo forse fidarci di questi sofismi vuoti e arroganti? E non ha fatto molto bene Francesco a rifiutarli in radice, essendo ancora pesantemente presenti nel Giudizio conclusivo che pretendeva di svuotare ideologicamente un sondaggio su SP, rendendolo superfluo? E\u2019 evidente che la questione liturgica non \u00e8 finita: per questo il compito di difendere la unicit\u00e0 della <i>lex orandi<\/i> non \u00e8 questione da sacrestie, ma esercizio prezioso di ragione teologica e di comunione ecclesiale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le recenti pressioni che il mondo tradizionalista sta esercitando sulla opinione pubblica ecclesiale si fondano su un presupposto del tutto errato. 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