{"id":19741,"date":"2025-04-05T09:38:30","date_gmt":"2025-04-05T07:38:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19741"},"modified":"2025-04-05T09:38:30","modified_gmt":"2025-04-05T07:38:30","slug":"riforma-della-chiesa-e-inceppi-sinodali-gli-equivoci-sulle-cose-piu-elementari","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/riforma-della-chiesa-e-inceppi-sinodali-gli-equivoci-sulle-cose-piu-elementari\/","title":{"rendered":"Riforma della chiesa e inceppi sinodali: gli equivoci sulle cose pi\u00f9 elementari"},"content":{"rendered":"<p>I giudizi su ci\u00f2 che \u00e8 accaduto tra il 31 marzo e i 3 aprile, a Roma, nella Assemblea sinodale, sono evidentemente differenziati. Nessuno dubita che si sia trattato di un passaggio importante e di un segno forte di vitalit\u00e0 e di speranza. Sarebbe per\u00f2 oltremodo utile non cadere in un equivoco che facilmente pu\u00f2 essere alimentato da titoli o da impostazioni forzate. Non vi \u00e8 dubbio, infatti, che la attenzione di molti osservatori, interni o esterni alla Chiesa, potesse rivolgersi solo su alcuni &#8220;punti caldi&#8221; del dibattito ecclesiale contemporaneo: sulla partecipazione delle donne al governo della chiesa, sulla inclusione ecclesiale di ogni diversit\u00e0, sul modo di gestire la autorit\u00e0 o sul rapporto tra gerarchia e laicato. Certamente anche su questi punti le Proposizioni non offrivano una ricostruzione fedele del percorso compiuto dal cammino sinodale italiano. Ma il problema pi\u00f9 macroscopico di quel testo, a mio avviso, si collocava altrove. <em>Non sul piano della riforma da fare, di cui riconoscere le possibili aperture, ma su quello delle riforme gi\u00e0 fatte e che nel testo non venivano riconosciute.<\/em><\/p>\n<p>Per farmi capire voglio citare soltanto due punti particolarmente scabrosi: la considerazione della liturgia come &#8220;linguaggio comune&#8221; e la acquisizione della &#8220;iniziazione cristiana&#8221; come terreno di rielaborazione della identit\u00e0. Il linguaggio delle proposizioni, evidentemente ignorando i numerosi testi del cammino di preparazione, riproponeva una sorta di &#8220;azzeramento&#8221; della esperienza ecclesiale, riavvolgendo il nastro agli anni 50, e parlando di &#8220;ars celebrandi&#8221; riferendola soltanto ai chierici o commentando la iniziazione cristiana come se si trattasse di un ambito in cui &#8220;chiedere ai vescovi&#8221; una parola di indirizzo. Sono 40 anni che vescovi e comunit\u00e0 lavorano sul campo: come \u00e8 possibile dimenticare tutto questo? A questi due punti si pu\u00f2 aggiungere un terzo, per certi versi pi\u00f9 tecnico, ma ancora pi\u00f9 scandaloso. La liturgia, si dice, non parla la lingua dei giovani: occorre creare un ufficio che permetta di tradurre, con criteri comunicativi nuovi, le &#8220;formule e i canti&#8221; perch\u00e9 siano fruibili da parte di tutti. Anche qui, abbiamo 60 anni di dibattiti ecclesiali, di cui negli ultimi 20 abbiamo subito passivamente le ideologie della &#8220;fedelt\u00e0 al latino&#8221; e abbiamo promosso ufficialmente una traduzione del messale che si \u00e8 impoverita proprio a causa di queste ideologie nostalgiche, e ora nel testo di una proposizione, di pensa di affrontare il problema traducendo ulteriormente una traduzione fatta con criterio forzati?<\/p>\n<p>Questi piccoli esempi possono farci comprendere due cose importanti: la prima cosa \u00e8 che la reazione della assemblea (di cui facevano parte molti vescovi, ricordiamolo bene) \u00e8 partita dal buon senso di una esperienza ecclesiale che merita l&#8217;onore della memoria.\u00a0 La redazione delle 50 proposizioni \u00e8 caduta in una sorta di &#8220;amnesia&#8221; che la assemblea ha immediatamente riconosciuto e segnalato, come una cosa grave.\u00a0 La seconda cosa, altrettanto importante, \u00e8 che si \u00e8 potuto verificare che un testo nuovo non potesse scaturire dalle correzioni di un testo tanto lacunoso. Occorreva una sintesi diversa, dotata di memoria, di respiro e di lungimiranza. Per questo occorreva uno spazio di tempo considerevole, proprio perch\u00e9 la natura processuale di un sinodo implica una elaborazione pi\u00f9 profonda e pi\u00f9 armonica dei testi e delle proposizioni.<\/p>\n<p>E&#8217; evidente che ci\u00f2 che di nuovo attende la Chiesa italiana pu\u00f2 essere accolto e riconosciuto solo a patto che si siano acquisite e assimilate quelle novit\u00e0 gi\u00e0 deliberate e gi\u00e0 scritte, che nel testo delle Proposizioni venivano dimenticate, rimosse o contraddette. Su questo punto, a mio avviso, si deve puntare l&#8217;attenzione: un atto di resistenza contro l&#8217;oblio e un atto di non indifferenza a favore delle acquisizioni che arricchiscono da decenni il cammino ecclesiale italiano \u00e8 un segno importante di vitalit\u00e0. Il fatto che un testo deciso da parte di un Ufficio venga bocciato dalla assemblea, ricordiamolo, ha inaugurato il cammino di elaborazione di parecchi testi del Concilio Vaticano II. Sul momento pu\u00f2 essere un trauma per qualcuno. Ma \u00e8 il passaggio obbligato, ieri come oggi, per aprire la chiesa a nuovi linguaggi e a nuove procedure. Riconoscere i segni dei tempi non \u00e8 mai una operazione indolore.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I giudizi su ci\u00f2 che \u00e8 accaduto tra il 31 marzo e i 3 aprile, a Roma, nella Assemblea sinodale, sono evidentemente differenziati. 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