{"id":19818,"date":"2025-06-22T08:26:59","date_gmt":"2025-06-22T06:26:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19818"},"modified":"2025-06-22T08:34:16","modified_gmt":"2025-06-22T06:34:16","slug":"il-sacramento-e-la-comunione-sulle-radici-impensate-di-una-festa-medievale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-sacramento-e-la-comunione-sulle-radici-impensate-di-una-festa-medievale\/","title":{"rendered":"Il sacramento e la comunione. Sulle radici impensate di una festa medievale"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19819\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"153\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena-300x153.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ultimacena.jpg 382w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">La festa del <i>Corpus Domini<\/i> \u00e8 nata al fine di recuperare la comunione eucaristica pasquale e invece ha generato una attenzione e una adorazione esclusiva per il prodotto della consacrazione. Cerco di chiarire questo percorso con alcune riflessioni storiche e teoriche. Molta parte della nostra sensibilit\u00e0, delle nostre convinzioni e delle nostre fissazioni viene proprio da questa storia. Tutto comincia con il nipote di Carlo Magno, re Carlo il Calvo, che pose una domanda imbarazzante: \u201cCi\u00f2 che riceviamo al momento della comunione \u00e8 il Corpo di Cristo in verit\u00e0 o in mistero?\u201d Questa domanda, se l\u2019avessero ascoltata Ambrogio o Agostino, non la avrebbero neppure capita. Ma i tempi e le culture erano cambiati. Per rispondere in modo decente a questa domanda del IX secolo abbiamo impiegato almeno 400 anni. E comunque la domanda ha introdotto, per la prima volta nella cultura latina, una tensione che non abbiamo ancora risolto. Ossia la tensione tra verit\u00e0 e mistero, tra realt\u00e0 e figura, tra contenuto e forma. Rispondere alla domanda del re non era facile. Forse, fin dall\u2019inizio, si sarebbe dovuto pi\u00f9 che rispondere alla domanda, contestare la domanda. Avremmo dovuto fare come Ges\u00f9, che normalmente non sta nella domanda che gli pongono. In questo caso la domanda, senza averne la intenzione, ha introdotto una alternativa, una separazione, una frattura, che ha profondamente segnato non solo la nostra teologia eucaristica, ma anche e forse soprattutto la nostra pratica.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Nella domanda, tuttavia, possiamo notare due cose: da un lato la alternativa tra verit\u00e0 e mistero; dall\u2019altro il fatto che la domanda riguardi la comunione. Nel domandare Carlo il Calvo ha ancora chiaro che il centro della messa \u00e8 la comunione. Nel modo con cui i monaci, i pastori e i teologi hanno risposto a questa domanda troviamo la storia del nascere di una teologia eucaristica professionale, assunta poi dal magistero. Di fatto i primi due trattati \u201csul corpo sul sangue di Cristo\u201d stanno in rapporto a questa domanda e sono stati scritti da Pascasio Radberto e da Ratramno alla met\u00e0 del IX secolo. Le tappe fondamentali con cui si \u00e8 trovato un equilibrio tra verit\u00e0 e mistero (senza che un termine neghi l\u2019altro, come avviene da parte di posizioni \u201ceretiche\u201d) si possono identificare in tre momenti principali:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">a) la definizione di eucaristia di Innocenzo III, nel 1203, che dice \u201cforma del pane e vino, verit\u00e0 del corpo e sangue, virt\u00f9 della unit\u00e0 e carit\u00e0\u201d;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">b) il concetto di \u201ctransustanziazione\u201d di Tommaso d\u2019Aquino, che dice la realt\u00e0 sostanziale del Corpo e Sangue, la natura di specie di pane e vino e fa della \u201cunit\u00e0 della Chiesa\u201d il dono di grazia \u201cnon contenuto\u201d nel sacramento;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">c) I tre avverbi con cui il Concilio di Trento fissa la qualit\u00e0 della presenza \u201cvere, realiter, substantialiter\u201d purtroppo contrapponendoli a \u201csegno, figura, virt\u00f9\u201d.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">Questo sviluppo, che copre circa 700 anni (pi\u00f9 o meno dal 845 al 1547) determina non soltanto \u201cdefinizioni\u201d, ma anche \u201cpratiche\u201d. Tra le quali, in modo sempre pi\u00f9 accentuato, lo spostamento dello sguardo dalla comunione (da cui era partita la domanda di re Carlo) alla consacrazione, rispetto a cui la comunione degrada, nel linguaggio scolastico, a \u201cuso\u201d. Gi\u00e0 nella definizione di papa Innocenzo, ancora pi\u00f9 nella teoria di Tommaso, il sacramento \u00e8 soltanto la consacrazione, mentre la comunione diventa \u201cuso del sacramento\u201d. E\u2019 utile notale che la festa del Corpus Domini nasce per contrastare questa tendenza, e rimettere al centro, almeno una volta l\u2019anno, la comunione come verit\u00e0 originaria del sacramento. Questo \u00e8 un punto che, storicamente, abbiamo trascurato, anche se nel Concilio di Trento ci fu l\u2019idea di recuperare con forza questo momento conviviale come verit\u00e0 dell\u2019eucaristia. Certo, se si legge oggi il testo della Bolla \u201cTransiturus\u201d di Urbano IV, si nota con grande sorpresa che al centro sta un desiderio di \u201criparare\u201d alla grave ingiustizia per cui, nella settimana santa, il giorno dedicato alla comunione (ossia il gioved\u00ec santo) era allora occupato da molte incombenze penitenziali, ma non dalla comunione ecclesiale al pane e al calice.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">Eppure, nonostante questo, la forza con cui si era dovuto rispondere alla domanda di Carlo il Calvo aveva segnato a tal punto la vita della Chiesa che anche una festa, nata per riscoprire la comunione, \u00e8 stata piegata, fin dall\u2019inizio, ad una festa della adorazione. Anche con gli eccessi di attenzione esclusiva alla \u201cconsacrazione\u201d che hanno preso la forma dei miracoli eucaristici, nei quali \u00e8 evidente come lo spostamento di sguardo dalla comunione alla consacrazione diventa non solo una possibilit\u00e0, ma anche un problema. <span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-size: medium\">Per \u201cvedere\u201d o \u201ctoccare\u201d qualcosa, bisogna uscire dalla tradizione eucaristica.<\/span><\/span> Ci\u00f2 che chiamiamo \u201cmiracoli eucaristici\u201d ha un rapporto con l\u2019eucaristia molto problematico e tutt\u2019altro che lineare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\">Su questo, tuttavia, la tradizione teologica, gi\u00e0 nel medioevo, ha avuto parole molto chiare.<\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">La presenza eucaristica, infatti, non \u00e8 una presenza locale, ma sostanziale. Questo significa che non si d\u00e0 n\u00e9 luogo n\u00e9 modo di percepire questa presenza. Pu\u00f2 essere solo creduta e pensata. Poi la teologia ci dice una cosa ancora pi\u00f9 importante. Questa presenza vera reale e sostanziale, ma non locale e non percepibile, \u00e8 pane e vino, dal punto di vista delle specie. \u00c8 una presenza che \u00e8 cibo e bevanda. \u00c8 una presenza creduta, pensata, mangiata e bevuta. La adorazione pi\u00f9 alta consiste nel mangiare e nel bere, facendo corpo con Cristo. Cos\u00ec il corpo di Cristo sacramentale diventa corpo di Cristo ecclesiale. Questa \u00e8 la grande immagine che fino a Carlo il Calvo ha dominato le parole della tradizione, in Ambrogio come in Agostino. Solo nel rispondere al re abbiamo iniziato prima a distinguere e poi a separare non solo consacrazione da comunione, ma \u201cverit\u00e0\u201d da \u201cvirt\u00f9\u201d, ossia il Corpo di Cristo sacramentale dal Corpo di Cristo ecclesiale. Molto grave \u00e8 il fatto che Tommaso d\u2019Aquino abbia affermato che il dono di grazia della unit\u00e0, ossia il significato pi\u00f9 pieno della eucaristia, non \u00e8 contenuto nel sacramento, ma solo significato. Questa affermazione ha pesato come un macigno non solo sul modo di intendere l\u2019eucaristia come sacramento, ma anche sul modo di pensare e di vivere la Chiesa. Basti pensare al fatto che \u00e8 questa distinzione drastica ad aver segnato anche la teoria sul ministero nella Chiesa, che si \u00e8 divisa i \u201ccorpi\u201d: sul \u201ccorpo di Cristo sacramentale\u201d aveva potere il presbitero-sacerdote, mentre sul \u201ccorpo di Cristo ecclesiale\u201d aveva potere il vescovo. Cos\u00ec abbiamo pensato, in modo coerente ma unilaterale, sia l\u2019eucaristia sia il ministero, fino al Concilio Vaticano II.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Eppure al centro della festa del Corpus Domini stava la comunione. Tutto il popolo diventava Corpo di Cristo. In un certo senso \u00e8 come se, nel cuore del Medioevo, S. Agostino continuasse a dire ci\u00f2 che aveva affermato in una famosa omelia di Pentecoste:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">ESTOTE QUOD VIDETIS, ACCIPITE QUOD ESTIS<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">SIATE QUEL CHE VEDETE, RICEVETE QUEL CHE SIETE.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">In coerenza con questa tradizione dovremmo essere in grado di identificare il vero rito della eucaristia: dopo la preghiera (di cui fa parte la memoria delle parole del Signore nell&#8217;ultima cena) il rito \u00e8 la comunione, che Ambrogio chiamava &#8220;consecratio&#8221;. Quella che chiamiamo consacrazione \u00e8 preghiera, mentre la comunione \u00e8 consacrazione, passaggio dal corpo sacramentale al corpo ecclesiale. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Cos\u00ec ritorniamo all\u2019inizio del nostro percorso: ci\u00f2 che Carlo il Calvo, con la sua domanda, aveva iniziato a distinguere e poi a dividere (ossia la verit\u00e0 e il mistero) oggi pu\u00f2 tornare a riunificarsi. Gli elementi che ci permettono di farlo sono molti e vale la pena di elencarli qui, come occasione per dare nuova evidenza non tanto alla Festa del Corpus Domini, quanto alla sua istanza storica, che resta della massima urgenza:<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; il gioved\u00ec santo, grazie alle riforme prima di Pio XII e poi di Paolo VI, \u00e8 tornato ad essere primo giorno del triduo e la Messa in Coena Domini ha ritrovato la forza di essere \u201cpasqua rituale\u201d nella comunione che apre il triduo pasquale. Non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 bisogno di una festa di riparazione&#8230;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; la comunione, grazie a Pio X, sebbene in una visione pi\u00f9 privata che ecclesiale, \u00e8 tornata ad essere \u201cfrequente\u201d e non solo \u201csemel in anno\u201d. Questo permette di fare esperienza della unit\u00e0 della celebrazione eucaristica, senza pi\u00f9 separare sacramento da uso;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; la riforma dell\u2019Ordo Missae non prevede pi\u00f9 n\u00e9 messe senza comunione del popolo, n\u00e9 distribuzione della comunione autonoma rispetto alla celebrazione (sia nel senso temporale, sia nel senso fattuale, ossia di una distribuzione \u201cdal tabernacolo\u201d in parallelo alla messa), anche se continuiamo a farlo come se nulla fosse;<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211;\u00a0la messa \u00e8 costituita dalla unit\u00e0 di tutte le sequenze rituali (dal raduno al congedo) e supera tutte le opposizioni interne tra parola e sacramento, tra preparazione e sacrificio, tra sacramento e uso.<\/span><\/span><\/span><\/p>\n<p><span style=\"color: #080809\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questi elementi, considerati nel loro insieme, permettono di accedere alla pienezza della esperienza eucaristica, che non si pu\u00f2 comprendere integralmente soltanto con una teora della transustanziazione, che genera, inevitabilmente, una fissazione esclusiva sulla \u201cconsacrazione\u201d, pensata con una sospetta autonomia sia verso la liturgia della parola, sia verso tutto il resto della preghiera eucaristica, sia verso i riti di comunione. Forse il sigillo sensoriale pi\u00f9 sospetto \u00e8 duplice e riguarda da un lato l\u2019udito, dall\u2019altro la vista e il tatto: sentire suonare il campanello solo prima e dopo la consacrazione e vedere deposta tra le mani la particola \u201cdi forma tonda\u201d sono due segnali di grande fatica ecclesiale: un cattolicesimo veramente fedele alla sua tradizione pi\u00f9 profonda inizia a rinunciare al campanello \u2013 che non ha alcuna giustificazione se non in un rito pensato come \u201cestraneo\u201d alla assemblea \u2013 e a produrre particole vere, spezzando il pane in particole senza forma, come lo sono tutti i frammenti. Dall\u2019unico pane spezzato, tante particole. L\u2019unit\u00e0 della Chiesa non consiste nel custodire le fissazioni unilaterali di epoche passate, ma si produce nel dare pienamente la parola a tutti i linguaggi della esperienza rituale, che la tradizione continua ad attestare. A questo fine anche a festa del Corpus Domini, se rettamente intesa, pu\u00f2 dare un contributo non secondario. <\/span><\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La festa del Corpus Domini \u00e8 nata al fine di recuperare la comunione eucaristica pasquale e invece ha generato una attenzione e una adorazione esclusiva per il prodotto della consacrazione. 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