{"id":19495,"date":"2024-09-03T10:59:48","date_gmt":"2024-09-03T08:59:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/?p=19495"},"modified":"2024-09-03T12:58:07","modified_gmt":"2024-09-03T10:58:07","slug":"lo-jago-sistematico-e-il-tradimento-della-teologia-su-due-scritti-di-s-dianich-e-di-m-neri","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/lo-jago-sistematico-e-il-tradimento-della-teologia-su-due-scritti-di-s-dianich-e-di-m-neri\/","title":{"rendered":"Lo Jago sistematico e il tradimento della teologia. Su due scritti di S. Dianich e di M. Neri"},"content":{"rendered":"<blockquote><p><a href=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/treteologi.jpg\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" class=\"alignnone size-full wp-image-11480\" src=\"http:\/\/www.cittadellaeditrice.com\/munera\/wp-content\/uploads\/treteologi.jpg\" alt=\"\" width=\"282\" height=\"268\" \/><\/a><\/p><\/blockquote>\n<p>(nella foto, da sinistra: S. Dianich, T. Citrini, L. Sartori negli anni 80)<\/p>\n<p>Nell\u2019<em>Otello<\/em> di Shakespeare il tradimento \u00e8 attribuito, contemporaneamente, a Jago, a Otello, a Desdemona e a Cassio. Jago tradisce intenzionalmente il padrone insinuandogli il dubbio sulla fedelt\u00e0 di Desdemona e di Cassio. Otello tradisce per debolezza la fedelt\u00e0 di Desdemona e Cassio appare a Otello come il primo traditore. Il dramma sta nella ferita che il tradimento comporta alla esperienza degli uomini e delle donne: acceca ogni lucidit\u00e0, sfrena ogni temperanza, apre alla perdita di s\u00e9. Non il tradimento, ma il sospetto del tradimento conduce a tradire se stessi. Anche gli intellettuali possono tradire: tradiscono come Jago, come Otello, come Desdemona e come Cassio. Ci sono tradimenti reali e apparenze di tradimento: ma ci\u00f2 che \u00e8 apparente spesso \u00e8 pi\u00f9 consistente di ci\u00f2 che \u00e8 reale.<\/p>\n<p>Ogni tradizione \u00e8 esposizione al tradimento: dove ci si fida, si pu\u00f2 essere ingannati. Consegnarsi \u00e8 poter essere traditi: consegnarsi allo scudiero, al consigliere o alla consorte \u00e8 possibilit\u00e0 di tradimento e ferita aperta. Ma il tradimento, come in Jago, pu\u00f2 prendere la figura della assoluta e deferente fedelt\u00e0; come in Otello, dell\u2019onore macchiato da restaurare; come in Desdemona, della relazione fraintesa o come in Cassio, della rivalit\u00e0 proiettata. Sei un traditore, ma appari come un fedelissimo servitore, sei un fedele collaboratore, o una moglie fedele, ma appari doppio, vieni capovolto, ridotto alla caricatura di te stesso.<\/p>\n<p>La storia della Chiesa cattolica degli ultimi secoli \u00e8 piena di \u201ctradimenti\u201d: il nemico mette in pericolo la tradizione e la tradisce. Il nemico peggiore \u00e8, come sempre, il pi\u00f9 vicino, il falso amico. Per questo deve essere isolato, smentito, eventualmente scomunicato. Da Lutero in poi, la storia della relazione tra tradizione e tradimento \u00e8 intensa e sofferta, porta lotta e anche sangue. Ma ci\u00f2 di cui ha parlato recentemente S. Dianich, nel suo appassionato intervento su SettimanaNews (<a href=\"https:\/\/www.settimananews.it\/teologia\/tradimento-dei-teologi\/\">qui<\/a>), tocca una questione molto delicata: ossia quel \u201ctradimento\u201d che avviene nella forma del \u201cservizio teologico\u201d. Il centro del tradimento, per S. Dianich, avviene a causa di una autocomprensione della teologia, che delimita il proprio sguardo alle questioni \u201cinterne\u201d alla Chiesa. Tutti i problemi fondamentali delle donne e degli uomini contemporanei sembrano restare estranei al lavoro teologico. Per Dianich il tradimento consiste essenzialmente nel silenzio. Un \u201ctradimento dei teologi\u201d si ha quando essi, anzich\u00e9 parlare, tacciono. Soprattutto perch\u00e9 non alzano la voce sull\u2019uso politico della Scrittura e della Liturgia, sulla legittimazione dei conflitti, delle emarginazioni e delle ingiustizie mediante un riferimento a parole e azioni autorevoli che sia falso e traditore. Su tutte le questioni che affannano il mondo di oggi, sembra che i teologi non abbiano nulla da dire, se non in modo generico. Qui per Dianich sta la questione.<\/p>\n<p>Nei giorni successivi M. Neri ha ripreso il testo di Dianich, sempre su SettimanaNews (<a href=\"https:\/\/www.settimananews.it\/teologia\/teologia-traditrice-in-dialogo-con-dianich\/\">qui<\/a>), mostrando una questione ulteriore. Per Neri il problema non \u00e8 tanto di \u201cteologi traditori\u201d, ma della \u201cteologica cattolica traditrice\u201d. La questione non riguarda n\u00e9 i singoli, n\u00e9 la comunit\u00e0 teologica, ma la impostazione sistematica del pensiero cattolico, che si \u00e8 irrigidito in una contrapposizione tra interno ed esterno, tra fede e cultura, diventata negli ultimi 200 anni un \u201ccorsetto\u201d che contrae e paralizza tutta la tradizione. La teologia cattolica potr\u00e0 uscire dal proprio \u201ctradimento\u201d solo se cambier\u00e0 il modo di pensare il proprio rapporto con le culture: solo se uscir\u00e0 dall\u2019idea semplificata e falsa (e traditrice) di un \u201cmondo esterno\u201d in cui tradurre il messaggio \u201cdi sempre\u201d.<\/p>\n<p>Tra le due analisi non ci sono veri contrasti: direi piuttosto che una implica l\u2019altra, pur parlando il linguaggio di due diverse generazioni di teologi. La forma dei due testi dice una evoluzione della tradizione. Per non alimentare una \u201cteologia che tradisce\u201d entrambi ritengono che occorra una lavoro autocritico sul sistema teologico generato dalla tradizione moderna (tridentina) e tardo-moderna (otto e nevecentesca). Una autocomprensione rigidamente antimodernistica della Chiesa cattolica genera paralisi della tradizione e tradimento della propria identit\u00e0. Genera verbalizzazione autoreferenziali e silenzio sulle questioni. Una traccia di questa tendenza vediamo anche nel laborioso cammino verso la seconda Assemblea sinodale sulla sinodalit\u00e0, dove, ad es., anzich\u00e9 affrontare la questione dei soggetti del ministero ordinato, si pensa di convertire la questione nell\u2019artificio retorico della \u201cministerialit\u00e0 della chiesa\u201d, dove anche le idee pi\u00f9 avanzate e rispettabili possono essere utilizzate \u2013 pi\u00f9 o meno consapevolmente \u2013 per paralizzare la tradizione e impedire ogni novit\u00e0. Non il tradimento di Jago (queste sono cose da tragedia teatrale, nella Chiesa sono sempre casi-limite), ma il tradimento di Otello, quello di Desdemona e quello di Cassio sono all\u2019ordine del giorno. Il nostro Jago cattolico \u00e8 la inerzia del sistema moderno tridentino-ottocentesco e le apparenze di tradimento che paralizzano la ragione e autocensurano i cuori: ecco il punto di continuit\u00e0 tra l\u2019analisi di Severino e quella di Marcello. Sulla soglia del Sinodo dei Vescovi (e del Giubileo) una discussione sulla teologia che fa tradizione, e che per onorare il proprio servizio non deve cadere nei tranelli che ingannano Otello, Desdemona e Cassio, (senza dimenticare lo Jago sistematico, che canta come un basso continuo \u201cil fazzoletto\u201d inventato da G. Verdi) deve tener fisso lo sguardo sui due fuochi messi in luce dai due articoli di Dianich e Neri: sulle questioni vitali della esistenza comune, nelle quali Cristo \u00e8 incluso in radice; e sui linguaggi con cui facciamo esperienza oggi di questa comunione con Dio in ogni atto della vita quotidiana. La correlazione tra oggetti da onorare e linguaggi da non strumentalizzare \u00e8 la vera sfida ai teologi cattolici e alla teologia cattolica. Il tradimento porta ad uno stravolgimento del rapporto di fiducia e allo sfiguramento di s\u00e9: anche la teologia, ripetendo le alte parole di K. Barth, in quanto \u00e8 \u201dla scienza pi\u00f9 bella, quella che tocca pi\u00f9 profondamente l\u2019intelligenza e il cuore, &#8230;ma anche la pi\u00f9 difficile e la pi\u00f9 pericolosa&#8230;pu\u00f2 diventare la cosa peggiore che si possa immaginare, la caricatura di se stessa\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(nella foto, da sinistra: S. Dianich, T. Citrini, L. Sartori negli anni 80) Nell\u2019Otello di Shakespeare il tradimento \u00e8 attribuito, contemporaneamente, a Jago, a Otello, a Desdemona e a Cassio. 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