{"id":19502,"date":"2024-09-03T22:14:30","date_gmt":"2024-09-03T20:14:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19502"},"modified":"2024-09-03T22:14:30","modified_gmt":"2024-09-03T20:14:30","slug":"il-lavoro-non-e-una-merce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/il-lavoro-non-e-una-merce\/","title":{"rendered":"Il lavoro non \u00e8 una merce"},"content":{"rendered":"<p>Dal 1958 Johnny Hart pubblic\u00f2 su <em>New York Times<\/em> la striscia satirica B.C. (Before Christ) nel suo mondo primitivo dove, inventata rotonda, la ruota di pietra diventa quadrata (parcheggi in pendenza) poi triangolare (un sobbalzo in meno). \u00abForse altrettanto importante della ruota\u00bb, cos\u00ec nel 2023 sulla IA Richard Hofstadter (<em>G\u00f6del Escher Bach<\/em>). Lo ricorda Paul Jorion [<em>L\u2019av\u00e8nement de la Singularit\u00e9<\/em>, Textuel 2024, p. 88] che cita anche il film distopico <em>They Live<\/em> di John Carpenter (1988), in cui sette giovani a passeggio, a ogni battito di ciglia degli spettatori, incarnano la parola <em>OBEY<\/em>. \u00abDeve essere intelligenza artificiale \u2013 dice un esperto \u2013 gioco da bambini. Si chiede \u201craffigura la parola OBEY in forma di fila di giovani\u201d e \u2018semplicemente\u2019 lo fa, combinando due immagini con i giovani sovrapposti alla parola\u00bb [p. 75]. ChatGPT invece elabora \u00absintesi di qualit\u00e0 eccellente. Tanto superiori a ogni altra da far dubitare che davvero non vi sia in esse nulla di nuovo come, disarmante, ChatGPT stesso ripete\u00bb [p. 21]. Come le ruote di pietra di B.C., OBEY e ChatGPT coesistono.<\/p>\n<p>Le recenti elezioni francesi ricordano a Daniel Lacerda, ricercatore di organizzazione, gli anni di lavoro in Brasile. \u00abSfruttando il deficit di governo democratico in occidente, in politica i movimenti di estrema destra sono emersi negando la politica\u00bb. Il lavoro di centinaia professori su Facebook era inefficace, per due ragioni. \u00abIn primo luogo, col suo approccio metodico alle reti sociali, l\u2019estrema destra ha finito col rendere inudibili i nostri argomenti fondati sulla costruzione logica. In secondo luogo, combattendo sul terreno delle idee abbiamo costatato che l\u2019estrema destra acquisiva potere agendo sull\u2019affettivit\u00e0, tecnica nota in filosofia politica. Costruire discorsi sulle reti sociali \u00e8 un importante motore di cambiamento: la vittoria politica si decide ben prima di quella elettorale\u00bb. \u00abPerci\u00f2 la risposta politica deve comunicare la passione della eguaglianza, la fierezza della realizzazione di base, la gratitudine per il sistema sanitario pubblico universale e il fondamentale bisogno di rispetto dell\u2019altro\u00bb [\u00abLes r\u00e9seaux sociaux sont une arme politique de destruction massive\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 02\/08\/24, online]. Altrimenti prevale l\u2019influencer politico. Come constatiamo.<\/p>\n<p>\u00c8 l\u2019innovazione che le destre stanno importando in Europa con la stessa tecnica, il richiamo della foresta: la \u00absensazione di vedere il mondo dall\u2019alto, nel suo insieme; ma questo d\u00e0 anche un senso di solitudine e insicurezza\u00bb [Ermanno Detti, \u00abLondon Jack\u00bb, <em>Enciclopedia dei ragazzi Treccani<\/em>, online]. Solitudine e insicurezza che la politica pu\u00f2 produrre svilendo istruzione, salute, sicurezza, giustizia. La parola d\u2019ordine \u2013 \u201cVendere! (e venderemo!)\u201d \u2013 \u00e8 la stessa dei grandi gruppi economici che oggi \u00absi indebitano per pagare buy back e maxi dividendi. Per tener fede alle promesse fatte agli azionisti, decine di grandi gruppi devono far ricorso ai prestiti\u00bb [Alessandro Cicognani, <em>la Repubblica A&amp;F<\/em>, 05\/08\/24, p. 8]. Di pi\u00f9: \u00absiamo proprio sicuri che l\u2019intelligenza artificiale ce la possiamo permettere? Rischia di bruciare centinaia di miliardi di investimenti per ottenere risultati tutto sommato modesti. E le aziende elettriche di tutto il mondo non sono in grado di moltiplicare le infrastrutture per produrre l\u2019energia necessaria\u00bb [Maurizio Ricci, ivi, p. 12]. Vendere, a tutti i costi, altrui.<\/p>\n<p>Storicamente e politicamente, tuttavia, in Europa \u00abla giustizia sociale non \u00e8 un di pi\u00f9 d\u2019anima per idealisti di buon cuore, ma garanzia di stabilit\u00e0 per politici realisti. Per dirla nei termini maleodoranti usati da Francis Bacon nel XVII secolo nel capitolo degli <em>Essay<\/em> consacrati a tumulti e sedizioni: \u201cIl governo deve soprattutto prendere misure atte a impedire che tutto il denaro di un paese si accumuli in un piccolo numero di mani: [\u2026] il denaro e il concime non danno frutto se non quando si ha cura di spargerli\u00bb, ci ricorda Alain Supiot, professore emerito al Coll\u00e8ge de France [<em>La justice au travail<\/em>, SeuilLibelle, 2022, p. 14]. Due guerre mondiali in una generazione hanno ricondotto l\u2019Europa su questa via di civilt\u00e0 con il mercato unico e l\u2019Unione Europea, unico governo di scala globale intento a disciplinare fiscalmente le imprese multinazionali e politicamente gli influencer globali, eredi dei think-tank neoliberali dopo la fine della fine della storia.<\/p>\n<p>\u00abGiustizia presuppone terziet\u00e0. Non ha dunque posto nell\u2019immaginario numerico contemporaneo che \u00e8 binario e al regno della legge tende a sostituire la governance tramite i numeri\u00bb [p. 20]. \u00abOrizzonte del politico, la giustizia \u00e8 al contempo un limite da osservare e il segno di un oltre, di un dover-essere al quale tendere. V\u2019\u00e8 in questo senso un impegno costante e perpetuo: \u00e8 in questo senso che la giustizia \u00e8 sempre al lavoro. Una delle novit\u00e0 dello Stato sociale inventato nei paesi democratici nel XX secolo \u00e8 averne preso atto\u00bb. \u00abLibert\u00e0 sindacale, diritto di sciopero e negoziazione collettiva sono altrettanti meccanismi che consentono di convertire rapporti di forza in rapporti di diritto, nella ricerca per tentativi e mai conclusa della giustizia. Sono i tre pilastri della democrazia economica e sociale senza i quali la democrazia politica non pu\u00f2 che deperire. I regimi totalitari hanno in comune di proscrivere queste libert\u00e0 collettive, come altrettanti ostacoli allo stabilirsi di un ordine reso spontaneamente giusto dalla lotta di classe o di razza. Questo miraggio di una giustizia spontanea, che l\u2019esperienza delle atrocit\u00e0 della Seconda Guerra mondiale aveva dissipato, \u00e8 riapparso dopo quarant\u2019anni con la globalizzazione neoliberale\u00bb [pp. 21-2]. \u00c8 cronaca.<\/p>\n<p>Che le regole vadano fatte rispettare lo ricordava gi\u00e0 negli anni 1970 B.C., steso da una randellata mentre, vittorioso in un duello preistorico, urla <em>Touch\u00e9!<\/em>. Col miraggio di una giustizia spontanea, \u00abnel 2015, tutte le nazioni del mondo si sono accordate su una Agenda 2000 che assegna loro 17 obiettivi di sviluppo durevole, declinati in 169 realizzazioni, la cui misura \u00e8 affidata a una batteria di 244 indicatori di performance\u00bb. \u00abSparisce cos\u00ec tutto l\u2019orizzonte politico rimpiazzato da una concezione puramente manageriale di conduzione degli affari umani. Si realizza la profezia millenarista di \u2018fine della storia\u2019 e \u2018scomparsa del miraggio della giustizia sociale\u2019, a favore di un ordinamento gestionale, spontaneamente giusto e senza alternative\u00bb [pp. 22-4, passim]. <em>Touch\u00e9!<\/em><\/p>\n<p>\u00abIl rap \u00e8 l\u2019unico ascensore sociale che funziona bene in Italia\u00bb spiega infatti Paola Zukar a Paolo Bricco. \u00abNon esiste un altro settore economico o culturale in cui arrivi in cima con la semplicit\u00e0 del mercato e il riconoscimento generale che ha oggi chi fa rap\u00bb [<em>Il Sole 24Ore<\/em>, 11\/08\/24, p. 10]. Il dato positivo nell\u2019Italia delle piccole e medie imprese familiari, \u00e8 che \u00abnon si possono infatti avere imprese di successo senza prima avere imprenditori di successo\u00bb [Fabio Sattin, \u00abPi\u00f9 search funds per le imprese\u00bb, <em>Il Sole 24 Ore<\/em>, 25\/8\/24, p. 12]. Conta il fattore umano, nel rap in particolare.<\/p>\n<p>Fattore umano fondamentale anche per l\u2019esperto di IA Paul Jorion gi\u00e0 citato, che ripropone la \u00ab\u201ctassa Sismondi\u201d sul lavoro delle macchine, dal nome del filosofo svizzero Jean Charles L\u00e9onard de Sismondi (1773-1842), che nei primi anni del XIX secolo propose che ogni lavoratrice o lavoratore rimpiazzato da una macchina beneficiasse a vita di una rendita ricavata dalla sua produzione\u00bb [\u00abLa machine \u00e0 concentrer la richesse\u00bb, <em>Le Monde<\/em>, 6\/2\/2012].<\/p>\n<p>Chiave di volta del nostro futuro personale e globale, il lavoro non \u00e8 una merce.<\/p>\n<p><strong><em>Il lavoro non \u00e8 una merce<\/em><\/strong>, ribadisce Alain Supiot [<em>Le travail n\u2019est pas une marchandise. <\/em><em>Contenu et sense du travail au XXI si\u00e8cle<\/em>, \u00c9ditions du Coll\u00e8ge de France, 2019]. \u00abFacendosi progressivamente carico dei compiti calcolabili e programmabili, l\u2019informatica ci obbliga a ripensare l\u2019articolazione del lavoro di uomini e macchine. Se le utilizziamo invece di identificarci in esse, le macchine possono permetterci di concentrare il nostro lavoro umano sull\u2019incalcolabile e in-programmabile, vale a dire sulla parte propriamente <em>poietica<\/em> del lavoro, che suppone una libert\u00e0, una creativit\u00e0 e un\u2019attenzione all\u2019altro di cui nessuna macchina \u00e8 capace. Nell\u2019impresa informatizzata, il <em>lavoro mentale<\/em> non \u00e8 pi\u00f9 monopolio dei dirigenti. \u00c8 distribuito fra tutti i lavoratori, da cui ci si attende responsabilit\u00e0 e iniziativa, e possono e devono direttamente collaborare quale che sia il loro posto nella catena di comando\u00bb [pp. 18-9]. \u00c8 \u00abaccoppiamento tra capacit\u00e0 inventive e organizzative di tutti i collaboratori aziendali\u00bb. \u00abQuesto accoppiamento richiede che la funzione dirigente non sia pi\u00f9 una funzione di potere, ma diventi una funzione di autorit\u00e0. Mentre il potere si esprime dando ordini, l\u2019autorit\u00e0 si manifesta conferendo legittimit\u00e0 all\u2019azione. A differenza di un rapporto di dominazione, un rapporto di autorit\u00e0 suppone da parte di chi lo esercita che sia lui stesso a servizio di un\u2019opera che trascende il suo interesse individuale e in cui si possano identificare tutti coloro che vi lavorano\u00bb [p. 19].<\/p>\n<p>\u00c8 \u00abun\u2019occasione storica per stabilire, al di l\u00e0 del lavoro salariato, ci\u00f2 che la Costituzione dell\u2019Organizzazione Internazionale del Lavoro, nella sua versione francese, denomina, \u201cun regime di lavoro realmente umano\u201d. Tutto il contrario dunque di un\u2019altra profezia millenaristica neoliberale, quella della \u201cfine del lavoro\u201d\u00bb [p. 20].<\/p>\n<p>La nuova rivoluzione tecnologica, \u201csenza precedenti\u201d come le precedenti, conferma la centralit\u00e0 del lavoro, incluso quello istituzionale di garantire la terziet\u00e0 di governo secondo giustizia degli affari umani. Oggi in particolare, dovendo constatare con Nicola Gratteri e Antonio Nicaso (magistrato e storico delle organizzazioni criminali), come \u00abspesso a plasmare l\u2019agire mafioso sia la criminalit\u00e0 economica e non il contrario\u00bb, mentre, \u00absenza le collusioni con la politica, l\u2019imprenditoria e la finanza, a cui offrono continuamente servizi e da cui ottengono consenso e legittimit\u00e0, le mafie sarebbero come pesci fuor dall\u2019acqua\u00bb [<em>Il grifone<\/em>, Mondadori 2023, p. 146].<\/p>\n<p>Lavoro, tecnologia, politica cambiano, sempre. Mentre il trasporto aereo dava letteralmente ali alla globalizzazione, nel 1965 a Vienna lo storico della Sorbona Alphonse Dupront rifletteva sul nostro percorso di permanente apprendimento nel XII Congresso internazionale di scienze storiche [tr.it., <em>L\u2019acculturazione<\/em>, Einaudi 1966]. \u00abLa nozione di \u201cacculturazione\u201d si sviluppa in America ai margini della letteratura etnologica negli anni difficili in cui va preannunziandosi la crisi mondiale del 1929\u00bb [p. 33]. \u00abDue culture o due civilt\u00e0 sono presenti. La loro interreazione \u2013 tutto ci\u00f2 che esprime il prefisso <em>ad<\/em> \u2013 \u00e8 acculturazione. Fenomeno bruto, \u2018esistenziale\u2019 e quasi elementare dell\u2019acculturazione\u00bb [pp. 35-6]. Anche allora, come oggi e sempre, \u00abnon meno della smisuratezza pu\u00f2 turbarci il campo chiuso dello scontro: c\u2019\u00e8 il forte e c\u2019\u00e8 il debole\u00bb [p. 37].<\/p>\n<p>\u00abNel momento di un tempo storico che si esprime innanzitutto nella diversit\u00e0 babelica del mondo e nel quale va affermandosi il potere dominante dell\u2019elettronica, quando dunque proliferano lingue storiche o naturali e lingue artificiali, intermediarie fra la macchina e l\u2019uomo, la nostra disciplina della comunicazione \u2013 essa stessa un\u2019ascesi \u2013 dev\u2019essere la probit\u00e0 del significato\u00bb [p. 86] perch\u00e9, \u00abtanto le forme di acculturazione che procedono dall\u2019attrezzatura tecnica sono silenziose, come imperiose e rapide\u00bb [p. 105]. \u00abFrutto di acculturazione per esempio sono gli stereotipi nazionali, questi <em>clich\u00e9s<\/em> mediante i quali, in un\u2019Europa ancora molto nazionale, ci proibiamo l\u2019approccio con l\u2019altro\u00bb [p. 106]. \u00ab\u00c8 in verit\u00e0 diabolico e fonte di tanti mali che il commercio fra popoli e nazioni sia fatto pi\u00f9 di contrazioni sclerotizzate che di aperture\u00bb [p. 107]. Infatti.<\/p>\n<p>\u00abN\u00e9 certamente vanno confusi mezzi di comunicazione \u2013 tutti attualmente strumenti condizionatori \u2013 e comunicazione, che \u00e8 coscienza di comunit\u00e0 e prescienza di comunione. E che la comunicazione sia nel cuore stesso dei nostri problemi vitali pu\u00f2 illustrarlo l\u2019esempio del Vaticano II, in cui candidamente, con mentalit\u00e0 da chierici romani, il latino fu posto fin dal principio come unica lingua nell\u2019aula conciliare e fu necessario ben presto riconoscere, senza riuscire a portarvi completamente rimedio, che l\u2019episcopato universale non era capace di intendere nel corso delle sedute sui problemi pi\u00f9 ardui della teologia e del nostro tempo, la lingua della sua liturgia\u00bb. \u00abCome una lingua veicolare pu\u00f2 servire soltanto da comunicazione superficiale, per fraintendere, la realt\u00e0 di culture radicate, veementi e irradianti, non permette la fruizione di una media. Per la ricchezza del domani, ci sia risparmiato un <em>homo basicus<\/em>, ma si esplorino instancabilmente tutte le vie per intendere, per far passare all\u2019altro e per ricevere da lui\u00bb [pp. 129-130].<\/p>\n<p>L\u2019<em>homo basicus<\/em> oggi bersaglio degli influencer di stato e mercato, mentre, \u00aboggi come ieri la chiave di volta di questa architettura \u00e8 lo statuto accordato al lavoro\u00bb [<em>Il lavoro non \u00e8 una merce<\/em>, cit., p. 22]. \u00abMi vergogno quasi di dover ricordare questi dati elementari\u00bb. \u00abLa nozione di \u201ccapitale umano\u201d \u00e8 cos\u00ec divenuta, con quella di impiego, il paradigma a partire dal quale si affronta la questione del lavoro. La presunta scientificit\u00e0 di questo concetto \u00e8 stata consacrata dal premio \u2018Nobel d\u2019economia\u2019 Gary Becker, ma si dimentica che il suo primo inventore fu Stalin e che il solo significato rigoroso che si possa dare al capitale umano si trova all\u2019attivo del libro dei conti dei proprietari di schiavi\u00bb [pp. 23-4]. Al contrario, \u00abl\u2019oggetto proprio delle scienze umane \u00e8 l\u2019enorme apparato simbolico, tecnico e linguistico di cui si \u00e8 dotata la specie umana\u00bb [p. 55]. \u00abDi fronte al fallimento morale, sociale, ecologico e finanziario del neoliberalismo, l\u2019orizzonte del lavoro al XXI secolo \u00e8 quello dell\u2019emancipazione dal regno esclusivo della merce. La via dell\u2019avvenire non \u00e8 asservire il lavoro degli uomini alle macchine supposte intelligenti, ma di stimolare e coordinare le loro capacit\u00e0 inventive e organizzatrici, vale a dire accordare loro una libert\u00e0 <em>nel <\/em>lavoro\u00bb [57].<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Dal 1958 Johnny Hart pubblic\u00f2 su New York Times la striscia satirica B.C. 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