{"id":19606,"date":"2024-10-28T13:47:48","date_gmt":"2024-10-28T12:47:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19606"},"modified":"2024-10-28T13:48:38","modified_gmt":"2024-10-28T12:48:38","slug":"non-ci-sono-ragioni-che-impediscano-il-linguaggio-nuovo-del-sinodo-e-le-questioni-aperte-su-liturgia-e-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/non-ci-sono-ragioni-che-impediscano-il-linguaggio-nuovo-del-sinodo-e-le-questioni-aperte-su-liturgia-e-donne\/","title":{"rendered":"\u201cNon ci sono ragioni che impediscano&#8230;\u201d Il linguaggio nuovo del Sinodo e le questioni aperte su liturgia e donne"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-9223\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-300x184.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"184\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-300x184.png 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo-1024x630.png 1024w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/vescovi-sinodo.png 1141w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Molti sarebbero gli aspetti su cui dover dare accurata valutazione al testo di 155 proposizioni sinodali. Vorrei per ora limitarmi a due temi: al tema della \u201cliturgia\u201d e a quello della \u201cpartecipazione delle donne alla vita della Chiesa\u201d. E\u2019 utile cogliere la evoluzione dei contenuti, considerando le tre fasi di sviluppo recente: ossia la Relazione di sintesi del 2023, l\u2019Istrumentum Laboris del luglio 2024 e infine questo testo conclusivo e autorevole. Di grande interesse \u00e8 osservare come in una certa misura, sui due temi che considero, si debba registrare una significativa evoluzione nello stile e nella impostazione, anche quando il testo ha dovuto restare indeterminato, per non perdere il consenso della Assemblea. Sui temi che affronto, infatti, si trovano due tra le proposizioni che hanno ricevuto il maggior numero di voti contrari, anche se sono state approvate e quindi hanno acquisito autorevolezza di magistero.<\/p>\n<p><b>a) La liturgia e la vita sacramentale<\/b><\/p>\n<p>Alla lettura della Relazione di sintesi, di circa un anno fa era facile notare, sul tema liturgico, una certa involuzione del linguaggio e idee piuttosto confuse.<\/p>\n<p align=\"left\">Anzitutto il riferimento alla liturgia appariva, per la prima volta, nel terzo capitolo, dedicato alla \u201cIniziazione cristiana\u201d tra le \u201cconvergenze\u201d. In realt\u00e0 le \u201ctradizioni liturgiche\u201d sembrano assicurare una \u201cpluralit\u00e0\u201d a fronte della unit\u00e0 del mistero sacramentale. Appariva qui, per la prima volta, una differenza tra sacramento e liturgia che appariva problematica e \u201cvecchia\u201d. La ripresa del riferimento liturgico tra le \u201cproposte\u201d, riferito in questo caso alla Eucaristia, introduceva il concetto di \u201cautenticit\u00e0\u201d, che riprendeva piuttosto il linguaggio di \u201cLiturgiam authenticam\u201d che non la logica conciliare. La correlazione tra \u201cdono\u201d e \u201ccelebrazione\u201d non veniva identificata adeguatamente dal concetto di \u201cautenticit\u00e0\u201d. Un secondo elemento di \u201cproposta\u201d era identificato nell\u2019adeguamento del linguaggio liturgico, che potesse essere meglio \u201cincarnato\u201d nella diversit\u00e0 delle culture. L\u2019invito ad un ruolo maggiore delle Conferenze Episcopali veniva controbilanciato, in modo piuttosto ambiguo, dal richiamo alla \u201ccontinuit\u00e0\u201d e alla \u201cformazione\u201d: non era chiaro, al documento, che la incarnazione \u00e8 proprio al servizio della continuit\u00e0 e della formazione, non \u00e8 una logica opposta o diversa. Il terzo punto, sempre in questo ambito di proposte, era la maggiore \u201cgradualit\u00e0\u201d da sviluppare, nelle forme del culto liturgico comunitario, senza attribuire un ruolo esclusivo alla celebrazione della Messa. Anche qui, per\u00f2, la confusione tra liturgia e piet\u00e0 popolare, pur con tutte le sue ragioni, non sembrava aver chiaro il campo di sviluppo primario di ci\u00f2 che \u00e8 \u201cliturgico\u201d (liturgia della Parola, liturgia penitenziale, preghiera nel tempo\u2026).<\/p>\n<p align=\"left\">Altrettanto problematica appariva non solo la assenza della terminologia della \u201cinculturazione\u201d (citata solo una volta e in contesto non liturgico), ma la singolare interpretazione del rapporto tra iniziative di \u201cadattamento del linguaggio\u201d e \u201ccontinuit\u00e0 della tradizione\u201d. Qui emergeva con evidenza un pregiudizio, secondo il quale la continuit\u00e0 della tradizione implicherebbe la assenza di adattamento, mentre ogni adattamento comprometterebbe la continuit\u00e0.<\/p>\n<p align=\"left\">Il testo della Relazione finale cambia decisamente strada. Presenta la \u201cmateria liturgica\u201d in una prospettiva diversa, proprio a partire da quelle evidenze che il Concilio Vaticano II ha riscoperto come decisive. Segnalo come i nn. 21-27, sotto il titolo <i>Le radici sacramentali del popolo di Dio<\/i>, presentino complessivamente la vita liturgica, e si chiudano con un numero che \u00e8 tra i \u201cmeno votati\u201d. Una relazione tra \u201cliturgia\u201d e \u201csinodalit\u00e0\u201d, per la quale si chiede addirittura la istituzione di un nuovo \u201cgruppo di studio\u201d (che sarebbe il n.11) apre uno sguardo significativo sul rapporto originario tra <i>synaxis<\/i> e <i>synodus<\/i>. La ricerca su una ecclesiologia liturgica sembra l\u2019orizzonte pi\u00f9 promettente per il lavoro di questo approfondimento sentito come dovuto.<\/p>\n<p align=\"left\"><b>b) La donna e la autorit\u00e0 nella Chiesa<\/b><\/p>\n<p align=\"left\">Se ricostruiamo l\u2019itinerario che va da ottobre scorso ad oggi, scopriamo che su questo tema si \u00e8 passati da una condizione di grave disorientamento ad una formulazione piuttosto chiara dei passi che oggi risultano chiari e necessari. Non ritorno al testo disorientato e imbarazzato del n.9 della relazione di sintesi, ma segnalo come lo scorporo del tema, delegato a luglio al Gruppo di Studio n.5, non impediva, nell\u2019<i>Instrumentum Laboris<\/i>, di sottolineare come, mentre la Assemblea non avrebbe dovuto occuparsi della questione, per\u00f2 il Gruppo di Studio n.5 avrebbe dovuto tenere presenti ed elaborare i risultati delle 2 Commissioni di studio istituite sul tema da papa Francesco.<\/p>\n<p align=\"left\">Ci\u00f2 che osserviamo, di fronte al testo piuttosto limpido elaborato dalla Assemblea del Sinodo (il n.60, che ha ottenuto il numero pi\u00f9 alto di voti contrari, 97) \u00e8 che ora abbiamo di fronte un quadro in duplice evoluzione, che pu\u00f2 essere cos\u00ec riassunto:<\/p>\n<p align=\"left\">&#8211; il tema della \u201cpartecipazione della donna alla vita e alla missione della Chiesa\u201d non \u00e8 stato integralmente delegato al gruppo 5, ma la Assemblea ha ritenuto di stendere un testo forte, chiaro anche se soltanto generale. In quelle righe si legge una delle frasi pi\u00f9 nette che mai il Magistero abbia scritto:<\/p>\n<p align=\"left\">\u201c<i><span style=\"font-family: ArialUnicodeMS, serif\"><span style=\"font-size: small\">Non ci sono ragioni che <\/span><\/span><span style=\"font-family: ArialUnicodeMS, serif\"><span style=\"font-size: small\">i<\/span><\/span><span style=\"font-family: ArialUnicodeMS, serif\"><span style=\"font-size: small\">mpediscano alle donne di assumere ruoli di guida nella Chiesa: non si potr\u00e0 fermare quello che viene dallo <\/span><\/span><span style=\"font-family: ArialUnicodeMS, serif\"><span style=\"font-size: small\">Spirito Santo. Anche la questione dell\u2019accesso delle donne al ministero diaconale resta aperta.\u201d<\/span><\/span><\/i><\/p>\n<p>&#8211; il gruppo n. 5, di cui abbiamo capito la natura \u201coriginale\u201d \u2013 nel senso che non si tratta di un gruppo, ma del Dicastero per la Dottrina della fede, con i \u201csuoi\u201d gruppi e organi interni \u2013 sembra procedere con alcune scelte non condivise con il Sinodo. Da un lato, diversamente da quanto stabilito a luglio, sembra non tener conto dei risultati delle Commissioni sul diaconato, alle quali rimanda come un altro \u201cgruppo di lavoro\u201d con risultati ancora da produrre. Dall\u2019altro sembra aver subito, al suo interno, una certa evoluzione, anche se tende ad assumere il \u201ctema\u201d della autorit\u00e0 della donna nella Chiesa in una lettura che oppone \u201cordine\u201d e \u201cgiurisdizione\u201d, riservando il proprio studio solo al secondo aspetto.<\/p>\n<p>Potremmo dire, allora, che si \u00e8 aperto un campo di lavoro che implica tre dimensioni di elaborazione: la espressione autorevole del n. 60 della Relazione finale, con la sua influenza, il lavoro della Commissione sul diaconato (con alcune conclusioni da pubblicare e con ulteriore lavoro da svolgere) e il Gruppo 5, che sta scrivendo un documento, sul cui schema iniziale, presentato alla Assemblea e contestato, ora sar\u00e0 utile la convergenza di tutti i Consultori e i Membri, perch\u00e9 correggano quelle impostazioni troppo drastiche, che il nuovo testo del Sinodo rende di fatto superate.<\/p>\n<p><b>c) In sintesi<\/b><\/p>\n<p>Potremmo dunque dire cos\u00ec: quando la proposizione 60 del Sinodo dice che \u201cnon ci sono ragioni che impediscano alle donne di assumere ruoli di guida\u201d sa bene che, pur non essendoci ragioni, ci sono leggi e tradizioni che alimentano pregiudizi contrari non solo alla ragione, ma alla stessa fede. Lavorare per \u201cdare ragione\u201d della autorit\u00e0 della donna nella Chiesa non pu\u00f2 partire dalla esclusione della ordinazione, per favorire solo una residuale \u201cguida amministrativa\u201d della comunit\u00e0. Come ha segnalato bene Umberto del Giudice, in uno dei primi commenti al testo (che si pu\u00f2 leggere <a href=\"https:\/\/theoremi.blogspot.com\/2024\/10\/sinodo-finito-sinodo-iniziato.html\">qui<\/a>), questa deriva amministrativistica non sarebbe un grande risultato per una Chiesa che si voglia sinodale.<\/p>\n<p>Qui il Vaticano II insegna meglio di alcuni giuristi che i tre \u201cmunera\u201d (profezia-parola, regno-governo e sacerdozio-santificazione) riguardano tutte le membra del popolo di Dio. Pensare che alle donne possa spettare solo profezia e governo, ma non santificazione, \u00e8 un punto cieco, che per ora il Gruppo 5 sembra assumere come indiscutibile, ma che la Assemblea sinodale ha chiaramente corretto e orientato in modo pi\u00f9 coerente con il Vangelo e con la esperienza di uomini e donne. Non c\u2019\u00e8 ragione per lasciare la riserva maschile solo sulla santificazione. La donna pu\u00f2 presiedere una assemblea di parole profetiche e di insegnamenti ecclesiali, pu\u00f2 presiedere una assemblea di governo e di discernimento e pu\u00f2 presiedere anche una assemblea liturgica, di culto e di santificazione. Oggi non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 ragione per impedirlo, anche se lo si \u00e8 fatto per moltissimi secoli. Alle tradizioni malate prima o poi si sostituiscono tradizioni sane.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Molti sarebbero gli aspetti su cui dover dare accurata valutazione al testo di 155 proposizioni sinodali. 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