{"id":19616,"date":"2024-11-11T11:12:16","date_gmt":"2024-11-11T10:12:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19616"},"modified":"2024-11-11T11:13:23","modified_gmt":"2024-11-11T10:13:23","slug":"la-liturgia-nel-cammino-sinodale-italiano-alcuni-nodi-da-sciogliere","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-liturgia-nel-cammino-sinodale-italiano-alcuni-nodi-da-sciogliere\/","title":{"rendered":"La liturgia nel Cammino Sinodale Italiano: alcuni nodi da sciogliere"},"content":{"rendered":"<p><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/camminosinodale.chiesacattolica.it\/wp-content\/themes\/sinodo-21-25-theme-child\/image\/img_cammino.png\" \/><\/p>\n<p><i><b>I \u201cLineamenti\u201d del Cammino sinodale italiano e la liturgia: tra riforma (dimenticata) e iniziazione (faticosa)<\/b><\/i><\/p>\n<p>In vista della Assemblea del prossimo 15-17 novembre,<i> <\/i>il tema della liturgia appare affrontato nei <i>Lineamenti<\/i> con una lettura che merita qualche chiarimento, in vista di una elaborazione pi\u00f9 adeguata per entrare nello <i>Strumento di lavoro. <\/i>L\u2019argomento appare affrontato nella seconda parte, con particolare attenzione al tema del linguaggio liturgico, e ancor pi\u00f9 nella terza, con una riflessione sul tema della iniziazione. Pu\u00f2 apparire sorprendente che sia nelle Premesse, che nella Prima parte, largamente dedicata al tema della \u201criforma della Chiesa\u201d, non vi sia alcun cenno all\u2019unica riforma effettivamente compiuta dopo il Concilio Vaticano II, ossia alla riforma liturgica. Molto di ci\u00f2 che viene detto (sull\u2019azione rituale, sulla iniziazione, sulla pratica sacramentale) risente profondamente di questa grave dimenticanza. Esamino ora i passi pi\u00f9 significativi e aggiungo poi una serie di osservazioni, per favorire una riflessione volta a sciogliere alcuni nodi.<\/p>\n<p><b><i>A) Una breve presentazione dei testi<\/i><\/b><\/p>\n<p>a) E\u2019 anzitutto importante leggere insieme i nn. 21-22 del documento. Da un lato, infatti, al n.21 si dice che la Chiesa \u201cpu\u00f2 anche cambiare linguaggio\u201d, ma questo viene riferito al bisogno di un linguaggio \u201cmeno iniziatico\u201d. Qui \u00e8 evidente la tensione con il n.22, dedicato interamente alla liturgia, dove si chiede, inevitabilmente, di rimediare al \u201cdivario\u201d tra liturgia e vita mediante \u201cseri cammini di iniziazione all\u2019ordine simbolico\u201d. Da un lato, dunque, meno iniziazione, e dall\u2019altra maggiore iniaziazione. La provocazione si riflette nella soluzione offerta, che resta incerta: da un lato non si deve nulla alterare del rito, dall\u2019altro occorre far entrare la vita della azione rituale.<\/p>\n<p>b) Il punto di arrivo del discorso nell\u2019ambito delle proposte operative (cfr. n.25), appare piuttosto faticoso e poco istruttivo. Lo riporto integralmente:<\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Nexa-Book-Italic, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Curare la qualit\u00e0 celebrativa e la efficacia comunicativa delle liturgie, a partire dalle omelie, attraverso iniziative<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Nexa-Book-Italic, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>di sostegno e formazione per le diverse ministerialit\u00e0 liturgiche, al fine di attivare la partecipazione dei laici e di<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Nexa-Book-Italic, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>avvicinare la liturgia alla vita delle persone, in particolare a quelle con maggiori difficolt\u00e0 dovute a disabilit\u00e0 fisiche o psicologiche, cultura differente, et\u00e0, situazioni di vita<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Nexa-Book, serif\"><span style=\"font-size: small\">; <\/span><\/span><span style=\"font-family: Nexa-Book-Italic, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>\u00e8 necessario inoltre, in collaborazione con la catechesi, favorire processi di iniziazione liturgica per aiutare i fedeli a <\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Nexa-Book-Italic, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>porre e a comprendere il linguaggio liturgico.<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p>Si sovrappongono quattro registri diversi, senza coordinamento: efficacia comunicativa, ministerialit\u00e0, cura per le persone in difficolt\u00e0 e iniziazione liturgica sul piano della catechesi. Come proposta operativa appare sostanzialmente disorientata e disorientante, priva di un centro unificante.<\/p>\n<p>c) Al n. 27, di fronte alla constatazione che in sequenza battesimo, prima comunione e cresima, non riescono pi\u00f9 a iniziare, ma sono diventati \u201criti di congedo temporaneo\u201d, talvolta illimitato, se ne deduce di dover passare da una proposta \u201cprevalentemente dottrinale\u201d ad una proposta \u201cintegrale\u201d. La integralit\u00e0 viene collocata nell\u2019orizzonte del \u201csommario\u201d con cui At 2,42 descrive la chiesa primitiva: ascolto dell\u2019insegnamento degli apostoli, comunione, frazione del pane e preghiera.<\/p>\n<p>d) Nel suo svolgimento, tuttavia, questo riferimento ai 4 ambiti della vita ecclesiale viene svolto con alcune precisazioni non irrilevanti:<\/p>\n<p>&#8211; primo luogo di formazione \u00e8 l\u2019ascolto della Parola di Dio<\/p>\n<p>&#8211; secondo luogo \u00e8 la cura per gli altri<\/p>\n<p>&#8211; terzo luogo \u00e8 la pratica dei sacramenti (dove viene messo in luce il valore formativo della pratica)<\/p>\n<p>&#8211; quarto luogo la preghiera, soprattutto intesa come \u201cinteriorit\u00e0\u201d.<\/p>\n<p>e) Il n. 28 dice apertamente come la iniziazione non riguardi soltanto i \u201cpercorsi di catechesi\u201d, ma implichi una conversione pastorale di tutta la comunit\u00e0. Per far questo viene proposto un elenco di \u201cmetodi\u201d (linguaggi, gioco, arte, via pulchritudinis, sport, visite a luoghi o persone\u2026). Il ritmo pu\u00f2 avvalersi forse pi\u00f9 della scansione dell\u2019anno liturgico che dell\u2019anno scolastico. Ma l\u2019anno liturgico \u00e8 letto piuttosto in relazione alle soglie esistenziali (speranza, sacrificio, sofferenza, dono\u2026).<\/p>\n<p>f) La revisione dei cammini ai sacramenti e del percorso di iniziazione cristiana (n. 29) viene collocata in un orizzonte ampio di ripensamento della Chiesa come \u201cgrembo generativo\u201d: non piccoli ritocchi, ma rilettura del rapporto tra crescita, sacramenti e vita.<\/p>\n<p>g) Il modello \u201ccatecumenale\u201d (30-32) viene presentato nei termini di un \u201cricominciare\u201d, non come segno di ogni inizio. In un certo senso si applica solo a casi particolari (fidanzati, genitori, coppie in condizioni irregolari o soggetti vulnerabili).<\/p>\n<p>h) Stile spirituale \u00e8 obiettivo condiviso, soprattutto per uscire dalla \u201camministrazione burocratica\u201d e guadagnare la forma della \u201cfamiglia accogliente\u201d.<\/p>\n<p>i) Un rilievo particolare, nell\u2019ambito di tutti i sacramenti, sembra assumere il sacramento della Riconciliazione (n.36), di cui si rileva la necessit\u00e0 di una accurata riconsiderazione, anche studiando un accesso pi\u00f9 ampio alla \u201cseconda\u201d e \u201cterza forma\u201d.<\/p>\n<p>B)<i> <\/i><i><b>Alcune osservazioni in vista dello Strumento di Lavoro<\/b><\/i><\/p>\n<p>Un dato importante, che caratterizza tutti gli 11 numeri dedicati al tema della iniziazione, (compreso il numero 22 dedicato alla liturgia) \u00e8 la esigenza di un \u201ccambio di paradigma\u201d. Ma la cautela nelle soluzioni presentate implica la necessit\u00e0 di alcune necessarie precisazioni.<\/p>\n<p>1. In primo luogo la tensione tra liturgia e vita, rilevata in modo sostanzioso, deve recuperare la correlazione tra riforma liturgica e iniziazione alla liturgia. Se si dimentica che tutti i riti sono stati oggetto di riforma negli ultimi 60 anni, perch\u00e9 la Chiesa possa essere riformata da soggetti che \u201cpartecipano attivamente\u201d <i>per ritus et preces, <\/i>alle azioni rituali,<i> <\/i>questo deve diventare l\u2019obiettivo della \u201cformazione liturgica\u201d, come indicato lucidamente da <i>Desiderio desideravi<\/i>. Non pu\u00f2 esservi contraddizione tra \u201clinguaggio iniziatico\u201d e \u201ciniziazione cristiana\u201d: parlare nuovi linguaggi, efficaci e comunicativi, \u00e8 possibile solo grazie ad una profonda iniziazione all\u2019ordine simbolico e rituale della fede celebrata.<\/p>\n<p>2. Il riferimento al \u201csommario\u201d di At 2,42, che sancisce la lettura della iniziazione, pu\u00f2 ricordare, inevitabilmente, la divisione in \u201csettori\u201d della pastorale di ogni curia: la catechesi (didach\u00e9), la comunione (caritas), la liturgia (frazione del pane e preghiera). Va detto, per\u00f2, che tutte e quattro i termini proposti da <i>A<\/i><i>tti<\/i> rientrano nella tradizione celebrativa: insegnamento della predicazione, comunione, frazione del pane e preghiera sono tutti momenti del rito cristiano della eucaristia. Per questo \u00e8 necessario che il raccordo tra i 4 momenti non avvenga in modo burocratico o solo esperienziale, ma trovi unit\u00e0 simbolica e rituale.<\/p>\n<p>3. Importante \u00e8 la ammissione che si trova nel cuore del n. 27<\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: small\"><i>Non si partecipa ai sacramenti perch\u00e9 si \u00e8 giunti alla piena conoscenza del mistero, ma si cresce nella fede partecipando ai sacramenti<\/i><\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Questa affermazione ha per\u00f2 bisogno di essere precisata: cos\u00ec come \u00e8 espressa pu\u00f2 dare motivo ad equivoci. Che cosa significa \u201cpartecipare ai sacramenti\u201d? Qui \u00e8 necessario precisare allo stesso tempo la relazione tra crescita nella fede, iniziazione e stile catecumenale, che altrimenti restano termini troppo generici. La frase ha buon diritto di sottolineare che il sacramento non \u00e8 semplicemente \u201calla fine\u201d di un percorso di \u201cdottrina\u201d, ma che sta dentro il cammino di crescita. Ma che cosa significa ci\u00f2? Si tratta di precisare che \u201cpartecipare ai sacramenti\u201d \u00e8 un termine generico che indica la \u201ciniziazione alla eucaristia\u201d e che esige una forma di presenza mediata da una competenza sui linguaggi dei riti e delle preghiere. Non a caso, svicolando da questo impegno, \u00e8 pi\u00f9 facile pensare che sia la \u201comelia\u201d (da sola) a reggere il regime comunicativo della messa. Qui vi \u00e8 un errore di prospettiva piuttosto grave. Non solo le parole comunicano, ma l\u2019intero impianto simbolico e rituale della azione liturgica.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">4. Il punto di raccordo del cammino di iniziazione impone un cambiamento di terminologia fondamentale: proprio all\u2019inizio del n.27 si usa ancora, giustamente, la espressione \u201cprima comunione\u201d. Oggi si deve invece considerare centrale un cammino di \u201ciniziazione alla eucaristia\u201d come qualificante la persona, in cui si precisino tre aspetti:<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; la logica catecumentale impone per tutti, giovani o adulti, che l\u2019accesso alla eucaristia si collochi alla fine del percorso della iniziazione: la sequenza efficace sar\u00e0 battesimo, cresima e eucaristia, come attestata per secoli nella storia almeno fino al 1930: il sacramento che si ripete deve essere alla fine, non a met\u00e0 strada. La collocazione \u201cmediana\u201d era dovuta, prima del Concilio, alla visione della Comunione come \u201catto privato di culto\u201d, non come \u201crito eucaristico\u201d. Qui occorre il coraggio di cambiare paradigma.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; la \u201cpratica dei sacramenti\u201d \u00e8 in realt\u00e0, almeno al 90%, celebrazione eucaristica: per questo l\u2019unico sacramento destinato a ripetersi regolarmente merita la cura pi\u00f9 attenta. E soprattutto merita che tutte le sue sequenze (ingresso, parola, presentazione doni e preghiera eucaristica, comunione e congedo) siano oggetto di specifica iniziazione, dei bambini come degli adulti. Sapere che alla Liturgia della Parola o alla Preghiera eucaristica si deve essere iniziati \u00e8 un punto qualificante il cammino sinodale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">&#8211; Questo obiettivo suggerisce la introduzione di una \u201cgradualit\u00e0\u201d nell\u2019accesso alla pienezza eucaristica da parte di candidati e famiglie. Le comunit\u00e0 possono (debbono) scoprire che accompagnare i nuovi membri al cuore della pratica sacramentale fa loro scoprire le ricchezze di ci\u00f2 che celebrano: che radunarsi, ascoltare, portare doni, pregare, cantare, far silenzio si debbono imparere insieme, non sono \u201catti scontati\u201d.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">5. La scoperta della gradualit\u00e0 dell\u2019accesso al \u201csacramento della comunione\u201d permette di rilevare, in moltissime soglie, un rapporto strettissimo tra vita e rito: il radunarsi, il cantare insieme, la soglia silenziosa dell\u2019ascolto, la parola ritmata col canto, il dono offerto, il dono benedetto e restituito, il diventare corpo di Cristo nella lode, il partecipare dell\u2019unico pane e dell\u2019unico calice sono forme esistenziali della scoperta di s\u00e9. Costruiscono la esperienza ecclesiale proprio per la accuratezza con cui vengono vissute e presentate. Cos\u00ec, secondo At 2, ascolto della parola, comunione, frazione del pane e preghiera sono allo stesso tempo, \u201ccomponenti della liturgia\u201d e \u201ccomponenti della Chiesa\u201d, forme del corpo di Cristo ecclesiale e passaggi necessari del corpo di Cristo sacramentale.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">6. Il compito di iniziazione, che ha l\u2019eucaristia come culmine, intesa come Chiesa e come sacramento, include anche il perdono del peccato. Il percorso spirituale esige il recupero di una capacit\u00e0 di perdonare che trova nella \u201cvirt\u00f9 di penitenza\u201d un dono battesimale che la vita eucaristica continuamente riscopre e rilancia. Qui il cambio di paradigma \u00e8 particolarmente arduo: poich\u00e9 la \u201criconciliazione\u201d, da almeno 200 anni, pensiamo che stia tutta nel \u201cIV sacramento\u201d (nella confessione) e non la troviamo pi\u00f9 nella vita battesimale e crismale che la eucaristia rinnova ogni settimana e anche ogni giorno. Non sono le diverse forme del IV sacramento, ma la riscoperta della virt\u00f9 di penitenza l\u2019oggetto di una cura ecclesiale che deve essere proposta, proprio a livello di iniziazione. Iniziare ogni cristiano cattolico alla penitenza come cuore della eucaristia fa parte del cambio di stile che \u00e8 chiesto dal nostro tempo. Tematizzare la penitenza come contenuto battesimale ed eucaristico diventa una sfida, alla quale non si pu\u00f2 rispondere facendo diventare il sacramento della penitenza quello che non \u00e8: ossia un sacramento della iniziazione. Detto in altri termini: la iniziazione al perdono del peccato non pu\u00f2 avvenire con il sacramento della confessione. <\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">7. Una piccola annotazione aggiuntiva, ma non marginale, deve essere dedicata anche al mancato svolgimento di una riflessione sulla autorit\u00e0 femminile, facilmente risolta o con affermazioni di principio, con imbarazzati rimandi al Sinodo universale, o col ricorso alla espressione \u201cleadership\u201d, che mostra in modo trasparente la irruzione di un linguaggio iniziatico di altri mondi (sociali o aziendali), rispetto a cui la Chiesa dovrebbe restare vigilante. Le donne o sono autorevoli come gli uomini, o se vedono applicate solo per loro \u201cparole inglesi\u201d, devono preoccuparsi. In vista dello Strumento di lavoro, una accurata correzione di questo linguaggio di risonanza aziendale sarebbe del tutto opportuna. La parit\u00e0 di trattamento vuole che si usino le stesse parole, per uomini e donne.<\/span><\/span><\/p>\n<p align=\"left\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">8. In conclusione: quello che in modo generico i <i>L<\/i><i>ineament<\/i><i>i<\/i> chiamano \u201cpartecipare ai sacramenti\u201d deve essere tradotto nella iniziazione alla celebrazione eucaristica, che \u00e8 sintesi di tutte le parole che At 2,42 utilizza per dire che cosa \u00e8 vita ecclesiale. Iniziare ogni cristiano a partecipare attivamente alla celebrazione eucaristica domenicale significa dargli, gradualmente, gli strumenti per ascoltare la parola di Dio (<i>didach\u00e9<\/i>), per offrire il dono di s\u00e9 (<i>spezzare il pane<\/i>), per pregare con gli altri (<i>preghiere<\/i>) e per prendersi cura dell\u2019altro (<i>comunione<\/i>). Questa preghiera di comunione, cos\u00ec compresa, non \u00e8 solo interiore: anzi, \u00e8 la esteriorit\u00e0 del fratello e la smisurata iniziativa di grazia del Signore a sollecitarne una visione meno intima e pi\u00f9 relazionale. Saper domandare, perdonare, lodare, rendere grazie e benedire \u00e8 la competenza orante che la iniziazione deve sviluppare e che sa generare, cos\u00ec, forme di vita, di comunicazione e di istituzione degne dei discepoli di Cristo, di uomini e donne graziati che possono lodare, rendere grazie e benedire, non vivendo pi\u00f9 per se stessi. <\/span><\/span><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I \u201cLineamenti\u201d del Cammino sinodale italiano e la liturgia: tra riforma (dimenticata) e iniziazione (faticosa) In vista della Assemblea del prossimo 15-17 novembre, il tema della liturgia appare affrontato nei Lineamenti con una lettura che&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[50],"tags":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19616"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19616"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19616\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":19619,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19616\/revisions\/19619"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19616"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19616"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19616"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}