{"id":19762,"date":"2025-05-11T16:46:27","date_gmt":"2025-05-11T14:46:27","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19762"},"modified":"2025-05-11T16:49:02","modified_gmt":"2025-05-11T14:49:02","slug":"caro-vito-ma-di-quale-pap-leone-stai-parlando-ateismo-si-dice-in-molti-modi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/caro-vito-ma-di-quale-pap-leone-stai-parlando-ateismo-si-dice-in-molti-modi\/","title":{"rendered":"Caro Vito, ma di quale papa Leone stai parlando? Ateismo si dice in molti modi"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ascensio.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19229\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ascensio-141x300.jpg\" alt=\"\" width=\"141\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ascensio-141x300.jpg 141w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ascensio-480x1024.jpg 480w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ascensio-768x1640.jpg 768w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ascensio-719x1536.jpg 719w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Ascensio.jpg 890w\" sizes=\"(max-width: 141px) 100vw, 141px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Caro Vito,<\/p>\n<p>non vi \u00e8 dubbio che il giudizio sull\u2019ateismo faccia parte non della tradizione ecclesiale antica e medievale, ma delle contingenze storiche degli ultimi 200 anni. Una posizione \u201catea\u201d poteva esistere gi\u00e0 in antico, ma \u00e8 ovvio che la questione ha assunto un problema, per la Chiesa cattolica, da quando \u00e8 nato un mondo in cui \u00e8 possibile \u201cdisinteressarsi di Dio\u201d e ritenere di vivere bene, anzi meglio. L\u2019epoca di Leone XIII \u00e8 stata segnata, profondamente, dalla dialettica tra fede e ateismo. Riceveva il testimone, Leone XIII, da molti papi dell\u2019800 e lo assumeva con uno stile tutto nuovo. La lotta contro l\u2019ateismo, che aveva assunto con i suoi precedessori la figura del \u201crifiuto dello stato ateo\u201d, ossia dello stato liberale, diventava con Leo XIII, il confronto sul campo delle \u201cres novae\u201d. Ma restava un forte pregiudizio contro il mondo moderno, pensato come \u201cmondo dell\u2019ateismo\u201d, mondo in cui Dio non era pi\u00f9 il presupposto n\u00e9 del soggetto libero n\u00e9 dell\u2019ordinamento giuridico.<\/p>\n<p>Da allora molta acqua \u00e8 passata sotto i ponti. Anche la Chiesa cattolica ha imparato a pensare che ci\u00f2 che a fine 800 poteva apparire come \u201cateo\u201d, dagli anni 60 pu\u00f2 essere pensato addirittura come \u201csegno dei tempi\u201d. La fede in Cristo, senza nulla perdere della propria intensit\u00e0 di affidamento al \u201clogos fatto carne\u201d, poteva leggere la realt\u00e0 del mondo con occhiali diversi, con un nuovo discernimento e con pi\u00f9 grande empatia. Senza nulla perdere della propria fede. In questo spazio si \u00e8 mosso prima il Concilio Vaticano II, poi la sua recezione, fino a papa Francesco e a papa Leo XIV.<\/p>\n<p>Per capire questo sviluppo non si pu\u00f2 perdere la complessit\u00e0 della questione, che pu\u00f2 essere intesa soltanto se non si d\u00e0 al termine \u201cateismo\u201d un significato univoco. Dobbiamo distinguere, infatti, per capire la storia degli ultimi 200 anni, un doppio significato di ateismo: da un lato un ateismo istituzionale, che pensa ogni uomo e ogni donna dotati di una originaria e indisponibile dignit\u00e0, che vincola ogni istituzione e che non pu\u00f2 essere scalfita da una visione gerarchica (compresa quella religiosa). Questo \u201cateismo politico\u201d, che genera lo stato di diritto, \u00e8 una conquista per tutti. E anche la Chiesa ha potuto valorizzarlo, con il riconoscimento della libert\u00e0 di coscienza come dimensione originaria. Qualcuno si scandalizza ancora oggi, ma da 60 anni \u00e8 cos\u00ec.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche un \u201cateismo teologico\u201d che \u00e8 cosa profondamente diversa. Esso rappresenta, infatti, la negazione della trascendenza, della ulteriorit\u00e0 e del sacro. Questo ateismo, che erode l\u2019umano nella sua dimensione non di libert\u00e0, ma di autorit\u00e0, costituisce una questione radicale, che ogni forma di fede deve leggere in modo necessariamente critico. La stessa coscienza, senza riconoscere una autorit\u00e0, si perde in un gioco di specchi senza uscita.<\/p>\n<p>Ecco allora la questione: attribuire ad una omelia di papa Leone XIV la critica dell\u2019ateismo, come se fosse un \u201cpassaggio stonato\u201d, mi pare derivare dalla confusione tra questi due livelli della questione, che la critica non riesce a distinguere. I livelli erano ancora necessariamente confusi ai tempi di Leone XIII: oggi lo sono solo per i tradizionalisti. Se non distingui tra i due significati di ateismo, puoi cadere nella trappola di pensare che ogni critica all\u2019ateismo possa essere compresa come critica allo stato liberale e alla libert\u00e0 di coscienza. Come un \u201cregime degli ayatollah\u201d finalmente smascherato in Vaticano.<\/p>\n<p>Purtroppo, quando si parla di questioni complesse, e le si giudica con schemi troppo semplici, si pu\u00f2 cadere in errori gravi e si alimentano lettura assai distorte.<\/p>\n<p>Esaminiamo brevemente i due temi della tua critica, che non riguardano affatto l\u2019ateismo.<\/p>\n<p>Entrambi i testi da te esaminati riguardano infatti la comprensione di Ges\u00f9: chi era Ges\u00f9? Un ciarlatano? O un uomo retto? O un supereroe? O la rivelazione di Dio? Le risposte a queste domande sono affidate ad una lunga tradizione che inizia con la lettura che ne offre il NT. Se leggiamo il testo della omelia del 9 maggio, vediamo bene che il problema non \u00e8 l\u2019ateismo, come tu vorresti, ma la indifferenza ecclesiale. Ci\u00f2 che tu giudichi con le categorie di Leone XIII non vale per Leone XIV. La questione non \u00e8 pi\u00f9 un ateismo istituzionale, da contestare; \u00e8 piuttosto una indifferenza culturale da superare con forza. Tu sai bene, infatti, che la \u201clode del fratello ateo\u201d di Turoldo, o l\u2019interesse per i \u201cnon credenti\u201d espresso da Martini, non ha niente a che fare con la apologetica contro l\u2019ateismo n\u00e9 con una marginalizzazione della fede. Turoldo e Martini, insieme con Bonhoeffer o Kueng o Panneberg, non sono affatto tiepidi nella loro fede: non vogliono affatto annacquare il vangelo con la buona coscienza borghese. Sanno che senza la profezia di un Ges\u00f9 come \u201crivelazione del Padre\u201d non si resta saldi nella Chiesa.<\/p>\n<p>Invece\u00a0 sembra che tu voglia capovolgere la prospettiva e fare, dell\u2019ateismo politico, il criterio di giudizio di ogni proposizione del papa, per poter facilmente notare che la esaltazione della fede finirebbe col negare, giudicata cos\u00ec in contumacia, la possibilit\u00e0 di una \u201cvita buona\u201d per chi non crede. Ma qui c\u2019\u00e8 la svista grave. Ci\u00f2 che Leone ha detto riguarda non anzitutto il mondo, ma la Chiesa, che vive della relazione profetica con il Figlio di Dio. Non per condannare chi non si adegua a Nicea o per squalificare chi non crede in Dio, ma per assumere tutta la professione di fede, senza limitazioni, al cuore della missione della Chiesa. Rispettiamo in modo convinto quello che possiamo chiamare l\u2019ateismo politico, che \u00e8 l\u2019alfabeto istituzionale tardo-moderno, ossia lo stato non confessionale, ma non possiamo in nessun modo coltivare l\u2019ateismo teologico, senza perdere la stessa ragione di esistenza di una chiesa.<\/p>\n<p>Sarebbe davvero curioso che un papa dovesse compiacere una posizione come quella da te espressa, che nega di essere atea, ma che nega, allo stesso tempo, ogni determinazione categoriale del divino, se non come determinazione della sola coscienza. Parola e sacramento restano costitutive di un rapporto vitale con la storia. Su questo punto io penso che il liberalismo da te affermato con troppa sicurezza, fatichi a comprendere una buona parte della tradizione cattolica e cristiana dell\u2019ultimo secolo, senza dover escludere che ogni apparizione della fede possa suonare, pi\u00f9 o meno indirettamente, come una forma di inautenticit\u00e0. Non \u00e8 ateo chi non crede al dogma cristiano. E\u2019 un ateismo di fatto se un cristiano contraddice la formula di fede della Chiesa cui appartiene. Nessuno condanna tutte le forme di \u201cnon ateismo\u201d che le diverse religioni affermano, ma \u00e8 necessario discutere accuratamente il rapporto tra il Dio oggetto della fede e le forme di vita e di rapporto con la coscienza che la fede stessa pone o impone. Tutti questi passaggi, che restano complessi, se vengono saltati con un balzo e ridotti alla \u201clotta contro l\u2019ateismo\u201d, si fa una critica a Leone XIV che per\u00f2 trova come bersaglio certo solo Leone XIII, un uomo di 130 anni fa. Questo \u00e8 un modo di \u201cvincere facile\u201d che non pu\u00f2 convincere: se schiacci un papa sul suo omonimo di 130 anni prima, non ne cavi un gran guadagno.<\/p>\n<p>Per uscire da questo potenziale gorgo riduttivo vorrei che fosse chiara una cosa: il nuovo papa ha appena iniziato a parlare. Per evitare di pregiudicarlo, sarebbe utile a tutti contestualizzare bene ogni discorso e non sentenziare su idee poco comprese e su proposizioni valutate del tutto fuori contesto. Questo a me pare un consiglio che viene dalla semplice buona coscienza, che tutti possono valorizzare, senza dover fare un atto di fede, se non forse in un grado minimo di confronto diretto con le cose. Che \u00e8 ci\u00f2 che anche a te, se capisco bene, da sempre sta a cuore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Caro Vito, non vi \u00e8 dubbio che il giudizio sull\u2019ateismo faccia parte non della tradizione ecclesiale antica e medievale, ma delle contingenze storiche degli ultimi 200 anni. 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