{"id":19613,"date":"2024-11-10T09:07:43","date_gmt":"2024-11-10T08:07:43","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19613"},"modified":"2024-11-10T09:07:43","modified_gmt":"2024-11-10T08:07:43","slug":"benedire-o-non-benedire-questo-e-il-dilemma-da-un-libro-appena-uscito-da-queriniana","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/benedire-o-non-benedire-questo-e-il-dilemma-da-un-libro-appena-uscito-da-queriniana\/","title":{"rendered":"Benedire o non benedire? Questo \u00e8 il dilemma. Da un libro appena uscito da Queriniana"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lanonbenedictio-Que.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-19614\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lanonbenedictio-Que-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lanonbenedictio-Que-194x300.jpg 194w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/Lanonbenedictio-Que.jpg 426w\" sizes=\"(max-width: 194px) 100vw, 194px\" \/><\/a><\/p>\n<p><em>\u00c8 appena uscito un volumetto che raccoglie tre interventi tenuti in occasione di un Convegno della Pastorale LGBT+ italiana. Oltre ai contributi di A. Fumagalli, di G. Piva e mio, in Appendice si trova anche il testo di un Dialogo della Pastorale LGBT+ con il cammino sinodale italiano. Pubblico qui uno stralcio del mio intervento (pp. 43-46)<\/em><\/p>\n<p align=\"left\">\n<p class=\"western\" align=\"left\"><b>L\u2019aggettivo \u201cpastorale\u201d: inclusione comunitaria, non paternalismo clandestino.<\/b><\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Capisco bene e apprezzo in modo convinto le intenzioni di apertura che papa Francesco ha voluto porre come obiettivo per le Congregazioni &#8211; Dicasteri (della fede e del culto). Ma <i>per determinare davvero una svolta pastorale, una reale apertura, occorre intenderla e fondarla sul piano sistematico, istituzionale e giuridico<\/i>: quando sono implicate in un provvedimento magisteriale le \u201cforme di vita\u201d, il riconoscimento formale diventa parte costitutiva e decisiva della accoglienza. <i>Una accoglienza senza riconoscimento \u00e8 una contraddizione<\/i>. Se si accede invece ad una pastorale che assume questa forma \u201cufficiosa\u201d, la svolta non arriva al suo fine, perch\u00e9 lavora sempre e soltanto \u201csotto il pelo dell\u2019acqua\u201d: ossia non acquisisce davvero il concetto di \u201cpastorale\u201d che il Concilio Vaticano II ha introdotto con nuova autorevolezza. Una \u201cbenedizione pastorale\u201d che non elabori in profondit\u00e0 la scelta che <i>Tametsi<\/i> ha fatto quasi 500 anni fa in un altro mondo, ma che ne resti vittima, si vota al fallimento. Che cosa \u00e8 una benedizione che non ha n\u00e9 spazio, n\u00e9 tempo, n\u00e9 forma, n\u00e9 circostanze? Che cosa \u00e8 una \u201cpastorale\u201d che si riduca quasi ad un esercizio clandestino del ministero? Una \u201ctradizione\u201d che non possa \u201cfare tradizione\u201d, perch\u00e9 non lascia e non pu\u00f2 lasciare alcuna traccia scritta di s\u00e9, rischia di diventare una mistificazione, non una vera realt\u00e0 pastorale. Avere il coraggio di una \u201caltra ufficialit\u00e0\u201d (con tutta la prudenza geografica e storica, ma anche con tutta la determinazione necessaria) \u00e8 la via obbligata per orientare davvero la coscienza comune e la consapevolezza individuale.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Il compito di accoglienza pastorale chiede perci\u00f2 la elaborazione di due priorit\u00e0:<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">a) Elaborare una nuova definizione di \u201cforme di vita di relazione (anche sessuale)\u201d rispetto a cui poter esercitare il discernimento della benedizione: senza uniformare situazioni diverse, ma dando riconoscimento ad ogni condizione per quello che realizza in termini di \u201cbene\u201d. Questa \u00e8 la via per poter benedire, nelle forme differenziate, uno spettro di situazioni pi\u00f9 ampio di quello che la \u201cistituzione sacramentale\u201d pu\u00f2 prevedere. La identificazione tra liturgico e sacramentale e la mancanza di \u201carticolazione liturgica\u201d della azione ecclesiale sono qui le questioni che restano faticose o del tutto bloccate sul piano dottrinale. Dare riconoscimento alle forme di esperienza del bene relazionale non \u00e8 solo una possibilit\u00e0, bens\u00ec un compito ecclesiale. Qui la Chiesa non sta di fronte ad una eventualit\u00e0 accessoria, ma dinnanzi ad un compito originario.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">b) Uscire dal cono d\u2019ombra di una \u201ccompetenza esclusiva\u201d della Chiesa in materia di matrimonio, di relazioni di coppia, di comunione di vita implica una accurata differenziazione delle identit\u00e0 tra battesimo e matrimonio, che chiede di uscire dottrinalmente dagli automatismi che <i>Tametsi <\/i>ha assunto dalle posizioni teologiche del tempo, e che poi si sono cristallizzati nell\u2019irrigidimento ottocentesco contro lo stato liberale, prima con Pio IX, poi attraverso il Codice del 1917 fino al codice del 1983<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote1sym\" name=\"sdfootnote1anc\"><sup>1<\/sup><\/a>. Questa linea dottrinale offre ancor oggi una ricostruzione diretta e immediata del rapporto tra battesimo e matrimonio, che non permette pi\u00f9 di leggere le \u201cforme di vita\u201d. In sostanza dovremo arrivare, ecclesialmente, al riconoscimento di <i>forme di unione tra battezzati che non sono sacramento del matrimonio, cos\u00ec come la dottrina ha saputo riconoscere anche dopo il 1563, almeno fino XIX secolo e prima del CJC che ha imposta legalmente ci\u00f2 che oggi pu\u00f2 essere discusso pastoralmente e teologicamente<\/i>. Il diritto non sta al di sopra della teologia, ma al di sotto. Imporre teologicamente una norma giuridica non sempre \u00e8 segno di fedelt\u00e0 alla tradizione (come dice, con efficacia, AL 304).<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Questi due fronti irrisolti convergono in una condizione paradossale: da un lato non si vuole in nessun modo tradurre la dottrina, che rimane costruita in modo tale da assicurare una definizione della \u201ccondizione della relazione omosessuale\u201d come condizione di peccato; dall\u2019altro si vuole aprire uno spazio di manovra di carattere pastorale, ma senza elaborare una nozione di benedizione diversa da una sorta di \u201cufficializzazione\u201d e \u201cregolarizzazione\u201d. Cos\u00ec <i>la \u201cbenedizione pastorale\u201d, per esistere, deve cautelarsi sia dall\u2019oggetto della benedizione, sia dallo strumento che mette in opera<\/i>. E\u2019 evidente che, a queste condizioni, una \u201cbenedizione pastorale\u201d non \u00e8 concepibile neppure come \u201cente di ragione\u201d. Senza una doverosa elaborazione sia del giudizio ecclesiale sulle \u201cforme di vita\u201d, sia degli strumenti con cui la chiesa assume iniziative pastorali, lo scopo dell\u2019intervento messo in campo da FS pu\u00f2 facilmente risultare privo di effetti sostanziali.<\/p>\n<p class=\"western\" align=\"left\">Se uno volesse \u201cungere i malati\u201d di nascosto, saremmo subito pronti a censurarlo<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote2sym\" name=\"sdfootnote2anc\"><sup>2<\/sup><\/a>. Qualcosa di simile accade oggi per la \u201cbenedizione\u201d, catturata da un lato da una comprensione unilaterale della Chiesa come \u201cgarante dell\u2019ordine pubblico\u201d, cos\u00ec privata di ogni spessore profetico. Dall\u2019altro costretta a coltivare solo quasi \u201cdi nascosto\u201d forme di \u201cvicinanza\u201d viziate da paternalismo clandestino<a class=\"sdfootnoteanc\" href=\"#sdfootnote3sym\" name=\"sdfootnote3anc\"><sup>3<\/sup><\/a>.<\/p>\n<div id=\"sdfootnote1\">\n<p class=\"sdfootnote-western\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote1anc\" name=\"sdfootnote1sym\">1<\/a>Per un approfondimento di questa vicenda tra XIX e XX secolo rimando a A. G. Fidalgo \u2013 A. Grillo (edd.), <em>Matrimonio e famiglia. Da \u2018Arcanum divinae sapientiae\u2019 ad \u2018Amoris Laetitia\u2019<\/em>, Milano, Paoline, 2022.<\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote2\">\n<p class=\"western\" align=\"left\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote2anc\" name=\"sdfootnote2sym\">2<\/a> <span style=\"font-size: small\">C\u2019\u00e8 un esempio che viene dalla mia diocesi di Savona-Noli e che io cito sempre quando parlo di \u201cunzione dei malati\u201d. Il cappellano dell\u2019Ospedale della mia diocesi, circa 50 anni fa, aveva elaborato una perfetta \u201cunzione dei malati\u201d clandestina, di cui nessuno si accorgeva: in questo modo superava brillantemente le resistenze dei parenti e talvolta anche degli stessi infermi. <\/span><span style=\"font-size: small\"><i>Mutatis mutandis<\/i><\/span><span style=\"font-size: small\">, \u00e8 evidente che quella risposta dipendeva da una inadeguata comprensione della azione ecclesiale in quel contesto: un problema dottrinale non si risolve mediante finzioni.<\/span><\/p>\n<\/div>\n<div id=\"sdfootnote3\">\n<p class=\"western\" align=\"left\"><a class=\"sdfootnotesym\" href=\"#sdfootnote3anc\" name=\"sdfootnote3sym\">3<\/a> <span style=\"font-size: small\">Subito dopo la pubblicazione di <\/span><span style=\"font-size: small\"><i>Amoris Laetitia<\/i><\/span><span style=\"font-size: small\"> una nota giornalista, che si picca di parlare di teologia e di pastorale, aveva detto che papa Francesco avrebbe dovuto scrivere quel testo, ma comunicandolo \u201csub secreto\u201d ai vescovi, perch\u00e9 con questa conoscenza pubblica, il testo era diventata motivo di scandalo. Io avevo risposto che la Chiesa agisce come una comunione nello Spirito, non come una associazione mafiosa. <\/span><\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 appena uscito un volumetto che raccoglie tre interventi tenuti in occasione di un Convegno della Pastorale LGBT+ italiana. Oltre ai contributi di A. Fumagalli, di G. 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