{"id":19657,"date":"2025-01-12T09:31:55","date_gmt":"2025-01-12T08:31:55","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19657"},"modified":"2025-01-12T09:31:55","modified_gmt":"2025-01-12T08:31:55","slug":"la-pericolosa-frattura-tra-ordine-e-giurisdizione-nella-partecipazione-delle-donne-alla-autorita-ecclesiale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-pericolosa-frattura-tra-ordine-e-giurisdizione-nella-partecipazione-delle-donne-alla-autorita-ecclesiale\/","title":{"rendered":"La pericolosa frattura tra ordine e giurisdizione nella partecipazione delle donne alla autorit\u00e0 ecclesiale"},"content":{"rendered":"<p align=\"justify\"><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-13948\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg\" alt=\"\" width=\"296\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2-296x300.jpg 296w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/viadelconcilio2.jpg 949w\" sizes=\"(max-width: 296px) 100vw, 296px\" \/><\/a><\/p>\n<p align=\"justify\"><em>Riprendo con qualche precisazione un testo di tre anni fa, che la recente nomina a Prefetto di Simona Brambilla rende assai attuale e urgente. Sembra che di fronte alla pandemia, e di fronte alle donne, si possa solo arretrare su posizioni arretrate, anche dimenticando ci\u00f2 che di buono si \u00e8 iniziato a pensare e a fare a partire dal Concilio Vaticano II.\u00a0<\/em><\/p>\n<p align=\"justify\">Dopo aver letto con grande interesse ci\u00f2 che U. Del Giudice e P. Consorti hanno scritto tempo fa sui loro blog (i cui contributi si possono leggere <a href=\"https:\/\/theoremi.blogspot.com\/2022\/01\/ministero-ordinato-e-forme-semplici-di.html\">qui<\/a>\u00a0e\u00a0<a href=\"https:\/\/people.unipi.it\/pierluigi_consorti\/sul-titolo-dellordinazione-episcopale-la-nostalgia-del-bel-tempo-che-fu\/\">qui<\/a>), propongo un piccolo percorso storico sul ministero episcopale. Rifletter\u00f2 sul piano sistematico e sul piano storico, a partire da due eventi, il primo legato alla pandemia, mentre il secondo \u00e8 recentissimo.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">Vorrei sollevare subito una questione che appare decisiva per la nostra breve indagine: ci siamo chiesti perch\u00e9, con poche luminose eccezioni, i Vescovi nel biennio \u201cpandemico\u201d 2020-2021, spesso abbiano parlato come \u201cnotai\u201d, come \u201cavvocati\u201d, citando quasi solo codici, norme, leggi? Perch\u00e9 mai, di fronte al dramma di una condizione tanto precaria e difficile, hanno citato quasi solo \u201cnormative\u201d, \u201cdisposizioni\u201d e \u201cdecreti\u201d? D&#8217;altra parte, \u00e8 anche evidente che per permettere a una donna di &#8220;partecipare al governo della Chiesa&#8221; sembra imporsi, di nuovo, una riduzione della autorit\u00e0 alla <em>potestas iurisdictionis,\u00a0<\/em>senza alcun riferimento obbligato alla dimensione della ordinazione.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">Provo a rispondere rileggendo brevemente la nostra storia cattolica, che nell\u2019ultimo secolo \u00e8 profondamente mutata. Per capirlo, il riferimento \u201cnormativo\u201d risulta inaggirabile. Senza di esso, si rischia di parlare a vanvera.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0<i><b>1.<\/b><b>La d<\/b><b>ifferenza tra due codici<\/b><\/i><\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0Per tentare di capire partiamo da alcuni dati elementari, ma che spesso sfuggono alla percezione comune:<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0\u2013 un primo confronto utile \u00e8 tra i due CjC del 1917 e 1983.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0a) nel 1917, il can. 949 distingue nel \u201cDE ORDINE\u201d tre ordini maggiori (presbiterato, diaconato e suddiaconato) e quattro ordini minori (accolitato, esorcistato, lettorato e ostiariato). A ci\u00f2 il can 950 aggiunge la consacrazione episcopale e la tonsura. Il Codice del 1917 \u2013 e l\u2019esperienza ecclesiale fino al Vaticano II e al codice successivo (1983) rimane immersa in questa visione, nella quale il Vescovo \u00e8 \u201cprodotto\u201d non da un sacramento, ma da un semplice \u201csacramentale\u201d.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0b) nel 1983, il can. 1009 in modo lapidario dice: \u201cOrdines sunt episcopatus, presbyteratus et diaconatus\u201d.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0Ovviamente, tra i due testi vi \u00e8 il Concilio Vaticano II. Che compie una grande rivoluzione nel modo di concepire il ruolo e la struttura della \u201ccostituzione gerarchica della Chiesa\u201d. (LG III capitolo, 18-29).<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">Questa differenza di prospettiva \u00e8 del tutto decisiva, anche se sembra restare in ombra sia davanti alla pandemia, sia davanti alle donne.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0<i>2.<b>Un<\/b><b>a diversa comprensione del sacramento dell\u2019ordine e del ministero episcopale<\/b><\/i><\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0Che cosa cambia, in questo periodo che matura dal 1917 al 1983? Cambiano almeno 4 cose fondamentali:<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0\u2013 La posizione sistematica del \u201cministero ordinato\u201d viene dopo il mistero della Chiesa (I) e il Popolo di Dio (II);<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u2013 Per una lunga tradizione, i 7 gradi dell\u2019ordine non comprendevano l\u2019episcopato, che ora viene reintegrato al suo posto di eccellenza e di pienezza sacramentale, insieme ad un radicale ripensamento dei \u201c7 gradi\u201d (ridotti a 3, dopo i ministeri istituiti);<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u2013 Nella visione precedente, accanto alla dimensione \u201csacerdotale\u201d \u2013 che era conferita dal \u201csacramento dell\u2019ordine\u201d, culminante nel sacerdote-presbitero \u2013 l\u2019episcopato aggiungeva un \u201cpotere di giurisdizione\u201d, che univa potere dottrinale e potere di governo, ma all\u2019esterno del sacramento!<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u2013 Questa comprensione secolare ha generato il fenomeno di \u201csfasatura\u201d dal quale siamo partiti. Sia nella persona del vescovo, sia nel popolo di Dio, \u00e8 facile che sia ancora forte la tensione tra \u201cautorit\u00e0 sacramentale\u201d e \u201cpotere di giurisdizione\u201d.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0Da dove viene il mutamento? Potremmo dire dalla fine del modello medievale-moderno di interpretazione del ministero ordinato.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0<i><b>3.<\/b><b>M<\/b><b>odello medievale, moderno e conciliare<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Ci sono piccoli e grandi fraintendimenti nel passaggio tra modello medievale e modello moderno (tridentino).<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0La lezione del medioevo, che con estrema libert\u00e0 ha riflettuto sul ministero nella Chiesa, \u00e8 stata assunta in modo nuovo e pi\u00f9 rigido dalla stagione moderna, che aveva intanto maturato nuove evidenze e nuovi imbarazzi. Il progressivo centralismo e il sorgere di una \u201ccongregazione dei vescovi\u201d alla fine del XVI secolo impone una vistosa accelerazione alle forme pi\u00f9 accentuate di centralizzazione. Al punto che la \u201celezione del vescovo\u201d sembra diventare una cosa quasi inconcepibile.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0Il mutamento del modello di comprensione dell\u2019episcopato \u2013 che il Concilio Vaticano II restaura con una operazione assai complessa \u2013 compie in questa storia un doppio salto mortale:<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0a) restituisce all\u2019episcopato la sua dignit\u00e0 sacramentale, dopo un millennio di esclusione del vescovo dal \u201ccammino\u201d di salita verso la pienezza del sacramento, pensato come \u201cordine sacerdotale\u201d di cui la figura culminante era il prete;<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">b) rilegge il \u201cpotere di giurisdizione\u201d, che prima definiva intergralmente il vescovo, soltanto come uno dei \u201ctria munera\u201d che lo qualificano (regalit\u00e0, profezia e sacerdozio)<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0Vediamo con maggior precisione ognuno di questi due aspetti:<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0L\u2019episcopato diviene la \u201cpienezza del sacramento dell\u2019ordine\u201d. Questa \u00e8 una affermazione che suona molto nuova. Perch\u00e9 la ricostruzione medievale e poi moderna aveva concepito due generi di\u00a0<i>potestas<\/i>:<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u2013\u00a0<em>potestas ordinis<\/em>: che si realizzava della consacrazione eucaristica e nella assoluzione dai peccati e su cui la Chiesa \u201cnon aveva potere\u201d<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u2013\u00a0<em>potestas iurisdictionis<\/em>: che dispensa il sacramento dell\u2019ordine (restandone fuori) e che esercita il potere dottrinale e di governo, come ambito del potere ecclesiastico.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">Ora il modello ritorna allo stile dei primi secoli: pensa secondo una \u201cforma unitaria\u201d che si articola su tre \u201ccompiti\u201d \u201cdoni\u201d, i \u201ctria munera\u201d, riferiti (in modo diverso, ma concorde) ad ogni battezzato e ad ogni ministro ordinato:<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0\u2013 munus profetico \u2013 essere in Cristo profeta\/maestro: annuncio della parola<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u2013 munus regale \u2013 essere pastore\/autorit\u00e0: pascere le pecore, governare la chiesa<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u2013 munus sacerdotale \u2013 essere sacerdote, presiedere il culto ecclesiale<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0Si deve notare che, in questa rilettura conciliare, la struttura dei \u201ctre doni\u201d, riferiti originariamente anzitutto a Cristo, caratterizza l\u2019intero corpo ecclesiale, dal battezzato al vescovo.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">In questo modo avvengono una serie di modificazioni decisive non tanto e non solo per il Vescovo, quanto per la autocoscienza ecclesiale.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0<i><b>4.\u00a0<\/b><\/i><i><b>L<\/b><\/i><i><b>a applicazione del modello conciliare alla \u201cpredicazione della parola\u201d<\/b><\/i><\/p>\n<p align=\"justify\">\u00a0Se applichiamo questa differenza di modelli al rapporto con la \u201cParola\u201d ne discendono interessanti conseguenze:<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0\u2013 la autorit\u00e0 episcopale \u00e8 integralmente sacramentale, e si articola in modo armonico secondo il modello \u201ccomune\u201d a tutta la Chiesa.<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0\u2013 la autorit\u00e0 dottrinale \u00e8 fondata sulla profezia della predicazione. E\u2019 il \u201cDei Verbum\u201d il fondamento della autorit\u00e0 episcopale. Questa autorit\u00e0 sta sotto, non sopra la parola. Ne viene una \u201crilettura capovolta\u201d della tradizione: se per Trento, alla scuola del medioevo, la relazione con la parola, da parte del Vescovo, rischia di ridursi al \u201ccontrollo sulle parole lecite\u201d, \u00e8 evidente che questo dipende dal fatto che quella \u201cfacolt\u00e0\u201d \u00e8 pensata come \u201cpotere di dire diritti e doveri\u201d.\u00a0<em>La non sacramentalit\u00e0 della autorit\u00e0 ne riduce l\u2019impatto profetico, poich\u00e9 manca della sporgenza del dono<\/em>. Il fatto che oggi sia il \u201cmunus profetico\u201d a caratterizzare il \u201csacramento dell\u2019ordine nel grado dell\u2019episcopato\u201d rende possibile un ripensamento radicale del ministero episcopale, anche sulla Parola. E rende pensabile che un Vescovo, anche di fronte alla \u201cpandemia\u201d, non si domandi anzitutto che cosa sia lecito o illecito, ma come annunciare il Vangelo!<\/p>\n<p lang=\"la-VA\" align=\"justify\">\u00a0Questo \u00e8 il modello nuovo, che stiamo ancora imparando. E lo facciamo nella inerzia del modello vecchio. Questo \u00e8 ci\u00f2 che \u00e8 accaduto negli ultimi 50 anni. Il tempo \u00e8 ancora molto breve, non abbiamo forse neppure notato\u00a0la differenza.\u00a0Anche in questo noi abbiamo\u00a0formalmenteabbiamo\u00a0cambiato \u201clessico\u201d, ma conserviamo\u00a0spesso\u00a0il \u201ccanone\u201d precedente, che smentisce il lessico nuovo, imponendo simboliche, immaginari e attese \u201cvecchie\u201d e \u201csuperate\u201d.<\/p>\n<p>In effetti, pur con tutte queste limitazioni, il recupero della qualit\u00e0 sacramentale dell\u2019episcopato permette di elaborare adeguatamente una \u201cesperienza ecclesiale\u201d pensata non pi\u00f9 e non tanto come \u201csocietas perfecta\u201d, ma come \u201cmistero di comunione\u201d, \u201cpopolo di Dio\u201d, corpo di Cristo\u201d, \u201ctempio della Spirito Santo\u201d. Questo non \u00e8 \u201clinguaggio estrinseco\u201d, ma nuova comprensione istituzionale, nutrita da simboliche bibliche e non dall\u2019immaginario feudale o cavalleresco.<\/p>\n<p align=\"justify\">E si noti bene: perch\u00e9 tutto questo possa accadere in verit\u00e0 e in realt\u00e0, senza scivolare in affermazioni retoriche o ipocrite addirittura, la Chiesa deve poter vivere ogni suo atto \u2013 a partire dalla ordinazione di un Vescovo e dalla sua definizione \u2013 secondo questa logica antica e nuova, e non in contraddizione con essa. In questa rilettura i \u201ctitoli feudali\u201d \u2013 come il titolo di \u201carcivescovo ad personam\u201d \u2013 sono il segno limpido della inerzia di una lettura \u201cnon sacramentale\u201d dell\u2019episcopato. Ed \u00e8 evidente che ci\u00f2 che una lunga tradizione \u201ccerimoniale\u201d si \u00e8 permessa di elaborare circa una realt\u00e0 che era teologicamente ritenuta \u201cnon sacramentale\u201d \u2013 e sulla quale la Chiesa esercitava allora legittimamente il suo potere \u2013 oggi non \u00e8 pi\u00f9 possibile sulla base della nozione esplicitamente \u201csacramentale\u201d dell\u2019episcopato. In questo modo il Concilio ha legato le mani al cerimoniale di curia. Che tarda ad adeguarsi, ma il cui destino \u201ccerimoniale\u201d \u00e8 segnato, autorevolmente e irreversibilmente. Dobbiamo solo trarne le dovute conseguenze, sul piano del linguaggio da parlare e sul piano delle normative cui obbedire. Sia sul primo, sia sulle seconde la Chiesa pu\u00f2 serenamente riconoscere di avere piena autorit\u00e0, senza essere vincolata in modo irreformabile da ci\u00f2 che \u00e8 stato prima, dal \u201cbel tempo che fu\u201d, che certo \u00e8 vera tradizione, ma in parte viva e in parte morta, in parte sana e in parte malata.<\/p>\n<p align=\"justify\">Per questo la profezia di canonisti non burocrati (e di teologi non astratti) risulta sempre pi\u00f9 necessaria: perch\u00e9 le istituzioni parlino ufficialmente nuovi linguaggi e perch\u00e9 i linguaggi siano simboli efficaci di una nuova comprensione istituzionale. Quando il linguaggio smentisce la teologia e la teologia non si occupa degli atti concreti, una spia rossa si accende sul cruscotto della barca ecclesiale e il motore ha bisogno di una profonda revisione, fatta con competenza e con decisione. Altrimenti la barca non solo si fermer\u00e0, ma uscir\u00e0 dalla rotta, andr\u00e0 alla deriva e potr\u00e0 anche fare danni gravi, a s\u00e9 e agli altri.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Riprendo con qualche precisazione un testo di tre anni fa, che la recente nomina a Prefetto di Simona Brambilla rende assai attuale e urgente. 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