{"id":19663,"date":"2025-01-15T20:36:24","date_gmt":"2025-01-15T19:36:24","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19663"},"modified":"2025-01-15T20:36:24","modified_gmt":"2025-01-15T19:36:24","slug":"lautorita-ecclesiale-tra-battesimo-ordine-e-giurisdizione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lautorita-ecclesiale-tra-battesimo-ordine-e-giurisdizione\/","title":{"rendered":"L&#8217;autorit\u00e0 ecclesiale, tra battesimo, ordine e giurisdizione"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-1.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19588\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-1-300x117.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"117\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-1-300x117.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/codeximage-1.jpg 360w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>Dopo la nomina di Simona Brambilla a Prefetto del Dicastero per la vita consacrata, contestuale alla nomina parallela di un Pro-Prefetto del medesimo Dicastero, nella persona del Cardinale Angel Fern\u00e0ndez Artime, si \u00e8 aperto un notevole dibattito intorno alla legittimit\u00e0 e alla opportunit\u00e0 non tanto della nomina, quanto della forma giuridica e istituzionale con cui \u00e8 stata giustificata. Alcuni interventi, parzialmente anche in dialogo con i miei post precedenti, si sono rivelati di un certo interesse. Alle parole di <a href=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/separatio-potestatum-una-lettera-di-zeno-carra\/\">Zeno Carra<\/a>, apparse su questo blog, sono seguite quelle della canonista <a href=\"https:\/\/www.ilregno.it\/regno-delle-donne\/blog\/la-prefetta-e-il-battesimo-donata-horak\">Donata Horak<\/a> e del canonista <a href=\"https:\/\/www.uccronline.it\/2025\/01\/14\/prefetto-donna-il-canonista-nessuna-confusione-normativa\/\">Rosario Vitale<\/a>.<\/p>\n<p>Mi sembra giusto e opportuno entrare in dialogo con ciascuno di questi interventi, perch\u00e9 aiutano a comprendere meglio la importanza del fenomeno annunciato il 6 gennaio e anche a chiarire in quale senso resta legittimo sollevare alcune obiezioni non sul fatto, quanto sul diritto.<\/p>\n<p>Inizio considerando le parole di Zeno Carra, che propongono di leggere la &#8220;separazione tra ordine e giurisdizione&#8221; in modo non negativo, ma come una possibilit\u00e0 di sviluppo del sistema canonico ed ecclesiale. Addirittura, proprio la separazione della giurisdizione dalla ordinazione potrebbe, secondo Carra, aprire itinerari di valorizzazione di una autorit\u00e0 non solo dall&#8217;alto, ma anche dal basso. In pi\u00f9, e con una bella forza profetica, Carra ipotizza che la logica dello &#8220;scorporo&#8221; delle diverse potest\u00e0 (di governo, di parola e di santificazione) potrebbero creare lo spazio di una profezia non legata alla ordinazione o anche di una presidenza eucaristica o penitenziale autonoma rispetto alla ordinazione presbiterale e episcopale. Tutto questo mi pare molto apprezzabile, e pu\u00f2 certo trovare un precedente rilevante nelle nomine apicali di soggetti maschili o femminili non ordinati. Tuttavia, questa ipotesi non mi pare che sia in linea con le giustificazioni formali e ufficiali, che sembrano ammettere lo scorporo soltanto della giurisdizione, in forma delegata, attribuendo la potestas comunque sempre al papa. Sebbene il quadro evocato da Carra non sia semplicemente illusorio, non si muove affatto nella direzione con cui si argomenta che i laici (e tra loro le donne) non hanno bisogno della ordinazione per avere potere. Qui mi pare che la operazione, se non tematizza la ordinazione, resti pi\u00f9 regressiva che progressiva, pi\u00f9 una scappatoia che una soluzione.<\/p>\n<p>Forse proprio per questo motivo i canonisti che sono intervenuti, sia pure con argomenti tra loro diversi, sembrano poco sensibili al richiamo con cui Gh. Lafont, nei suoi ultimi testi, considerava la riunificazione di ordine e giurisdizione nell&#8217;episcopato come l&#8217;evento forse pi\u00f9 rilevante di tutto il Concilio Vaticano II. Se questo principio viene considerato, ed \u00e8 difficile negarlo, per quanto si possano avvertire i limiti della sua recezione postconciliare, non mi sembra che ci sia lo spazio per arrivare addirittura a negarlo o a considerarlo come irrilevante o marginale.<\/p>\n<p>Sicuramente non pensa cos\u00ec Donata Horak, quando rimanda al fondamento battesimale la ragione per cui la nomina di un Prefetto donna non ha nulla di diverso, giustamente, dalla nomina di un prefetto uomo, ma non ordinato. Ma ci si dovrebbe chiedere: perch\u00e9 il Prefetto uomo non ordinato non ha bisogno di essere affiancato da un Pro-Prefetto ordinato, e invece la donna s\u00ec? Il fondamento battesimale \u00e8 certo decisivo, ma una giurisdizione (governo) che non trovi, almeno in potenza, la possibilit\u00e0 di coincidere con la potest\u00e0 di parola (magistero) e la potest\u00e0 di santificazione (sacerdozio) non \u00e8 forse pi\u00f9 esposta a quel rischio di funzionalizzazione che si vorrebbe evitare o negare? In altri termini, siamo sicuri che la deriva clericale scaturisca dalla ordinazione sovrapposta alla giurisdizione, piuttosto che dall&#8217;isolamento del potere giuridico dalla parola profetica e dal sacramento celebrato?<\/p>\n<p>Capisco bene la importanza di un &#8220;immaginario ecclesiale&#8221; in cui i vertici possono essere abitati, gestiti e interpretati anche dalle donne. Il fatto crea cultura, pone precedenti e aiuta ad aprire gli occhi e le menti a nuove possibilit\u00e0. Ma abbiamo bisogno anche di parole. In tal senso\u00a0 le argomentazioni dei due canonisti sono molto diverse. Da un lato Donata Horak fonda la possibilit\u00e0 di questa nomina semplicemente sul <em>munus regendi<\/em> battesimale. Ma non si nasconde che la nomina abbia bisogno della missio canonica e che tragga da essa la sua autorit\u00e0 decisiva. Il fatto per\u00f2 che la nomina sia stata accompagnata dalla parallela nomina di un Pro-Prefetto non pu\u00f2 essere messo sotto silenzio: questo non indica, forse, il permanere di una forma di &#8220;incapacit\u00e0&#8221; che n\u00e9 il munus regendi battesimale n\u00e9 la missio canonica riescono del tutto a superare? E&#8217; difficile non ammettere che quell&#8217;ordinamento giuridico, che giustamente non \u00e8 mai una idea chiara e distinta, trovi proprio qui un passaggio particolarmente magmatico e difficile da decifrare.<\/p>\n<p>D&#8217;altra parte, a sostegno di una certa perplessit\u00e0 argomentativa del provvedimento, non mi sorprende che un altro studioso di diritto canonico, come Rosario Vitale, nel suo testo mostri una soluzione molto simile a quella di Donata Horak (\u00abnulla di strano\u00bb), ma con ben altre argomentazioni. Il fatto che non ci sia nulla di sorprendente non deriva, come in Horak, da una forte valorizzazione dei <em>tria munera<\/em> battesimali, ma dalla efficacia immediata della autorit\u00e0 papale. Leggendo il testo di Vitale, mi sono chiesto: sta parlando del Papa o del Re Sole? L&#8217;assorbimento di ogni altra autorit\u00e0 nella autorit\u00e0 papale sembra generare una sorta di vertigine in cui ogni soggetto non \u00e8 altro che funzionario del papa e solo nella autorit\u00e0 papale pu\u00f2 trovare il fondamento della propria autorit\u00e0. La lettura \u00e8 talmente monarchica, che ogni presidenza, in quanto vicaria, \u00e8 in realt\u00e0 presidenza papale. Non ci sono dubbi, perch\u00e9 tutto \u00e8 giustificato e coperto dalla <em>potestas<\/em> del romano pontefice. Ma sono portato a chiedermi: il papa vive la sua autorit\u00e0 di governo in relazione alla ordinazione episcopale, all&#8217;ascolto della Parola, all&#8217;atto di culto e di santificazione o no? Come vescovo di Roma \u00e8 riducibile al ruolo di governo? Credo sia molto interessante osservare come i canonisti, per interpretare questo sviluppo rilevante, possono certamente negare ogni confusione, ma tra loro non sono affatto d&#8217;accordo. Questo invita il discorso istituzionale a confrontarsi a fondo con il profilo sacramentale e profetico della autorit\u00e0, che non si pu\u00f2 facilmente separare dalla <em>potestas regiminis<\/em>. Quello che Horak chiama la faticosa traduzione del Concilio Vaticano II sul piano giuridico, cosa che resta tanto delicata ed urgente, chiede non tanto di normalizzare la nomina della prima donna Prefetto, quanto di eliminare gradualmente quegli equivoci che per giustificare il nuovo riabilitano veri e propri scheletri nell&#8217;armadio. Il non detto di questa nomina a me pare il fatto che si tenti di avvalorare, mediante un sovraccarico della <em>potestas iurisdictionis<\/em>, la pretesa di ribadire la incapacit\u00e0 femminile alla ordinazione. Per quanto lo si taccia, mi sembra che resti questo il <em>vulnus<\/em> cui non sa rimediare n\u00e9 la sacrosanta radice battesimale che anima parimenti i soggetti maschili e femminili, n\u00e9 la efficacia infallibile della missio canonica di cui vengono solennemente investiti gli uni come le altre. Una donna dotata, in s\u00e9 e per s\u00e9, di autorit\u00e0 ecclesiale inizia comunque a presentarsi alla vista, ad assumere una identit\u00e0, a farsi spazio e a darsi un certo profilo istituzionale, per quanto ancora <em>per speculum et in aenigmate<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dopo la nomina di Simona Brambilla a Prefetto del Dicastero per la vita consacrata, contestuale alla nomina parallela di un Pro-Prefetto del medesimo Dicastero, nella persona del Cardinale Angel Fern\u00e0ndez Artime, si \u00e8 aperto un&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19663"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19663"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19663\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19666,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19663\/revisions\/19666"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19663"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19663"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19663"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}