{"id":19601,"date":"2024-10-26T09:31:49","date_gmt":"2024-10-26T07:31:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19601"},"modified":"2024-10-26T09:36:22","modified_gmt":"2024-10-26T07:36:22","slug":"la-rivoluzione-apparente-del-prefetto-fernandez-la-giurisdizione-e-davvero-diversa-dallordine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/la-rivoluzione-apparente-del-prefetto-fernandez-la-giurisdizione-e-davvero-diversa-dallordine\/","title":{"rendered":"La rivoluzione apparente del Prefetto Fernandez: la giurisdizione \u00e8 davvero diversa dall\u2019ordine?"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-medium wp-image-12489\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"177\" srcset=\"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2-300x177.jpg 300w, https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/ministerodonne2.jpg 440w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Con singolare enfasi, il Card. Fernandez, al centro del proprio intervento di dialogo con padri e madri sinodali di gioved\u00ec scorso, 24 ottobre, ha fatto riferimento ad una \u201cteoria\u201d, attribuita al noto giurista Ghirlanda, che \u201cpur non essendo donna\u201d, darebbe nuovo spazio alla prospettiva di pensare la partecipazione della donna al governo della Chiesa.<\/p>\n<p>La teoria di P. Ghirlanda si basa sulla possibilit\u00e0, anche dopo il Concilio Vaticano II, di pensare una differenza tra potest\u00e0 di ordine e potest\u00e0 di giurisdizione: in altri termini, nella possibilit\u00e0 che il governo della Chiesa e la autorit\u00e0 nell\u2019insegnamento possano essere separate dalla potest\u00e0 di santificazione. Qui, \u00e8 evidente, il modello della \u201corigine non sacramentale del potere di governo\u201d, anzitutto nel Papa, e poi nei singoli Vescovi, sembra l\u2019orizzonte primo di riferimento, per Ghirlanda e per una lunga tradizione medievale e moderna.<\/p>\n<p>Va detto, per\u00f2, che il Concilio Vaticano II, pur senza superare del tutto questa distinzione, ha introdotto una \u201cunit\u00e0 del ministero ordinato\u201d, ristrutturando tutto il sistema, e concentrando il \u201csacramento dell\u2019ordine\u201d nei tre gradi di diaconato, presbiterato ed episcopato.<\/p>\n<p>Ancora pi\u00f9 importante \u00e8 cogliere la logica diversa con cui il ministero ordinato viene pensato. Mentre prima la ordinazione si riveriva ad un \u201ccursus honorum\u201d di 7 gradi, che aveva al suo culmine il \u201cpresbiterato-sacerdozio\u201d, il potere di giurisdizione faceva capo al Vescovo, che non apparteneva all\u2019ordine sacro, ma ne restava al di fuori. Mentre il presbiterato era \u201csacramento dell\u2019ordine\u201d, l\u2019episcopato era un semplice \u201csacramentale\u201d.<\/p>\n<p>Per questo, lungo la storia, una grande attenzione si era posta sugli \u201cimpedimenti\u201d alla ordinazione, non sulla consacrazione episcopale. Un esempio interessante pu\u00f2 essere quello della \u201cminore et\u00e0\u201d, che era impedimento a ricevere il sacramento dell\u2019ordine nel suo grado massimo, ma non impediva di essere consacrati vescovi.<\/p>\n<p>Partecipare al \u201cgoverno della Chiesa\u201d potrebbe significare, perci\u00f2, riesumare questa grande differenza, che un tempo \u00e8 stata decisiva, e che oggi, per\u00f2, sarebbe un incentivo a retrocedere significativamente rispetto alle nuove evidenze maturate con il Concilio Vaticano II. Proviamo ad intendere bene queste differenze<\/p>\n<p>a) La logica che arriva fino al Vaticano II \u00e8, come detto, quella di distinguere tra potest\u00e0 di ordine (ossia il potere di consacrare la eucaristia e di perdonare i peccati) e potest\u00e0 di giurisdizione (ossia il potere di governo e il potere di magistero). Queste potest\u00e0 erano \u201cin capo\u201d a soggetti diversi: il prete si occupava di messe e di confessioni, il Vescovo di atti di governo e di atti di predicazione.<\/p>\n<p>b) Con il Vaticano II si inizia a pensare secondo \u201ctria munera\u201d, tre doni\/compiti, che sono di Cristo e di tutta la Chiesa. Ogni battezzato partecipa del munus profetico, del munus regale e del munus sacerdotale. Questi riguardano anche tutti e tre i gradi sacramentali dell\u2019ordine: tanto il diacono, quanto il presbitero, quanto il vescovo hanno competenza profetiche, regali e sacerdotali. Il presbitero ora si vede riconosciuto competenze in campo di governo e di predicazione, mentre il Vescovo sta anzitutto alla presidenza della celebrazione eucaristica. Di questa novit\u00e0, nella impostazione di Ghirlanda, sembra non restare nulla.<\/p>\n<p>Che cosa significa reintrodurre, in questo nuovo contesto, la differenza tra ordine e giurisdizione? La cosa pu\u00f2 avere molti significati diversi: il primo \u00e8, sicuramente, un arretramento della coscienza comune. Torniamo a pensare con criteri formalistici, che isolano il \u201cgoverno\u201d dalla presidenza eucaristica. Questo, da un lato, pu\u00f2 permettere di attribuire a laici (e laiche) alcune competenze. Ma opera, radicalmente, una nuova separazione tra presidenza eucaristica, presidenza di governo e presidenza di magistero. Questa Chiesa \u201cscissa\u201d, che abbiamo ricevuto dal Medioevo e dalla rilettura tridentina e moderna, potrebbe forse rispondere alla nuova domanda di partecipazione che le battezzate cristiane chiedono da decenni?<\/p>\n<p>In realt\u00e0 la confusione deriva probabilmente da un uso distorto delle categorie. Questo era evidente in alcune battute del Card. Fernandez, soprattutto quando insisteva sul fatto che \u201cnon sono molte le donne che vogliono il diaconato\u201d. Mentre, diceva, sarebbe possibile attribuire loro una potest\u00e0, pensandola per\u00f2 sul piano della sola giurisdizione.<\/p>\n<p>Proprio qui, io credo, ci sia la questione maggiore. Che cosa significa de-clericalizzare la Chiesa? Aumentare o diminuire la autonomia del giurisdizionale rispetto al sacramentale? Io non sono affatto certo che la \u201cdomanda di autorit\u00e0\u201d che le battezzate cristiane sollevano si possa gestire soltanto sul piano del \u201cgoverno\u201d. Anche il magistero della Parola e la Presidenza del culto fanno parte di una domanda legittima, alla quale non si pu\u00f2 rispondere rispolverando le categorie medievali, che dividono il vescovo dal prete, attribuendo al primo la giurisdizione e al secondo il sacramento e mettendo le donne in linea con il vescovo, anzich\u00e9 col prete.<\/p>\n<p>Se le donne vivono la vocazione battesimale, devono poter accedere a tutti i gradi di autorevolezza ecclesiale, sia sul piano della profezia, sia sul piano della regalit\u00e0, sia sul piano della santificazione. Le donne come gli uomini. Una vocazione universale al ministero, con il dovuto discernimento, ma senza impedimenti di sesso, dovrebbe essere una acquisizione dovuta.<\/p>\n<p>Infine, una curiosit\u00e0. La lunga presenza dell\u2019\u201dimpedimento sexus\u201d, che ha giustificato in modo decisivo la \u201criserva maschile\u201d, ha avuto come giustificazione la \u201cmancanza di autorit\u00e0 delle donne in ambito pubblico\u201d. Se oggi Fernandez dice che le donne sono autorevoli sul piano pubblico, dice una cosa decisiva per la evoluzione del sistema ecclesiale, che smentisce secoli di pregiudizio, al quale non si risponde, come lo stesso cardinale ha ammesso chiaramente, con \u201cprincipi mariani o petrini\u201d. Riconoscere la autorit\u00e0 delle battezzate cristiane significa maturare le condizioni di una Chiesa in cui tutti possono rispettare il fatto che la vocazione al ministero (istituito e ordinato) abbia assunto figura universale, senza riserve e senza impedimenti.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 invece che, prefigurando una autonomia della giurisdizione dall&#8217;ordine &#8211; cosa che comunque implicherebbe una profonda riforma del Codice &#8211;\u00a0 si confini la vocazione femminile in una condizione di minorit\u00e0: con potere, ma senza sacramento. Questa sarebbe, a mio avviso, non una minore, ma una maggiore clericalizzazione. E la rivoluzione sarebbe solo apparente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Con singolare enfasi, il Card. 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