{"id":19760,"date":"2025-05-07T08:39:57","date_gmt":"2025-05-07T06:39:57","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19760"},"modified":"2025-05-07T08:39:57","modified_gmt":"2025-05-07T06:39:57","slug":"le-parole-e-le-cose-grazie-a-francesco-e-dopo-francesco","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/le-parole-e-le-cose-grazie-a-francesco-e-dopo-francesco\/","title":{"rendered":"Le parole e le cose, grazie a Francesco e dopo Francesco"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19588\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-1-300x117.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"117\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-1-300x117.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-1.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Se \u00e8 vero che lo stile con cui Francesco ha scelto di esercitare il proprio ministero \u00e8 stato largamente da lui mutuato dal Concilio Vaticano II, allora non \u00e8 difficile pensare che una delle caratteristiche fondamentali di quel concilio sia stata di essere stato anzitutto un \u00abevento linguistico\u00bb. Questa definizione, che dobbiamo in larga parte a teologi americani (statunitensi e canadesi, come O&#8217;Malley e Routhier), si pu\u00f2 usare, <em>mutatis mutandis<\/em>, anche per il pontificato di Francesco: da <em>Evangelii Gaudium<\/em>, fino a <em>Desiderio Desideravi<\/em>, per coprire quasi un decennio, abbiamo letto una serie di documenti in cui appariva non raramente, almeno nei passaggi pi\u00f9 arditi, una audacia espressiva e una immaginazione teologica di nuovo conio. Dobbiamo chiederci da dove venga questo &#8220;uso delle parole&#8221;, che cambia l&#8217;esperienza, e quale impatto abbia avuto e possa avere, in futuro, nel rapporto con le &#8220;cose&#8221;.\u00a0 Possiamo chiederci come stia nell&#8217;insegnamento di Francesco il rapporto tra le parole e le cose.<\/p>\n<p><strong>Le parole<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;evento che abbiamo vissuto con il papa &#8220;preso dalla fine del mondo&#8221; si \u00e8 materializzato subito nei linguaggi del saluto, della veste, delle benedizione, della preghiera, del tono di voce, dei gesti della mano: un esordio di pochi minuti che \u00e8 stato una specie di dichiarazione di intenti. Un uso libero del linguaggio verbale e non verbale ha caratterizzato tutto il pontificato, dall&#8217;inizio alla fine, dal modo di iniziare fino al modo di concludere e di prendere commiato. Il &#8220;lessico di Francesco&#8221; si \u00e8 nutrito abbondantemente di linguaggio comune, di &#8220;neologismi&#8221; tratti dal parlato popolare, di originali esegesi della scrittura, di interferenze strutturali tra espressioni della letteratura, del cinema, dell&#8217;arte e parola del magistero. Questo ha permesso, almeno nei punti pi\u00f9 alti della espressione magisteriale di questi dodici anni, di elaborare &#8220;espressioni dottrinali&#8221; caratterizzate da grande novit\u00e0, da audacia, da inattesa chiarezza: basta pensare ad alcune formulazioni dottrinali che si trovano in <em>Evangelii Gaudium<\/em>, in <em>Amoris Laetitia<\/em>, in <em>Laudato s\u00ec<\/em>, in <em>Veritatis Gaudium<\/em>, in <em>Desiderio desideravi<\/em>.<\/p>\n<p><strong>Le cose<\/strong><\/p>\n<p>Il lessico di Francesco ha faticato a diventare il canone ecclesiale. Qui la somiglianza tra Francesco papa e il Concilio Vaticano II \u00e8 forte. Come il Concilio ha profondamente inciso sul lessico, ma inciso in misura minore sul canone ecclesiale, cos\u00ec possiamo dire anche del magistero di Francesco. Usare la parola &#8220;uscita dalla autoreferenzialit\u00e0&#8221; \u00e8 diventata una cosa nuova e facile per quasi tutti. Ma entrare in procedure e prassi non autoreferenziali \u00e8 rimasta cosa piuttosto rara, e sicuramente pi\u00f9 difficile. Questo lato &#8220;realistico&#8221; del papato di Francesco si dischiude con una certa evidenza davanti al suo successore. Come far diventare &#8220;cose&#8221; le parole di Francesco \u00e8 la grande sfida, dell&#8217;ufficio papale e del corpo ecclesiale. Probabilmente questo implica una &#8220;mutazione&#8221; che il Concilio e Francesco hanno solo inaugurato. E&#8217; la mutazione dal magistero negativo al magistero positivo. Se non viene curata, si generano testi equivoci, nei quali stanno cose contraddittorie. Per fare due esempi: tra il Proemio e la normativa di <em>Veritatis Gaudium<\/em>, tra la affermazione di principio e la disciplina di <em>Fiducia supplicans. <\/em><\/p>\n<p><strong>Magistero positivo nel suo sviluppo<\/strong><\/p>\n<p>Il punto delicato \u00e8 questo: il Vaticano II e poi, nel modo pi\u00f9 evidente, il papato di Francesco ha giocato soltanto sul piano del &#8220;magistero positivo&#8221;. La scelta \u00e8 stata di rinunciare al &#8220;magistero negativo&#8221;, ossia ad un magistero fatto di &#8220;proposizioni di condanna&#8221;. Se il magistero passa da negativo a positivo, tuttavia, cambia il modo di collocarsi rispetto alla storia. Non \u00e8 pi\u00f9 sufficiente &#8220;condannare l&#8217;errore&#8221; per essere nella verit\u00e0. Occorre dare parole e fare cose in una maniera nuova, cosa che abbiamo iniziato a sperimentare dal 1962. Davvero prima le cose erano impostate diversamente. Nell&#8217;apprendistato di un nuovo modo di porre se stessi in rapporto alla verit\u00e0, cambia in radice la funzione del magistero. Che non deve rincorrere tutti i temi, ma deve riconoscere una autorit\u00e0 plurale all&#8217;interno della Chiesa. Questo \u00e8 un modo di recepire la &#8220;societ\u00e0 aperta&#8221; che non pu\u00f2 soltanto basarsi su &#8220;slogan&#8221;, ma deve prendere la forma di &#8220;procedure&#8221;. Per farmi capire vorrei fare un esempio. Se un papa afferma &#8220;chi sono io per giudicare&#8221;, ma non cambia una proposizione dottrinale che giudica in modo netto proprio l&#8217;oggetto di cui si parla, si crea una tensione insuperabile tra due istanze che cadono in contraddizione. Lo spazio di mediazione tra legge universale e applicazione particolare (che chiamiamo discernimento) pu\u00f2 essere una soluzione frequente, ma non pu\u00f2 escludere, anzi talora esige, che si operi non solo una traduzione della disciplina, ma anche un ripensamento e una traduzione della dottrina. Considerare intoccabile ogni proposizione dottrinale \u00e8 una forma ideologica di fedelt\u00e0 alla tradizione.<\/p>\n<p><strong>Magistero papale, episcopale, ecclesiale<\/strong><\/p>\n<p>Una pi\u00f9 adeguata soluzione dei &#8220;soggetti magisteriali plurimi&#8221;, che caratterizza la tradizione ecclesiale, \u00e8 un compito alla cui definizione lavora la Chiesa da pi\u00f9 di 60 anni. Francesco ha introdotto elementi nuovi e importanti, dei quali non potremo pi\u00f9 fare a meno. Ma \u00e8 rimasto ancora molto fedele ad una convinzione duplice: che la vera conversione sia dei cuori e non delle strutture; e che la differenza tra dottrina e disciplina possa continuare a funzionare cos\u00ec come la abbiamo ricevuta dal passato. La eredit\u00e0 che lasciano le sue parole piene di profezia ci consegna un &#8220;lavoro sulle cose&#8221; che chiede una sapiente opera di traduzione: le forme istituzionali diventano mediazioni delicate e decisive, perch\u00e9 il nuovo lessico prenda forma di cose, di procedure, di evidenze, di riconoscimenti. Un lavoro disciplinare senza una elaborazione dottrinale aggiornata non pu\u00f2 avere successo. Aver portato alla luce questa tensione \u00e8 stato un grande merito storico del pontificato di Francesco. Avviarsi a superarla, mettendo le parole nelle cose sul piano strutturale e istituzionale, potr\u00e0 essere l&#8217;assillo e il munus del suo successore.<\/p>\n<p><strong>Oltre la &#8220;nota praevia&#8221;<\/strong><\/p>\n<p>Infine, proprio sul punto del rapporto tra le parole e le cose, \u00e8 famosa la &#8220;Nota previa&#8221; che \u00e8 stata aggiunta in calce (ma con la pretesa di essere in testa) alla Costituzione Lumen Gentium. Se esaminata dal punto di vista del rapporto tra &#8220;parole e cose&#8221; la Nota svolge la funzione di ribadire il canone del Vaticano I di fronte al lessico del Vaticano II. Il sottotesto pu\u00f2 essere tradotto cos\u00ec: \u00abvoi parlate pure di &#8220;comunione&#8221; come verit\u00e0 della Chiesa cattolica, e fate bene a farlo, perch\u00e9 \u00e8 un linguaggio antico, biblico e liturgico, ma la comunione ecclesiale \u00e8 solo &#8220;gerarchica&#8221;, ossia ha nel &#8220;potere di giurisdizione papale&#8221; la sua verit\u00e0 prima\u00bb. Curiosa inversione tra potestates, in cui un non sacramento prevale sui sacramenti, prodotta dall&#8217;ordinamento giuridico di fronte alla minaccia di un linguaggio nuovo, ritenuto pericoloso. L&#8217;ombra lunga della Nota praevia continua ad aleggiare sulle nostre parole e sui nostri gesti: anche sui nostri commenti al Conclave. Il lessico di Francesco, senza una adeguata riformulazione della Nota praevia, rischia di restare una parola che non riesce a incidere sulle cose. Uscire dalla autoreferenzialit\u00e0 implica una teoria teologica della Chiesa e del suo rapporto con il Mistero di Dio, che non sia monopolizzata e quasi ossessionata dalla questione della giurisdizione: questa \u00e8 una ideologia ottocentesca che anche Francesco ha faticato non poco a superare e con cui il suo successore dovr\u00e0 fare i conti in modo determinato, proprio a motivo del suo ufficio,<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Se \u00e8 vero che lo stile con cui Francesco ha scelto di esercitare il proprio ministero \u00e8 stato largamente da lui mutuato dal Concilio Vaticano II, allora non \u00e8 difficile pensare che una delle caratteristiche&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19760"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19760"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19760\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19761,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19760\/revisions\/19761"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19760"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19760"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19760"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}