{"id":19859,"date":"2025-07-03T07:16:57","date_gmt":"2025-07-03T05:16:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19859"},"modified":"2025-07-03T07:16:57","modified_gmt":"2025-07-03T05:16:57","slug":"un-corpus-domini-ecumenico-una-provocazione-da-non-trascurare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/un-corpus-domini-ecumenico-una-provocazione-da-non-trascurare\/","title":{"rendered":"Un Corpus Domini ecumenico?  Una provocazione da non trascurare"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corpusdominiValois.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19860\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corpusdominiValois-210x300.jpg\" alt=\"\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corpusdominiValois-210x300.jpg 210w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corpusdominiValois-718x1024.jpg 718w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corpusdominiValois-768x1095.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corpusdominiValois-1077x1536.jpg 1077w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corpusdominiValois-1436x2048.jpg 1436w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/corpusdominiValois.jpg 1795w\" sizes=\"(max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>(la rappresentazione del Codice Valois riprende le prassi di inizio XVI secolo, non trascurando la coloratissima infiorata)<\/em><\/p>\n<p><strong>Un Corpus Domini ecumenico?<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\">\u201c<span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\">Qui tutto vuol essere concordia e armonia, che converte i cuori, modera le cupidigie. Tutto vuol volgersi ad edificazione: Vangelo vissuto, mitezza praticata, giustizia santa penetrata di carit\u00e0, e fatta circolare tra uomo e uomo, tra popolo e popolo.\u201d <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: right\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\"> <span style=\"color: #000000\">Giovanni XXIII, Corpus Domini, 1962<\/span><b> <\/b><\/span><\/span><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel suo recente intervento sul tema della teologia eucaristica, M. Perroni ha fatto pi\u00f9 di una affermazione importante. Di particolare interesse, per me, \u00e8 stato il suo richiamo ad una versione \u201cecumenica\u201d del Corpus Domini. Si potrebbe lavorare su questo?<\/p>\n<p>Per quanto piuttosto originale, l\u2019idea mi pare tutt\u2019altro che infondata. Proprio a partire dalla storia della istituzione della Festa del Corpus Domini. In effetti, un compito ecumenico, nel senso pi\u00f9 autentico, consiste nel ritrovare una comunione che la storia ha perduto. Il senso veramente \u201ccattolico\u201d della festa, nel senso di universale e di condiviso, pu\u00f2 essere recuperato nei suoi intenti originali, cos\u00ec come appaiono dalla Bolla <i>Transiturus<\/i>, del 1264. Se torniamo a quel testo, infatti, scopriamo una serie di dati ecumenicamente decisivi:<\/p>\n<p>a) La festa nasce da un compito ecclesiale inevaso: ossia garantire a tutto il popolo di Dio di accedere alla comunione eucaristica, per rimediare ad un difetto liturgico del gioved\u00ec santo, in cui il prevalere di riti e cerimonie diverse (benedizione degli olii, riconciliazione dei penitenti) aveva messo in secondo piano la centralit\u00e0 della comunione eucaristica<\/p>\n<p>b) L\u2019accento maggiore, nel testo istitutivo della festa, \u00e8 posto sulla dimensione del pasto di comunione. Pur essendo gi\u00e0 affermata sul piano teologico una riduzione della comunione a \u201cuso del sacramento\u201d (che sar\u00e0 una deriva cattolica sempre pi\u00f9 accentuata sia rispetto all\u2019oriente cristiano, sia rispetto all\u2019occidente non cattolico) le affermazioni centrali del testo alimentano una visione della comunione profondamente ecumenica.<\/p>\n<p>c) Viene largamente raccomandata una adeguata celebrazione della comunione ecclesiale, ma non si parla esplicitamente n\u00e9 di processione, n\u00e9 di ostensione dell\u2019ostia. Come vedremo, questi due aspetti sono stati introdotti successivamente, a Roma, rispettivamente da Giovanni XXII (1316) che introduce la processione e poi da Nicola V (1446) che introduce la ostensione dell\u2019ostia, quasi 200 anni dopo la istituzione della festa.<\/p>\n<p>Come accade nella storia, lo sviluppo unilaterale di una istituzione antica, se non adeguatamente corretto nel suo procedere storico, fa addirittura dimenticare le intenzioni con cui una istituzione \u00e8 nata. Se la festa si \u00e8 trasformata, gi\u00e0 50 anni dopo la sua istituzione, in una manifestazione di potere pubblico, in una presentazione solenne della signoria di Cristo sulla citt\u00e0, e poi, dopo la Riforma protestante, in una contemporanea affermazione apologetica di una teologia della presenza diversa da quella protestante, questa evoluzione costituisce un dato storico che non si pu\u00f2 aggirare facilmente. Non si tratta, per\u00f2, di una dimensione originaria della festa, bens\u00ec di un suo legittimo sviluppo storico, che non siamo obbligati a confondere con il suo intento originario. Ci\u00f2 che \u00e8 stato legittimo in un\u2019epoca non \u00e8 un dato necessario in epoche successive.<\/p>\n<p>Esaminiamo pi\u00f9 nel dettaglio alcuni aspetti del documento di papa Urbano IV, da cui tutto \u00e8 iniziato:<\/p>\n<p>&#8211; mette al centro il valore della eucaristia come \u201cdono\u201d che ha nel pasto il suo centro.<\/p>\n<p>&#8211; limita al minimo la dimensione apologetica (la citazione dell\u2019errore eretico \u00e8 marginale e non incide sulla forma della festa)<\/p>\n<p>&#8211; valorizza la celebrazione con comunione del popolo<\/p>\n<p>&#8211; presenta un elemento di riparazione interno alla vicenda ecclesiale, per rimediare alla \u201cdistrazione\u201d nella messa in Coena Domini del gioved\u00ec santo<\/p>\n<p>&#8211; ci\u00f2 corrisponde alla conclusione del testo, sulla remissione della pena, legata ai momenti liturgici della festa e della ottava.<\/p>\n<p>Come dicevo, questa intuizione iniziale della \u201cFete-Dieu\u201d, come la chiamano i francofoni, ha avuto un esito piuttosto complesso. Singolare \u00e8 il fatto che il testo del 1264, promosso da papa Urbano IV, non abbia avuto alcuna recezione. Le cose sono cambiate solo nel 1309, con Clemente V e poi nel 1316, con papa Giovanni XXII, con la istituzione della processione, prima non prevista. Questo passaggio, da parte di un papa avignonese, di fatto ha trasformato la festa, anche se non le ha dato ancora la forma che oggi conosciamo. Vediamo i due elementi pi\u00f9 qualificanti della storia successiva:<\/p>\n<p>a) la festa \u00e8 nata per condurre il popolo alla comunione eucaristica, riparando alla trascuratezza verso la Messa in Coena Domini. Quindi si tratta di una festa che fa \u201centrare\u201d i cristiani nel centro vivo della loro relazione con Cristo, mediante il rito della comunione. La processione, invece, cambia la direzione: porta i cristiani a uscire dalla Chiesa e ad entrare nella citt\u00e0. Anzi, come si vede in molti sviluppi storici tra XIV e XVI secolo (a Roma, a Venezia, a Genova, ma anche in Inghilterra e in Francia) la festa del Corpus Domini acquista sempre pi\u00f9 carattere civile, mobilita ogni potere, struttura la forma stessa del potere.<\/p>\n<p>b) A partire dalla Controriforma, la festa si carica anche di una profonda apologetica antiprotestante: diventa affermazione della dottrina cattolica sulla eucaristia rispetto alla lettura protestante della Santa Cena. In questo sviluppo, inevitabilmente, alla processione si sovrappone la adorazione della \u201cpresenza reale\u201d in evidente conflitto con la comunione protestante. Infatti, se uno dei fronti conflittuali rester\u00e0 la contrapposizione tra \u201cconsacrazione\u201d e \u201ccomunione\u201d come \u201cluogo della presenza\u201d, \u00e8 evidente che la processione con il Santissimo Sacramento diventa, indirettamente, negazione della rilevanza della comunione. Cos\u00ec, paradossalmente, una festa nata per recuperare la comunione \u00e8 diventata, non raramente, momento di contrasto alla comunione. D\u2019altra parte, \u00e8 un dato importante il fatto che la ostensione dell\u2019ostia, in una processione papale a Roma, inizia solo con papa Nicola V, nel 1447: potremmo dire che \u00e8 una invenzione moderna.<\/p>\n<p>Questi elementi di una storia di quasi 8 secoli, se colti senza discernimento, possono farci percepire la festa del Corpus Domini in una prospettiva molto unilaterale. Certamente si \u00e8 trattato di una inculturazione potente, che ha mobilitato con forza energie laicali, confraternite, forme dell\u2019arte e del costume (infiorate e teatri!). Il recupero di una teologia eucaristica pi\u00f9 ricca e pi\u00f9 fondata nella Scrittura e nei Padri pu\u00f2 rendere il nostro sguardo capace di nuove letture, di nuove inculturazioni. Nonostante le evidenti difficolt\u00e0 con cui ogni tradizione (cattolica, evangelica o orientale) pu\u00f2 uscire dalle proprie \u201cparole d\u2019ordine\u201d, mi sembra che sia possibile trovare, proprio all\u2019origine della Festa, alcuni elementi che oggi diventano \u201cspunti ecumenici\u201d decisivi:<\/p>\n<p>&#8211; Il testo della Bolla <i>Transiturus<\/i> riconosce un valore comune a tutte le tradizioni cristiane: il fatto decisivo del rito di comunione, come pienezza ecclesiale della presenza di Cristo nella sua Chiesa. Questo \u00e8 un punto del tutto condiviso teologicamente, che faticano ad ammettere soprattutto i cattolici, a causa della interferenza profonda del conflitto con gli evangelici, che ha spostato la attenzione dalla comunione alla consacrazione, dalla celebrazione alla adorazione.<\/p>\n<p>&#8211; La forma storica, che solo dalla met\u00e0 del XV secolo ha preso figura, ossia la processione con la ostensione del Santissimo Sacramento, \u00e8 uno sviluppo possibile, ma non necessario della intuizione originaria circa la festa. Se lo traduciamo in parole teologiche possiamo dire: la figura di presenza del Corpo di Cristo pi\u00f9 alta non \u00e8 quella dell\u2019effetto intermedio (verit\u00e0 del corpo e sangue sotto le specie del pane e del vino), ma quella del dono di grazia (unit\u00e0 e carit\u00e0 della Chiesa) che si realizza nella comunione. Il Corpo di Cristo ultimo, nella eucaristia, non \u00e8 il pane e il vino consacrati, ma il Corpo di Cristo ecclesiale, come risultato della comunione.<\/p>\n<p>&#8211; Lo sviluppo storico ha elaborato in modo originale questa \u201cdestinazione ecclesiale\u201d del Corpo di Cristo, preferendo una sorta di polarizzazione: da un lato il Corpo di Cristo sacramentale, quasi isolato nella sua evidenza separata, dall\u2019altro il Corpo di Cristo ecclesiale, identificato con la struttura del potere ecclesiale e cittadino. Portare il Corpo di Cristo in mezzo alla citt\u00e0 \u00e8 stato interpretato mediante una separazione: quella tra sacramento e chiesa. Questa separazione ha radici teologiche, che dobbiamo avere il coraggio di discutere.<\/p>\n<p>&#8211; La lettura ecumenica di questa soluzione potrebbe riservare sorprese: costringerebbe ogni confessione, ad una pi\u00f9 fine elaborazione della teologia eucaristica, uscendo da semplificazioni storiche che hanno isolato la presenza di Cristo e la identit\u00e0 ecclesiale, a causa di un modo di pensare l\u2019eucaristia in cui un effetto di essa \u00e8 pensato come in essa contenuto, mentre l\u2019altro non lo \u00e8. Questa opzione teologica del passato, possibile, reale, ma non necessaria, ha avuto conseguenze non solo sacramentali, ma ecclesiali e politiche.<\/p>\n<p>Oggi forse una lettura pi\u00f9 completa del mistero eucaristico pu\u00f2 evitare di creare un salto tra la comunit\u00e0 che si \u00e8 comunicata al Corpo di Cristo, ed \u00e8 diventata Corpo di Cristo, e il restare della particola dopo la comunione, non per riserva, ma per processione. Qui c\u2019\u00e8 un problema grave di identit\u00e0 della Chiesa, che chiede una soluzione ecumenica: senza negare nessuna tradizione, ma armonizzando diversamente le priorit\u00e0. Lascandosi arricchire dalle differenze che abbiamo bollato come errori e che fanno parte della nostra storia comune, da riscoprire pi\u00f9 a fondo. Ovviamente la cosa non \u00e8 semplice: ma \u00e8 una profezia ecclesiale e come tutte le profezie, guarda lontano e non si lascia spaventare dalle mille obiezioni ragionevoli, che possono bloccare ogni movimento di riconciliazione, prima ancora che cominci.<\/p>\n<p>Nella luce della tradizione del Corpus Domini Giovanni XXIII ha tenuto nel 1959 e nel 1962 due mirabili discorsi sulla Chiesa e sulla unit\u00e0. Ha aperto uno sguardo nuovo parlando con le parole pi\u00f9 classiche, ma una volta ancora nutrite alla sapienza di tutta la tradizione. Questo \u00e8 anche il nostro compito: rileggere la tradizione in modo integrale, per recuperarne il senso ecumenico. Anche della festa del <i>Corpus Domini, <\/i>che ha bisogno di un vero <i>ressourcement<\/i>, di un autentico \u201critorno alle fonti\u201d, per essere pienamente e veracemente se stessa.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(la rappresentazione del Codice Valois riprende le prassi di inizio XVI secolo, non trascurando la coloratissima infiorata) Un Corpus Domini ecumenico? \u201cQui tutto vuol essere concordia e armonia, che converte i cuori, modera le cupidigie&#8230;.<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19859"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19859"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19859\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19862,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19859\/revisions\/19862"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19859"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19859"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19859"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}