{"id":19823,"date":"2025-06-23T09:12:16","date_gmt":"2025-06-23T07:12:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19823"},"modified":"2025-06-23T09:12:16","modified_gmt":"2025-06-23T07:12:16","slug":"digiuno-e-comunione-impossibile-alcune-sorprese-dalla-tradizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/digiuno-e-comunione-impossibile-alcune-sorprese-dalla-tradizione\/","title":{"rendered":"Digiuno e comunione impossibile: alcune sorprese dalla tradizione"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/The_Last_Supper_The_Passion_of_the_Christ.jpg.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12659\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/The_Last_Supper_The_Passion_of_the_Christ.jpg-300x139.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"139\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/The_Last_Supper_The_Passion_of_the_Christ.jpg-300x139.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/The_Last_Supper_The_Passion_of_the_Christ.jpg-1024x476.jpg 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/The_Last_Supper_The_Passion_of_the_Christ.jpg.jpg 1600w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dopo la messa domenicale, parte la processione con il Santissimo: cos\u00ec si \u00e8 soliti fare il giorno nella festa del Corpus Domini. Come ho gi\u00e0 chiarito nei post precedenti (cfr. <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/corpus-domini-e-celebrazione-eucaristica-i-due-registri-da-ricalibrare\/\">qui<\/a>, <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-festa-del-corpus-domini-un-sostitutivo-ormai-superato\/\">qui<\/a> e <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-sacramento-e-la-comunione-sulle-radici-impensate-di-una-festa-medievale\/\">qui<\/a>), questo modo di intendere la festa (anzitutto come adorazione e processione) non risulta dal testo istitutivo della festa stessa, la Bolla <i>Transiturus <\/i><i>del hoc mundo<\/i>, di Urbano IV (1264), che si concentra sulla comunione come verit\u00e0 del Corpo e Sangue di Cristo: essa dice: <em><span style=\"color: #111111\">\u201c<\/span><\/em><em><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Dedit igitur se nobis Salvator in pabulum\u201d, <\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif\"><span style=\"font-size: small\">il Salvatore <\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif\"><span style=\"font-size: small\">si diede a noi come pasto<\/span><\/span><\/span><\/em><em><span style=\"color: #444444\"><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>. <\/i><\/span><\/span><\/span><\/em><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif\"><span style=\"font-size: small\">Per capire meglio la cosa, v<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #111111\"><span style=\"font-family: Georgia, Times New Roman, Times, serif\"><span style=\"font-size: small\">orrei<\/span><\/span><\/span> soffermarmi su un elemento apparentemente secondario, ma che molto ha inciso sulle prassi ecclesiali e sulla loro comprensione. Mi riferisco al \u201cdigiuno eucaristico\u201d e alla sua incidenza sulla pratica ecclesiale. In effetti fino al 1953, con la prima riforma di Pio XII, e poi definitivamente con il 1973, con Paolo VI, la comunione era riservata al primo mattino, dovendo rispettare il digiuno dalla mezzanotte. Una lunga stagione ha pensato la comunione come atto privato (non legato alla celebrazione eucaristica) e normato dalle regole del digiuno. Questo ha determinato una sfasatura profonda tra celebrazione del mistero e comunione col mistero. Gran parte della riflessione sulla eucaristia \u00e8 nata durante questo tipo di normativa comportamentale. Cos\u00ec non solo la teologia pensava, separatamente, la consacrazione del sacramento dal suo uso come comunione, non solo la pratica ecclesiale separava la comunione del prete (che avveniva nel rito eucaristico) dalla comunione della assemblea (che avveniva eventualmente e autonomamente, prima, durante o dopo la messa), ma le regole del digiuno rendevano ancora pi\u00f9 complessa la coerenza tra atto celebrativo e consumazione eucaristica.<\/p>\n<p>Le cose sono cambiate a partire dagli anni 50 e definitivamente dal 1973, su tutti e tre i fronti: si \u00e8 recuperata faticosamente la unit\u00e0 tra sacramento e comunione, si \u00e8 riconosciuto il rito di comunione come il luogo per eccellenza per la comunione della assemblea, si \u00e8 ridotto il digiuno ad un\u2019ora prima della comunione. Questi tre fatti teologici, pastorali ed istituzionali sono stati posti, ma non ancora recepiti, come \u00e8 inevitabile. Cos\u00ec rimangono prassi che erano giustificate dal regime precedente e non lo sono pi\u00f9 nel regime attuale. Un esempio pu\u00f2 essere illuminante: l\u2019ultimo giorno dell\u2019anno, la Chiesa si raduna la sera e celebra (oggi ordinariamente) la Ottava del Natale, Solennit\u00e0 di Maria Madre di Dio, con una grande celebrazione eucaristica vigiliare, alla fine della quale tutta la assemblea comunica al Corpo e al Sangue di Cristo. Ma, appena dopo la messa, si procede con la prassi che era giustificata dalla impossibilit\u00e0 di celebrare la messa fino agli anni 70, date le norme sul digiuno vigenti fino ad allora. E\u2019 chiaro che, se \u00e8 impossibile celebrare l\u2019eucaristia e accedere alla comunione, una benedizione eucaristica in occasione dei Vespri sembra una soluzione ragionevole. Ma se si \u00e8 appena conclusa la celebrazione eucaristica, e si ricorre al Santissimo per una benedizione eucaristica, si crea un \u201cdoppione\u201d, sicuramente minore, che attesta la mancanza di consapevolezza di ci\u00f2 che \u00e8 appena accaduto. La stessa cosa, <i>mutatis mutandis<\/i>, dobbiamo osservare per la festa del Corpus Domini. Appena finita la messa, partire con la processione, con il \u201cpane eucaristico\u201d, sembra una pratica in tensione con alcune evidenze, che non sembrano acquisite:<\/p>\n<p>a) da un lato, la verit\u00e0 del Corpo di Cristo sacramentale, mediante la comunione, viene consumata e tradotta nella verit\u00e0 del Corpo di Cristo ecclesiale. La consumazione non avviene \u201cper finta\u201d: la riserva eucaristica, che \u00e8 per i malati e per gli assenti, \u00e8 spezzata, non \u00e8 \u201cintera\u201d. Ripartire dall\u2019ostia consacrata, come se la messa non ci fosse stata e non fosse stata consumata, assume una accezione di \u201csacramento\u201d in qualche modo autonoma dalla comunione. Una processione eucaristica ha senso per portare il viatico ad un malato, non lo ha se non ha come fine una comunione. Tanto pi\u00f9 se la comunione si \u00e8 appena celebrata.<\/p>\n<p>b) in secondo luogo, questo corrisponde ad un modo di gestire il \u201crito di comunione\u201d che ha lo stesso difetto. Non solo \u00e8 possibile, alla fine della messa, ripartire dal pane consacrato (e non spezzato!), ma anche al momento del rito di comunione non \u00e8 raro che arrivi all\u2019altare, dal tabernacolo, una pisside di particole che non sono il frutto della celebrazione, ma di previe celebrazioni. Questa \u00e8 la inerzia della lunga tradizione che sfasava la comunione del prete (che si nutriva del pane sull\u2019altare) dalla comunione del popolo, che veniva nutrito solo dal tabernacolo. Allora avveniva in tempi differenziati, ora in contemporanea, ma con la stessa logica inadeguata.<\/p>\n<p>c) d\u2019altra parte, si deve riconoscere che anche per la teologia medievale, la \u201cverit\u00f2 del Corpo e Sangue sotto le specie del pane e del vino\u201d restava solo &#8220;effetto intermedio&#8221;, non effetto pieno, della eucaristia. L\u2019effetto di grazia, per usare la terminologia tecnica, era la unit\u00e0 e la comunione della Chiesa, che si realizza mediante la comunione. Il punto delicato, di questa teoria, consiste nella affermazione per cui mentre l\u2019effetto intermedio \u00e8 contenuto nel sacramento, l\u2019effetto di grazia (ossia la <i>res<\/i>) non \u00e8 contenuto, ma solo significato. Questa \u00e8 una deduzione non evidente e non necessaria.<\/p>\n<p>Questa differenza tra ci\u00f2 che \u00e8 contenuto e ci\u00f2 che non \u00e8 contenuto nel sacramento segna la distanza e la discontinuit\u00e0 della teologia medievale e moderna sia dai Padri della Chiesa, sia dalla teologia contemporanea. Una grande riconciliazione \u00e8 stata ritenuta necessaria dal Concilio Vaticano II per recuperare il passaggio, necessario, dal Corpo di Cristo sacramentale al Corpo di Cristo ecclesiale. Quando una celebrazione si conclude con la comunione eucaristica, la assemblea si riconosce come Corpo di Cristo: la sua esistenza porta il risorto in mezzo alle case, avendo in s\u00e9 la <i>res<\/i> del sacramento. La Chiesa ha un tabernacolo in cui custodisce a riserva eucaristica. Ma il tabernacolo \u00e8 uno strumento della comunione, non un sostitutivo di essa. Le forme della adorazione eucaristica, che sono ragionevoli in contesti in cui non c\u2019\u00e8 o non pu\u00f2 esserci celebrazione della comunione, restano necessariamente al servizio dell\u2019azione rituale di preghiera eucaristica e di rito di comunione. Se, appena finita la celebrazione con la comunione, ripartiamo dall\u2019ostia consacrata, \u00e8 come se smentissimo il rito appena celebrato, come se restassimo ancora in un regime del passato: allora quel regime era giustificato sia sul piano teologico, sia sul piano pastorale, sia sul piano della normativa del digiuno. Oggi la teologia, la pastorale e le norme sul digiuno dicono (o dovrebbero dire) ben altro. Per chi si scandalizza, potrebbe essere utile rileggere la Lettera 54 di S. Agostino, nella quale egli confessa a S. Ambrogio l\u2019imbarazzo di sua madre Monica, per il fatto che a Milano il sabato non si digiunava, mentre per a <span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">lei sembrava una cosa necessaria. La risposta di Ambrogio \u00e8 fulminante e dice una sapienza di cui oggi sembriamo incapaci. Egli risposte: <\/span><\/span><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u00ab<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Quando vado a Roma, digiuno il sabato; ma quando sono qui, non digiuno.<\/span><\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u00bb<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Il passaggio da un regime ad un altro non deve essere di scandalo per nessuno. Le nuove evidenze dicono non meno devozione, ma diversa devozione. La interferenza tra comprensioni teologiche, pratiche pastorali e normative sul digiuno oggi possono permettere un ritorno al \u201cfare comunione\u201d come verit\u00e0 della celebrazione eucaristica e del sacramento, in una forma davvero sorprendente. Purch\u00e9 ognuno non si leghi a tradizioni che contraddicono la verit\u00e0 dei segni parziali, sbandierati per\u00f2 come definitivi ed esclusivi. Il cattolicesimo, proprio in virt\u00f9 della sua universalit\u00e0, dovrebbe essere la meno rigida delle tradizioni, proprio in virt\u00f9 della sua antichit\u00e0. Se un tempo la festa del Corpus Domini si era trasformata in processione e adorazione, ci\u00f2 non aveva impedito le infiorate, le forme di relazione con la cultura, le belle testimonianze di fede. Se ritorniamo oggi al vero senso con cui la festa \u00e8 stata istituita, riconosciamo al suo centro la possibilit\u00e0 di vivere la comunione eucaristica come \u201ccorpo di Cristo ecclesiale\u201d, presenza del Risorto in mezzo ai suoi: a questo mistero prestiamo la nostra devozione. Come i discepoli di Emmaus, se riconosciamo il Risorto, non abbiamo pi\u00f9 bisogno di vederlo. Per questo motivo \u201cvedere il mistero eucaristico\u201d ha in s\u00e9 una contraddizione insuperabile e resta perci\u00f2 in profonda tensione con il senso con cui le Scritture, la tradizione liturgica e la pi\u00f9 antica coscienza ecclesiale ci parlano della frazione del pane e della cena del Signore.\u00a0<\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la messa domenicale, parte la processione con il Santissimo: cos\u00ec si \u00e8 soliti fare il giorno nella festa del Corpus Domini. 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