{"id":19506,"date":"2024-09-17T12:57:40","date_gmt":"2024-09-17T10:57:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19506"},"modified":"2024-09-17T12:57:40","modified_gmt":"2024-09-17T10:57:40","slug":"giubileo-e-indulgenze-una-faticosa-rilettura-in-tempo-festivo-del-tempo-laborioso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/giubileo-e-indulgenze-una-faticosa-rilettura-in-tempo-festivo-del-tempo-laborioso\/","title":{"rendered":"Giubileo e indulgenze: una faticosa rilettura in tempo festivo del tempo laborioso"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/indulgeo.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-16164\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/indulgeo.jpg\" alt=\"\" width=\"261\" height=\"193\" \/><\/a><\/p>\n<p>Come spesso accade, la inerzia della tradizione \u00e8 un grande fiume, che porta con s\u00e9 acqua limpida, acqua torbida e fango. La limpida acqua della misericordia diventa opaca e lascia solo fango, non quando si umanizza, perch\u00e9 questo deve essere, ossia umanit\u00e0 riconciliata, ma quando introduce automatismi e pretese formali e burocratiche, prive di vera giustificazione. Il fatto che il Giubileo sia una intensificazione della misericordia, di cui vive la Chiesa e ogni fedele, \u00e8 senza dubbio, storicamente, un dato innegabile e da custodire gelosamente. Ma le forme che questa intensificazione ha conosciuto lungo i secoli possono velare, o addirittura oscurare, questo stesso elemento originario e insostituibile. Che il tempo sia attraversato dalla benevolenza di Dio \u00e8 una delle verit\u00e0 fondamentali che la fede cristiana annuncia e riconosce. In quale forma questo oggi possa essere detto e praticato non pu\u00f2 dare per scontata la evidenza intangibile delle forme storiche. Provo a mostrare, molto brevemente, i punti delicati di questa tensione, quando proviamo ad applicarla alle \u201cindulgenze\u201d.<\/p>\n<p>a) Una intensificazione della esperienza di misericordia ogni quarto di secolo (1975, 2000, 2025) implica una possibilit\u00e0 di \u201cperdono\u201d, che nel caso delle indulgenze non riguarda il peccato, ma la pena. Questo suppone che sia chiara, nel cristiano, la differenza tra \u201cremissione della colpa\u201d e \u201cremissione della pena\u201d. Tuttavia questa differenza, che sembra dottrinale, \u00e8 in realt\u00e0 una differenza storica. Segnala il fatto che nella esperienza ecclesiale ad un lungo periodo in cui la riconciliazione riguardava contemporaneamente colpa e pena (perch\u00e9 chiedeva che per la assoluzione dalla colpa si fossero compiute integralmente le opere penitenziali) \u00e8 seguito un tempo che ha anticipato la remissione della colpa rispetto alla remissione della pena. Sono gi\u00e0 assolto dal peccato, ma devo ancora rispondere con il lavoro della bocca, del cuore e del corpo: devo cambiare linguaggio, sentimento e azione. Questa comprensione, che cambia profondamente lungo i secoli, approda al Concilio di Trento, dove, pur restando chiaro che il sacramento della penitenza \u00e8 un \u201cbattesimo laborioso\u201d, prevale, nella recezione cattolica, l\u2019idea di una efficacia \u201cex opere operato\u201d che tende sempre pi\u00f9 a desertificare l\u2019esperienza di opere penitenziali. Questo fenomeno, che si \u00e8 accentuato negli ultimi due secoli, e soprattutto si \u00e8 irrigidito con la codificazione canonica dei primi del 900, ha reso quasi impensabile il concetto di pena temporale. E\u2019 dunque la stessa tradizione cattolica, nel suo sviluppo, ad aver eroso il terreno su cui \u00e8 giustificabile la pena temporale, come presupposto della sua remissione.<\/p>\n<p>b) Un dato interessante \u00e8 che, proprio a causa di questo sviluppo, le indulgenze, siccome non godono pi\u00f9 di questa evidenza primaria e vitale della \u201cpena temporale\u201d, ossia della complessa elaborazione della risposta al dono del perdono, come parte costitutiva del sacramento della confessione, allora \u00e8 stato facile pensare che la \u201cpena temporale\u201d, di cui si chiede la remissione, sia quella che riguarda i defunti. Che le indulgenze si sposino con il \u201csuffragio\u201d \u00e8 un dato storico che entra per\u00f2 in collisione con una rappresentazione piuttosto faticosa: ossia con la convinzione che la pena temporale riguardi proprio coloro che si trovano fuori dal tempo, come lo sono i defunti. Con i quali restiamo in comunione, proprio grazie alla comunione dei santi, ma che non hanno come caratteristica peculiare quella della temporalit\u00e0. Quello che la dottrina classica afferma, ossia la differenza tra morte individuale e giudizio finale, come \u201cspazio temporale di purgatorio\u201d, resta una concezione segnata dalla proiezione della temporalit\u00e0 dei vivi sulla intemporalit\u00e0 dei defunti. La morte individuale \u00e8 diversa dal giudizio finale solo per chi sopravvive. Il defunto \u00e8 gi\u00e0 nel compimento del tempo. Per questo il fatto che noi possiamo attribuire ai defunti una pena temporale, che non sappiamo pi\u00f9 pensare per i viventi, sembra un paradosso che merita riflessione. D\u2019altra parte la convinzione che ormai le indulgenze riguardino non anzitutto i vivi, ma i defunti, emerge con chiarezza anche dal testo dell\u2019ultima Bolla: <span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">\u201c<\/span><\/span><span style=\"color: #000000\"><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">l\u2019indulgenza giubilare, in forza della preghiera, \u00e8 destinata in modo particolare a quanti ci hanno preceduto, perch\u00e9 ottengano piena misericordia.\u201d<\/span><\/span><\/span> <span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">(<\/span><\/span><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\"><i>Spes non confundit<\/i><\/span><\/span><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">, 22). <\/span><\/span><span style=\"font-family: Liberation Serif, serif\"><span style=\"font-size: medium\">Ma come possiamo attribuire pacificamente ai defunti ci\u00f2 che fatichiamo a concepire per i viventi?<\/span><\/span><\/p>\n<p>c) Da che cosa deriva questa possibilit\u00e0 ecclesiale di \u201crimettere la pena\u201d? La tradizione utilizza due argomentazioni. Da un lato appare come un aspetto che discende dal \u201cpotere delle chiavi\u201d. Da questo punto di vista la indulgenza pu\u00f2 essere ridotta ad \u201catto amministrativo\u201d, che nelle categorie usate dal medioevo non dipende dal \u201cpostestas ordinis\u201d, ma dalla \u201cpotestas iurisdictionis\u201d. Questa riduzione amministrativa della remissione della pena crea una sorta di \u201cmiraggio\u201d, che nel deserto delle opere penitenziali pu\u00f2 fare molto male. Il miraggio \u00e8 costituito dalla possibile separazione amministrativa della remissione della pena dalla remissione della colpa. Questa distinzione \u00e8 diventata una scissione e una rimozione del rapporto tra colpa e pena e diffonde atteggiamenti assai rischiosi: da un lato semplifica la remissione del peccato, e dall\u2019altro illude sulla facilit\u00e0 festiva della remissione della pena, che ha senso (come festa) solo nell\u2019orizzonte di una feria laboriosa di risposta umana alla grazia di Dio. Per questo una rilettura della indulgenza come \u201cpreghiera della Chiesa\u201d \u00e8 apparsa a partire dalla met\u00e0 del XX secolo come una lettura diversa, che in parte risulta recepita anche dal magistero, ma che non riesce a superare del tutto i cortocircuiti teologici e pastorali, che tendono a burocratizzare l\u2019atto, trattandolo quasi come un \u201csacramento\u201d autonomo. Una sorta di \u201cottavo sacramento\u201d, quasi un sacramento della pena. Ma non si tratta di un sacramento, bens\u00ec solo di un sacramentale. E\u2019 iniziativa ecclesiale di orazione, non atto formale di santificazione.<\/p>\n<p>d) L\u2019ultimo punto che merita attenzione \u00e8 forse il pi\u00f9 ampio: ossia quale concezione della penitenza sacramentale viene favorito da una lettura semplicemente amministrativa delle indulgenze? Vi \u00e8 qui un nodo profondo, che abbiamo gi\u00e0 chiamato la \u201cburocratizzazione\u201d del sacramento. Se il sacramento viene spostato integralmente sul versante del dono di grazia e perde la coscienza della dimensione \u201ccooperante\u201d della grazia del perdono, ossia del lavoro della libert\u00e0 coinvolto nel sacramento, allora le \u201cpene temporali\u201d diventano un mero \u201cresiduo\u201d, di cui si parla ogni 25 anni, esclusivamente nella forma paradossale della loro remissione: se ne parla solo quando scompaiono. Se parliamo del \u201cfare penitenza\u201d solo in occasione della \u201ccancellazione\u201d della pena, in realt\u00e0 non sappiamo pi\u00f9 di che cosa stiamo parlando e alimentiamo anche con queste indulgenze \u201cuna tantum\u201d lo stesso formalismo che viene sorretto da un sacramento della confessione elaborato ordinariamente senza lavoro della libert\u00e0, come puro dono di grazia. Cos\u00ec il semplice dono della assoluzione dal peccato viene a confermare il semplice dono della assoluzione dalla pena: entrambi per\u00f2 sono pensati in astratto, in modo immediato e senza dimensione processuale. Questa tradizione, cos\u00ec deformata, merita una accurata e profonda revisione.<\/p>\n<p>Rimettere festivamente le pene temporali, come rimettere <i>una tantum<\/i> i debiti, presuppone che ci sia una esperienza feriale tanto della pena temporale quanto del debito. Se non so di avere debiti, perch\u00e9 mai dovrei gioire per la loro remissione? Solo il peso quotidiano del debito mi fa gioire per la sua remissione. Allo stesso modo non \u00e8 possibile non avere alcuna esperienza delle \u201copere penitenziali\u201d e poi gioire per la loro remissione. Questo vale per i vivi e a maggior ragione vale per i defunti. Vi \u00e8 qui una sfasatura tra dottrina teologica, parola del magistero ed esperienza dei fedeli che non si risolve facendo diventare oggetto di fede una contraddizione dell\u2019esperienza. N\u00e9 pu\u00f2 capitare che siano i regolamenti della Penitenzieria Apostolica a sostituire la nostra esperienza: non \u00e8 questa una materia su cui possa esserci supplenza ecclesiale, n\u00e9 \u00e8 possibile che il processo laborioso del cambiamento personale possa ridursi ad una procedura meramente esteriore di remissione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Come spesso accade, la inerzia della tradizione \u00e8 un grande fiume, che porta con s\u00e9 acqua limpida, acqua torbida e fango. 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