{"id":19870,"date":"2025-07-07T00:28:40","date_gmt":"2025-07-06T22:28:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19870"},"modified":"2025-07-07T00:28:40","modified_gmt":"2025-07-06T22:28:40","slug":"oltre-ogni-motu-proprio-liturgico-il-ripristino-della-tradizione-sana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/oltre-ogni-motu-proprio-liturgico-il-ripristino-della-tradizione-sana\/","title":{"rendered":"Oltre ogni Motu Proprio liturgico. Il ripristino della tradizione sana"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Summorum.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-15406\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Summorum.jpg\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"283\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come era prevedibile, non abbiamo dovuto aspettare molto tempo dalla elezione di papa Leone XIV per veder sorgere, negli ambienti del tradizionalismo, la richiesta di \u201cripristino\u201d della libert\u00e0 di utilizzo del <i>Vetus Ordo<\/i>, come era stata prevista dal MP <i>Summorum Pontificum <\/i>(= SP). Per avanzare questa richiesta si sono fatte alcune azioni di disturbo: attribuire il MP <i>Traditionis Custodes <\/i>(=TC), che ha abrogato SP, al capriccio di un papa troppo progressista, oppure chiamare in causa le trame di una curia che gioca con carte truccate, o infine denunciare la mancanza di senso della tradizione di ampi settori della teologia e della pastorale. Questi sono i tipici comportamenti degli amici tradizionalisti, spesso per\u00f2 accompagnati da insulti alle autorit\u00e0 e alle idee: non bisogna stupirsene troppo, sono fatti cos\u00ec. La cosa pi\u00f9 rischiosa, per\u00f2, consiste nel restare catturati nella loro narrazione, che imposta una sorta di \u201clotta\u201d tra diversi testi di Motu Proprio: uno \u201cbuono\u201d (quello del 2007) e uno cattivo (quello del 2021); uno liberale e uno liberticida; uno accogliente e uno segregante; uno aperto e uno chiuso etc. etc.<\/p>\n<p>Tutto questo racconto, in verit\u00e0, non \u00e8 altro che una montatura, una mistificazione: \u00e8 semplicemente una narrazione falsa. Le cose non stanno affatto cos\u00ec. La tradizione liturgica \u00e8 stata alterata gravemente dal MP del 2007, che ha introdotto una logica di \u201cparallelismo liturgico generale\u201d che mai lungo la storia era stato ritenuto concepibile o ragionevole. Il MP del 2021 ha semplicemente riportato la condizione liturgica ecclesiale al suo regime classico e tradizionale. SP ha interrotto arbitrariamente, con un azzardo un poco temerario, una tradizione secolare, che sempre ha considerato superato il rito precedente, quando interveniva una riforma generale. Cos\u00ec ha introdotto, surrettiziamente un principio post-moderno di attaccamento rituale, che \u00e8 individuale e che come tale distrugge la unit\u00e0 della chiesa. Ogni soggetto e ogni comunit\u00e0 poteva scegliere, sostanzialmente in modo arbitrario, quale rito utilizzare per celebrare l\u2019eucaristia e tutti gli altri sacramenti e sacramentali. Nel documento che nel 2011 dava applicazione amministrativa a SP, si arrivava a costruire un \u201cmostro giuridico\u201d: era da considerarsi \u201cgruppo liturgico\u201d, abilitato a domandare la celebrazione VO, un gruppo formato anche solo di tre persone, persino appartenenti a tre diocesi diverse! In questo modo, con questa finzione giuridica davvero scandalosa e di cui in curia nessuno sembrava accorgersi, si moltiplicavano artificiosamente le cose: in tre diocesi potevano formarsi tre gruppi VO, composti di soli tre soggetti, appartenenti ciascuno ad una diocesi diversa. Un bel capolavoro di mistificazione ecclesiale e liturgica, con tanto di timbro papale!<\/p>\n<p>TC supera questo regime di eccezione, eliminando ogni parallelismo generale tra diverse forme del medesimo rito e facendo rientrare la Chiesa nella normale unicit\u00e0 della <i>lex orandi<\/i>. Una sola liturgia per una sola fede: le differenze, certamente necessarie, sono interne a questa unicit\u00e0 e avvengono per traduzione e inculturazione.<\/p>\n<p>Per questo oggi \u00e8 utile comprendere che non si tratta di alimentare il braccio di ferro tra due MP, ma di assicurare il superamento completo della logica del MP in liturgia. Con un MP si era messa in questione la riforma liturgica. Con un altro MP, 14 anni dopo, si \u00e8 ristabilito l\u2019ordine liturgico naturale: questo vuole la tradizione sana. Un segno di malattia della tradizione \u00e8 quello di pensare di istituire \u201cregimi di favore\u201d per modi di celebrare che apertamente \u2013 e inevitabilmente &#8211; contraddicono il Concilio Vaticano II. Per entrare in questo sguardo nuovo, che supera la logica di contrapposti MP, dobbiamo superare le due fondamentali giustificazioni che hanno cercato di dare un fondamento a SP: la <i>presunta eternit\u00e0 del sacro rituale<\/i> e la <i>non contraddittoriet\u00e0 di due forme diverse del Rito romano<\/i>. Esaminiamole una per una, per superare tutte le resistenze del regime di eccezione:<\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) <i>La presunta eternit\u00e0 del sacro rituale<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">A partire da SP, ha iniziato a circolare un preteso principio, che viene espresso nel testo del MP e che verr\u00e0 ripetuto per i 14 anni di vigenza del testo e che dopo continua ad essere spesso invocato, anche oggi, da voci come quelle del Card. Sarah e di Mons. Gaenswein. La proposizione, cos\u00ec come citata da SP, recita: <\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u00ab<\/span><\/span><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Ci\u00f2 che le generazioni precedenti ritenevano sacro, rimane sacro e grande anche per noi, e non pu\u00f2 essere improvvisamente completamente proibito o addirittura considerato dannoso. \u00c8 dovere di tutti noi preservare le ricchezze che si sono sviluppate nella fede e nella preghiera della Chiesa, e dare loro il giusto posto\u00bb.<\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questo \u00e8 il \u201cprincipio\u201d, che potremmo chiamare\u00a0<\/span><\/span><\/span><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201c<\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>principio di immutabilit\u00e0 del sacro\u201d<\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u00a0che vorrebbe fondare sistematicamente, nel 2007, una costruzione giuridica assai ardita, che sconfina largamente nella \u201cfinzione\u201d: da questo principio si pretende di derivare una \u201cvigenza parallela\u201d di due \u201cforme\u201d o \u201cusi\u201d del rito romano, che per\u00f2 si contraddicono, poich\u00e9 la seconda \u00e8 nata per emendare, correggere, integrare e convertire la prima. Il principio, infatti, ricostruisce la \u201ccontinuit\u00e0\u201d come contemporanea vigenza di forme tra loro non coerenti. Qui vi \u00e8 un vizio logico, storico, spirituale e teologico che inficia sia la ricostruzione storica, sia la soluzione pratica:\u00a0 essa pretende di istituire, in vista di una pretesa riconciliazione, un parallelismo rituale tra \u201cforma ordinaria\u201d e \u201cforma straordinaria\u201d,\u00a0che in realt\u00e0 mina in radice la pace ecclesiale. Ci\u00f2 che TC ha rilevato, anzitutto sul piano sistematico, \u00e8 la inconsistenza di questo principio. Si deve osservare, inoltre, che questo principio non ha natura teologica, ma sapienziale. Non deriva da un sapere sistematico, ma da una sensibilit\u00e0 culturale estrinseca, che inclina alla nostalgia e che confonde la continuit\u00e0 della tradizione (garantita dalla riforma) con la permanenza dell\u2019<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>ordo vetus<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"> rispetto al <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>novus<\/i><\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">. Una sorta di irreformabilit\u00e0 della liturgia e della chiesa. <\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Lo si chiama principio, ma \u00e8 solo un pregiudizio.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) <i>La non contraddittoriet\u00e0 tra due forme diverse del rito romano<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il secondo \u201cassunto\u201d, che trova anch\u2019esso fondamento nel testo di SP, afferma la non contraddittoriet\u00e0 tra due forme diverse del rito romano. E perci\u00f2 prova a dimostrare non solo che la riforma liturgica non viene minacciata dalla possibilit\u00e0 riconosciuta ad ogni \u201cgruppo\u201d di poter celebrare con un rito non riformato, ma anche che la convivenza tra due forme rituali non solo non comporterebbe problemi, bens\u00ec arricchirebbe a vicenda il vecchio col nuovo e il nuovo col vecchio. In questo ragionamento manca ogni considerazione della storia. Bisogna infatti distinguere accuratamente due aspetti della questione:<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; tra due forme del rito romano (ad esempio tra il rito carolingio e il rito tridentino) non vi \u00e8 alcuna contraddizione, proprio perch\u00e9 uno era celebrato nel IX secolo e l\u2019altro nel XVII secolo. Cos\u00ec pure tra un rito romano celebrato nel XIX secolo e un rito diverso, frutto della riforma del Vaticano II, celebrato nel XXI secolo. La differenza temporale permette di superare la contraddizione e riconoscere una continuit\u00e0 anche nella diversit\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; invece, se si pretende di fondare la continuit\u00e0 sulla \u201ccontemporanea vigenza\u201d di forme contraddittorie del medesimo rito, non si genera pace, ma solo maggior conflitto. Le diverse forme liturgiche, infatti, sono la espressione non solo del culto, ma anche della fede, della chiesa e del rapporto col mondo che nel corso del tempo evolve e si modifica. Assumere come non contraddittoria la contemporanea vigenza di forme rituali, di cui una \u00e8 stata la esplicita e intenzionale riforma dell\u2019altra, \u00e8 una contraddizione logica. Non si pu\u00f2, nella medesima parrocchia, celebrare Cristo Re o a fine ottobre o a fine novembre. Cos\u00ec si generano due chiese in conflitto e che si scontrano non solo sulla data della festa in questione.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Per questo insisto nel dire: usciamo dalle logiche di due MP in concorrenza. La riforma liturgica ha una sua essenziale linearit\u00e0, che non pu\u00f2 essere alterata da interventi esterni: la <i>lex orandi<\/i> voluta dal Concilio, e attuata da Paolo VI e Giovanni Paolo II, con i nuovi <i>Ordines<\/i>, non ha in parallelo a s\u00e9 nessuna \u201caltra forma\u201d del rito romano. Nell\u2019unica forma comune dobbiamo portare le diverse sensibilit\u00e0 e le diverse culture. Persino gli amanti del latino sono accontentati: ma non con un\u2019altra forma rituale, bens\u00ec solo con una lingua diversa (pi\u00f9 antica, ma meno viva) della medesima forma rituale. A questo nessuno potr\u00e0 ragionevolmente opporsi. Ma solo a questo.<\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Piccola postilla eucaristica<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Alla luce di quanto ho qui brevemente sintetizzato, \u00e8 chiaro che le \u201cforme del rito\u201d sono anche forme di Chiesa e \u201cforma di teologia eucaristica\u201d. Forse sfugge a non pochi il fatto che la liturgia che \u00e8 frutto della Riforma conciliare non \u00e8 semplicemente una \u201ccerimonia diversa\u201d, ma \u00e8 anche una \u201cteologia pi\u00f9 ricca\u201d della messa come di tutti i sacramenti e sacramentali. La ricchezza del nuovo <i>Ordo Missae<\/i> implica una concezione pi\u00f9 ricca e articolata del rapporto tra corpo di Cristo sacramentale e corpo di Cristo ecclesiale: si pensi soltanto alla ricchezza della liturgia della parola, alla ricchezza di prefazi e di preghiere eucaristiche, all\u2019arricchimento delle parole sul pane e sul calice, al rapporto strutturale tra preghiera eucaristica e rito di comunione&#8230;tutto questo si trova solo nel NO e ha esempi nel VO. Una teologia eucaristica all\u2019altezza dei tempi non pu\u00f2 arretrare ad una forma rituale troppo clericale, che separa consacrazione e comunione e che manca di una esperienza di Parola cos\u00ec ricca e cos\u00ec articolata. La scelta del VO non \u00e8 la scelta della Messa in latino: \u00e8 la scelta di una Chiesa e di un \u201cordine delle priorit\u00e0\u201d (ecclesiali e spirituali) che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 e dal quale il Concilio Vaticano II ha preso ufficialmente congedo. <\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come era prevedibile, non abbiamo dovuto aspettare molto tempo dalla elezione di papa Leone XIV per veder sorgere, negli ambienti del tradizionalismo, la richiesta di \u201cripristino\u201d della libert\u00e0 di utilizzo del Vetus Ordo, come era&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19870"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19870"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19870\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19871,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19870\/revisions\/19871"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19870"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19870"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19870"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}