{"id":19787,"date":"2025-05-31T23:32:40","date_gmt":"2025-05-31T21:32:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19787"},"modified":"2025-05-31T23:39:43","modified_gmt":"2025-05-31T21:39:43","slug":"saper-ascoltare-e-potersi-dire-una-autorecensione-di-vincenzo-rosito","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/saper-ascoltare-e-potersi-dire-una-autorecensione-di-vincenzo-rosito\/","title":{"rendered":"Saper ascoltare e potersi dire: una autorecensione (di Vincenzo Rosito)"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><em>Dopo la presentazione del volume che qui viene recensito, avvenuta ieri pomeriggio, 30 maggio 2025, a Roma, presso l&#8217;Istituto Giovanni Paolo II, ho chiesto all&#8217;autore di scrivere quello che ha detto nelle sue conclusioni, per pubblicarlo come un post del mio blog. Mi pare che sia il modo pi\u00f9 bello e pi\u00f9 utile per capire il valore del libro che ha scritto. Sono convinto, infatti, che questo lavoro possa favorire una nuova impostazione degli studi su matrimonio e famiglia, con un lavoro di \u00e9quipe, come chiedono le pratiche che occorre oggi onorare, nella cultura contemporanea come nella chiesa del presente e del futuro. Ringrazio Vincenzo per aver accettato di scrivere questa &#8220;autorecensione&#8221;, che considero un testo assai lucido e di grande rilievo per impostare bene lo studio della teologia.<\/em> (ag)<\/p>\n<p style=\"text-align: left\" align=\"center\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rositoApprendimento.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19788\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rositoApprendimento-220x300.jpg\" alt=\"\" width=\"220\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rositoApprendimento-220x300.jpg 220w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/rositoApprendimento.jpg 350w\" sizes=\"(max-width: 220px) 100vw, 220px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large\">AUTORECENSIONE<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large\">Presentazione del volume \u201cFamiglia e apprendimento sociale\u201d \u2013 30.05.2025<\/span><\/p>\n<p align=\"center\"><span style=\"font-size: large\">di Vincenzo Rosito<\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">Ripercorrendo la genesi e l\u2019elaborazione di questo libro mi riconosco debitore nei riguardi di una persona e di una comunit\u00e0.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">La persona \u00e8 certamente papa Francesco, infatti le radici del libro affondano nei giorni in cui tutti leggemmo per la prima volta il proemio di <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>Veritatis gaudium<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">. Quelle pagine contenevano il sogno di nuove comunit\u00e0 di apprendimento chiamandoci a un lavoro comune sull\u2019aggiornamento metodologico degli studi ecclesiastici. In quel modo Francesco consegnava, soprattutto alle istituzioni accademiche, non solo un programma di lavoro, ma un invito a riscoprire la passione istituente che caratterizza ogni autentica impresa di apprendimento comune. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">Negli anni trascorsi con Francesco abbiamo non solo visto \u201ccose nuove\u201d, ma ci siamo mossi, ci siamo spostati da dove eravamo. In questo senso, abitando nella stessa chiesa, abbiamo condiviso speranze. Molti hanno riscoperto il coinvolgimento collettivo di chi impara a \u201cfare altrimenti\u201d alcune cose che sembravano scontate. Se da un lato Francesco ha restituito al Popolo di Dio l\u2019entusiasmo di apprendere, mostrando che \u00e8 possibile \u201cfare altrimenti\u201d una lezione, un seminario, una tesi o un libro. Dall\u2019altro, immettendo la chiesa nella processualit\u00e0 dell\u2019esperienza sinodale, Francesco ha mostrato l\u2019entusiasmo di poter \u201cfare altrimenti\u201d anche un\u2019assemblea ecclesiale, un incontro di catechesi, una celebrazione liturgica. Non si \u00e8 trattato tanto di guidare o di orientare, bens\u00ec di appassionare. Abbiamo visto un nuovo modo di esercitare l\u2019autorit\u00e0: creando le condizioni per molteplici imprese comuni. Animo! Questa \u00e8 stata la sensazione che in molti abbiamo provato e condiviso: con occhi colmi di futuro e mani ricolme di giorni, abbiamo ricollocato le \u201cimprese comuni\u201d l\u00ec dove storicamente stanno ovvero nei luoghi della vita, nell\u2019orizzonte trasformativo del quotidiano di ogni comunit\u00e0 o raggruppamento cristiano. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">In questo contesto \u00e8 nato in me il desiderio di trovare una categoria pi\u00f9 profonda di altre, un concetto pi\u00f9 fine per dire quello che ci stava accadendo. \u00c8 cos\u00ec che ho trovato nell\u2019<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>apprendimento<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\"> la forma dei molteplici gesti che \u201cdanno animo\u201d alle imprese comuni nella chiesa. Apprendere significa infatti trovare la strada insieme dentro situazioni che non si comprendono pienamente. Nell\u2019apprendimento cos\u00ec figurato, l\u2019accento non cade mai necessariamente sullo sforzo volitivo e solitario di uno solo, ma \u00e8 sempre sbilanciato verso la valorizzazione dei tentativi e degli adattamenti, dell\u2019improvvisazione e della sperimentazione, degli aggiustamenti e delle riletture da parte di molti. Sotto questa luce, dentro questo sguardo collettivo e abilitante, anche le forme di vita \u2013 come la stessa famiglia nucleare borghese \u2013 sono esse stesse spazi di apprendimento. Non \u00e8 forse la famiglia, ogni famiglia, prima di tutto uno spazio progressivo e relazionale in cui facciamo tentativi, ci adattiamo costantemente agli \u201cspostamenti\u201d degli altri, sperimentiamo e talvolta improvvisiamo nuove modalit\u00e0 di volerci bene, riaggiustiamo le distanze che ci avvicinano o ci separano, rileggiamo insieme la \u201c<\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>nostra storia insieme<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">\u201d? <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">Analizzare oggi le famiglie contemporanee attraverso la lente dell\u2019apprendimento sociale significa spostare decisamente il baricentro della discussione teologica e interdisciplinare dal \u201criduzionismo essenzialistico\u201d delle forme di vita (come ha giustamente fatto notare Andrea Grillo), al dinamismo sperimentale delle forme di apprendimento che scandiscono le vite di coloro che fanno famiglia. Solo adottando questo radicale slittamento prospettico \u00e8 possibile accorgersi che l\u2019apprendimento non \u00e8 mai rimediale, ma \u00e8 sempre istituente. Apprendere (mentre studiamo, giochiamo, collaboriamo, facciamo una gita insieme) non \u00e8 mai soltanto un modo per sopperire a una mancanza, non \u00e8 mai il tentativo di riempire un vuoto, colmando il buco o la sete di conoscenza. Apprendere invece significa sostanzialmente impegnarsi in due attivit\u00e0: assemblare collettivi e convocare saperi. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">Tali gesti riguardano e interpellano in maniera urgente soprattutto le istituzioni dell\u2019apprendimento formale (scuole, universit\u00e0, istituzioni formative). Per questo ribadisco che non \u00e8 solo urgente, ma soprattutto appassionante rifare lo <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>Studium<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\"> oggi. Lo dico ancora, Animo! Ci vuole animo per contrastare la \u201cnaturalizzazione dell\u2019infelicit\u00e0 nel mondo accademico\u201d (Stefano Harney, Fred Moten). L\u2019animo \u00e8 insorgenza, anzi l\u2019animo \u00e8 insorgente, non \u00e8 solo coraggio o volitivit\u00e0, ma disponibilit\u00e0 al coinvolgimento collettivo, all\u2019istituzione di nuove aggregazioni impensate, all\u2019alleanza di tra soggetti e mondi lontani. Avere animo, nelle imprese di apprendimento sociale, significa aggregare corpi collettivi che \u201cstudiano insieme\u201d. C\u2019\u00e8 infatti \u201cun modo di essere intellettuale che non sia sociale?\u201d Per questo assemblare nuovi collettivi di studio (intergenerazionali, transdisciplinari, transnazionali) significa anche convocare saperi, comporre cio\u00e8 non architettoniche multidisciplinari per verniciare di pluralismo metodologico i curricula accademici, ma fondare e moltiplicare comunit\u00e0 (anche informali) di apprendimento che sappiano lavorare altrimenti.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">L\u2019altro debito che mi preme riconoscere \u00e8 quello verso la comunit\u00e0 accademica del <\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\"><i>Pontificio Istituto teologico Giovanni Paolo II<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">. Questo libro non nasce soltanto dal desiderio di dare seguito e forma ad alcune intuizioni personali, ma dal desiderio di collocare le parole, le narrazioni e le intuizioni di molti studenti dentro uno spazio di apprendimento riflessivo. Potrei dire che questo libro non emerge tanto dalla ricerca, quanto dalla didattica. Sono infatti convinto che le intuizioni pi\u00f9 importanti e significative si nutrono all\u2019interno dei dialoghi didattici e devono essere comprovate costantemente nell\u2019incedere ordinario di corsi, lezioni, seminari, laboratori. La circolarit\u00e0 tra ricerca e didattica costituisce il dinamismo pi\u00f9 entusiasmante e sorprendete che un dipartimento o un istituto universitario possano ospitare. La corrispondenza tra insegnamento e investigazione \u00e8 ancora oggi il luogo massimamente resistenziale e istituente di ogni realt\u00e0 accademica. \u00c8 il luogo in cui \u201cabbiamo animo\u201d di fare. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"justify\"><span style=\"font-family: Times New Roman, serif\"><span style=\"font-size: large\">Sono sempre pi\u00f9 convinto che per sostenere e alimentare tale circolarit\u00e0 dinamica non basta saper ascoltare gli altri, \u00e8 necessario invece mettere gli altri nelle condizioni di poter parlare. Sebbene questi due gesti o attitudini siano interconnessi e complementari, creare le condizioni per dirsi e potersi raccontare diventa oggi il presupposto fondamentale di ogni comunit\u00e0 o aggregazione accademica di apprendimento. In una famiglia, cos\u00ec come in un dipartimento di teologia o di filosofia, possono esserci questioni che non affiorano, domande che non trovano la forza per essere poste, realt\u00e0 ed esperienze che non sono \u201cdicibili\u201d perch\u00e9 costerebbe troppa fatica, troppo coraggio per pronunciarle. Animo! Ci vuole animo e dovremmo continuare a trovarlo, perch\u00e9 la \u201cpossibilit\u00e0 di dirsi\u201d diventi un criterio condiviso e verificabile nelle pratiche familiari, cos\u00ec come nelle pratiche dell\u2019apprendimento accademico. <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la presentazione del volume che qui viene recensito, avvenuta ieri pomeriggio, 30 maggio 2025, a Roma, presso l&#8217;Istituto Giovanni Paolo II, ho chiesto all&#8217;autore di scrivere quello che ha detto nelle sue conclusioni, per&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19787"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19787"}],"version-history":[{"count":5,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19787\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19794,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19787\/revisions\/19794"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19787"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19787"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19787"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}