{"id":19743,"date":"2025-04-16T11:23:34","date_gmt":"2025-04-16T09:23:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19743"},"modified":"2025-04-16T11:23:34","modified_gmt":"2025-04-16T09:23:34","slug":"la-teologia-rapida-corregge-la-teologia-troppo-veloce-una-lettura-capovolta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-teologia-rapida-corregge-la-teologia-troppo-veloce-una-lettura-capovolta\/","title":{"rendered":"La \u00abteologia rapida\u00bb corregge la teologia troppo veloce. Una lettura capovolta"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.onlinemagazine.it\/wp-content\/uploads\/2018\/03\/5db8d65d-fce3-4791-997d-a9fe44e01270.jpeg\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La domanda di una \u00abteologia rapida\u00bb non deve sorprendere. N\u00e9 risulta inatteso il fatto che una tale richiesta possa essere anche ragionevolmente contestata, visto che la espressione, di per s\u00e9, pu\u00f2 facilmente essere fraintesa. Mi chiedo: da dove viene la domanda e da dove nasce la resistenza? Un indizio pu\u00f2 farci capire meglio il senso di questa discussione. Quando Antonio Spadaro argomenta a favore di una teologia rapida, evoca alcuni \u201cluoghi comuni\u201d della trasformazione del mondo: <i>in primis<\/i> evoca la luce elettrica. Un mondo \u201celettrificato\u201d \u00e8 un mondo accelerato, dai primi del XX secolo. Ma gi\u00e0 la comparsa dei \u201cmotori\u201d (a vapore, a scoppio\u2026) aveva turbato le coscienze credenti. La opposizioni alle ferrovie, e alle biciclette, fa parte della nostra storia di cattolici. Non parliamo del fatto che la elettricit\u00e0 abbia reso possibile il telegrafo, il telefono, la radio, la televisione, e, infine, il PC, il web e lo smartphone. Tutto questo \u201cvelocizzarsi\u201d, anche della scrittura sullo schermo, fin dall\u2019inizio \u00e8 stato visto come una tentazione cui resistere.<\/p>\n<p>Molta parte della teologia cattolica degli ultimi 200 anni deriva, pi\u00f9 o meno direttamente, da questo trauma. Assumere la \u201crapidit\u00e0 del mondo velocizzato\u201d e pensarla con seriet\u00e0 non \u00e8 facile. Persino la crisi dei riti pu\u00f2 essere letta come una colpa del mondo veloce. E la rapidit\u00e0 sembra assumere, univocamente, un significato narcisista, autocentrato, autoreferenziale. Tuttavia dobbiamo ammettere che questo schema di interpretazione resta essenzialmente reattivo e ingiusto. Denuncia la rapidit\u00e0 in nome della lentezza, denuncia la autenticit\u00e0 in nome della comunit\u00e0, denuncia la eguaglianza in nome della differenza.<\/p>\n<p>Vi \u00e8 qui, in questa resistenza alla rapidit\u00e0, un chiaro debito alla lettura antimodernistica della fede di fronte al mondo tardo-moderno, che viene visto diventare rapido, sostituire la azione alla contemplazione, il diritto al dovere, il consumo alla custodia.<\/p>\n<p>Spezzare una lancia a favore della \u201crapidit\u00e0\u201d non significa trovare subito le risposte a sempre nuove domande. Significa invece, per come la capisco, prendere sul serio il mondo nuovo, nato nel XIX secolo, e sviluppatosi per 200 anni, solo in una parte del mondo, e con cui il cattolicesimo fatica ancora a confrontarsi.<\/p>\n<p>Certamente questa teologia non \u00e8 soltanto il frutto di un \u201cadeguamento\u201d pensato come<i> resty<\/i><i>l<\/i><i>ing<\/i>. Non \u00e8 solo questione di introdurre un lessico veloce al posto di un lessico lento. Si tratta, piuttosto di elaborare un canone nuovo, che attinga a nuove categorie e a nuove esperienze, maturandole in una nuova relazione alla luce del Vangelo e dell\u2019esperienza umana (GS 46)<\/p>\n<p>Qui, mi pare, il coraggio di una teologia rapida richiede un lavoro tutt\u2019altro che rapido. Forse troppo veloce, in questa prospettiva, \u00e8 stata la teologia che ha fatto i conti con il mondo tardo-moderno elencando anzitutto una serie di errori: abbiamo iniziato ai primi del XIX secolo e non abbiamo pi\u00f9 smesso, almeno fino al Vaticano II. Ma anche dopo abbiamo ricominciato. Quello \u00e8 diventato un modo veloce che non ci aiuta ad essere fedeli. Essere rapidi significa rinunciare a questo tipo di velocit\u00e0 di giudizio.<\/p>\n<p>E\u2019 sbagliato pensare che la accelerazione sia solo una trovata tardo-moderna. Certo, nelle sue forme culturali, sociali, economiche, strutturali, vi \u00e8 qui una grande novit\u00e0. Ma la tradizione conosceva bene altre forme di velocit\u00e0, che oggi non ci sono pi\u00f9 utili. Ne indico soltanto due.<\/p>\n<p>Per secoli, addirittura per quasi due millenni, diciamo da Nicea ai secoli dopo Trento, abbiamo pensato che il magistero ecclesiale potesse intervenire \u201cvelocemente\u201d, con canoni di condanna. Prevalentemente si pensava che la verit\u00e0 fosse garantita se l\u2019errore veniva pubblicamente condannato. Questo metodo, che ha assunto il nome di \u201cmagistero negativo\u201d, era molto veloce. Al confronto con esso, il magistero positivo, inaugurato dal Concilio Vaticano II, \u00e8 inevitabilmente pi\u00f9 lento, pi\u00f9 articolato, proprio per la necessit\u00e0 di confrontarsi con un mondo rapido, mutevole, che muta d\u2019accento e di pensier.<\/p>\n<p>Un altro aspetto interessante \u00e8 che una teologia rapida, prendendo sul serio il cambio di passo della cultura, coglie l\u2019occasione per rileggere complessivamente la tradizione a partire dalle nuove evidenze. Che cosa significa, ad esempio, la fine della famiglia allargata e l\u2019inizio della famiglia nucleare? Che cosa significa la entrata della donna nello spazio pubblico? Che cosa significa la scoperta della \u201cet\u00e0 evolutiva\u201d nella crescita dei bambini? Che cosa significa che il concepimento implica una collaborazione paritaria di maschio e femmina nella nascita di un nuovo soggetto? Queste novit\u00e0 culturali, scientifiche, sociali, tutte frutto di un mondo accelerato, non sono soltanto occasioni per dire la verit\u00e0 sempre saputa, ma forme di comprensione originale della famiglia, della donna, della nascita e della crescita. Capiamo cose che non avevamo mai saputo.<\/p>\n<p>Una teologia che pensa di avere \u201cprincipi ontologici\u201d di rivelazione di che cosa \u00e8 uomo, donna, famiglia, nascita e crescita, pu\u00f2 essere sempre molto, troppo veloce. Ha gi\u00e0 risolto le questioni prima ancora di incontrarle. Una teologia che accetta di dialogare con la accelerazione del mondo non attinge semplicemente a principi, ma rielabora l\u2019ascolto della Parola e la celebrazione del Sacramento come passaggi aperti, nei quali la grazia irrompe nella storia e manifesta nuove evidenze.<\/p>\n<p>Se guardata in questo modo, la domanda di \u201cteologia rapida\u201d appare ragionevole. Il primo effetto \u00e8 liberare la tradizione di meccanismi troppo veloci e sommari per arrivare ad esprimere un giudizio. Una teologia che superi l\u2019antimodernismo come garanzia di verit\u00e0 si espone ai segni dei tempi, da cui, lentamente, pu\u00f2 imparare a dialogare con il mondo accelerato. In questo senso una \u201cteologia rapida\u201d risulta sacrosanta, anche se non poco impegnativa. In questo direzione, mi pare, la richiesta di \u201crapidit\u00e0\u201d, nonostante la apparenza, costituisce un vero rimedio a logiche troppo veloci e sommarie, che hanno caratterizzato la stagione dell\u2019antimodernismo (pre- e post-conciliare) e di cui dobbiamo imparare a liberarci. Per essere rapidi dobbiamo lentamente smettere di essere veloci. Per dirla parafrasando Immanuel Kant, posso concludere cos\u00ec:<\/p>\n<p>\u00abse misurassimo la rapidit\u00e0 della teologia non gi\u00e0 dalla velocit\u00e0 con cui sa rispondere immediatamente alle questioni, ma dalla accurata considerazione che sa avere dei fenomeni nella loro accelerazione storica alla luce della Parola, potremmo dire che molta teologia sarebbe molto pi\u00f9 rapida, se non fosse cos\u00ec rapida\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; La domanda di una \u00abteologia rapida\u00bb non deve sorprendere. 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